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Il Tempio della Ninfa

Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea
Mercoledì, 11 Aprile 2007 - 06:29 - 17988 Letture
Storia Dalle fertili coste della Fenicia giunge nelle terre di Israele, portando con sé la bellezza degli antichi culti pagani.
La Bibbia dell’Antico Testamento la definisce una meretrice, una donna maledetta, idolatra e cattiva, una personificazione del diavolo stesso. Il suo potere e la sua grandezza, propri di una donna nata per essere grande regina, spaventano coloro che si inchinano davanti al Dio ebraico.
Ma nulla di diabolico scorre nel sangue della principessa Jezebel, amorevole eppure temibile seguace dell’antica dea madre Asherah e del dio della natura fertile, Baal.

Come la dea che lei venera, Jezebel riassume in sé la potente sensualità, l’assoluta libertà e la forza vitale di colei che genera tutte le cose e che non si piega davanti agli déi, né tanto meno agli uomini. Abbraccia l’amore libero da ogni vergogna o pudore, la sessualità sacra e la guerra, come parti diverse di una stessa energia creatrice e distruttrice allo stesso tempo, e non teme la morte, brandendola con estrema abilità per portare a compimento i suoi piani e mostrandosi poi pronta a essere colpita dalla stessa falce, con coraggio e dignità.



Figlia di EthBaal, Re di Sidonia e sacerdote di Baal, Jezebel lascia la sua terra, bagnata dalle tiepide acque del Mediterraneo, e va in sposa ad Acab, Re d’Israele. Il suo nuovo regno accoglie la sua sovranità e i culti che lei porta con sé, i quali vengono accettati e fusi armoniosamente a quelli già instaurati, com’era accaduto in precedenza per mano delle principesse e delle bellissime fanciulle straniere, mogli e concubine del grande Salomone.
Sotto la sua guida, che sembra essere assai più carismatica e incisiva di quella dello stesso Acab, vengono eretti altari ed effigi ad Asherah e a Baal – come le massebhah, pietre appuntite con chiara connotazione fallica, esaltatrici della fertilità, e le asherah, alberi sfrondati e forse scolpiti ad immagine della dea che venivano innalzati e conficcati nel terreno, oppure effigi di legno di dimensioni più piccole che erano poste nei boschi sacri e sotto gli alberi. (1)
Con il suo favore, le inebrianti volute d’incenso e mirra si librano dai “luoghi alti”, le sacre alture di Canaan, seguendo le spire del vento caldo per giungere all’attenzione degli déi.
Per sua compiacenza, i riti legati all’amore e alla sessualità vengono celebrati liberamente e le sacerdotesse prostitute di Asherah (2), tra danze sinuose e magici canti, si uniscono agli uomini e concedono loro quella sacra essenza divina che scorre nel loro corpo.
A coloro che minacciano il perpetrarsi di queste usanze Jezebel offre implacabilmente la morte, assumendo le forme di quella regina violenta e spietata che viene descritta con spregio e timore nelle pagine bibliche.
Moltissimi furono i profeti ebraici che uccise e perseguitò durante il suo regno, tanto che uno dei servitori della casa del Re, Abdia, per timore del dio Jahvè nel quale credeva, dovette nasconderne cento in una caverna e nutrirli a lungo con pane e acqua, rischiando la sua stessa morte se Jezebel lo avesse scoperto.
Tra le sue grazie e i suoi favori, invece, vivevano i sacerdoti di Baal e di Asherah – quattrocentocinquanta di Baal e quattrocento di Asherah – che lei manteneva personalmente.

L’aggressività e la forza furente che animavano Jezebel erano pressoché inesistenti nel suo consorte Acab, il quale appare spesso nelle vicende bibliche come facile preda del timore e della codardia. Al contrario, sembra essere soprattutto la regina a stringere con forza e decisione le redini del potere e le sorti dell’intero regno.
Combattendo come una guerriera per far stabilire l’antica religione e il culto della dea madre, Jezebel attirò su di sé l’attenzione del profeta ebraico Elijah, che per porre fine alla sua furia colpì il regno di Acab con una maledizione e, in seguito, sfidò i sacerdoti di Baal a dimostrare la verità del loro dio: dopo aver fatto accatastare due pire di legna sul monte Carmelo, egli ordinò loro di invocare la propria divinità perché ne incendiasse una, e quando questi, pur pregando e implorando Baal di soddisfare la loro richiesta, fallirono nell’impresa, Elijah chiese a Jahvè di compiere lo stesso prodigio, e questi, secondo quanto riporta la Bibbia, ascoltò la preghiera e mandò un fulmine dal cielo, carbonizzando immediatamente l’altra pira.
In seguito al fallimento, i seguaci di Baal furono tutti uccisi dai servitori di Elijah, e quando Jezebel fu informata dell’accaduto la sua ira fu tale che il profeta, terrorizzato da lei, dovette fuggire e nascondersi a Bersabea, nel Regno di Giudea.
Queste erano state, infatti, le parole che la Regina gli aveva rivolto: “gli Déi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli”.

Il suo carattere inflessibile e la sua volontà incrollabile emergono anche nell’episodio della vigna di Naboth, tanto desiderata dal Re ma negata dal suo proprietario. Questi infatti, rifiutando grandi ricchezze, aveva giurato ad Acab che mai avrebbe ceduto la vigna dei suoi padri e tale fatto aveva reso il Re simile ad un relitto. Quando Jezebel vide che Acab rifiutava di mangiare e di alzarsi dal letto si fece raccontare il motivo di tale malessere e in seguito risolse la questione facendo uccidere con uno stratagemma il proprietario della vigna, che regalò poi al suo consorte per fargli riacquistare la gioia di vivere.
Ma proprio questo episodio segnò il destino di Jezebel.
Elijah fu informato da Jahvè stesso di ciò che Jezebel aveva fatto e raggiunse Acab nella vigna che aveva appena ricevuto in dono. Qui il profeta maledì il Re e la Regina, vaticinando che l’intera famiglia di Acab sarebbe stata sterminata e che Jezebel sarebbe stata divorata dai cani, tanto che di ciò che fosse rimasto di lei non si sarebbe potuto dire ‘questa è Jezebel’.
Negli anni che seguirono questo episodio Acab morì sul campo di battaglia e la fiera sovrana continuò a regnare per altri dieci anni al fianco dei suoi due figli, Acazia e Joram.
Accanto ai suoi fratelli cresceva anche Athalia, giovane figlia della Regina ed ereditaria del suo carattere forte e della sua focosa vitalità.
La fanciulla andò in sposa al Re del Regno di Giudea, Joram – da non confondersi con suo fratello Joram – e portò anche al sud le antiche tradizioni legate alla religione della dea madre Asherah e del dio Baal. Probabilmente tale parentela avrebbe potuto ricucire i due Regni sotto il dominio delle due donne e dell’antica religione, sennonché il successore di Elijah, Elisha, dopo aver distrutto molti templi pagani, consacrò il comandante militare Jehu come Re d’Israele e lo inviò da Jezebel per ucciderla e far sì che la sua profezia di morte si avverasse. In tal modo avrebbe anche vanificato le temibili intenzioni delle due Regine.
Racconta la Bibbia che Jezebel, udendo giungere Jehu, il quale aveva appena eliminato il suo secondo figlio che era a capo di Israele, si truccò e si acconciò i capelli per incontrarlo, sapendo che incontrando lui incontrava anche la propria morte.
Si affacciò alla finestra delle sue stanze e, con estremo orgoglio e dignità usò parole taglienti verso di lui, paragonandolo ad un antico usurpatore famoso per i suoi crimini.
Il Re ordinò a due eunuchi che erano nelle stanze della regina di afferrarla e lasciarla cadere giù dalla finestra, e questi obbedirono.
Così Jezebel morì e, mentre Jehu entrò a palazzo a mangiare e bere, i cani divorarono il suo corpo.
Venuto a conoscenza del fatto, egli dichiarò che la profezia si era compiuta e che, come predetto, il cadavere di Jezebel sarebbe stato come letame, perché nessuno potesse dire di esso “questa è Jezebel”.

La fine del regno di Jezebel e la sua brutale morte, però, non segnarono la fine dei suoi progetti.
Athalia, infatti, stava proseguendo con ciò che sua madre aveva iniziato nel sud della Giudea, e alla morte di suo figlio, che era divenuto Re dopo il suo consorte Joram, prese il controllo del regno guidandolo da sola per sette anni, durante i quali si propose di sterminare tutta la discendenza regale.
Fu però sua figlia Ioseba a nascondere uno dei suoi nipoti, Ioas, e a mantenerlo insieme alla nutrice per i sette anni del regno della Regina.
Per regnare è evidente che Athalia avesse il pieno consenso e l’appoggio dei politici e di coloro che desideravano l’alleanza tra il Regno d’Israele e quello di Giudea, per far sì che si ritornasse all’antica unità; ma non aveva quello degli stessi Giudei, che sostenendo la religione ebraica aborrivano i culti pagani e il potere regale della donna.
Fu così che, al termine dei sette anni, Ioas, ormai cresciuto, fu incoronato da un sacerdote ebraico e fu eletto Re di Giudea all’insaputa della Regina.
Sentendo le urla e il clamore della folla che si accalcava intorno al giovane sovrano, Athalia si diresse nel tempio per scoprire cosa stesse accadendo e lì, rendendosi conto della congiura organizzata contro di lei, gridò “Tradimento!” e fuggì nella piazza antistante, dove venne brutalmente uccisa.

Così si conclusero i regni delle due grandi Regine che in tutto e per tutto avevano tentato di far riaffermare e mantenere gli antichi culti pre-cristiani, ma che la nuova religione monoteista aveva condannato sin dal principio. Le loro vicende sono raccontate nell’Antico Testamento con estremo disprezzo – il disprezzo tipico che il patriarcato rivolge da sempre alle donne libere e dal carattere forte e ribelle – ma ciò che Jezebel e Athalia rappresentarono realmente potrebbe ancora essere riconosciuto al di là del velo dell’apparenza, che forse venne volutamente alterato e reso esageratamente impietoso.
Dietro alla loro temibile immagine, dietro al loro sguardo accigliato e all’estrema disinvoltura nel provocare morte, si celano infatti due donne che erano votate alla religione dell’antica dea madre, e in particolare a uno dei suoi aspetti più materni e amorevoli. La dea Asherah era infatti una madre primitiva e veniva raffigurata mentre trattiene con le mani le floride mammelle nell’atto di allattare, di offrire generosamente dal suo corpo il sacro latte che nutre e rigenera i suoi innumerevoli figli.
Considerata la progenitrice di tutti gli déi, aveva attributi marini ed era chiamata “Signora Asherah del Mare”, poiché incarnava la sorgente, l’acqua salmastra in cui la vita viene plasmata e da cui ogni forma vivente ha avuto origine.
Asherah viveva dunque nelle acque feconde, era il liquido grembo primordiale, e al contempo veniva onorata nelle case come dea domestica, protettrice della famiglia e dei bambini. Invocata dalle donne, rendeva fertile il loro ventre, facilitava il parto e riempiva di latte il loro seno, rendendole capaci di nutrire come lo era lei.
Anche il giovane dio Baal, venerato dalle due sovrane, incarnava la natura, specialmente la sua fertilità, il potere del seme che germoglia nella terra e i cicli stagionali di vita-morte-vita, e come gli alberi e i loro frutti, egli nasceva, moriva e di nuovo nasceva ogni anno. Accanto a lui, imperava la sua sposa e sorella Anath, la possente dea che brandiva due forze opposte ed estremamente attive, ovvero la guerra e la sessualità prorompente, libera e spregiudicata. Nutrice degli déi, dei principi e degli uomini nobili, Anath era spesso raffigurata in piedi sul dorso di un leone, e veniva talvolta confusa con la stessa Asherah, sua madre, con l’egizia Qedesh (3) e con la grande Ashtartu, tutte divinità femminili che in tempi lontanissimi erano riunite insieme in un’unica immensa Dea Madre, la meravigliosa Potnia mediterranea.

Considerando le divinità floride, potenti e armoniose a cui erano dedicate, è forse possibile guardare Jezebel e Athalia sotto una luce diversa, comprensiva di tutti quegli aspetti amorosi, materni e liberi che i testi ebraici volutamente non riportarono. I culti che loro seguivano e proteggevano erano legati alla natura vergine e selvaggia, ed erano culti d’amore, di estatica voluttà, di gioiosa e sfrenata sessualità, di fecondità e soprattutto di materno nutrimento. La fierezza combattiva che le due donne dimostrarono, e che fa parte degli aspetti istintivi della femminilità arcaica, era dunque volta soprattutto a difenderli e ad ostacolare l’affermarsi di una nuova religione che li ripudiava e che non contemplava più la sacralità della terra e della donna.
Una nuova religione che pur tuttavia ebbe la meglio, ma che non riuscì mai a soffocare completamente la verità e la purezza delle antiche tradizioni, così come a togliere alle donne la loro indole naturale.
Quel sacro istinto che, se risvegliato e abbracciato, può ancora renderle regine e piccole dée ricolme del duplice potere della natura, con le sue luci e le sue ombre cinte insieme in una comunione perfetta.

***


Note:

1. Cfr. Raphael Patai, The Hebrew Goddess, pp. 38-39 e Judith Hadley, The Cult of Asherah in Ancient Israel and Judah, p. 4 e seguenti.
Il clima umido e piovoso della Palestina non ha permesso la conservazione delle antiche asherah di legno, ma fortunatamente sono state raccolte diverse statuette di terracotta raffiguranti la dea madre Asherah nell’atto di offrire il latte dai suoi seni prosperosi.

2. Nei tempi antichi la prostituzione era una pratica sacra e rituale che veniva svolta dalle sacerdotesse della Grande Madre. Le cosiddette prostitute erano coloro che, incarnando la dea, si sostituivano a lei, e si congiungevano sessualmente con gli uomini che, per le loro nobili qualità, potevano ricevere le sue divine emanazioni.

3. La potente Qedesh – chiamata anche Qetesh e Qadesh – era una dea proveniente dalle terre cananee che venne adottata nell’antica religione egizia. Similmente ad Asherah e soprattutto ad Anath, rappresentava la fecondità della terra, degli animali e delle donne, così come il piacere sessuale e l’estasi sacra, che portava coloro che la vivevano a conoscere stati d’essere illuminati.



Fonti

La Sacra Bibbia. CEI – UECI
I miti della donna giardino, Uberto Pestalozza. Medusa Edizioni, Milano, 2001
The Hebrew Goddess, Raphael Patai, Wayne State University Press, Detroit, 1990
The Cult of Asherah in Ancient Israel and Judah: Evidence for a Hebrew Goddess, Judith M. Hadley, Cambridge University Press, Cambridge, 2000
Figure di Donna nei miti e nelle leggende, Patricia Monaghan. Edizioni Red, Milano, 2004
The Jewish Encyclopedia e The Catholic Encyclopedia - Jezebel
http://www.viottoli.it/gdonne/interventi/interventi6.html
http://www.wikipedia.it


Articolo scritto da Violet. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.


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Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Twilight 14 Apr 2007 - 23:52
(Info utente | Invia il messaggio) http://crepuscolooscuro.splinder.com)
Complimenti Violet, è davvero un bellissimo articolo.
La figura di Jezebel è veramente affascinante... l'avevo sentita nominare, ma purtroppo solo con aspetti puramente negativi...
Sono felice di poterla osservare anche sotto altri punti di vista.

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Elke (elke.janas@libero.it) 17 Apr 2007 - 15:36
(Info utente | Invia il messaggio)
Pur avendo sentito parlare di Jezabel non avrei mai pensato che fra le pagine della Bibbia si potesse trovare una donna così indomita e forte.
Grazie per l'ennesima perla di conoscienza!

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 31 Ago 2007 - 11:11
(Info utente | Invia il messaggio)
un articolo ricolmo del vigore e della bellezza e della indommita fierezza di queste due donne meravigliose! grazie, Violet, perché finora conoscevo Jezabel solo nella sua accezione negativa.

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Danae 01 Ago 2009 - 14:53
(Info utente | Invia il messaggio)
Cara Violet,
non ho mai letto l'Antico Testamento, ma scoprire certi avvenimenti legati indissolubilmente alla Dea nell'intimo di quelle pagine, oltre la superficie, è una gioia immensa..
Grazie per i tuoi doni.. *.*



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