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Il Fiore di Persefone
Venerdì, 31 Luglio 2009 - 05:01 - 14147 Letture
Simboli «Giunsero alle correnti d’Oceano e alla Rupe Bianca;
e alle Porte del Sole e tra il popolo dei Sogni
arrivarono: e presto furono nel prato asfodelo,
dove abitan l’ombre, parvenze dei morti

Odissea», XXIV, 11-14.)

Sia nel mondo infero sia nel mondo supero, i due regni fra i quali divide il suo tempo, Persefone, la Sacra, è sempre accompagnata dai fiori. Alle soglie del regno di Hades, dove giungono i defunti dopo avere attraversato un fiume e dopo avere varcato una porta sorvegliata da Cerbero, ondeggiano i prati su cui volteggiano gli spettri. Sono chiamati Campi di Asfodelo («leimôn asphodelon») perché lussureggianti dei fiori grigi sacri a Persefone e ad Hekate, oltre che allo stesso Hades. Il serto di Kore a Rodi era di asfodelo.



Sorpresa mentre era «con le fanciulle dal florido seno, figlie di Oceano», a raccogliere per gioco «rose, croco, e le belle viole, sul tenero prato; e le iridi, e il giacinto, e il narciso», la Dèa «dalle belle caviglie» fu rapita nel mondo infero dal «dio che molti uomini accoglie» (1), e giunse così ai Campi di Asfodelo. Con questo stesso nome, asfodelo, gli antichi poeti francesi e inglesi chiamavano il narciso, il fiore che la Fanciulla stava cogliendo per amore della sua bellezza nel momento stesso in cui la terra si spalancò a consentire il suo ratto.

Come Persefone e le sue compagne divine, fra cui Calipso, coglievano fiori sul prato incantevole, giocando per amore della bellezza, dono della Grande Dèa e di sua madre, Demetra, così nei tempi arcaici le donne giocavano, e al tempo stesso lavoravano, com’era ancora possibile allora, prima che la degenerazione patriarcale spezzasse l’Armonia, provocando una frattura fra gioco e lavoro che ancora oggi ci affligge. Nei prati soleggiati e nei boschi ombrosi esse raccoglievano i doni divini, spontaneamente offerti dalla Natura senza che fosse necessario coltivare, ovvero le piante commestibili ed officinali, e i fiori per le corone e per le ghirlande da indossare nell’eseguire le danze con cui era onorata e ringraziata la Dispensatrice di Frutta per il suo amore e per tali e tanti altri doni. Le musiche e le danze, i canti e i versi tramandati oralmente, ispirati da questo rapporto armonioso, sacri, giocosi e magici al tempo stesso, furono dono della Dèa medesima come frutta e come fiori, accolti e dispensati dalle Donne.

L’immagine della Donna Arcaica che con amore trasforma le piante in alimenti e in farmaci, e i fiori in corone e ghirlande, oppure accudisce il suo giardino, traspare nei versi di «Asphodel, That Greeny Flower», laddove William Carlos Williams osserva ammirato l’amata intenta a curare le piante, in inverno. Subito prima ha ricordato l’arte preistorica in cui è celebrata la caccia: erano fiori «i lillà, di uomini che lasciarono le loro tracce, alle luce delle fiaccole, rituali di caccia, sulle pareti delle grotte preistoriche sui Pirenei» (2). Questo accostamento, attraverso i fiori e l’arte, fra i cacciatori antichi e l’amata del poeta, conferma e rafforza l’affinità fra quest’ultima e le Donne Arcaiche, rivelata dall’amore e dalla cura per le piante. Nella società primeva, infatti, la caccia era l’attività maschile corrispondente alla raccolta, affidata appunto alle Donne.

Proprio nel momento in cui osserva l’amata dedicarsi ai fiori, il poeta percepisce intensamente l’amore che ella dona anche a lui: «Mi hai perdonato, rendendomi nuovo» (3). L’amore ha il potere del perdono, capace di disfare ciò che è stato fatto. Così ella appare agli occhi di lui simile ad un fiore, perché nelle donne consapevoli ritorna il potere antico di raccogliere, custodire e dispensare i doni della Dèa, come Persefone i fiori sul prato incantevole.

Attraverso la fiducia nel perdono dell’amore umano, che in quanto rinnovamento evoca la rigenerazione attraverso la trasformazione, la poesia allude dunque al potere di rigenerare e di riportare alla vita, cioè di trasformare, che la Dèa, Ctonia della Terra, dona alla Donna divenuta consapevole di averla in sé. Nell’accudire i fiori in inverno, preparandone la rinascita e la nuova fioritura, ella può essere simile a Persefone. In sintonia con i ritmi della Luna e della Natura, custodisce il numinoso che è in lei e il potere della rinascita: il potere di guarire ogni forma di sterilità.

Anticamente, il potere di guarigione e di trasformazione ispirato dalla Dèa alle dispensatrici dei suoi doni non operava soltanto attraverso frutta, semplici e fiori, bensì anche attraverso canti, musiche, danze, in cui si rifletteva la bellezza dell’Armonia, della Natura, della Dèa. Erano fiori i doni della Salvatrice, di fiori si ornavano i canti e le danze, fiori erano raffigurati nelle pitture rupestri, e fiori accudisce la Donna, e di tutto ciò, dell’Armonia, dei doni, dell’arte, possono essere simbolo i fiori stessi: «Non sono forse i fatti fiori, e i fiori fatti, o le poesie fiori, o tutte le opere dell’immaginazione, intercambiabili? Ciò dimostra che l’amore li governa tutti» (4). E i fiori, come le margherite e le viole, ricordate in «Asphodel» e nell’«Inno a Demetra», annunciano il ritorno della primavera, cioè della rigenerazione e della rinascita.

Anche nei versi con cui si conclude «Shadows», un’altra poesia di Williams, il rinnovamento e la trasformazione sono associati all’arte e ai fiori: «L’istante, per quanto triviale, è tutto ciò che abbiamo, a meno che… A meno che ciò di cui l’immaginazione si nutre, il profumo della rosa, ci meravigli di nuovo» (5). Questi versi sono ripresi dall’autore nella conclusione del poema «Paterson», in cui, dopo avere evocato le danze femminili nel bosco, le quali ricordano le danze delle Donne Arcaiche, afferma che tutto ciò che conosciamo è la misura, il ritmo, il ritmo della danza e del canto, a meno che il profumo della rosa non ci meravigli di nuovo, a meno che la contemplazione del fiore, dono della Natura e della Dèa, o la danza, o la musica e il canto, oppure il verso poetico, o il testo ispirato, non producano un cambiamento dentro di noi, trasformandoci e rinnovandoci, permettendoci di vedere e di sentire ciò che l’illusione del Mondo Vuoto nasconde, ossia l’Armonia in cui vivevano le antiche dispensatrici di doni che danzavano nel bosco, coronate di fiori, dono della Dèa e simbolo di arte ispirata.

«Ma i fiori sanno almeno questo, che non è primavera, e saranno fieri soltanto nella stagione adeguata.» (6) Analogamente non vi è motivo di essere fieri se si vive nella desolazione perenne del Mondo Vuoto, simulacro di vita molto peggiore della morte, in cui ci si consuma nell’illusione del tempo, equivalente alla stagione di sterilità che Demetra impose alla Natura durante l’assenza della figlia, nonché ai periodi di devastazione interiore in cui si può sprofondare, e talvolta rimanere, senza giungere a nuova fioritura, senza poter rinascere. Soltanto nella rinascita, soltanto nella vita che segue i ritmi naturali, soltanto nella primavera, soltanto al ritorno di Persefone, si potrebbe essere davvero vivi, e fieri di essere vivi.

Eppure camminano fieri per le vie guaste del Mondo Vuoto i complici e gli schiavi del Nulla, inconsapevoli della loro condizione, ignari di qualsiasi possibilità di rinascita, ottusi, morti, orgogliosi della loro vacuità e della loro sterilità, fra le grigie distese di cemento e di asfalto che sostituirono i grigi prati di asfodeli quando la Dèa si era ormai allontanata dall’orrore che essi, allontanandosi da lei, avevano creato.

L’umile asfodelo può crescere soltanto fra i pochi che sono ancora come fiori, ovvero consapevoli delle stagioni e della loro condizione: un fiore è la loro volontà di accostarsi alla Dèa e al suo amore. Quella che nella margherita, nella viola e nel narciso incanta Persefone, e può essere da lei donata, è la bellezza dilettevole, cioè colta per gioco, e l’asfodelo la condivide. «Ho invocato il fiore, che, sebbene fragile, dopo l’asprezza dell’inverno ritorna a dilettarci. L’asfodelo, credevano gli antichi, a dispetto degli inferi era un tale fiore.» (7) Ma soprattutto esso è il fiore che persino nel mondo infero ritorna a primavera, come ritorna sulla Terra Persefone a portare la rinascita.

Sebbene si usasse piantarlo presso le tombe come cibo per i defunti, l’asfodelo non era associato esclusivamente alla morte. Era anche alimento e ornamento agli altari, come ricorda Momolina Marconi in un saggio bellissimo sui Campi di Asfodelo. Antichissimo, ha radice commestibile, fiorisce in primavera con infiorescenza a forma di spiga, analoga a quella del grano di Demetra, ed è ricco di frutti. Se è il fiore della morte, è anche il fiore della rinascita. Per questo fiorisce nei prati alle soglie dell’Ade, per questo è il fiore di Persefone, per questo ritorna più volte nel corso del tempo, cantato nei versi e studiato nei saggi.

Che siano testi, danze, canti, dipinti, sculture, esistono opere simili a fiori di asfodelo, curate e colte nel Giardino che simboleggia Terra e Altrove, aspetti della Madre, come doni divini alle Donne che per avere riconosciuto in se stesse la Dèa e per averne ricevuto l’Amore, possono dispensarne i doni. In Sogno esse si recano oltre il fiume infero, al Campo di Asfodeli, dove la Salvatrice, immobile fra i fiori grigi, sembra sorridere in silenzio, in attesa di donare oblio, oppure forza e consapevolezza. Il silenzio del prato incantevole è quello che al fermarsi del tempo accompagna la contemplazione degli scogli e dell’oceano nel fragore del vento, della risacca e dei gabbiani, oppure dei fiori nell’ombra del bosco, o fra luce ed ombra sui prati, nel vento, con le cornacchie. Colme di questo silenzio, partecipi di questa musica, esse si addentrano nel campo grigio a cogliere spighe e fiori, sotto lo sguardo enigmatico della Dèa bellissima. In seguito, nella veglia, li offrono come doni, e coloro che li ricevono ne sono trasformati. Dentro di loro qualcosa spontaneamente, naturalmente, cambia, permettendo d’intravedere fra le ombre interiori e nelle tenebre del Mondo Vuoto almeno alcuni dei sentieri che conducono alla rinascita e all’Armonia.

Allora ai loro occhi non appaiono più simili a prima le distese di asfodeli inargentate dalla Luna, le violette all’ombra del bosco all’inizio di primavera: questi e tutti gli altri fiori appaiono come doni della Dèa, e luminosi come quelli delle Donne Arcaiche appaiono gli occhi delle Donne che possono raccogliere e donare i fiori dell’Aldilà.

Simili alle fiaccole di Hekate, gli asfodeli ci guidano alla Dèa che li ha donati, forse la più grande, la Dèa del riposo. Prima che giunga l’ora di varcare il fiume e di camminare per quei prati grigi fino ad incontrarla e lasciarsene di nuovo guidare, il viaggio di Persefone dai fiori ai fiori può essere anche il nostro, sia dentro di noi, sia da qui ad Altrove, e come Kore nella sua discesa fu sola e nella sua risalita fu accompagnata dalla Madre, così la Donna può essere accompagnata dalla Sorella, o dall’Amica, o dall’Amata, e forse gli uomini degni possono essere guidati dalle Donne, come un tempo accadeva. Forse per alcuni è possibile persino incontrarsi, riconoscersi reciprocamente e percorrere insieme il sentiero alla ricerca di fiori, prima di restare soli fra i fiori grigi, nel grigio silenzio, dinanzi alla Dèa, che offre un asfodelo.




Note:

Le citazioni sono tratte da «Inno a Demetra», «Asphodel, That Greeny Flower» e «Shadows». Gli adattamenti dei versi di W.C. Williams sono miei.

1. «Inno a Demetra», 2-9.

2. «Or the lilacs
of men who left their marks,
by torchlight,
rituals of the hunt,
on the walls
of prehistoric
caves in the Pyrenees—»

3. «You have forgiven me
making me new again.»

4. «Are facts not flowers
and flowers facts
or poems flowers
or all works of the imagination,
interchangeable?
Which proves
that love
rules them all […].»

5. «The instant
trivial as it is
is all we have
unless—unless
things the imagination feeds upon,
the scent of the rose,
startle us anew.»

6. «But the flowers
know at least this much,
that it is not spring
and will be proud only
in the proper season.»

7. «I have invoked the flower
in that
frail as it is
after winter’s harshness
it comes again
to delect us.
Asphodel, the ancients believed,
in hell’s despite
was such a flower.»


Fonti

«Asphodel», <http://www.factbites.com/topics/Asphodel>
«Hades, Land of the Dead», <http://www.theoi.com/Kosmos/Haides.html>
«Inno a Demetra», in «Inni omerici» (a cura di Filippo Cassola), Milano, Mondadori, 1994.
Louis, Margot K., «Persephone Rises, 1860-1927: Mythography, Gender, and the Creation of a New Spirituality», Burlington (Vermont), Ashgate, 2009.
Marconi, Momolina, «Gli asfodeli alle soglie dell’Ade», in «Da Circe a Morgana: scritti di Momolina Marconi» (a cura di Anna De Nardis), Roma, Venexia, 2009, pp. 120-124.
Omero, «Odissea» (traduzione di Rosa Calzecchi Onesti), Torino, Einaudi, 1977.
«The Oxford Book of Greek Verse in Translation», a cura di T.F. Higham e C.M. Bowra, Oxford, At the Clarendon Press, 1958.
Spretnak, Charlene, «Lost Goddesses of Early Greece: A Collection of Pre-Hellenic Myths», Boston, Beacon Press, 2005.
Williams, William Carlos, «Asphodel: That Greeny Flower» e «Shadows», in «Journey To Love» (1955), in «The Collected Poems of William Carlos Williams, Volume II, 1939-1962» (a cura di Christopher MacGowan), New York, New Directions, 2001.
Williams, William Carlos, «Paterson» (a cura di Christopher MacGowan), New York, New Directions, 1995.


A Violet per i suoi doni.


Articolo scritto da Alessandro Zabini. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autore e senza citare la fonte.

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Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da Danae 31 Lug 2009 - 13:43
(Info utente | Invia il messaggio)
Scritto degno di un cavaliere, davvero. Sei il primo uomo che ha saputo incantare i miei sensi grazie ad una conoscenza particolare sulla Dea di tutti noi..
Grazie ^__^

Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da hex 31 Lug 2009 - 13:57
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.lemieradici.splinder.com)
Non esistono parole capaci di lodare questa creatura.
Solo chi è stato toccato dalla mano della Dea,
può essere capace di cogliere la bellezza della natura, lodandola con tanto amore.
L'armonia e la sensibilità con cui, le mani hanno fatto da tramite ad un'anima leggera, colma d'amore, ha dato il suo frutto.
Non può che essere un frutto meraviglioso questo scritto,
avvolto dalla bellezza dell'armonia della Madre.
Grazie Alessandro
hex


Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da Violet 31 Lug 2009 - 16:13
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
Nel grigio "prato incantevole", hai colto un asfodelo e hai saputo narrarne la bellezza, forse ti è stato donato da Persefone, perchè ne cantassi il ricordo antico, dimenticato nei campi dell'oblio.
Con immensa delicatezza hai creato questa piccola grande magia, e non posso che essere felice di averla letta, e felice di rileggerla ancora più e più volte.
Grazie per questo tuo dono.

Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da LaZiaArtemisia 01 Ago 2009 - 22:06
(Info utente | Invia il messaggio)
Hai reso in parole tanti pensieri che mi accompagnano da tempo. Mi ha molto emozionato il tuo modo di vedere la Cura, dono femminile, che in piccola parte mi appartiene, e che non avevo mai tentato di descrivere. Scrivi ancora queste meraviglie, Alessandro..

Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da Tana81 07 Ago 2009 - 14:51
(Info utente | Invia il messaggio)
Grazie Alessandro per avermi incantato... ora di una nuova luce saranno colmi i miei pensieri mentre canterò alla Dea, una nuova conoscenza tramandata con tanto amore e dolcezza non puo' che restare nel cuore, come il pezzo prezioso di un puzzle, quello dell'antica conoscenza, quello dell'arcaica Armonia, che ogni giorno con impegno ognuno di noi, figli della Natura, cerchiamo e riscopriamo.
Grazie...

Re: Il Fiore di Persefone (Punti: 1)
da Acqua 17 Set 2009 - 16:09
(Info utente | Invia il messaggio)
Mi sono incantata davvero... bellissimo e profondo.
Grazie di cuore Alessandro!



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