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La rivolta della regina Boudica e la distruzione dell'isola di Mona
Sabato, 05 Maggio 2007 - 19:00 - 13896 Letture
Storia Era di statura imponente, dall’aspetto terribile, di sguardo lampeggiante e ferocissimo e di voce glaciale; una gran massa di capelli fulvi le calava sulle spalle; intorno alla sua gola c’era una grossa collana d’oro e indossava una tunica di vari colori con sopra un mantello fermato da una fibbia.”
Dione Cassio Cocceiano, Storia Romana

Antica regina britanna, portatrice degli antichi valori della civiltà celtica, madre e donna dallo spirito fiero e ribelle, Boudica è ricordata come una delle figure femminili più potenti della storia.

Il suo nome, che potrebbe significare “donna vittoriosa” (1), appare circondato da rispetto e timore nei resoconti storici romani, e la sua vicenda, che realmente sembra guidata dalla vittoria stessa, rammenta la forza indomabile delle antiche donne, di coloro che non si piegavano e non si sottomettevano a nessuno, e che conservavano in loro stesse quel selvaggio potere che tanto terrorizzò gli uomini.



Intorno all’anno 43 d.C. gli eserciti di Roma avevano invaso le terre di Britannia e la maggior parte delle tribù celtiche erano state costrette a sottomettersi, sopportando ingiustizie, violenze, tasse estremamente pesanti e saccheggi. La loro cultura veniva soppressa e i luoghi sacri erano profanati, mentre il potere degli invasori e le ricchezze che questi sequestravano ai Britanni crescevano a dismisura.
Tuttavia i Romani permisero a due re celtici di mantenere il proprio potere tradizionale sulle loro terre e di continuare a regnare come avevano fatto in precedenza.
Uno di questi due era Prasutago, marito di Boudica e re degli Iceni.
Al suo tempo, intorno al 60 d.C., era governatore della Britannia il comandante militare Svetonio Paolino, uomo desideroso di soggiogare i ribelli per eguagliare le conquiste dei suoi predecessori.
Questi organizzò un attacco in Galles, all’Isola di Mona – l’odierna Anglesey – che forniva aiuti e protezione ai profughi, e sbarcò sulle sue sponde in una notte che ancora oggi viene ricordata con orrore nei testi di coloro che più da vicino l’avevano vissuta. Si narra che l’isola fosse l’ultimo grande centro druidico, un luogo in cui vivevano uomini saggi, custodi di una tradizione millenaria, e donne d’altrettanta conoscenza e potere, che da molti furono chiamate druidesse o sacerdotesse dell’antica religione.
Tacito ci racconta cosa videro gli occhi dei conquistatori romani quando questi sbarcarono sulle sacre sponde dell’isola:

Li aspettava sulla spiaggia lo schieramento nemico, denso di uomini in armi; si aggiravano fra loro donne in vesti nere, a guisa di Furie, con le chiome disciolte e fiaccole in mano. Intorno i Druidi, levate le mani al cielo, lanciavano maledizioni terribili. I soldati furono atterriti da quella vista insolita e, come paralizzati, offrivano ai colpi nemici il corpo immobile.” (2)

Nonostante questa vista terrorizzante, i romani diedero infine ascolto alle incitazioni del comandante, e facendosi coraggio l’uno con l’altro assalirono l’isola e coloro che, con le loro antiche arti, con il fuoco e lo spirito furente, la proteggevano. Sempre Tacito racconta che i soldati, dopo aver travolto e massacrato gli uomini e le donne di Mona con il loro stesso fuoco e aver vinto su di essi, devastarono i boschi e distrussero i luoghi sacri dell’isola, cancellando con la violenza quel poco che ancora restava di quel mondo antico, governato dalle armoniche leggi della natura.

Le braci della distruzione non erano ancora spente e i corvi non si erano ancora saziati dei corpi martoriati degli antichi abitanti di Mona, quando la popolazione britannica degli Iceni, approfittando dell’assenza di Svetonio Paolino e di due terzi del suo esercito, insorse in una gloriosa rivolta contro il dominio di Roma.
Re Prasutago, infatti, prima di morire, aveva disposto che le proprie terre, le proprie ricchezze e i propri possedimenti fossero spartiti in egual modo tra le sue due figlie e l’imperatore di Roma, sperando con questo atto di omaggio di assicurarsi la protezione per il suo regno e la sicurezza da ogni offesa. Ma ciò che avvenne fu proprio il contrario.
Il suo regno fu razziato dai centurioni, la sua casa dagli schiavi, come se si trattasse di un bottino di guerra. Boudica, sua moglie, fu pubblicamente fustigata e le sue due giovani figlie stuprate. Tutti i nobili Iceni furono privati dei loro possedimenti, come se i Romani avessero ricevuto in dono l’intera regione, e i parenti del re furono ridotti a servi.
Fu allora che Boudica, il cui onore era stato gravemente offeso e le cui figlie erano state atrocemente violate, con il favore dell’assenza del governatore romano, prese il comando di tutto il suo popolo e, ottenendo l’appoggio dei vicini Trinovanti e delle altre genti che riuscì a radunare, mosse battaglia contro i Romani, ridotti in pesante svantaggio.
Si dice che prima della campagna contro gli oppressori romani, la regina si fosse ritirata in un boschetto sacro, dove aveva recato generose offerte e invocato la protezione della dea della vittoria in battaglia, la gloriosa Andraste, colei che non può essere vinta né domata. (3)
Fra gli alberi scossi dal vento, aveva parlato al suo popolo, infuocando gli animi, inneggiando alla ribellione dalla schiavitù e dalle ingiustizie, e alla riconquista della libertà, e infine aveva liberato un leprotto che teneva fra le pieghe della sua veste, a scopo divinatorio. La piccola lepre era corsa via lesta e vivace nella direzione considerata di buon auspicio e la grande regina aveva esultato insieme alle sue genti, ringraziando Andraste per aver concesso il suo favore. (4)

Sempre Tacito scrive che proprio in quei giorni, a Camulodunum, alcune donne romane profetizzarono terribili sventure, crollò una statua dedicata alla Vittoria, “come fosse stata incalzata dai nemici”, e nelle acque del Tamigi apparve l’immagine della colonia distrutta. Inoltre, “l’oceano era apparso del colore del sangue e al ritirarsi dei marosi erano rimaste le impronte di corpi umani, segni che incutevano speranze ai Britanni e terrore ai veterani.” (5)
Ma fu la speranza dei Britanni ad essere premiata dalla realizzazione della vittoria.
Camulodonum (Colchester) fu rasa al suolo e ad essa seguirono, nei due anni successivi, Verulamium (St. Albans) e Londinium (Londra).

Boudica e il suo popolo vendicarono le offese e le violenze subite per lungo tempo, ma a rovinare il loro desiderio di riconquista per riportare l’intera Britannia ai Britanni, fu il ritorno di Svetonio Paolino dall’Isola di Mona, il quale era stato avvisato delle sciagure provocate dall’esercito della regina.
Egli organizzo la battaglia finale in una gola chiusa a tergo da una foresta, per essere certo di non avere nemici alle spalle, mentre i britanni, guidati dalla fiera condottiera e troppo sicuri della vittoria, avevano portato con sé le loro spose perché ne fossero testimoni.

Boudica portava le figlie davanti a sé sul carro” ci riporta Tacito, “e qualunque nazione incontrasse, ripeteva che era costume dei Britanni esser comandati in guerra da donne, ma che questa volta essa, discendente di antenati illustri, non mirava a rivendicare il regno, gli averi, ma come donna del popolo, la libertà perduta, il corpo straziato dalle verghe, il pudore violato delle figlie. A questo punto si era spinta la cupidigia dei Romani, da non lasciare incontaminati i corpi nemmeno dei vecchi e delle vergini; la legione che aveva osato dar battaglia era caduta; i sopravvissuti se ne stavano nascosti negli accampamenti o cercavano attorno uno scampo nella fuga; non avrebbero resistito al fragore, alle grida di tante migliaia di uomini né all’urto del loro furore.
Se i Britanni consideravano l’entità delle loro armate e i motivi della guerra, quel giorno bisognava vincere o morire.
Una donna l’aveva deciso per sé: gli uomini vivessero pure, da servi
.” (6)

Fu così che Boudica parlò a coloro che erano al suo seguito o che ella incontrava mentre si recava col suo esercito alla grande battaglia.
Il suo coraggio sopravvive nelle sue parole, le parole di una donna che avrebbe vinto o sarebbe morta, perché la propria libertà non poteva essere strappata o calpestata. Questa era la sua scelta. Coloro che non l’avessero seguita avrebbero potuto continuare a vivere da schiavi.
La sua indomita fierezza, dettata da uno spirito battagliero paragonabile a quello delle antiche dee celtiche di guerra e ribellione, fu ciò che nutrì la regina durante il combattimento. Fu quello che la spinse a continuare a lottare nonostante il volgersi a proprio sfavore della battaglia.
Il suo coraggio, anche di fronte alla morte, fu ciò che portò Boudica a scegliere per se stessa, come aveva dichiarato. Vincere o morire.
E fu la morte la sua scelta, quando la battaglia volse al termine e le legioni romane sopraffecero gli uomini di Britannia uccidendone quasi ottantamila contro i propri soli quattrocento.
Si dice che fu il veleno il mezzo che la regina degli Iceni scelse per morire. E lei, che mai più fu violata dai Romani, abbandonò la vita lasciando impresso, scalfito nella terra, il suo nome. Un nome che, pervaso dallo spirito di colei che con onore lo aveva portato, tremò sulle bocche dei Romani che lo conobbero, e mai più lo dimenticarono.

***

Questa donna, regina e guerriera, che sfidò i potenti del suo tempo, guidò gli uomini e non fu passiva agli eventi, è da esempio per quante oggi non hanno la forza di ribellarsi alle imposizioni sociali, alle violenze e alle ingiustizie.
Siate indomite e forgiate la vostra vita, create i vostri eventi. Le grandi donne del passato, con il loro coraggio, ci guidano e ci mostrano la via.

***




Note:

1. Fra le molte varianti del nome della regina icena vi sono Boudicca, Boudiga, Buduica, Bonduca, Bodicca e il più conosciuto e utilizzato Boadicea. Da studi recenti sembra però che la forma più corretta, anche in base alla giusta pronuncia, sia Boudica. La radice irlandese bua e il termine gallese buddug significano entrambi “vittoria”, mentre l’antico irlandese buadach significa “trionfante”.

2. Cfr. Tacito, Annali, Libro XIV, 30

3. L’unico riferimento a questa antica divinità celtica si trova nella Storia Romana di Dione Cassio e in base ad esso si può dedurre che fosse una dea onorata nei boschi sacri, nei nemeton, nelle radure, e che venisse invocata prima delle grandi battaglie perché concedesse protezione e vittoria. Il suo nome sembra derivare da an-dreisid, composto dal verbo medio irlandese dreisid, ovvero “abbattere”, “violare”, “spezzare”, e dal prefisso negativo an, a significare “imbattuta”, “inviolata”. Andraste è dunque “la vittoriosa” poiché è “colei che è invincibile, inviolabile”, “colei che non può essere sottomessa, domata, spezzata, schiavizzata”.
Nel discorso attribuito da Dione Cassio a Boudica, la regina si appella ad Andraste “da donna a donna” (Cfr. Della Istoria Romana, pag. 59) quasi a richiamare un’identità sacra fra le due o a rinforzare il legame femminile fra la donna e la dea, fra la sacerdotessa-guerriera e la fiera divinità che la guida e la protegge in battaglia.
In riferimento alla pratica divinatoria compiuta dalla regina nel boschetto sacro, nella quale viene lasciato correre un leprotto per trarre auspici favorevoli o contrari, alcuni autori moderni, forse a seguito di un fraintendimento o di una interpretazione azzardata, hanno voluto affermare un legame fra Andraste e la lepre. Tuttavia, il testo storico non riferisce di alcuna reale comunanza o identificazione fra le due.

4. Cfr. Dione Cassio, Della Istoria Romana, vol. IV, pag. 51-62

5. Cfr. Tacito, Annali, Libro XIV, 32

6. Ibidem, 35


Fonti

Annali, Tacito. Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1995
Vita di Agricola, Tacito. Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1995
Della Istoria Romana, Dione Cassio Cocceiano, a cura di Luigi Bossi, dalla tipografia dei Fratelli Sonzogno, Milano, 1823
Storia Romana, Dione Cassio Cocceiano, vol. IV, a cura di G. Norcio, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 1996
Celtic Culture: A Historical Encyclopedia, vol. 1-2, a cura di John T. Koch, ABC-CLIO, Santa Barbara, 2006
Boudica: Iron Age Warrior Queen, Richard Hingley e Christina Unwin, Bloomsbury Academic, 2006
The Isles of Many Gods, Sorita d'Este e David Rankine, Avalonia, London, 2007
Figure di Donna nei miti e nelle leggende, Patricia Monaghan. Edizioni Red, Milano, 2004
Boudicca: A Mother’s Revenge, http://ancienthistory.about.com/library/weekly/aa051098.htm
Boudicca, http://womenshistory.about.com/od/boudicca/p/boudicca.htm
Encyclopedia Britannica, Vol. II

Immagine 1: The Wind from Hastings, di Luis Royo
Immagine 2: Boadicea ritratta su una vetrata della Colchester Town Hall, Essex, Inghilterra


Articolo scritto da Violet ed Elke. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso delle autrici e senza citare la fonte.



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Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da ValerieLeFay 05 Mag 2007 - 20:27
(Info utente | Invia il messaggio)
Ma che brave stelle! L'ho appena letto e mi è piaciuto tantissimo, adoro queste figure di donne forti, indipendenti, piene di ardore.
E avete reso Boudicca benissimo.
Elke, sono sicura che diventerai sempre più brava :) e Violet è bravissima come sempre.

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Gwydion 06 Mag 2007 - 11:39
(Info utente | Invia il messaggio)
Complimenti. È davvero scritto bene.

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Twilight 07 Mag 2007 - 13:26
(Info utente | Invia il messaggio) http://crepuscolooscuro.splinder.com)
Caspita, complimenti! E' davvero un bellissimo articolo!
Siete state veramente brave...
Un bacio grande, stelline belle...

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Acqua (waterdepth@yahoo.it) 02 Ago 2007 - 16:01
(Info utente | Invia il messaggio)
Ogni volta che incontro la sua storia mi viene la pelle d'oca. Gloria e Onore al suo spirito nei secoli! Bellissimo articolo ragazze.. come sempre.. ;)

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 31 Ago 2007 - 11:50
(Info utente | Invia il messaggio)
larticolo l'ho letto senza riprendere fiato, con i brividi sulla pelle e il cuore che pulsava furioso nel petto! Che donna meravigliosa, che splendido esempio! un lavoro encomiabile, grazie sorelle!

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Morgana... 16 Set 2009 - 00:22
(Info utente | Invia il messaggio)
Articolo stupendo *.*.
Anche a me vengono i brividi quando leggo la storia di Boudica. è una figura che ammiro molto e prendo come esempio. La sua forza, il suo coraggio, il suo amore per la libertà e per non perdere le proprie tradizioni restando appunto se stessi, liberi, senza paura ma con orgoglio di ciò che si è senza temere niente..Non ho parole davvero. E siete state davvero brave a scrivere questo articolo.
Alla fine lo sforzo di Boudica è valso a qualcosa. Perchè la sua determinazione è fonte di ispirazione per tutte noi nei momenti in cui ci sentiamo deboli, violate.
Boudica non ha perso contro i romani..Ma ha vinto trasmettendo a noi la sua forza.

Re: La rivolta della Regina Boudicca e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Danae 12 Gen 2010 - 22:54
(Info utente | Invia il messaggio)
La testimonianza di Tacito è molto significativa, anche se è difficile trovarla sempre sui manuali di letteratura latina. "La Dea della Guerra" è stato per me fonte di ispirazione.. ho quasi sentito la sofferenza della Regina.. e ancora la porto dentro sempre, per ricordare e farmi forza.

Re: La rivolta della regina Boudica e la distruzione dell'isola di Mona (Punti: 1)
da Mauro 02 Dic 2014 - 21:33
(Info utente | Invia il messaggio)
Proprio due giorni fa ho visto un meraviglioso sevizio sull'invasione romana in Britannia.
Gran parte del programma era basato sulla storia di Boudicca, una donna meravigliosa.
Probabilmente la prima ad unificare le tribù celtiche. Riconosciuta per questo come la prima regina di quella che oggi è la Gran Bretagna.
Da due giorni non faccio altro che cercare notizie su di lei..
Manda Scott ha scritto quattro libri su di lei, romanzati ma molto fedeli alla realtà.



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