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Il Tempio della Ninfa

LE DAME DEL LAGO: Enide
Giovedì, 24 Gennaio 2008 - 03:51 - 15259 Letture
Avalon Breve introduzione alle Dame del Lago

Enide, la Buona Conduttrice

Invero, ella era nata per essere contemplata, ché in lei ci si poteva rimirare come in uno specchio.
Chrétien de Troyes, Erec ed Enide

Luminosa come un raggio di sole, nivea come la luna, Enide è la Dama del Lago che può rappresentare emblematicamente la festa del Solstizio d’Estate, il momento del Ciclo in cui la luce trionfa sulle tenebre.




Come nobile e bellissima sposa, ella appare in due versioni molto simili della stessa vicenda, l’una appartenente alla letteratura gallese dei Mabinogion ed intitolata Gereint ed Enid, l’altra sviluppata più minuziosamente dal poeta francese Chrétien de Troyes e chiamata Erec ed Enide.
Le due opere, redatte fra XII e XIII secolo d.C., derivano indubbiamente da un’unica fonte originaria dai chiari tratti celtici, purtroppo andata perduta, e nonostante sia difficile determinare quale delle due sia nata prima, è probabile che la più antica sia quella gallese, per la presenza di particolari più rudi e vicini alla cultura d’origine.
Secondo la versione narrata da Chrétien, più ricca di dettagli riguardanti la divina Enide, la storia ha inizio alla corte di Artù, nel giorno di Pasqua.
Terminata la riunione con i suoi Cavalieri, il Re annuncia che intende restaurare l’antica tradizione della Caccia al Cervo Bianco, un esemplare che per la grandiosa regalità suole aggirarsi solitario nella foresta, senza mai accompagnarsi ad altri animali. Secondo questa tradizione, colui che riesce a catturare il Cervo e ad ucciderlo, otterrà il bacio della più bella dama della corte, a dispetto di tutte le altre. Ser Galvano, avverte il re che la reintegrazione di questa usanza potrebbe creare malcontenti e gelosie, battaglie addirittura, ma Artù non intende ascoltare consiglio. La sua parola non ammette obiezioni.
La mattina della Caccia, il Re e i Cavalieri partono all’inseguimento del Cervo Bianco e si addentrano nel fitto della foresta. In disparte, la Regina Ginevra cavalca lieta sul suo palafreno, accompagnata da una bella damigella e dal più valente tra i giovani Cavalieri di Artù, Erec figlio di Re Lac d’Estregalles. Durante una breve sosta in una radura, la Regina vede giungere al galoppo un uomo dalla magnifica armatura insieme ad una dama e ad un nano, i quali proseguono per la loro strada. Desiderando conoscerne i nomi, Ginevra invia loro la sua ancella perché glieli chieda. Come risposta, però, il nano colpisce violentemente il volto della fanciulla con la frusta, offendendola gravemente e, con lei, la Regina stessa. A tale vista Erec decide di vendicare l’oltraggio subito dalle donne ma, non avendo portato con sé le sue armi, si appresta ad inseguire silenziosamente la piccola compagnia, attendendo il momento propizio per dichiarare battaglia al misterioso cavaliere.
Guidato dai tre viaggiatori in un borgo, dove si stanno svolgendo grandi festeggiamenti, fiere e banchetti, Erec li osserva prendere alloggio e procede lungo la via per cercare un luogo in cui trascorrere la notte. Un nobile e canuto valvassore acconsente calorosamente ad ospitare il giovane e, facendolo accomodare, gli presenta la sua splendida figlia: Enide è il suo nome e, nonostante gli abiti logori che la severa povertà non le permette di sostituire, ella è bella tanto da non potersi dire. Come narra Chrétien, “i capelli dorati e splendenti di Isotta la Bionda non erano nulla al confronto dei suoi: la fronte e il viso erano più chiari e bianchi del fiore del giglio; la carnagione meravigliosamente esaltata da un fresco colore vermiglio di cui Natura le aveva fatto dono per dar risalto allo splendore del viso. Gli occhi diffondevano tanta luce da sembrare due stelle; mai Dio seppe meglio disegnare un naso, una bocca, degli occhi. (…) Invero, ella era nata per essere contemplata, ché in lei ci si poteva rimirare come in uno specchio.”*
Dinnanzi a tale bellezza, Erec prova subito un dolce colpo al cuore, poiché le fattezze della giovane sono così nobili e gentili che mai egli ne vide di eguali.
L’ospitante spiega quindi al giovane che l’indomani avrà luogo nel borgo una gara, motivo per cui sono in atto festa e baldoria. La più bella fanciulla avrà diritto a ricevere in dono uno Sparviero, ed è proprio per rivendicare tale animale per la sua dama che lo sconosciuto cavaliere è giunto al villaggio.
Erec, abbagliato dalla luminosità di Enide, decide di partecipare al Gioco e, l’indomani, omaggia lei dello Sparviero. Tale gesto provoca il risentimento dell’avversario e la battaglia tra i due valent’uomini, ma è Erec ad uscirne vincitore e, col permesso del padre della fanciulla, torna con lei al castello di Artù, poiché desidera farne la sua sposa.
Intanto, a Corte, Artù ha catturato il Cervo Bianco, ma grazie al consiglio di Ginevra, attende il ritorno di Erec per donare il bacio alla più bella. Erec giunge recando con sé la divina Enide e Ginevra la priva amorevolmente delle vesti lise, donandole uno dei suoi abiti più belli. Di fronte al suo splendore, simile solo a quello delle fate dell’Altromondo, tutta la Corte acconsente senza alcuna obiezione a proclamare lei come la più nobile e splendida dama. Così Artù non attende oltre e, cortesemente, bacia la dolce Enide, promettendole amore, rispetto e fedeltà.
Avvenuta la cerimonia della Caccia al Cervo Bianco e del bacio alla dama più nobile, Erec e Enide uniscono le loro mani ed i loro cuori in matrimonio. Il loro amore è tanto grande che presto Erec perde l’interesse per l’avventura, per i tornei e le battaglie, poiché ama intrattenersi soltanto con la sua amata, ma questo suo atteggiamento attira su di lui il malcontento della corte, la quale lo biasima per essere diventato un imbelle. La fanciulla, profondamente colpita dal volgersi degli eventi, trattiene a stento la sua sofferenza e una notte si abbandona alle lacrime, maledicendo se stessa per la sventura capitata al suo dolce sposo. Erec, svegliato dai fievoli lamenti dell’amata, ascolta parte di ciò che ella sussurra, credendo di non essere udita, e, preoccupato, le chiede per quale motivo ella si dolga in quel modo. Enide racconta quindi che cosa si mormori di lui e quanto ella terribilmente ne soffra, e gli dice che occorre che egli prenda svelto una decisione per recuperare l’onore perduto. A tali parole il giovane invita la compagna ad alzarsi immediatamente, ad indossare il suo abito più bello e a partire con lui in cerca di avventure, poiché il suo orgoglio è gravemente offeso da ciò che egli ha dovuto intendere.
Enide, seppur disperata per tema d’essere ripudiata dal suo amore, acconsente di buon grado e accetta ciò che il cavaliere le ordina di fare: d’ora in poi ella viaggerà innanzi a lui, tenendosi bene a debita distanza, e mai dovrà rivolgergli la parola, qualunque cosa possa vedere o sentire, poiché potrà parlare soltanto quando sarà interpellata.
Così inizia il duro viaggio di Enide ed Erec, ma nonostante gli ordini del giovane, la nobile fanciulla mai tace di fronte ai pericoli che vede giungere coi propri occhi, perché il suo amore per il compagno è grande ed ella ne teme la morte.
Durante il viaggio, Enide, per ben due volte, viene oltraggiata da uomini che desiderano prenderla con la forza, uno dei quali, in risposta ai suoi insistenti rifiuti, la colpisce violentemente al volto. La Dama, a tale violenza, urla talmente forte che la terra pare tremare, ed è tale urlo che riporta Erec alla vita, poiché egli, colpito duramente in battaglia, era apparentemente morto.
Immediatamente dopo il suo risveglio, Erec uccide colui che così ingiustamente aveva offeso la Donna e i due amanti si riconciliano teneramente, ritrovando la pace e l’armonia e riprendendo il lungo viaggio.
Giunti in una misteriosa roccaforte di nome Brandigan, Erec deve ora affrontare la sua prova più ardua.
Senza dare ascolto agli ammonimenti del sovrano del castello, Evrain, il cavaliere decide di partecipare al gioco periglioso chiamato Gioia della Corte e viene condotto all’ingresso di un verziere incantato. Questo “non era cinto né da un muro né da uno steccato, ma solo dall’aria, che circondava interamente il giardino per negromanzia, sì che non vi si poteva entrare che per un unico accesso, proprio come se fosse stato cinto da un’inferriata. Vi maturavano fiori e frutti sia d’inverno che d’estate che, per incantesimo, si lasciavano mangiare solo là dentro, e non permettevano che li si portasse fuori. (…) Inoltre, non vi era uccello che voli sotto il cielo e che con il suo canto affascini e diletti e rallegri l’uomo di cui in quel giardino non si potesse udire la melodia; e ve n’erano in gran numero e di diverse specie. E la terra, per tutta la sua estensione, non produce pianta o spezia medicinale tale da guarire qualunque malattia, che non attecchisse in quel verziere, e non vi crescesse in grande quantità.”**
Il perimetro del giardino è delimitato da molti pali conficcati nel terreno, sui quali sono infilzate le teste di coloro che hanno precedentemente fallito la prova. L’ultimo palo, su cui è appeso un grande corno, è vuoto e attende d’essere riempito come gli altri, in questo caso con la testa dello stesso Erec nel qual caso non riuscisse nell’impresa; ma il giovane, per nulla intimorito, vuole ugualmente partecipare al gioco perché “non desidera altro che la Gioia”. Così, con passo sicuro, si incammina oltre la soglia del magico verziere.
Percorrendo uno splendido sentiero verdeggiante, egli giunge al centro del boschetto e vi trova una Dama seduta su un grande letto d’argento. Ella è così bella che Erec le si siede accanto, poiché desidera ammirarla meglio. Nello stesso istante, giunge al galoppo un Cavaliere dalle armi vermiglie, tanto alto e bello da non temere eguali. Questi, rimproverando Erec d’essersi seduto accanto alla sua Dama, lo sfida in una terribile battaglia all’ultimo sangue che, con grande fatica, Erec riesce tuttavia a vincere, concedendo volentieri mercè al valoroso avversario e ascoltando poi la sua storia: Maboagrain, questo è il suo nome, profondamente amato dalla Donna del letto d’argento ed a sua volta innamorato di lei, le promise di realizzare il suo desiderio, ovvero restare nel verziere combattendo per lei sino al momento in cui un uomo più abile di lui fosse riuscito a sconfiggerlo, liberandolo dalla “prigionia”. Quell’uomo è indubbiamente Erec e la sua vittoria è proclamata dal forte suono del corno, che egli stesso impugna e fa vibrare nell’aria con tutta la forza dei suoi polmoni.
Al grido del corno tutta la Corte esulta e viene pervasa dalla più grande Gioia mai esistita sulla Terra, poiché la prigionia del cavaliere è terminata, è giunta la fine del gioco periglioso e tutti trovano riconciliazione ed amore.
Enide, felice per la vittoria del suo amato, raggiunge la Dama del giardino e la consola per il suo profondo dolore, poiché ella crede che ora il suo cavaliere la abbandonerà. Le due donne, discorrendo, scoprono allora di essere cugine e, lasciando svanire ogni rammarico per la gioia d’essersi ritrovate, raccontano l’una all’altra le loro rispettive storie.
Consapevole della fine del suo lungo e pericoloso viaggio, Enide dichiara quindi che il suo signore “è cavaliere tanto valente che non se ne potrebbe trovare uno migliore. Ora non c’è più bisogno di mettere alla prova la sua bontà e il suo coraggio.”***
Al termine dei festeggiamenti, Erec torna alla corte di Artù e qui, dopo qualche tempo, riceve la notizia della morte di suo padre.
Nel passo finale della storia, il giovane cavaliere riceve quindi la sua ricca eredità e viene incoronato Re. Al suo fianco splende la bellissima consorte, ora nelle vesti di grande Regina.

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LE DAME DEL LAGO: Enide | Login/crea un profilo | 8 Commenti
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Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da FalcoPellegrino (falconscente@libero.it) 24 Gen 2008 - 09:59
(Info utente | Invia il messaggio)
Semplicemente spelndido! La versione che conoscevo io della caccia al cervo bianco non metteva in evidenza i valori simbolici della figura di Enide in modo così completo e fruibile.
Inoltre era solo una versione semplificata della versione Gallese (pur non sapendo da dove derivava visto che me l'hanno narrata a voce), mentre i molti simboli e particolari di quella di Troyes, mi erano del tutto ignoti.

Ritengo che entrambe abbiano in se cose fondamentali per la comprensione intima del significato sia della figura della Dama come Archetipo della Sovranità e del Femminile che sono il perno della Cavalleria, sia di ciò che essa ci richiede.

Sono davvero contento che alla fine sia stato fatto il lavoro su entrambi (ora comprendo le oscure allusioni sul tag alla due versioni), ha reso l'intero sforzo molto più efficace.

Ho anche letto l'articolo che "precede" questo, "Le Damigelle del Graal e la Rinascita della Terra", ho scritto molte votle che il codice della Cavalleria non è mai stato scritto, forse non è così, ho letto e udito queste storie ma sempre mai sotto una luce che mi permettesse di comprendere...
Ciò che si intende per Codice è scritto proprio li, nei principi, nelle forme e nel come agire, ed esso si rivela come qulacosa che in realtà preesiste di molto alla Cavalleria così come la si intende, ma esiste da quando esiste la Vita e la Terra.

Ritengo senza minimamente esagerare ma semplicemente lo affermo, che la comprensione di questi insegnamenti potrebbe cambiare la vita di molti Uomini e molte Donne, e di conseguenza pian piano cambiare la realtà stessa che ci circonda portando a una vera Rinascita della Terra.

Questa è una Cerca che davvero vale la pena di essere intrapresa.

Grazie infinitamente Dama Violet.

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da LaZiaArt 24 Gen 2008 - 10:26
(Info utente | Invia il messaggio)
Ha detto tutto il Falco. A me resta di fare i miei complimenti a Viola per il lavoro, per l'equiparazione dei racconti e le intuizioni preziose che ci regala ogni volta che dalle sue manine esce qualcosa, quasiasi cosa! E' bellissimo!

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da Elke (seleniae@hotmail.com) 24 Gen 2008 - 12:00
(Info utente | Invia il messaggio)
La dolce Enide,raggio di sole,fulgore del cielo;l'hai resa splendidamente cara Laura,come sempre descrivi queste figure incantate.La Via è lunga e illuminata,Enide sul suo cavallo ci precede...andiamo?
Baci dolci splendide Dame e Cavalieri;che tutti noi abbiamo il coraggio di seguire la Via dorata di Enide.

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da Violet 24 Gen 2008 - 12:56
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
Vi ringrazio tantissimo per questi commenti che mi riempiono di gioia!
In effetti i simboli da svelare sono moltissimi, molti di più di quelli a cui ho cercato di dare un'interpretazione. Ma come scrivo nell'articolo, è su Enide che mi sono principalmente concentrata e non è stato facile cercare di estrapolarla minimamente dal racconto per dedicarmi solo a lei.
Basti anche solo pensare al motivo della Caccia al Cervo Bianco, che richiederebbe più parole, oppure alla Dama del Frutteto che, guardacaso, siede su un trono d'oro nel Gereint e su un letto d'argento in Erec... e il cavaliere, se in un caso afferma la propria Regalità conquistata sedendosi sul trono vuoto, dall'altra ritorna a simboleggiare l'unione amorosa tra il Re e la Terra, sedendosi sul letto con la Sovranità.
EPer non parlare del significato nascosto che ha Maboagrain, da molti associato a Mabon stesso che viene liberato da Erec dalla sua "prigionia" millenaria...
Anche il combattimento tra i due, per la Dama del Frutteto ricorda i riti antichi dei re Sacerdoti, che si combattevano per determinare chi potesse essere il nuovo Guardiano del Bosco, ovvero la nostra amatissima figura, il Protettore delle Antiche Tradizioni.

I simboli sono infiniti e ovviamente, ora che la storia è bene o male riassunta, ci potremo lavorare insieme sull'Isola!

Grazie infinite... :-*

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da ValerieLeFay 24 Gen 2008 - 13:37
(Info utente | Invia il messaggio) http://gelidaluce.splinder.com)
Violet sei sempre meravigliosa.
Non avevo mai sentito particolarmente questa figura ma le tue parole evocative l'hanno avvicinata tantissimo al mio cuore.
Una vera bellezza.

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da fabiola (favola61@libero.it) 24 Gen 2008 - 17:02
(Info utente | Invia il messaggio) http://.....)
oltre ad aggiungermi ai complimenti che sono sinceri e numerosi posso solo ringraziare Donna Violet per la spiegazione semplice ma avvincente del complesso personaggio di Enide, che ricordavo ma del quale non avevo capito ne la profondita ne gli insegnamenti che ne posso trarre.

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 29 Gen 2008 - 09:23
(Info utente | Invia il messaggio)
leggerlo è stato un piacere difficilmente descrivibile, amare questa splendida creatura, dopo averla vista con gli occhi del cuore di Violet, è semplice e dà gioia.
Così ricco di spunti di riflessioni e di simboli da meditare che credo mi nutrirà molto, molto a lungo.
Grazie Violet, un lavoro meraviglioso!

Re: LE DAME DEL LAGO: Enide (Punti: 1)
da mausci 05 Set 2012 - 23:53
(Info utente | Invia il messaggio) http://comemistermagoo.blogspot.com)
questo è uno dei pochi luoghi nei quali quasi quasi sono contenta della mia ignoranza..perché così posso continuare a leggere gli articoli con lo stupore e la gioia di una bambina..anche quando tratti argomenti che conosco già, godo immensamente del tuo tocco magico e dei risvolti che magari mi erano oscuri..ma scoprire queste storie e queste manifestazioni della Dea così, ex novo, è come un altro passo nel folto della selva..è un'avventura meravigliosa stare qui, ogni giorno..



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