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di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Le Dame del Natale
Sabato, 11 Gennaio 2014 - 18:37 - 12629 Letture
Archetipi Nel soffice biancore della neve, che riposa sulla terra assopita, un leggero tintinnare di campanellini si ode da lontano. Sono le Dame del Natale, che attraversano il cielo sulle loro slitte, o emergono dal fitto dei boschi coronate d’abete e agrifoglio, di luci e di brina.
Luminose e bianchissime, reggono la fiamma della nuova vita e portano doni d’abbondanza, nutrimento e calore. E pur essendo vestite di ghiaccio e neve, sono le splendenti madri del Sole.



In molti paesi europei, prima dell’avvento della religione cristiana e, successivamente, della più comune figura di Babbo Natale, bellissime Fate e Dée conoscitrici del destino degli uomini presiedevano le festività solstiziali e natalizie in un’incantevole predominanza femminile, e durante le magiche notti d’inverno vagavano per le strade e passavano in ogni casa a osservare se fosse pulita e ordinata, e se ogni lavoro di filatura fosse stato portato a termine.
La loro visita era attesa e al contempo temuta, poiché avrebbe potuto recare liete benedizioni, o punizioni terribili. Il loro tocco poteva essere leggero e delicato come un fiocco di neve, o implacabile come una tempesta di ghiaccio, ed esse potevano apparire a loro piacimento giovani e bellissime o vecchie e raccapriccianti, benefiche o malefiche, amorevoli e materne o gelide e impietose, portatrici di buona fortuna o di sorte funesta. Ciò nonostante, è soprattutto nel loro aspetto più amabile che vengono ricordate, come eterne divinità della luce, della rinascita, della prosperità e dell’anelato ritorno del sole.

Ogni terra ha la sua dama e ogni dama è diversa, seppure sempre simile alle sue sorelle. Quelle che seguono sono solo alcune delle molte Dèe e Fate, sopravvissute sino a oggi, legate al solstizio invernale, alla vigilia di Natale e ai dodici giorni che intercorrono fra il ventisei dicembre e il sei di gennaio.
Questa ricerca pertanto non avrà termine e ogni anno sarà arricchita e perfezionata, in onore delle buone Dame del Natale, che sempre vegliano e osservano nel cuore buio e gelido dell’inverno.

***

Le Origini della Befana. Le Dee di Luce e Fortuna
L'antica luce di Santa Lucia
Snegurochka, la Fanciulla di neve


***

Kolyada, la bianca Fanciulla dell’inverno

Nelle gelide terre della Russia e della Slovenia si onorava un tempo la candida Kolyada, una luminosa entità femminile legata al tempo invernale, e in particolare al giorno del solstizio.
Kolyada era infatti la Dea dell’inverno e del sole nascente, e si credeva che ogni mattina incoraggiasse i pallidi raggi solari a sorgere per benedire con il loro tepore la terra addormentata. La stessa lucentezza delle belle giornate invernali era considerata un suo dono, e spesso la si immaginava mentre guidava il sole su per il cielo, fino ai caldi giorni d’estate.
La leggenda vuole che la divina fanciulla visitasse le vie dei villaggi nella notte del solstizio d’inverno – oppure la vigilia di Natale – portando i suoi doni di luce e abbondanza alle famiglie e ai bambini. Un dolcissimo tintinnare di campanelle annunciava il suo arrivo, e Kolyada giungeva sorridente, vestita di un finissimo abito candido come la neve e seduta sulla sua slitta. “I capelli bianchi, la pelle bianca, vestita tutta di bianco, bianchi anche i cavalli che trainano la sua bianca slitta, è difficile distinguerla in mezzo alle nuvole di neve.” (1) In un incantato e luminoso candore la Dea percorreva le strade innevate, dispensando intorno a sé benedizioni e fortuna.

Proprio per richiamare la sua presenza e la sua benevolenza, in alcuni paesi russi si celebra ancora oggi il rito tradizionale della sua visita natalizia. Alla vigilia di Natale, giorno a lei sacro, una delle giovinette più belle viene vestita di uno splendido abito bianco, e durante la giornata percorre le vie del villaggio seduta su una slitta, mentre ragazzi e bambini, talvolta mascherati da animali, la accompagnano e precedono nel suo festoso peregrinare. La fanciulla viene chiamata Kolyada, poiché personifica e sostituisce la Dea, e visitando casa dopo casa porta la benedizione del sole e imita il suo benefico ritorno dopo la lunga notte del solstizio.
All’arrivo della splendida giovane, ogni famiglia la accoglie con gioia e i bambini intonano gli antichi kolyadki, i canti tradizionali con i quali si celebra la sua venuta, nonché la rinascita e la nuova vita che lei infonde alla terra. Per ricambiarli, Kolyada offre dolci e piccoli doni, come simboli di fortuna, luce e prosperità per il nuovo anno.

In diversi paesi dell’Europa dell’Est, Kolyada era considerata anche una Dea del tempo. Il suo nome, che potrebbe derivare da kolo, ovvero “ruota”, richiama simbolicamente sia il sole, sia il cerchio della perenne ciclicità, e dunque il tempo ciclico, il ruotare costante delle stagioni e il sicuro ritorno della luce dopo il gelido inverno.
La stessa parola potrebbe significare anche “danza circolare”, e a questo proposito si potrebbe pensare che in occasione delle feste di Kolyada (2) venissero compiute danze sacre in cerchio, per richiamare la presenza della radiosa fanciulla e dunque il ritorno del sole, così come il suo crescente cammino attraverso la volta celeste.

Kolyada! Kolyada!
Kolyada has arrived
On the Eve of the Nativity.
We went about, we sought
Holy Kolyada,
Through all the courts, in all the alleys.
We found Kolyada
In Peter's Court.
Round Peter's Court there is an iron fence,
In the midst of the Court there are three rooms:
In the first room is the bright Moon;
In the second room, the red Sun;
And in the third room, the many Stars
.” (3)


Besherkind, la Dama velata

Nella Germania orientale, presso la tribù slava dei Sorbi, sin dall’inizio dell’autunno si attende l’arrivo della Besherkind – o Kindlein – una dama velata di bianco e vestita di un lungo abito coperto di nastri. Una fanciulla cammina davanti a lei, mentre la misteriosa Besherkind incede solennemente per le vie tenendo in mano un fascio di rami di betulla, con il quale percuote i bambini disobbedienti, dispensando noccioline, dolcetti e mele a quelli buoni e meritevoli.
In tempi recenti la Besherkind viene spesso imitata da un uomo travestito da donna, o più semplicemente da una donna velata, ma in origine doveva essere stata una Dea o una candida Fata, simile alle altre Dame del Natale. Come loro, infatti, elargiva doni o punizioni a seconda del modo di comportarsi di coloro che incontrava nella sua diafana e silenziosa processione.


La Dama Verde

In diversi paesi della Franca Contea, al limitare delle Alpi, si ricorda ancora oggi la bellissima Dama Verde, che si diceva distribuisse i regali nella notte della vigilia di Natale, prima dell’arrivo del vecchio Père Noël.
Questa Fata dell’inverno e dei boschi, “antica quanto la terra (…) di cui porta il nome e il colore” (4), era al contempo amata e temuta, poiché se da una parte ne si invocava la benevolenza e i doni generosi, dall’altra si aveva il terrore di vederla apparire.
Il suo aspetto ricorda i sempreverdi, e in particolare l’abete. La lunga chioma frondosa, che incornicia il suo splendido viso, è verde come gli aghi delle conifere, e la pesante veste che indossa è anch’essa verde, adorna di rametti e profumata di dolci resine balsamiche.
Regina delle praterie e delle foreste, (…) deve avere una predilezione per le nostre montagne, dove il verde ha una brillantezza, una freschezza e un profumo che si può trovare solo nelle belle valli alpine.” (5) Qui, si dice che vivesse nelle grotte silenziose coperte di muschio, fra i fitti alberi dei boschi più antichi, e una delle sue dimore preferite era un’immensa caverna di sabbia, solcata da profonde gallerie e abitata da un gran numero di lucertole e serpenti.
Descritta sia come dama solitaria, sia come amante della compagnia delle sue sorelle uguali a lei, con le quali formava un piccolo corteo silvestre, era invocata soprattutto dalle madri, con le quali si mostrava sempre premurosa e indulgente. Poteva tuttavia rivelarsi anche dispettosa e ostile, e si racconta che avesse piacere a tormentare i padroni tiranni, i gelosi, le donne sciocche e i ricchi avari e malvagi. Accovacciata sul loro petto, mentre giacevano addormentati, provocava in loro una terribile angoscia e popolava il loro sonno di incubi spaventosi.

La sua figura è legata in particolar modo a una tradizione natalizia francese chiamata battre la tronche – “battere la faccia”. Durante la vigilia di Natale, un grande ceppo di legno – talvolta dipinto o disegnato a rappresentare una faccia – viene trascinato dentro casa, e dopo essere stato posto accanto al focolare, viene coperto con un pesante tappeto. Una delle persone più anziane della famiglia, solitamente il nonno, chiama i nipotini e li arma con dei lunghi bastoni, con i quali i piccoli iniziano a “battere la faccia” per costringerla a rivelare i suoi tesori. Dopo alcuni istanti, il tappeto viene sollevato per la prima volta, ma il tronco si rivela essere vuoto. Nessun dono, nessun dolcetto, solo il nudo legno appare davanti agli occhi delusi dei bambini. A quel punto il nonno li rimprovera per i capricci e le malefatte combinate durante l’anno passato, motivo per cui la buona Dama Verde, evidentemente corrucciata, ha deciso di non lasciar loro alcun regalo. I piccoli vengono mandati in un’altra stanza, dove li attende la mamma, e qui si scusano per essere stati cattivi, promettendo d’ora in poi di comportarsi bene. Dopo il dolce abbraccio materno, che li perdona e li assolve, tornano nella stanza del focolare, dove nel frattempo il nonno e gli altri famigliari hanno provveduto a riempire il ceppo di doni e a ricoprirlo di nuovo con il tappeto.
Un altro vivace agitare di bastoni ha inizio, ma questa volta la buona Dama Verde si dimostra finalmente generosa. Quando il tappeto viene nuovamente sollevato, il tronco trabocca infatti di caramelle, praline, cioccolatini, frutta e piccoli doni, che illuminano il visino dei bimbi, ora felici e rincuorati. (6)

Questa allegra tradizione è ciò che rimane a ricordare l’antica visita della Dama Verde durante le feste d’inverno. Con l’arrivo del più conosciuto e amato Père Noël, la bella Fata si nascose sempre di più nei boschi ombrosi dai quali proveniva. A Poligny si racconta che non voglia più uscire la notte della vigilia di Natale, come faceva un tempo, e che preferisca rimanere chiusa nella sua grotta a ricordare con dolce nostalgia i bei giorni in cui era invocata e attesa nelle gioiose festività natalizie.
E tuttavia, sebbene quasi più nessuno la ricordi, la buona dama vive ancora nelle grotte coperte di muschio e in ogni bosco antico, dove, fra i fitti abeti innevati e profumati di dolce resina, si può percepire la sua benefica e amorevole presenza.


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Re: Le Dame del Natale (Punti: 1)
da agrifoglio21 14 Gen 2014 - 09:49
(Info utente | Invia il messaggio) http://lagrifoglioelaluna.blogspot.com/)
Quante bellissime figure che hai riscoperto Violet, non credevo ci fossero così tante Dame! Mi piace molto la Dama Verde. *_*
Bravissima come sempre e grazie perchè mi fai scoprire tante cose interessanti
Silvia

Re: Le Dame del Natale (Punti: 1)
da Danae 16 Gen 2014 - 17:21
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Come ogni manifestazione, le adoro tutte! Mai mi piace solo una Dea o una Fata, o qualsiasi altra entità dvina femminile.
Grazie Violetta... ricerchina in divenire splendida :))



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