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Il Tempio della Ninfa

Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna
Giovedì, 29 Gennaio 2009 - 04:29 - 12174 Letture
Archetipi La Befana vien di notte
Con le scarpe tutte rotte
Viene e bussa alla tua porta
Sai tu dirmi che ti porta?

Una delle versioni della Filastrocca della Befana

Le ombre della notte si stendono, morbide e materne, ad ammantare gli stretti vicoli dei borghi pietrosi, illuminati solo dalle calde luci delle lanterne ad olio. Nel loro calare, portano il mistero di ciò che verrà, la speranza di doni luminosi, l’attesa per il compiersi di un’antica magia…

Accanto ai caminetti accesi e crepitanti, i bimbi appendono con gioia le loro calzette colorate, sognando ad occhi aperti il momento in cui, alle prime luci del mattino, le ritroveranno piene di mille sorprese.
Trattengono il respiro, mentre cercano di restare svegli, nonostante il sonno che chiude i loro occhietti…
Aspettano che lei arrivi, per portar loro ciò che hanno meritato.




Narra la nostra tradizione che la fredda notte del sei gennaio, solcando i cieli nevosi sulla sua scopa, la Befana si rechi a far visita alle case e a coloro che vi abitano, con un occhio di riguardo speciale per i bambini. Ha l’aspetto di una vecchia molto brutta, con la faccia segnata da profonde rughe, il naso lungo e adunco, il mento sporgente e ben pochi denti in bocca, e le sue vesti sono povere, scure, strappate e rattoppate qua e là. Ma nonostante il suo aspetto, talvolta spaventoso e temibile, lei è una donnina molto buona e gentile, dispensatrice dei doni che tiene nel suo grande sacco di iuta.
Volando di casa in casa scende sui tetti e si infila nei camini, poi si guarda attorno e a seconda di ciò che vede, scrutando fin nel profondo del cuore i piccini che sonnecchiano tranquilli, riempie le calze lasciate appositamente per lei con ciò che ritiene giusto che contengano: bei giocattoli, dolci e caramelle colorate se ciò che scorge oltre le apparenze è bello e luminoso, ovvero se i bambini sono stati buoni, oppure grandi quantità di carbone, cenere o cipolle se intuisce comportamenti cattivi e disarmonici.
La figura della Befana, così come oggi la conosciamo, è ciò che resta di qualcosa di molto antico, qualcosa che la religione cristiana e l’avvento dell’era moderna non hanno potuto travisare o desacralizzare completamente (1). La si onora ancora, attualmente, come manifestazione dell’anno vecchio che viene bruciato in simbolici feticci per propiziare un anno nuovo prospero e fortunato, e i regali che elargisce sono visti come allegorie dei buoni e positivi propositi per i mesi a venire – i dolci – e dei residui del passato – il carbone e le ceneri.
Tuttavia queste credenze non sono che labili reminescenze di un passato quasi dimenticato, un tempo lontano nel quale la sdentata nonnina era ancora considerata uno dei volti delle antiche e potenti Dée Madri generatrici del Tutto, e in modo particolare di quelle che facevano parte della tradizione germanica e celtica.
Soprattutto nelle splendenti Holla, Berchta e Frigg possiamo infatti ritrovare le vere radici della cara vecchina vestita di laidi stracci, così come il prezioso significato della sua visita nelle nostre case e della distribuzione dei suoi doni misteriosi.

Per riscoprire queste origini ed osservarle da vicino, affronteremo queste divinità una per volta, nelle loro piccole differenze così come nelle loro ricorrenti similitudini, che fanno di tutte una.


Holla, Holda, Frau Holle

La dea Holla dal volto luminoso e le vesti candide come la neve, era un tempo la signora del gelido inverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e dell’arte della filatura. Solitamente aveva l’aspetto di una donna vecchia, con il viso rugoso, i capelli canuti e scarmigliati dal vento e lo sguardo gentile e benevolo; ma le sue sembianze erano mutevoli, e molti i suoi volti.
Nelle notti del solstizio d’inverno scendeva sui campi innevati per benedirli e accertarsi che fossero fertili e pronti per le semine. Cavalcava uno splendido cavallo bianco e stormi di cicogne e rondini la precedevano e ne annunciavano l’arrivo. Al suo seguito vi erano cortei di splendide fanciulle, che volavano in groppa a gatti, cani, caprette e molti altri animali, e intorno a loro cantavano e suonavano le anime gioiose dei bambini non nati o morti nei primi anni d’età.
In tal guisa la dea si recava a visitare le case entrando dalla cappa del camino, e spargeva generosamente i suoi doni di luce e fortuna in quelle in cui trovava armonia, pulizia e ordine. Ma se durante le sue visite trovava abitazioni abbandonate alla sporcizia, al disordine e alla disarmonia, lei le malediceva, oppure semplicemente se ne allontanava portando via con sé le sue buone benedizioni.
Per propiziare la sua benevolenza si usava lasciare delle offerte di cibo sui tetti e accanto al focolare, oppure, come forse accade ancora, le si lasciava una tazza di latte tiepido, il cui avanzo veniva dato da bere al bestiame la mattina seguente, perché ne avrebbe aumentato la fertilità.
Talvolta, nel suo vagare notturno, la dea preferiva viaggiare sul suo carro scintillante, sfidando bufere di neve e gelide tempeste, e poteva succedere che nella corsa selvaggia questo si danneggiasse. Ma se lungo il sentiero passava qualche buon uomo che si offriva di ripararlo, lei gli regalava in cambio dei trucioli di legno fatato, che presto si sarebbero trasformati in puro oro.

Come signora della filatura, in particolare del lino, Holla era protettrice delle filatrici, che si intrattenevano al loro arcolaio fino tarda sera. Quest’arte veniva infatti svolta solo dopo tutti gli altri lavori domestici, nel silenzio e nella quiete della notte, ed era percepita e vissuta come un vero e proprio atto rituale femminile, che poteva connettere le abili lavoratrici alla percezione del disegno del proprio destino, nonché alla dimensione divina in cui vivono gli spiriti delle antenate.
Nelle sue visite solstiziali, la dea osservava scrupolosamente il filato che le donne producevano e il modo in cui esse lavoravano, e si compiaceva di quelle che filavano con cura e impegno, premiandole con gomitoli della migliore lana, o del lino più fine, che non si esaurivano mai; oppure con conocchie dorate o riempite di un prezioso filo d’oro, con il quale potevano tessere tele incantate. L’oro che Holla donava a coloro che le prestavano un buon servizio o che filavano bene è tuttavia da intendersi non tanto come ricchezza materiale, che per sua natura appartiene solamente alla realtà umana e comune, ma come ricchezza e luminosità che provengono dal reame divino, e che infondono amore, armonia e gioioso appagamento interiore.
Talvolta poteva accadere che le donne si svegliassero la mattina e trovassero il proprio lavoro di filatura terminato, e anche questo era segno che la dea aveva apprezzato ciò che aveva veduto.
Ma non di rado capitava che Holla incontrasse filatrici negligenti, pigre e distratte, le quali producevano un brutto filato e davano poca cura a tutto ciò che facevano. In questo caso lei aggrovigliava, sporcava di cenere o rompeva il loro lavoro, gettando le loro conocchie a bruciare nel camino.
In ogni caso, era usanza comune quella di finire tutti i lavori di filatura entro il solstizio d’inverno – o entro il giorno di Natale – per non lasciare nulla di incompiuto e per evitare che la dea si adirasse. Nei dodici giorni dopo la festività solstiziale o natalizia, infatti, il fuso non doveva essere toccato.

In epoca cristiana, a proposito di questa credenza, era d’uso tra le giovani filatrici riempire le conocchie di lino la notte della vigilia di Natale, lasciandole così fino al mattino, perché si credeva che Holla, vedendole al suo passaggio, avrebbe detto: “Tanti fili, tanti anni buoni”.
Le fanciulle dovevano poi liberare subito le conocchie, perché se sulla via del ritorno – che avveniva l’ultima notte dell’anno, oppure il sei di gennaio – la dea avesse visto le conocchie ancora piene, avrebbe detto: “Tanti fili, tanti anni cattivi”.

***

Con il finire dell’inverno, lo scioglimento della neve e dei ghiacci e il rinverdire della terra, anche dama Holla mutava il suo aspetto, riprendendo tutte le sfumature del ciclo stagionale della natura. Il suo volto di vecchia e la pelle raggrinzita ringiovanivano completamente e lei diventava una fanciulla bella e radiosa come gli alti raggi del sole. Il suo corpo tornava florido, la pelle morbida e lattea, e una bianca luce si irradiava da lei, risvegliando alla vita tutto ciò che toccava.
La si poteva scorgere mentre, nuda, faceva il bagno in una limpida sorgente, in un fiume o in un lago, ma la visione non durava che un solo istante.
In questo aspetto, si narrava che Holla amasse abitare nelle belle montagne, nelle grotte umide, nei misteriosi sotterranei pieni di tesori e pietre preziose, e che trascorresse molto tempo sotto la superficie dei laghi e nelle fonti, che le erano sacri e donavano guarigione a coloro che vi si bagnavano.
Inoltre, si diceva che le sorgenti tanto care alla dea fossero dei luoghi di confine e di passaggio fra i due mondi, quello comune abitato dagli uomini e quello divino. Tramite questi magici specchi d’acqua si pensava che le anime dei bimbi entrassero nel mondo e, trasportate da maggiolini fatati o dalla maestosa cicogna, andassero ad abitare per qualche tempo nel grembo delle loro madri terrestri. Per questo motivo le donne che desideravano dei figli vi si immergevano a lungo, propiziando così la loro fertilità e chiedendo la benedizione di Holla, che avrebbe vegliato su di loro sempre.

La buona Holla era anche considerata una dea dei boschi, delle grotte e delle montagne. Si credeva che le piante e i fiori crescessero meglio quando lei li sfiorava con le dita, e che in estate portasse sul volto e sui capelli un leggero velo verde, che rappresentava la sua benefica influenza sulla fertilità della terra e sulla crescita della vegetazione.
In certi paesi tedeschi Holla appariva come una dama verde attorniata da bellissime fanciulle vestite di verde; mentre in altre zone era vista come una dama bianca con in mano un mazzo di chiavi tintinnanti, le quali potevano aprire le porte segrete che conducono nel suo mondo ultraterreno. Da qui, la bella dea diffondeva sulla terra le sue benedizioni, i suoi tesori e la sua fortuna attingendoli da una grande cornucopia dorata.
Quando appariva come dama candida come la neve, inoltre, Holla era spesso accompagnata dalle hollen, le sacre vergini vestite di bianco che facevano parte del suo corteo, e insieme a loro amava danzare di notte intorno a una betulla illuminata dai raggi di luna.

Talvolta Holla era chiamata Regina degli Animali, di cui era protettrice e amica, e le erano sacri gli amuleti – probabilmente intagliati nel legno, nella pietra, oppure dipinti – che rappresentavano certi animali, come il lupo, il maiale, la capra, il cavallo, l’orso e gli uccelli rapaci.
Come signora degli alberi e delle erbe, e le erano particolarmente cari il lino dal fiore celeste e il misterioso sambuco, che in lingua tedesca sembra venisse chiamato Holler o Hollunder, ovvero “l’albero di Holla”.
Il lino dagli splendidi petali azzurri è la gemma della luce, il fiore della purezza, come il delicato filo che se ne ottiene lavorandolo e che si può filare solo se inumidito.
Narra una leggenda tirolese che un povero contadino si ritrovò un giorno sulla cima di un monte, alla soglia di una grotta segreta, piena di oro e cristalli preziosi. Al suo interno lo attendeva Holla, nelle sembianze di una bellissima regina attorniata dalle sue vergini ancelle, la quale lo guardò amorevolmente e gli disse che poteva chiederle tutto ciò che desiderava. Ma il coltivatore, per nulla attratto dalle ricchezze di cui era colma la grotta, vide fra le mani della donna un mazzetto di fiori celesti e la pregò di donargli quelli, poiché a lui sarebbero stati più che sufficienti. Questi fiori, che sulla Terra erano ancora sconosciuti, erano quelli della pianta del lino.
Holla offrì quindi al coltivatore una borsa piena di semi e gli disse di spargerli sul suolo, e quando le piantine fiorirono e furono pronte per il raccolto, lei scese dalla montagna e visitò i campi azzurri dell’uomo, insegnando a sua moglie a filare il lino e a tesserlo in una stoffa leggera e di nobile bellezza.
Per quanto riguarda invece il misterioso sambuco, si credeva che fosse l’albero delle fate, la sorgente delle visioni magiche ed una delle porte che potevano aprire alla percezione dell’altromondo. Era dunque ritenuto un simbolo di morte, ma anche di rigenerazione, guarigione e nutrimento spirituale, e si pensava che fra le sue radici dimorassero i defunti.
Esiste una leggenda nordica che narra di una magnifica fanciulla dai capelli color dell’oro, che abitava nella corteccia del sambuco. La giovane, che amava quest’albero soprattutto quando cresceva vicino a sorgenti e fiumi, cascate e ruscelli, nei quali poteva bagnarsi come una selvatica ninfa dei boschi, “altri non era che la stessa Holla (…), la Regina delle Fate”. (2)
Oltre al lino e al sambuco, Holla era particolarmente affezionata anche all’acero campestre, al ginepro, al tiglio selvatico – Tilia cordata – e all’asperula – Galium odoratum.

Tuttavia non sempre Holla si mostrava sotto una luce benevola e gentile, perché “era sì la splendente e luminosa Madre, ma era anche Signora del regno sotterraneo ed infero, ed era quindi legata al potere ctonico e alla Morte”, forse assimilabile alla spaventosa Hell, terribile dea germanica degli inferi. (2)
Holla poteva diventare spietata ed era la colei che conduceva i morti nell’altromondo, attraverso i pozzi, gli oscuri recessi dei monti, le grotte buie ed i profondi crepacci. Per questo veniva considerata anche una dama della tomba, del trapasso e del rinnovamento, personificazione delle potenze della vita che si rigenera.

***

Con il sopraggiungere del Cristianesimo, la magnifica dea venne in certi casi tramutata in un demone notturno, che si diceva si aggirasse nelle fredde notti invernali guidando un corteo di anime penose e piangenti di bambini morti senza aver ricevuto il battesimo.
La sua bellezza e l’armonia originarie furono sostituite con visioni lugubri e sofferenti, cupe e pregne di un’atmosfera angosciante e tormentosa.
In altri casi, però, la cristianità non riuscì a trasfigurare la divina signora, e lei sopravvisse nelle fiabe (3) e nella tradizione popolare, assumendo le sembianze di una fata o di una buona vecchina.
La storia raccolta dai Fratelli Grimm agli inizi del 1800 e intitolata Frau Holle è in tal senso una delle testimonianze più preziose della continuità dell’affettuoso culto della dea antica, alla quale si attribuivano l’insegnamento segreto delle arti femminili alle fanciulle, la distribuzione dei doni che ognuna, nel bene o nel male, aveva meritato, e soprattutto il manifestarsi dei fenomeni atmosferici sulla terra, i quali avevano origine dalla sua dimora nascosta fra le soffici e candide nuvole.
A tal proposito, si diceva che quando Frau Holle sprimacciava vigorosamente il suo gonfio piumone, le piume che ne volavano via scendevano come fiocchi di neve sulla terra; la nebbia che ammantava le vallate nasceva dal fumo del suo focolare; la pioggia benefica cadeva quando lei lavava e stendeva il bucato, mentre lampi e tuoni scuotevano e illuminavano il cielo quando filava e tesseva il lino.
Era lei che faceva sorgere il sole ogni mattino, e in primavera rendeva fertili i campi e risvegliava i graziosi meli, che al suo tocco delicato fiorivano.
Proprio grazie a queste reminiscenze si può intuire che Holla fosse soprattutto una dea della natura in ogni suo aspetto, una divina regolatrice delle stagioni, e la protettrice del delicato equilibrio degli eterni cicli di vita, morte e rinnovamento.

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Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna | Login/crea un profilo | 5 Commenti
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Re: Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (Punti: 1)
da Alessandro 29 Gen 2009 - 06:16
(Info utente | Invia il messaggio) http://creviceweeds.over-blog.net)
Leggendo vedo come una grande trapunta variopinta di stoffa filata e tessuta a mano, su cui sono cuciti innumerevoli ritagli delle più diverse dimensioni, ciascuno dei quali costituisce un’immagine e si sovrappone o si combina con gli altri a formare numerose altre immagini. Nel suo insieme la trapunta compone un’unica grande immagine estremamente dettagliata. Ciascuno può vedervi anche cose che altri non vedono. Si rimane a contemplarla, sognando, come bimbi le antiche illustrazioni di fiabe, dove tutto è semplice e complesso al tempo stesso, ma senza artificio. Non ci si stanca mai. Nulla si esaurisce. Si vedono e s’imparano sempre cose nuove e belle. Il tempo e lo spazio in cui ci si trova scompaiono, così si può volare via, in un viaggio pieno di conferme e di sorprese, di gioia e di bellezza, seppure non privo di pericoli e di avversità… Grazie, Violet… :-***

Re: Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (Punti: 1)
da Elke 30 Gen 2009 - 21:51
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Dolcissimo, come una storia raccontata vicino al fuoco...quando si arriva alla fine non sembra neanche di aver letto un lavoro lungo e complesso come in realtà è questo...ci prendi per mano e accompagni in prossimità dei quei Cortei Fatati...
Complimenti, e grazie :***

Re: Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (Punti: 1)
da LaZiaArtemisia 30 Gen 2009 - 22:40
(Info utente | Invia il messaggio)
Un lavoro immenso e prezioso, in cui le figure disegnate nella mente prendono vita attraverso le parole, Berchta, Frigg, Holle. Le tre Signore così unite nel loro intento e nel loro potere, che sono la stessa forza vitale, unica, della Grande Madre che protegge i suoi piccoli, educandoli alla vita con fermezza, e infinita tenerezza.
Ci credete che non mi sono spaventata come al solito per l'estrema lunghezza, leggendolo e rileggendolo senza accorgermi delle pagine che scorrevano. Meraviglioso!

Re: Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (Punti: 1)
da fairymoon 12 Feb 2009 - 16:13
(Info utente | Invia il messaggio) http://ladimoradellasignoradelbosco.blogspot.com/)
un lavoro immenso e splendido, la cui bellezza e armonia conducono per mano alla verità, illuminando i passi di chi la cerca con cuore sincero e per questo deve spogliarsi di tutto ciò che impedirebbe la visione di questa luce preziosa.
Grazie, meraviglioso!

Re: Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (Punti: 1)
da Danae 26 Dic 2009 - 22:44
(Info utente | Invia il messaggio)
Per creare un testo simile sembra che tu stessa sia stata guidata da un filo invisibile. Tutto ciò è un dono per noi che ci intrufoliamo fra le righe, ma anche e soprattutto per te Violetta.. :))
Grazie infinite!



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