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L'ombra bianca della Fantasima
Martedì, 14 Dicembre 2021 - 17:30 - 244 Letture
Tradizioni Fra i numerosi spiriti e le presenze spettrali che popolano le colline lucchesi, una delle più assidue è la Fantasima, un’entità femminile dalla figura evanescente e indistinta, altissima e spesso vestita di bianco, che appare seduta agli incroci e talvolta segue i viandanti per un certo tratto di strada.
Le sue caratteristiche cambiano a seconda dei diversi luoghi in cui è stata vista e raccontata.

A Loppeglia compariva ogni sera seduta su una pietra accanto a un metato – una piccola costruzione di sasso nella quale si facevano essiccare le castagne – dove “si pettinava i lunghi capelli bianchi con le dita scheletriche”. Rimaneva lì per tutta la notte, e alle prime luci dell’alba si dissolveva “come vapore mosso dal vento”. (1)
A Villabuona invece, la Fantasima era apparsa per tre sere consecutive a un uomo che tornava a casa con il carico di legna sulle spalle. Subito dopo il tramonto, “una donna molto alta, tutta vestita di bianco e con un campanellino in una mano che suonava senza che facesse alcun suono” lo aveva affiancato, camminandogli accanto. Altre persone, invece, l’avevano vista nascosta fra i rami di un fico. Questo accadde subito dopo la fine della guerra, e si ritenne che la donna fosse un triste spirito in cerca di pace. Vennero pertanto recitate preghiere e celebrate delle messe di suffragio, e lei non comparve più. (2)
In altre zone, la Fantasima era raccontata come uno spettro altissimo, che appariva di notte e si spostava mettendo un piede su una cima di montagna e l’altro sopra un’altra cima, così con pochi passi poteva coprire enormi distanze. (3)
La sua altezza impressionante era conosciuta in ogni dove, anche nei paesi in cui era chiamata semplicemente Fantasma. A Gorfigliano era “un’ombra di donna che cresceva di statura mentre la si guardava”, mentre a Palleroso era “una donna alta, vestita di bianco, che improvvisamente si alzava in volo e si dirigeva verso Riana. ” (4)




Il suo nome rimanda semplicemente alla parola fantasma, che deriva dal greco phantasma, ovvero “visione, figura, apparizione”, e quindi da phantazo, “compaio, faccio apparire, rendo visibile”, a sua volta proveniente dalla radice di phaino, “presento alla vista”, ma anche di phantos, “visibile”, e di phanos, “luce”, da cui “mettere in luce”. Il termine rimanda anche al senso di “prendere la figura da qualcuno”, ovvero assumere l’aspetto di qualcosa per apparire, manifestarsi, farsi vedere. Da qui il significato di “visione paurosa”, ma anche di “apparenza”, di “immagine vana, illusione”. (5)
Un significato simile al sinonimo spettro, che deriva dal latino spectrum, da spec, termine base di specere o spicere, ovvero “vedere, guardare”, e dal suffisso trum, che indica lo “strumento”, ad intendere che lo spettro è il “mezzo per vedere”, ciò che permette di scorgere la visione, e dunque la visione stessa, l’apparizione, spesso intesa come immagine di uno spirito o di un morto. (6)

Sulle Pizzorne la Fantasima prendeva il nome di Forestarìa, ed era talmente alta che con la testa arrivava a toccare le cime dei castagni (7). Le sue caratteristiche sembrano ricordare anche la Sbrazila, o Sbrazzila, di San Pellegrinetto, in Garfagnana, che si diceva fosse una donna “che volava sopra i castagni” e passava da un canale all’altro emettendo strani ululati. (8)
Ciò che sembra accomunare la Fantasima e le entità a lei simili, oltre all’aspetto, è anche la prossimità agli alberi, in particolare i castagni, molto diffusi sulle colline lucchesi e spesso considerati non solo vicini ai defunti, ma anche passaggi tra il mondo dei vivi e quello dei morti (9). Le apparizioni avvenivano infatti nelle loro vicinanze, fra i loro rami, al di sopra delle loro chiome, o accanto ai metati che conservano le castagne durante l’essiccazione.
E forse può ancora capitare di intravedere fra le cortecce rugose e i rami scheletrici, lembi di stoffa bianca mossi dal vento, parvenza di inquiete presenze per le quali rivolgere una preghiera, allungando il passo verso casa.

***


Note:

1. La testimonianza orale è stata raccolta a Loppeglia nel 1988. Cfr. Paolo Fantozzi, Storie e leggende delle colline lucchesi, pag. 39 e nota 2 a pag. 156.
2. La testimonianza orale è stata raccolta a Pescaglia nel 1998. Cfr. Paolo Fantozzi, op. cit., pag. 39 e nota 1 a pag. 156.
3. Cfr. Oscar Guidi, Magia e Stregoneria in Garfagnana, pag. 56.
4. Ibidem, pagg. 55-56.
5. Cfr. Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, alle voci Fantasima - e Fantasma.
6. Ibidem, alla voce Spettro.
7. Cfr. Paolo Fantozzi, op. cit., pag. 39
8. La testimonianza è stata raccolta a San Pellegrinetto. Cfr. Oscar Guidi, op. cit. pag. 53.
9. È nota la credenza che le castagne avessero una relazione con i defunti. In diverse zone dell’Italia, in particolare in Toscana e in Piemonte, e della Francia, erano infatti l’alimento sacro che veniva ritualmente cucinato e consumato durante i giorni di Ognissanti e dei Morti.
Per ricordare e celebrare il ricordo dei defunti, il 1 novembre si usava riunirsi in luoghi piantati a castagni, dove si facevano cuocere le castagne.
Per quanto riguarda le usanze francesi, scrive Paul Sébillot che “nell’Albret la sera di Ognissanti bisogna mangiare caldarroste; a Marsiglia, dove esiste la stessa usanza, si dice che bisogna mettere qualche marrone sotto il cuscino per far sì che gli spiriti non vengano a tirarti i piedi di notte; dalle parti di Carcassonne si mettevano delle castagne bollite sotto il copriletto allo stesso scopo. Nella Gironda c'è chi mette caldarroste, anziché pane, sul tavolo a cui si crede vengano a sedersi i morti. Nelle Vienne, il giorno di Ognissanti ci si raduna nei castagneti e si cuociono castagne.” (Cfr. Paul Sébillot, Le Folk-lore de France, Vol. III, pag. 405, citato in Jacques Brosse, Storie e leggende degli alberi.)


Bibliografia

Brosse Jacques, Storie e leggende degli alberi, Edizioni Studio Tesi, Roma, 2021
Fantozzi Paolo, Storie e leggende delle colline lucchesi, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2005
Guidi Oscar, Magia e Stregoneria in Garfagnana, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca, 2016
Pianigiani Ottorino, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, Albrighi & Segati, Milano, 1907 - http://etimo.it
Sébillot Paul, Le Folk-lore de France, Vol. III, Maisonneuve et Larose, Parigi, 1968

Illustrazione di Chiara Fedele


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