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Compendio nato dagli studi del cerchio I Meli di Avalon, dedicato alla Tradizione Avaloniana e a miti, leggende, e fiabe celtiche legate alla simbologia di Avalon.

 

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Per virtù d'erbe e d'incanti
di Erika Maderna

 

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Il Tempio della Ninfa

L'orfana e la figlia della strega
Giovedì, 26 Maggio 2022 - 01:40 - 679 Letture
Racconti Una fanciulla orfana viveva a servizio di una strega, e ogni giorno portava da mangiare nel palazzo del re. Un giorno, mentre camminava per i prati, balzò davanti a lei una serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
La giovane appoggiò la bisaccia, appoggiò la brocca, in tutta fretta raccolse erbe e fiorellini, intrecciò una ghirlanda e la mise al collo della serpe.
Dopo un paio di passi appena, balzò davanti a lei un’altra serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
Così di nuovo appoggiò la bisaccia, appoggiò la brocca, raccolse fiorellini, intrecciò una ghirlanda e la mise al collo della serpe.

Una fanciulla orfana viveva a servizio di una strega, e ogni giorno portava da mangiare nel palazzo del re. Un giorno, mentre camminava per i prati, balzò davanti a lei una serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
La giovane appoggiò la bisaccia, appoggiò la brocca, in tutta fretta raccolse erbe e fiorellini, intrecciò una ghirlanda e la mise al collo della serpe.
Dopo un paio di passi appena, balzò davanti a lei un’altra serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
Così di nuovo appoggiò la bisaccia, appoggiò la brocca, raccolse fiorellini, intrecciò una ghirlanda e la mise al collo della serpe.
Si rimise in cammino, ma fece soltanto pochi passi, perché davanti a lei comparve una terza serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
Di nuovo intrecciò una ghirlanda e gliela mise al collo. Poi arrivò a palazzo e portò da mangiare alla corte del re. Quando tornò dal palazzo, sentì tutte e tre le serpi – che erano dee della fortuna – che bisbigliavano tra loro:
“Che cosa augurarle ora?”
Una disse:
“Che sia molto ricca.”
Un’altra disse:
“Che sia una buona lavoratrice.”
Mentre la terza disse:
“No. Sarà molto bella, e quando piangerà cadranno perle dai suoi occhi, e quando riderà scenderanno dalla sua bocca pietre preziose e oro.”
Ebbene, la fanciulla tornò a casa tanto bella, tanto bella! E quando la strega la vide ne rimase molto arrabbiata. Così la fece salire in solaio, le diede la ruota da filare e non la fece vedere più a nessuno.
Il giorno seguente, la strega mandò sua figlia a portare da mangiare nel palazzo del re. La giovane andò, e mentre camminava balzò davanti a lei una serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
Quella si arrabbiò, le diede un calcio e fece per colpirla con un bastone:
“Non starmi tra i piedi! Ti colpirò con un bastone ed ecco che avrai la corona.”
Dopo pochi passi, un’altra serpe si pose davanti a lei:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
Quella di nuovo le diede un calcio:
“Mi sei tra i piedi, non si riesce nemmeno a passare!”
Proseguì sulla strada, ma davanti a lei balzò una terza serpe:
“Sorellina, intrecciami una ghirlanda, devo andare alle nozze!”
“Non sarà mica il diavolo a mettervi tra i piedi! Ti colpirò con un bastone e così avrai la corona!”
Arrivò nel palazzo, lasciò da mangiare e subito tornò indietro.
Mentre camminava, sentì bisbigliare tutte e tre le serpi, che si erano riunite per assegnare il destino. Una disse:
“Che sia povera in ogni cosa.”
L’altra disse:
“Che non sappia lavorare.”
Ma la terza:
“Ebbene – disse – che abbia un’orribile pelle di rospo sulla bocca, e quando piangerà le salteranno rane dagli occhi, e quando sorriderà, lucertole.”
La giovane ritornò a casa, e non appena la strega la vide, si spaventò.
Da allora tentò di tutto per migliorare l’aspetto della figlia. La vestiva e la acconciava molto bene, ma lei restava comunque brutta.
La fanciulla orfana, intanto, filava in solaio. Accanto a lei c’era una finestrella molto piccola e lì vicino passava una strada. La ragazza apriva quella finestrina la sera – da lì brillava una piccola lucina, dove filava.
Una sera, passò di lì il principe, e vedendola dalla finestrina se ne innamorò immediatamente, perché la ragazza era molto bella. Quando piange, cadono perle dai suoi occhi, e quando ride, scendono dalla sua bocca pietre preziose e oro.
Il principe bussò alla porta, ed entrato in casa chiese chi ci fosse in solaio. La strega però subito gli cacciò davanti sua figlia.
Oh, quanto è brutta! Il principe prese la figlia della strega, la fece salire in carrozza e la portò via. C’era un fiumicello molto fangoso di fianco alla strada. Si fermò e la gettò nel fango.
Quindi tornò indietro e questa volta salì in solaio. Lì trovò la fanciulla orfana che filava.
È così bella, così bella, pensava. Quando piange, cadono perle, e quando ride, scendono pietre preziose.
La portò via con sé, la fece sedere in carrozza, e giunto a palazzo la sposò.

***

Fiaba liberamente tratta da La terra, Dio e il diavolo. Fiabe, miti e leggende lituane, a cura di Guido Michelini, BESA Editrice, Nardò, 2007, pagg. 143-145.




Nota:

La storia, qui riportata con alcuni accorgimenti atti a renderne più chiara la comprensione, è di origine lituana e riprende la tipologia di fiabe AT-480, The Kind and the Unkind Girls, secondo la classificazione di Aarne-Thompson, la cui variante più nota è la tedesca Frau Holle.
In questa versione, tuttavia, la divinità – o la Fata – che assegna un destino diverso in base al comportamento di coloro che incontra, non è rappresentata da una donna ma da tre serpi, definite dee della fortuna. La figura della dea filatrice del destino si sovrappone in modo evidente a quello della sacra serpentessa, che nel mito dispensa analogamente benessere e ricchezza, oppure sterilità e povertà, a seconda di come viene trattata. L’unione di queste figure e motivi narrativi, che si rivelano realmente simili, rende dunque questa fiaba particolarmente preziosa.
La presenza del filatoio al quale viene relegata la buona orfanella è altresì significativa, poiché lungi dall’essere una punizione, richiama piuttosto l’arte della buona filatura, una pratica sacra e simbolica che attrae fortuna, ricchezza e amore divini, spesso incarnati nella tradizione fiabesca da un uomo nobile, un principe o un re, che innamorandosi della fanciulla la conduce presso di sé, in un palazzo o un regno incantevoli, nei quali lei potrà vivere una felicità perfetta ed eterna.


Bibliografia

Grimm Jacob e Wilhelm, Le fiabe del focolare, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2005
La terra, Dio e il diavolo. Fiabe, miti e leggende lituane, a cura di Guido Michelini, BESA Editrice, Nardò, 2007

Illustrazione: Snake Queen, di Louis Rhead



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