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Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco
Mercoledì, 14 Marzo 2007 - 22:54 - 14702 Letture
Archetipi Oh guida degli astri dall’alito di fiamma, che i riti notturni presiedi, figlio di Zeus, mostrati, potente, insieme alle Tiadi che ebbre ti seguono, e intera la notte danzando delirano.
Antigone

In alto agita il tirso.
Sciogliendo i capelli, donandoli alla foga del vento.
Reclina il capo. Si abbandona.
Le sue membra, coperte da una pelle di capriolo, iniziano la danza. Ed è priva di schemi, gioia traboccante, ansito di libertà nel quale il suo corpo si dischiude bramando il divino. Ed irrompe Dioniso.
Perché nella sfrenatezza è Lui che Lei cerca.
Dioniso lo sbranatore di carne cruda, il furente, la grazia dei mortali, il benefattore, il liberatore. Terrore e gioia.
E’ Lui che la possiede e nell’estatica danza rapisce il suo spirito.
E’ Lui che Lei desidera.
Lei.
La Menade.

Il suo nome esprime parte della sua natura. L’invasata. Ma è conosciuta anche come Tiade (dal greco Thyella), poiché è vento tempestoso che tutto travolge.
Ma essa non danza sola. Menadi sono tutte le sue compagne, Tiaso viene denominata la loro unione di donne libere, sacerdotesse celebranti.
Lo scopo dei loro riti è l’estasi, l’uscire da se stesse per permettere che il Dio le colmi entrando in loro. Ciò che viene chiamato entusiasmo. Non cercano altro, poiché premio più ambito non esiste. Conoscere il divino, protendere le braccia verso di esso ed esserne avvolte.
E ciò non avviene mediante l’uso del vino, la bevanda sacra ed inebriante cara a colui che esse onorano. L’estasi deriva dalla profonda conoscenza che esse hanno dei misteri, dal contatto profondo che hanno con Dioniso, loro, donne, sue predilette, le più vicine a lui per impeto e natura. La loro conoscenza femminile arcaica che le rende inestricabilmente legate alla fertilità, alla generazione, al nutrimento, alla distruzione ed alla rigenerazione fa fremere il loro corpo permettendo il risveglio.
E sprofondano in un mondo arcano, la loro coscienza si amplia, le consuetudini sociali si spezzano, l’unità primigenia tra l’umano ed il divino fiorisce tramite loro.
E’ il Dio stesso che fa accadere questo. Il legame che li unisce. Poiché le Menadi incarnano la Dea della vita e della morte, la nutrice della vita e la sua stessa distruttrice, la divoratrice.
Loro sono le sacre ninfe che accudirono Dioniso bambino.
Ed ecco un altro nome che le designa. Poiché ninfe non sono solo creature mitologiche, ma vengono così chiamate anche le ragazze pronte al matrimonio. Ed il loro unico vincolo è col Dio stesso, colui che loro crescono, risvegliano con canti, per diventarne il corteo.
Ed allo stesso tempo, nei loro riti notturni sulle montagne, alla luce delle torce, al suono del flauto e del timpano, loro distruggono ciò che hanno nutrito e creato, sbranano il capretto con le loro nude mani, ne mangiano la carne cruda, ne bevono il caldo sangue.
Praticano l’omofagia. Tramite essa, loro incorporano la forza che era stata dell’animale ucciso, che solitamente rappresenta Dioniso stesso. Mangiando l’animale, si nutrono di Dioniso.
Inscenano il fato di Dioniso. Colui che caccia e colui che viene cacciato.
E nemmeno a questo loro sono immuni.
Narra infatti l’Iliade che Licurgo, figlio di Driante, cacciò le sacre nutrici del Dio e Dioniso stesso dai campi di Nisa. Le menadi, colpite dalle armi degli inseguitori scapparono, abbandonando sul terreno i loro tirsi sacri, e coloro che non riuscirono a fuggire furono tutte barbaramente uccise, mentre Dioniso trovava rifugio nelle profondità marine al cospetto della divina Teti.
Ed in memoria di ciò, durante le festività chiamate Agronie alcune Menadi venivano inseguite da un sacerdote armato di spada, e coloro che non riuscivano a trovare riparo venivano uccise, in modo freddo e spietato.
Tale era il mito che riviveva, tale il destino che attendeva alcune donne, lo stesso destino del Dio. Poiché loro sono con lui nella gioia così come nel dolore.
Esse sono con lui nella follia, che altro non è se non un atto di possessione.
E la possessione, secondo i greci, è il modo primario della conoscenza. Una conoscenza non razionale, derivata direttamente dal divino.
Esse non erano rapite solo da Dioniso. Altresì erano rapite dalle ninfe. Erano Nympholēptos. La possessione delle ninfe è identica alla possessione Dionisiaca, essa è caratterizzata dalla felicità. Dall’ebbrezza derivante dalla consapevolezza che l’ispirazione avviene tramite un essere divino, felicità per la consapevolezza che questa divina essenza può essere esperita, può essere conosciuta.
Ed è fulminea. Così come fulmineamente appare Dioniso, fulmineamente rapiscono le ninfe.
Le Menadi, in quanto iniziate, sapevano bene che la vita mentale è abitata da potenze che la controllano. Loro potevano riconoscere queste potenze nei loro gesti, nelle loro parole, nelle loro emozioni. Quando si accentuava l’intensità di esse loro sapevano che un Dio agiva tramite loro. Le Menadi diventavano ninfe, ed in questo modo contattavano ed esperivano Dioniso.
E la conoscenza ninfica, così come la conoscenza dionisiaca, è un tutt’uno con la mantica.
Dioniso viene onorato a Delfi insieme ad Apollo ed alcuni sostengono che la sua tomba sia nel santuario, proprio sotto lo scranno della sacra pizia.
Tuttavia la prima, vera sovranità delfica era da attribuire ad una ninfa di fonte.
Il suo nome era Telfusa.
Viveva dove in seguito fu costruito il santuario, presso ad una fonte d’acqua avvolta dalle spire del serpente Pitone.
Sempre l’acqua è associata alla divinazione, è l’occhio tramite il quale il futuro emerge, le armonie si mostrano, il mutamento si perpetua.
L’acqua è la ninfa stessa, è lo sguardo stesso di Pitone.
Essi sono tre, ma in realtà sono una cosa sola.
Così come sono uniti Dioniso, le ninfe e le Menadi, che portano serpi tra i capelli, e danzando a ritmo forsennato, perse nell’entusiasmo del Dio vaticinavano il futuro. Il loro spirito era imbevuto di profezia.
Esse avevano la divinità dentro se stesse.
Erano ENTHEOS. Con la divinità dentro.
Erano vergini sacre, la loro anima era inviolata, detestavano Hera e la società che imponeva il matrimonio.
Erano libere di scegliersi il loro compagno, fosse esso per una vita o per un ora soltanto.
Si univano solo a coloro che si avvicinavano a loro con rispetto, accomunato loro dal culto di Dioniso.
Ed allo stesso modo scacciavano selvaggiamente gli uomini che si avvicinassero ai cortei con curiosità, a scopo di spiare e violare il Tiaso.
La sessualità era sacra, Eros, e non Porneios, era altamente venerato.
Ed essa si esprimeva soprattutto tramite la maternità, il nutrimento. Non era l’unione con l’uomo che era importante. Era la conseguenza di ciò.
Euripide ci descrive le Menadi sui monti, intente a far sgorgare col tirso vino dalla terra, acqua dalle rocce, latte e miele dai fiumi.
Ed esse, completamente riunite alla natura selvaggia portavano ai loro seni i neonati dei lupi e dei capretti per allattarli.
Le Menadi furono vergini arcaiche.
Questo stato interiore di completezza e libertà le rendeva capaci di donare sovranità e sacralità.
Questo il loro nutrimento.
Ma ineluttabilmente ciò che dona la vita è anche capace di toglierla, porta con sé il seme del potere opposto. La distruzione, la disgregazione.
Esse sbranano ciò che prima amorevolmente allattavano.
Poiché la via contiene in sé la morte, e la morte contiene sempre in sé la vita, in una danza degli opposti perenne e misteriosa.
Ciò si manifestava in Dioniso come un unico e fluente abbraccio degli opposti, ed allo stesso modo fluiva anche nell’anima delle sue seguaci.
E la distruzione che di primo acchito potrebbe sembrare negatività totale ed aberrante potrebbe invece essere l’unica via per il mantenimento dell’armonia.
Si ritorna dunque alla follia.
Ma cos’è che impedisce alla follia di divenire patologia?
Quale forza agisce?
Essa ha un nome e tale nome è Arianna.
Colei che è la sposa di Dioniso.
Lei, che è la guida all’interno del labirinto, nel centro sacro dell’anima.
Il viaggio estatico ha inizio per cercare Dioniso, e dopo averlo trovato, è per Arianna che si ritorna.
Arianna riconduce, permettendo di trattenere la scintilla divina che con tanto ardore si è trovata.
Arianna mantiene la zona centrale alla quale fare ritorno pura e sacra, in equilibrio perfetto tra puro furore, estasi sublime e quiete profonda.
Perché è in ciò che sono potenti Dioniso e le sue Menadi.
Il loro corteo può essere un frastuono, capace di farti dimenticare di te stesso, perso per sempre nel rumore del caos, nella danza sfrenata, nel movimento incontrollato.
Ma altrettanto terrificante e potente è il loro silenzio, la loro totale stasi, l’essere immobili, silenti, con una luce negli occhi ineguagliabile che esprime furore, orgoglio, libertà,follia.
Arianna è colei che regge il filo, è guida e conduttrice in un eterna spirale di perdizione e ritrovamento di se stessi.
Le Menadi sono folli in Dioniso ed austere in Arianna.
I poli opposti nuovamente collegati, fusi insieme per sempre nel centro perfetto del labirinto.

La danza finisce.
Sdraiata al suolo si deterge il sudore dal corpo.
Libera il tirso dalla sua presa salda.
Raccoglie in ciocche i suoi folti capelli, lascia che il vento che prima li aveva scossi ora carezzi delicatamente il suo corpo.
Un sorriso nasce sulle sue labbra.
E’ stata con Dioniso, l’ha seguito nella sua labirintica danza, ha conosciuto la gioia, ha visto il tormento. Ha unito gli opposti nelle sue mani.
Si è abbandonata alla loro verità.
Sorride.
Sa che ora, per risvegliarli di nuovo, dovrà solo ricominciare a danzare.


Fonti:

Dioniso, Walter Otto. Il Melangolo, Genova, 2002
Le vergini arcaiche, Leda Bearne. Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 2006
La follia che viene dalle ninfe, Roberto Calasso. Adelphi, Milano 2005
Culti misterici nel mondo antico, Marion Giebel. ECIG, Genova, 1993
Le baccanti, Euripide. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli


Articolo scritto da ValerieLeFay. E' vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco | Login/crea un profilo | 7 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.
Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da Violet 14 Mar 2007 - 22:58
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
Questo è in assoluto l'articolo più bello che tu abbia scritto. Perchè non è un articolo, ma una danza sfrenata e quiete che ti ha catturata fin nel profondo e ti ha permesso di creare questa musica divina.
Si direbbe che tu sia stata catturata da Dioniso e che la tua danza sia stata trasformata in parole...
E' inutile farti i complimenti perchè non basterebbero... credo basti anche solo dirti che il Risveglio si percepisce da ciò che hai creato e, come anche tu stessa hai detto, non ti abbandonerà.

Grazie per averci resi partecipi di questo incanto... :-)

Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da )O(scylla)o( 15 Mar 2007 - 01:16
(Info utente | Invia il messaggio)
Grazie per queste parole.
Chiamarle così è riduttivo, sono puro sentire..mi rimbombano sotto la pelle..
Spero di essere presto vittima di altri tuoi "incantesimi"!
:)

Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da Elbereth 16 Mar 2007 - 18:46
(Info utente | Invia il messaggio) http://stregadelvento.splinder.com/)
Concordo in pieno con Violet. E' un articolo stupendo...travolgente, appassionante, interessantissimo! Davvero complimenti Valerie!

Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da akhet 10 Apr 2007 - 10:10
(Info utente | Invia il messaggio)
Sto muovendo, in questo tempio, i primi passi ma volevo ugualmente lasciare il mio commento positivo su questo articolo. Dioniso è sempre stata una divinità che mi ha "presa" dal profondo. Ho letto - e spero di continuare a leggere - molte cose sul suo conto e sul conto di coloro che lo seguivano con "enthusiasmòs".
Grazie, dunque, per questo bell'articolo che mi riporta a tempi lontani ed incantati...

Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 28 Ago 2007 - 15:24
(Info utente | Invia il messaggio)
la gioia e il dolore, la ragione e la follia, in una sola parola l'estasi delle menadi sciolgono il cuore di desiderio e invitano anima e corpo ad alzarsi, ad abbandonare la staticità del quotidiano e ad iniziare a danzare! grazie di questo bellissimo articolo, colpisce dritto al cuore!

Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da olwen73 31 Mar 2009 - 22:01
(Info utente | Invia il messaggio)
mi hai commosso, veramente,
non so cos'altro dire se non che questo è quanto di più bello io abbia mai letto

grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie
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Re: Menadi e Ninfe. Follia e divinazione nel culto dionisiaco. (Punti: 1)
da Danae 11 Mag 2009 - 13:26
(Info utente | Invia il messaggio)
Meraviglioso! Mi ricorda uno dei passi de: "Le nozze di Cadmo e Armonia" di Roberto Calasso che ho studiato per l'esame di mitologia *.*

Grazie ValerieLeFay!



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