La Porta del Tempio


Se dalla Porticina vuoi passare,
il tuo abitino dovrai abbandonare e molto piccola dovrai diventare...



 

Viandanti online

Ci sono 122 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui o registrarti liberamente cliccando qui.

 

La Via Femminile




Fra queste pagine sono raccolti consigli, ricette, riti semplici e naturali dedicati al femminile, e speciali ricerche e racconti sull'antica Via delle Donne.

 

I Meli di Avalon




Gruppo di studio dedicato alla Tradizione Avaloniana e a Miti, Leggende, e Fiabe Celtici legati alla simbologia di Avalon.

 

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Non hai ancora un account?
Registrati subito.
Come
utente registrato potrai
cambiare tema grafico
e utilizzare tutti i servizi offerti.

 

Messaggi Privati

Solo per gli utenti registrati!
 

Il Libro del Mese




Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

Cerca nel Tempio


 

Il Tempio della Ninfa

La Signora della Luce
Giovedì, 18 Dicembre 2014 - 04:03 - 4470 Letture
Racconti “Molto, ma molto tempo fa, abbarbicato sul pendio della montagna, si ergeva un vecchio maso, nei pressi del quale, la notte dell’Epifania, passava sempre Dama Berchta con il suo corteo. Tutti gli anni, secondo la tradizione, la sera della vigilia veniva apparecchiato un tavolo in cima a una collina, sotto ai rami di una candida betulla, e qui venivano lasciati per lei un buon piatto di cibo e una bevanda calda.
La Berchta passava di lì, assaggiava tutto e benediceva il maso, con i campi e gli animali, augurando fortuna e prosperità ai suoi abitanti.

Durante le “dodici notti” tra Natale e l’Epifania, il periodo in cui la Signora della luce viaggiava nel cielo, vigeva un severo divieto: a nessuno era permesso uscire di casa per spiare la Berchta mentre si ristorava.
Una di quelle sere, però, una delle fanciulle più giovani e belle che lavoravano al maso, spinta da un’irresistibile curiosità si recò lassù e si nascose dietro la porta del fienile per spiare.
La luna era appena spuntata da dietro la montagna, intorno regnava il silenzio assoluto, una strana calma, un’atmosfera di attesa… tutti gli animali se ne stavano al sicuro nelle loro tane: non una lepre che osasse attraversare il prato innevato, non un uccellino intirizzito dal freddo che osasse posarsi sui rami della betulla bianca, luccicante sotto ai raggi lunari.
La fanciulla attese e attese… Trascorsero molte ore e lei, con i piedi gelati e le gambe doloranti, cominciò ad essere impaziente, domandandosi se i racconti degli anziani contadini fossero solo fandonie. Ma ecco che improvvisamente, portato dal vento, si udì un suono leggero giungere dal bosco: era il tintinnare di tanti campanellini, che accompagnavano un dolcissimo canto di bimbi.
A un tratto la giovane vide un intenso bagliore e Dama Berchta illuminò il prato innevato nel suo abito scintillante, con i capelli che riflettevano i raggi di luna e un gioioso corteo di bambini che cantavano con voci argentine. In fondo a tutti, un piccolo gruppo trascinava un pesante aratro che fendeva i campi con l’erpice.
Arrivati davanti al tavolo apparecchiato, la Berchta si fermò pensierosa, si guardò intorno e poi disse ad uno dei bimbi:
“Vedo due lucine di troppo, vai a spegnerle.”
In quel momento la fanciulla nascosta dietro la porta del fienile sentì un soffio di vento gelido sulle sue ciglia e tutto si oscurò davanti ai suoi occhi. Non vide più la collina con la dolce betulla, né il tavolo, e nemmeno la Berchta con i suoi bambini. Spaventata spalancò la porta e uscì all’aperto, ma anche là fuori non riusciva a vedere nulla: la luna era morta e i dolci canti scomparsi.
A fatica riuscì a raggiungere il maso e una volta entrata in casa cercò con lo sguardo il brillare delle candele e la calda luce del focolare, ma tutto rimase immerso nel buio. Si accorse allora di essere diventata cieca e scoppiò in un pianto sconsolato.
Da quel giorno la fanciulla, che non poteva più svolgere le mansioni a cui era abituata, venne mandata nella stanza della filatura, e dovette rassegnarsi a passare il suo tempo seduta vicino al focolare a sbrogliare e filare le matasse di lino.
Nella stanza lavorava anche una vecchina, che possedeva una profonda conoscenza del visibile e dell’invisibile. Qualche volta l’anziana donna aveva provato a raccontare alla fanciulla dei tempi antichi, ma la giovane era troppo triste e amareggiata, e non voleva ascoltare le sue parole. Nulla riusciva a consolarla, e spesso le lacrime scorrevano lungo le sue belle guance.
Così trascorse tutto l’inverno seduta a lavorare il lino, nel silenzio e nella tristezza.
Quando finalmente la neve lasciò posto ai verdi fili d’erba, i germogli spuntarono nei prati e i fiori primaverili sbocciarono timidamente, la fanciulla udì cinguettare e cantare melodiosamente gli uccellini, e la sua desolazione di colpo svanì. Il gelo che le attanagliava il cuore scomparve, e lei, piena di gioia, si sentì profondamente commossa.
“Senti nonnina, senti come canta l’uccellino là fuori? Chissà che cosa vorrà dire! Oh se solo riuscissimo a capire il linguaggio degli uccelli, chissà quante cose potremmo sapere da loro!”
Allora la vecchina, che aveva visto il cambiamento avvenuto nel suo animo, le disse:
“Il ghiaccio si è sciolto, e forse ora pian piano tutto si aggiusterà. Ma ora ascoltami cara bambina, perché ti narrerò dei tempi in cui la Berchta camminava in mezzo a noi.”
E mentre le due donne lavoravano alacremente ai loro arcolai, fra i tiepidi raggi di sole che illuminavano la stanza, la vecchina raccontò molte storie.
Così trascorsero lietamente l’estate e l’autunno.
Il tempo delle dodici notti giunse di nuovo e la nonnina stava ancora raccontando. Una sera, dopo aver fermato il suo arcolaio, prese le mani della fanciulla fra le sue e le disse:
“Ormai il tempo è giunto e tu hai imparato ad ascoltare e a gioire della vita, nonostante la cecità dei tuoi occhi. Domani è la notte della Berchta, e questa volta potrai preparare tu il cibo per lei. Chissà che non ti doni la sua benedizione.”
Al crepuscolo della dodicesima notte, la vecchia filatrice accompagnò la ragazza sull’altura dietro alla casa. La giovane apparecchiò la tavola, ci stese sopra una bianca tovaglia di lino e al centro pose un piatto ricolmo di cibo delizioso e una caraffa di acqua purissima. Poi si sedette e attese…
Mentre aspettava, ripensò a ciò che le era accaduto un anno prima e cominciò a piangere, vergognandosi per non aver dato ascolto al divieto della Berchta. Allora udì una voce, mormorare dolcemente accanto a lei:
“Splende la luna in cielo e il vento tace,
perché piangi così, fanciulla cara?”
Con il volto bagnato dalle lacrime, la giovane sospirò: “Un anno fa, spinta dalla curiosità, ho avuto l’ardire di spiare la Berchta, contro il suo volere, mentre volava sopra le montagne, e così ho perso la vista.”
Allora la buona Berchta, che era tornata insieme al suo gioioso corteo, le rispose: “È vero, un anno fa proprio qui, ho spento due occhi e al loro posto ho acceso una luce interiore. D’ora innanzi tu possiederai una doppia luce: una per vedere le meraviglie fuori di te e un’altra per vedere le meraviglie dentro di te. Custodiscile con amore e abbine cura.”
La luminosa Dama soffiò sulle palpebre della cieca e la luce riprese a brillare nei suoi occhi, rispecchiando tutte le stelle del firmamento.
Tutto intorno a lei era esattamente come un anno prima: la luna dorata, il tavolo apparecchiato sotto la betulla scintillante.
Una grande gioia pervase il cuore della giovane: era come se la vita le fosse stata donata una seconda volta, come se ora potesse guardare il mondo con occhi nuovi. Tutte le cose intorno a lei rilucevano di uno splendore particolare, con i riflessi dell’ambra e del cristallo di montagna.
Quando la ragazza sollevò lo sguardo verso l’alto, la Berchta con il suo corteo stava ormai volando alta sopra le vette innevate.
Di tanto in tanto, portato dal vento, giungeva l’eco lontano dei canti e un dolce tintinnare di campanellini.”


***

La fiaba è liberamente tratta da Fiabe d’Inverno di Maria Paola Asson, e dalla versione originale The blown out Light (La Luce spenta), contenuta in Goddess Holle: In search of a Germanic goddess, di Garden Stone.
La libera traduzione, la parziale rinarrazione e la nota al testo sono a cura di Laura Violet Rimola.

***




Nota:

La tradizione di cui narra questa fiaba appartiene a molti villaggi della catena montuosa Frankenjura. In questa zona immersa nella natura e nella pace delle montagne si credeva infatti che durante i Dodici Giorni di Natale, e in particolare nella magica notte dell’Epifania, Dama Berchta volasse per i campi e i boschi col suo abito scintillante, circondata da un gioioso corteo di bambini, fate, folletti e animali, soprattutto cigni dalle piume lucenti, oche selvatiche, eleganti colombe, gatti e cani. Nel suo volo luminoso, la bianca Signora discendeva a benedire le case, e per richiamare la sua benevolenza si sceglieva una collina solitaria e silenziosa e sulla sua cima si apparecchiava un bel tavolino con una candida tovaglia di lino e una deliziosa cenetta preparata apposta per lei. Si credeva infatti che lei assaggiasse il cibo, bevesse il vino, l’acqua di sorgente, o un tiepido bicchiere di latte, e donasse fortuna e prosperità alle famiglie che in tal modo l’avevano amorevolmente onorata.
Si diceva anche, però, che nessuno poteva fermarsi nelle vicinanze della collina per spiare la splendente Berchta e il suo corteo. La sua venuta era avvolta dal velo del mistero e doveva rimanere segreta, altrimenti lei avrebbe spento gli occhi di chi aveva osato guardarla.
Anche in altri paesi si diceva che non si dovesse mai attendere svegli Dama Berchta per osservare la sua comparsa, perché la sua grandiosa e sfolgorante luminosità avrebbe accecato qualsiasi mortale.
Dietro a questo monito, però, potrebbe celarsi in realtà una pratica iniziatica che avrebbe portato a ritrovare la luce interiore, e la percezione luminosa del visibile e dell’invisibile.
Solo coloro che con tutto il cuore cercano la Berchta, e che sono disposte ad attraversare il sacrificio di una parte di sé per poterla vedere, potrebbero infatti scoprire una luce ancora più grande. La Luce divina che la bianca Signora potrebbe accendere, o ravvivare, nella loro anima, e che nel suo magico brillare illuminerebbe ogni cosa di sublime bellezza.


Fonti

Fiabe d’Inverno, Maria Paola Asson, Cierre Edizioni, Verona, 2011
Goddess Holle: In search of a Germanic goddess, Garden Stone, Usingen, 2002-2011
Le origini della Befana: Le Dee di Luce e Fortuna, Laura Violet Rimola, Il Tempio della Ninfa, 29 Gennaio 2009

Illustrazione di Barbara C. Freeman


Il testo appartiene ai legittimi autori. La libera traduzione, la parziale rinarrazione e la nota al testo sono a cura di Laura Violet Rimola. Vietata la riproduzione, anche parziale, senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

La Signora della Luce | Login/crea un profilo | 2 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.
Re: La Signora della Luce (Punti: 1)
da Danae 31 Gen 2015 - 14:22
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Sono incantata *.* non ho parole... di cuore, grazie luminosa Violetta!!! :))

Re: La Signora della Luce (Punti: 1)
da fairymoon 12 Dic 2015 - 22:27
(Info utente | Invia il messaggio) http://ladimoradellasignoradelbosco.blogspot.com/)
Un dono meraviglioso questa fiaba, che leggo ora in attesa di Yule e che mi ha fatto pensare di offrire qualcosa, nei 12 giorni di Natale, alla Berchta ^_^



© Il Tempio della Ninfa 2006/2021
Sito internet con aggiornamenti aperiodici, non rientrante nella categoria Prodotto Editoriale.
Nessuna parte di questo sito può essere riprodotta senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.
Tutti i lavori pubblicati sono protetti dalla legge n. 633 e s.m.i. in tutela dei diritti d'autore.
Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori.

Questo sito è stato creato con MaxDev e utilizza MD-Pro 1.0.76
Il sito web e il tema grafico sono stati creati da Laura Violet Rimola. Le immagini appartengono ad Alan Lee.

Powered by MD-Pro