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Fra queste pagine sono raccolti consigli, ricette, riti semplici e naturali dedicati al femminile, e speciali ricerche e racconti sull'antica Via delle Donne.

 

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Compendio nato dagli studi del cerchio I Meli di Avalon, dedicato alla Tradizione Avaloniana e a miti, leggende, e fiabe celtiche legate alla simbologia di Avalon.

 

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Il Libro del Mese




Per virtù d'erbe e d'incanti
di Erika Maderna

 

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Il Tempio della Ninfa

Il Matrimonio di Ser Galvano e Dama Ragnell
Lunedì, 25 Luglio 2011 - 20:40 - 8665 Letture
Antichi manoscritti Il Matrimonio di Ser Galvano e Dama Ragnell
The Weddynge of sir Gawen and Dame Ragnell, tardo XV secolo d.C., traduzione di Gabriella Agrati, contenuta in Galvano il primo cavaliere, a cura di Gabriella Agrati, Oscar Mondadori

Ascoltate e prestate orecchio alla vita di un grande Lord che, finché visse, non trovò eguale né in villa né in castello. Quest’avventura ebbe luogo al tempo di Artù, il re cortese e leale, e parla di una sua nobilissima impresa.

Dei sovrani della terra Artù era il fiore, dei cavalieri era l’onore e il vanto. Era acclamato ovunque andasse, e solo la cavalleria regnava nella sua terra dove i valorosi erano amati, i codardi tenuti in spregio. Se vorrete darmi ascolto, vi dirò di Re Artù, della sua gloria e del suo travaglio, e di come un giorno cacciò ad Inglewood con i suoi cavalieri coraggiosi e leali. Ascoltate ora il mio racconto!

Il re sedeva nella sua postazione di caccia con l’arco in mano pronto a colpire la selvaggina, e alcuni dei suoi principi gli erano accanto. Ed ecco che si levò in piedi e scorse un cervo che si muoveva verso di lui, grande e bellissimo, dai possenti palchi di corna. Ma mentre lo spiava, l’animale sentì i cani e si immobilizzò nel sottobosco.
“State tutti fermi!” disse il re “Andrò io stesso e, se potrò, lo inseguirò senza farmi accorgere”.
Incoccato l’arco, si acquattò a terra e come un vero uomo dei boschi cominciò ad avvicinarsi furtivo; ma il cervo fuggì impaurito e saltò dentro un altro folto. Allora il re gli andò dietro strisciando e lo inseguì tutto solo per un buon mezzo miglio finché scoccò la freccia e colpì con precisione e sicurezza, una tal grazia gli concesse Iddio!
Gravemente ferito, il cervo incespicò e rotolò nel fitto sottobosco e re Artù, che gli era ormai vicino, come un temibile nemico gli fu subito addosso e gli inflisse il colpo mortale, facendogli mordere la polvere. Mentre si accingeva a squartarlo ecco che, venuto da chissà dove, gli comparve innanzi un singolare forestiero, un cavaliere tutto armato, forte e possente, che gli parlò con tono grave:
“Ben trovato, re Artù! Mi hai fatto un torto per molti anni e ora, per tua sventura, ti ripagherò crudelmente. Hai ormai consumato i giorni della tua vita dal momento che consegnasti ingiustamente le mie terre a Ser Galvano! Cosa puoi dirmi, re, ora che sei qui da solo?”
“Signor cavaliere, ditemi sinceramente il vostro nome, ve ne prego.”
“Signore re” rispose l’altro “è Gromer Somer Joure, te lo dico senza mentire.”
“Ah, Ser Gromer Somer Joure, pensateci bene: uccidermi qui non tornerà certo a vostro onore! Ricordate la vostra condizione di cavaliere. Se mi toglierete la vita mentre sono disarmato, tutti i cavalieri vi eviteranno, ovunque andrete: non potrete più sfuggire all’onta. Trattenete la vostra ira e date ascolto alla ragione. Qualunque sia il torto, prima di andarmene farò ammenda secondo il vostro desiderio.”
“No davvero, per il re del cielo!” rispose Gromer Somer Joure “Sulla mia vita, non mi sfuggirete, ora che ho il sopravvento. Se vi lasciassi andare al prezzo di poche parole di scherno, sareste voi a burlarvi di me in un’altra occasione. Non permetterò che questo accada!”
“Dio mi salvi!” esclamò il re “Risparmiami la vita e ti concederò tutto quello che vuoi. Uccidermi mentre caccio è infame e vile, tu armato e io, per Dio! Solo qui nel verde.”
“Non c’è argomentazione che ti soccorra. Non desidero né oro né terre e per te ho un solo comando: torna a incontrarmi in un giorno stabilito, in questo stesso tuo corredo.”
“D’accordo” rispose il re “ecco la mia mano!”
“Sta bene, re, ma aspetta un momento ed ascolta la mia richiesta: devi giurare sulla mia spada lucente che, quando tornerai, mi dirai cosa le donne amano di più, siano esse di campagna o di città. Ci incontreremo qui di persona in questo stesso giorno alla fine di un anno. E dovrai pure giurare sulla mia buona spada e in nome della croce che non ti farai accompagnare da alcun cavaliere, né amico né avversario. Se non mi porterai la risposta, non dubitare, nonostante tutto il tuo travaglio perderai la testa, senza fallo. Ecco quale sarà il tuo giuramento. Che ne dici ora, re? Facciamola finita, e concludiamo la faccenda!”
“Signore, ve lo concedo. E ora lasciatemi andare. Benché mi sia odioso ve lo prometto da sovrano leale: tornerò al termine dei dodici mesi per portarvi la risposta.”
“Ebbene, re Artù, ora puoi partire. Tengo il tuo destino nelle mie mani, ne son certo. Non conosci appieno la portata della tua sventura. Ma, ancora un momento: non cercare di ingannarmi e tieni celato a tutti il nostro accordo. Nel nome della dolce Maria, se mi tradirai, re, la prima cosa che perderai sarà la vita!”
“Non darti pena per un mio tradimento” rispose Artù “Non accadrà: giammai mi troverai sleale. Preferirei morire. Arrivederci, dunque, signor cavaliere; per mala ventura ci siamo incontrati! Se sarò vivo, ritornerò nel giorno stabilito, dovesse anche essermi fatale.”
Suonò il corno, e ogni cavaliere lo intese e lo riconobbe. Accorsero spediti e trovarono il sovrano accanto al cervo che aveva ucciso; ma lo videro triste e abbattuto e ne furono dispiaciuti.
“Rientriamo” comandò re Artù “ mi è passata la voglia di cacciare.”
Dal suo aspetto, era chiaro a tutti che doveva essersi imbattuto in qualcosa di increscioso, ma nessuno conosceva il motivo della sua pena. Tornarono a Carlisle, ma Artù aveva il cuore pesante come il piombo. In quell’ansia trascorreva le giornate e i suoi cavalieri erano sempre più sconcertati. Finalmente Ser Galvano si rivolse al re con parole franche e piane, e gli disse:
“Sire, con mia afflizione mi chiedevo cosa mai vi rese tanto triste.”
“Te lo dirò, Galvano, nobile cavaliere. Mentre un giorno mi trovavo nella foresta, incontrai un cavaliere armato che mi parlò in un certo modo, impegnandomi a non tradire il nostro colloquio. Devo perciò tenerlo segreto, se non voglio venire meno al giuramento.”
“Non temete, mio signore, per la Vergine gentile. Tradirvi non è certo nel mio potere, in ogni ora del giorno.”
“Sulla Croce, mentre cacciavo tutto solo a Inglewood, come sai, uccisi un cervo grande e forte. Incontrai allora un cavaliere armato che mi disse di chiamarsi Ser Gromer Somer Joure. Per questo nostro incontro sono ora angustiato. Mi minacciò al colmo del furore e io non avevo con me alcuna arma: se non gli avessi parlato nel giusto modo, ora sarei morto. Ahimè. Ho ormai perduto il mio onore!”
“Come è accaduto?” chiese Galvano
“Che altro posso dire? In verità, mi avrebbe ucciso in un batter d’occhio, un’eventualità per me incresciosa. Mi fece giurare che sarei tornato ad incontrarlo di lì a dodici mesi nello stesso stato in cui mi trovavo in quel momento, e io mi impegnai. Gli promisi anche, pena la vita, che in quel giorno gli avrei detto cosa le donne amano al di sopra di tutto e che non avrei rivelato a nessuno questa mia incombenza. Non avevo scelta! Dovrò quindi tornare con nessun altro corredo che quello che indossavo quel giorno: se sbagliassi la risposta, so che sarò ucciso sul posto. Perciò non biasimarmi se sono afflitto: ora sai perché sono intimidito e tremo.”
“Ebbene, sire, riconfortatevi” disse Galvano “ fate subito preparare il cavallo e partite per terre forestiere. Ovunque incontrerete un uomo o una donna, chiedete loro in tutta sincerità se sanno rispondervi. Da parte mia prenderò un’altra strada e interrogherò allo stesso modo uomini e donne: otterrò quante più risposte potrò al quesito postovi dal cavaliere e le trascriverò in un libro”
“Sì, faremo così. È un buon consiglio, Galvano, sulla santa Croce.”
Ser Galvano e il re furono presto pronti, sulla mia parola.
Artù spronò da una parte, Galvano dall’altra, ed entrambi chiesero a ogni uomo e a ogni donna cosa le donne desiderassero più al mondo. Alcuni dissero che prediligevano essere ben vestire, altri che amavano essere corteggiate, altri ancora che volevano un uomo appassionato che sapesse baciarle e amarle quanto più poteva. Per farla breve, chi disse una cosa, chi un’altra.
In questo modo Galvano trascrisse molte risposte e, quando ebbe ottenuto tutte quelle che poteva, tanto da riempire un grosso tomo, fece ritorno a corte. Di lì a poco rientrò anche il sovrano con la propria raccolta. Allora ciascuno sfogliò il libro dell’altro.
E Galvano disse:
“In questo modo non potremo fallire, sire.”
“In nome di Dio, sono tutt’ora impaurito” rispose il re “voglio andare nella foresta di Inglewood ad interrogare qualcun altro. Manca solo un mese al giorno concordato, potrei ancora incappare in qualche buon responso. Per il momento mi sembra il partito migliore.”
“Come volete” disse Galvano “Qualunque cosa facciate, l’accetto di buon cuore. Continuare a cercare è comunque meglio. Non dubitate, sire, riuscirete. Quanto meno, alcune delle risposte vi aiuteranno quando ne avrete bisogno. Altrimenti sarebbe davvero una sventura!”
Re Artù partì l’indomani, penetrò nella foresta e cavalcò là dove lo portava il cammino.
Fu così che incontrò una dama che portava sulle spalle un liuto. Aveva la faccia rossa come una barbabietola, il naso moccioso, la bocca larga, l’occhio prominente e cisposo, la mascella cascante, i denti gialli che si allungavano fin sulle labbra, le guance grosse quanto anche di donna, il collo gonfio e grinzoso, i capelli appiccicati e arruffati. Le spalle, poi, erano larghe una iarda, i seni flaccidi e pesanti quanto un carico di un buon cavallo da soma, e la forma era quella di una botte.
Non c’è lingua al mondo che potrebbe descrivervi fino in fondo la sua sconcezza, ma era brutta quanto bastava da lasciare Artù attonito e stupito.
La dama sedeva tuttavia su un palafreno tutto adorno, dai finimenti tempestati d’oro e di gemme. Era davvero stupefacente vedere una creatura quanto mai laida in sella a una cavalcatura così ricca e bella. Difficile comprenderne la ragione!
Si avvicinò ad Artù e gli parlò in questo modo:
“Dio ti conceda buona ventura, signor re. Sono lieta del nostro incontro. Parla con me, te lo consiglio, prima di scappare via. Bada, la tua vita e la tua morte sono nelle mie mani. Non rimpiangerai queste poche parole!”
“Perché mai? Cosa volete da me, madama?”
“Sire, sarei felice di parlarti e di darti buone notizie. Perché, di tutte le risposte che potrai collezionare, non una sola ti sarà d’aiuto. Tienilo per certo, per il legno della Croce! Credi che non sappia il tuo segreto; ma, ti ammonisco, ne conosco ogni dettaglio. Se non ti aiuto, sei morto. Concedimi perciò una cosa, signor re, e ti salverò la vita. Altrimenti perderai la testa.”
“Cosa intendete, madama? Ditemelo, presto, le vostre parole mi pesano sul cuore. Non credo di aver bisogno di voi. Qual è la vostra richiesta? Perché la mia vita è nelle vostre mani? Fatemelo sapere, e vi concederò quello che chiedete.”
“In verità, non sono un demonio. Devi maritarmi a un cavaliere, il suo nome è Ser Galvano. Se la mia risposta ti salverà la vita, sarà questo il nostro accordo. Altrimenti, non darai corso alla mia richiesta. Se tuttavia ti sottrarrà alla morte, mi concederai Ser Galvano come marito. E ti avverto, signor re: o è così oppure sei morto. Scegli ora, perché tra poco potrai perdere la testa. Parla, presto!”
“Santa Maria!” gridò il re “Non posso prometterti Ser Galvano. La scelta spetta a lui soltanto. Ma, se hai detto la verità e mi salverai la vita, farò quel che posso perché tu sia la sua sposa.”
“Sta bene” disse la dama “Torna dunque a casa e convinci Ser Galvano con le tue parole. Sebbene sia brutta, sono tuttavia piena di vita: per mio tramite, egli può promuovere la tua salvezza o la tua morte.”
“Ahimè, misero!” esclamò il re “che debba spingere Galvano a sposarvi. È troppo generoso e leale per rifiutare, quando avrà saputo delle mie pene. Una donna brutta come voi, non ho mai visto in tutta la mia vita in un qualsiasi angolo della terra. Non so proprio che fare.”
“Non importa che io sia laida, signor re: anche una cornacchia può scegliersi il compagno. Da me non caverai altro. Quando ti presenterai per avere la tua risposta, verrai in questo stesso luogo; altrimenti saprò che sarai perduto!”
“Allora, madama, arrivederci.”
“È ben vero: anche se gli uomini possono pensare che somiglio a un uccellaccio, tuttavia sono una dama.”
“Qual è il vostro nome? Ditemelo, vi prego.”
“Signor re, mi chiamo Dama Ragnell; finora, non vi mento, non ho mai ingannato alcun uomo.”
“Dama Ragnell vi auguro dunque il buongiorno.”
“Signor re, Dio protegga il tuo cammino. Ti incontrerò qui” concluse la Dama.


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Il Matrimonio di Ser Galvano e Dama Ragnell | Login/crea un profilo | 2 Commenti
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Re: Il Matrimonio di Ser Galvano e Dama Ragnell (Punti: 1)
da Violet 25 Lug 2011 - 20:52
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
Tesora mia grazie per questo immenso lavorone che hai fatto... è splendido e importantissimo... grazie grazie grazie :-****

Re: Il Matrimonio di Ser Galvano e Dama Ragnell (Punti: 1)
da Danae 02 Ago 2011 - 00:34
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Rileggerla nella sua interezza gratifica e sorprende sempre. Bellissima *.* è una storia sulla piena e vera sovranità..
grazie carissima Valerie :*



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