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Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Il Tempio della Ninfa

La Fontana della Verità
Martedì, 23 Giugno 2015 - 02:06 - 6742 Letture
Racconti In un bosco antico e rigoglioso esisteva un tempo una fontana magica. Era nascosta in una piccola radura circondata da faggi e querce secolari, e per raggiungerla bisognava compiere un lungo cammino fra sentieri boschivi appena tracciati e spesso talmente coperti dal ricco sottobosco da essere quasi irriconoscibili. Ma non appena si giungeva davanti alla limpida fonte, non si poteva far altro che restare ammaliati dalla sua bellezza.

Un’ampia vasca rotonda, coperta di muschio e foglioline d’edera, si apriva da un’umida parete rocciosa, percorsa da sottili rigoletti d’acqua sorgiva. Le acque cristalline che la riempivano sgorgavano da una fenditura nella roccia dalla forma allungata e armoniosa, e talvolta poteva sembrare che qualche piccola lucina bianca o azzurra salisse dal liquido specchio e danzasse nell’aria, confondendosi con i raggi di sole che filtravano dal fitto fogliame.
Era risaputo che la fonte fosse abitata dalle entità fatate del bosco e delle acque, e il suo potere magico era quello di mostrare la verità a chiunque si fosse specchiato sulla sua superficie trasparente. Cercandovi il proprio riflesso, si poteva infatti vedere il proprio vero volto al di là di qualsiasi apparenza, e per questo essa era chiamata la Fontana della Verità.
Anticamente la sorgente era protetta e perennemente vegliata, e spesso donne e uomini vi si recavano per portare offerte e per guardarsi nel suo specchio, accertandosi che il proprio aspetto restasse sempre limpido, integro e luminoso.
Col passar dei secoli, però, le cose cominciarono a cambiare. I riflessi di coloro che cercavano la verità nelle acque cominciarono a diventare sbiaditi, opachi, e presero ad assumere tratti volgari, disarmonici, sgradevoli, se non addirittura ripugnanti.
Le genti cominciarono a non voler più visitare quel luogo per paura di ciò che avrebbero potuto vedere, non portarono più offerte, e l’amore che avevano sempre provato per la sorgente si mutò in cupa avversione.
I pochi che, per semplice curiosità, si incamminavano per l’antica via e giungevano dinnanzi alla fontana, spesso incontravano la visione del proprio volto trasfigurato e deformato, talvolta viscido e orribile, talaltra scavato, ingrigito e tumefatto. Così tutti fuggivano terrorizzati dal proprio stesso riflesso, e quando non impazzivano o cadevano in una profonda depressione, screditavano la fonte, ritenendola diabolica.

C’era però una fanciulla che da qualche tempo desiderava raggiungere la Fontana della Verità e specchiarsi nelle sue acque, nonostante temesse di vedere qualcosa di sgradevole. Fin da piccola era sempre stata gioiosa, affettuosa e spensierata, ma negli ultimi anni aveva deciso che era giunto il momento di crescere, dimenticando le sciocchezze infantili e i suoi sogni di bambina, e dedicandosi finalmente ad una vita razionale e ad un mestiere serio e rispettabile, che presto l’avrebbe resa ricca, stimata e gratificata agli occhi del mondo.
Tuttavia, una piccola parte di lei anelava a vedere la magica fontana almeno una volta, prima di abbandonare definitivamente l’ingenua fanciullezza, e così la giovane decise un bel giorno di inoltrarsi nell’antico bosco.
Camminò a lungo fra gli alberi, ma nonostante la fatica era come se lo spirito del bosco la aiutasse a riconoscere la strada attraverso lievi rumori, richiami di uccellini o impronte di animali disseminate qua e là. Talvolta le piccole orme sostituivano addirittura la traccia del sentiero, nei punti in cui scompariva completamente, così la fanciulla si ritrovò a sorridere divertita, mentre seguiva i segni che, così le parve, gli animaletti avevano lasciato per lei.
Mentre camminava, vide da lontano il musetto fulvo di una volpe, che la osservava dietro un cespuglio di sambuco, poi udì il picchiettare repentino di un picchio rosso, che la richiamò nella giusta direzione, e infine seguì il volo leggiadro di una farfalla azzurra, che la accompagnò nell’ultimo tratto del percorso.
Quando giunse alla radura circondata dai faggi e dalle querce, il suo cuore mancò un battito. La sua bellezza le tolse il respiro…
Alte campanule viola e bianche crescevano ai lati della grande vasca di pietra, il muschio umido luccicava sotto ai raggi del sole, e due bellissime libellule blu volavano elegantemente, rincorrendosi e confondendosi con i riverberi azzurri dell’acqua. Il gorgogliare della cascatella, che dall’apertura nella roccia si gettava nella fontana, allietava l’ascolto, e insieme al canto dei numerosi uccellini infondeva un profondo senso di pace e di comunione con la natura.
La fanciulla si avvicinò lentamente alla Fontana della Verità, cercando di non far rumore. Quel posto le trasmetteva una sensazione di gioioso incanto che ormai non sentiva più da molto tempo.
Si inginocchiò, e attese pochi istanti prima di cercare la sua immagine sul limpido specchio. Il suo cuore batteva forte, e istintivamente chiese alle fate del bosco di rimanerle accanto.
Poi si sporse con trepidazione sul bordo della vasca e guardò nell’acqua lievemente increspata.
Dapprima vide solamente il proprio riflesso, così come ben lo conosceva, ma poco a poco le parve che la sua immagine si trasfigurasse. Il volto assunse un’espressione fredda e rigida. Gli occhi divennero spenti, vuoti e opachi, le sue labbra si assottigliarono in una tensione inespressiva, mentre profonde rughe scavavano il suo volto ingrigito, che ora appariva vecchio, apatico e privo di vita.
La giovane urlò di terrore e si ritrasse inorridita dalla fontana. Non poteva credere a ciò che aveva visto. La sua immagine sembrava quella di una donna consunta, avida e severa, una donna cieca alla vita, e dunque morta a se stessa. Sconvolta, la fanciulla si coprì il volto con le mani e scoppiò a piangere. Aveva solo voglia di fuggire da quel luogo che le aveva mostrato la verità del suo aspetto, così si alzò e fece per correre via. Ma una voce sottile, che sembrava provenire dalla sorgente, la trattenne.
“Aspetta…”, le stava dicendo, e la sua eco si confondeva con il gorgoglio della cascatella.
“Guarda ancora…”, sussurrò dolcemente.
La fanciulla si voltò con titubanza, asciugandosi le lacrime. Tornò accanto alla vasca e fece un lungo respiro prima di sporgersi a guardare di nuovo la superficie trasparente.
Com’era già accaduto, vide dapprima la sua immagine così come la conosceva, e poco dopo riapparve davanti ai suoi occhi il volto vecchio e ingrigito. La giovane dovette raccogliere tutto il suo coraggio per resistere a quella visione così sconvolgente, ma rimase salda e non distolse lo sguardo. Allora le parve che l’orribile riflesso cominciasse lentamente a sciogliersi, a liquefarsi e a scivolare verso il basso, come se fosse una maschera che sino a quel momento era stata parte di lei e del suo destino, e che probabilmente l’avrebbe portata a un futuro vuoto e superficiale, fatto di mondanità, avarizia e cecità.
Mano a mano che il brutto volto svaniva, appariva al suo posto il riflesso luminoso di una donna bellissima, con gli occhi limpidi e gioiosi come quelli di una bambina, un caldo sorriso sulle labbra e una intensa luce dorata che emanava da lei e le creava intorno un alone splendente.
“Questa è la Verità”, mormorò il riflesso della sua anima armoniosa, e la fanciulla sentì che la speranza tornava a riempire il suo cuore.
“Cosa devo fare per essere come te?” chiese piena di emozione, e sapeva che avrebbe fatto qualunque cosa.
“Bevimi…” rispose sorridendo il viso nello specchio.
Allora la giovane immerse le mani e attinse l’acqua pura, portandola alle labbra e bevendola fino all’ultima goccia. Non aveva mai bevuto un acqua così buona, fresca e rigenerante, e sentì che la stessa gioia che emanava dalla sua anima riflessa si risvegliava dentro di lei, infondendole una profonda armonia e lavando via tutto il resto.
Niente di ciò che fino a quel momento era stato importante per lei aveva più alcun valore. Riconobbe i suoi errori, e comprese che i suoi propositi per il futuro non erano altro che polvere e cenere che l’avrebbero resa cieca e triste, portandola alla sua stessa rovina.
Ma adesso sentiva forte dentro di sé la presenza della sua anima numinosa, che essendo parte dell’armonia naturale si era rivelata nella natura stessa, e l’avrebbe resa sempre più vera, pura e armoniosa.
Con tutta se stessa offrì il suo amore e le sue lacrime alla Fontana della Verità, e ringraziò le entità fatate che vi abitavano, perché grazie a ciò che era accaduto la sua vita sarebbe cambiata per sempre.

Da quel giorno la bella fanciulla si dedicò al sacro compito di rendere se stessa sempre più simile all’immagine della sua anima, che aveva visto nello specchio d’acqua e che viveva e gioiva dentro di lei.
Visitò molte altre volte la Fontana della Verità, dove poteva ascoltare la voce della sorgente e purificarsi bevendo le sue acque trasparenti, e si impegnò a vegliarla e a proteggerla con amore e dedizione, come avevano fatto le sue antenate.
Così diede un senso sacro alla sua vita, divenne lei stessa una emanazione di purezza e verità, e visse per sempre felice.

***


Nota:

La storia è ispirata alle antiche leggende dell’arco alpino, alle fiabe tradizionali e in particolare al racconto La storia della Fata che rischiò di invecchiare, contenuto in I Racconti della Vecchina del Bosco, di Barbara Fiore, Edizioni della Terra di Mezzo.

Testo di Violet (Laura R.). Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.



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Re: La Fontana della Verità (Punti: 1)
da Danae 07 Nov 2015 - 17:26
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Violetta, hai saputo Raccontare il rischio che molte donne luminose hanno dovuto affrontare per mantenersi Vive, come un fuoco ardente o una pura sorgente... ma hai Raccontato anche coloro che non ce l'hanno fatta e che si sono lasciate andare, invece che alla Vita, alle superficialità del mondo che ci vuole tutte avare, cieche e dunque, vuote...
Questo racconto è splendido davvero :)) e vale per tutte le donne e tutti gli uomini.



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