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di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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La Fanciulla della Luna
Domenica, 21 Febbraio 2021 - 17:59 - 446 Letture
Fiabe Lunari Fiabe Lunari
LA FANCIULLA DELLA LUNA

Fiaba tradizionale giapponese rinarrata da Grace James
Traduzione italiana di Laura Violet Rimola

“C’era un tempo un tagliatore di bambù chiamato Taketori (1). Era un uomo anziano e onesto, molto povero e gran lavoratore, e viveva con la sua cara vecchia moglie in una casa in cima alla collina. I due non avevano bambini, e ben poco era il conforto che provavano nella loro vecchiaia, povere anime.

Una mattina d’estate, Taketori si alzò presto e uscì a tagliare bambù come era suo solito; lo vendeva a un prezzo equo in città, e così si guadagnava da vivere umilmente. Salì per il ripido pendio della collina e quando giunse al boschetto di bambù era già piuttosto stanco. Prese il suo tenugui blu (2) e si asciugò la fronte. “Ohimè, le mie vecchie ossa!”, si lamentò. “Non sono più giovane come una volta, e nemmeno la mia buona moglie, e quel che è peggio e che non c’è ragazza né bambino che ci aiuti nella nostra vecchiaia.”
Sospirò mentre si rimetteva al lavoro, povero Taketori. A un tratto, vide un’intensa luce brillare fra gli steli verdi dei bambù. “E questa cos’è?” si chiese, poiché solitamente nel boschetto era sempre abbastanza buio e ombreggiato. “È il sole?”, rifletté. “No, non può essere, perché viene dal suolo.”
Ben presto si fece strada fra gli steli di bambù per vedere da dove provenisse quella luce così brillante, e fu abbastanza certo che arrivasse dalla radice di un grande bambù verde. Allora prese la sua ascia e lo tagliò, e dentro vi trovò un bel gioiello verde brillante, della dimensione del pugno della sua mano.
“Meraviglia delle meraviglie!”, esclamò il vecchio. “Meraviglia delle meraviglie! Per cinquantacinque anni ho tagliato i bambù, e questa è la prima volta che trovo un grande gioiello verde alla radice di uno di essi.”
Detto ciò, prese il gioiello tra le mani, ma non appena lo fece questo si spezzò in due parti emettendo un forte rumore, e puoi crederci, ne uscì una bambina che stette sulla mano di Taketori. Devi sapere, che la bambina era piccola ma molto bella, ed era vestita tutta di seta verde.
“Salute a te, Taketori,” disse semplicemente.
“Pietà di me!”, esclamò Taketori. “Grazie molte! Suppongo che tu sia una fata,” disse, “se non oso troppo nel chiederlo”.
“Hai ragione”, disse la fanciulla, “sono una fata, e verrò a vivere con te e la tua buona moglie per un po’.”
“Bene”, disse Taketori, “ma devo scusarmi con te, poiché siamo molto poveri. La nostra casa è abbastanza accogliente, ma temo che non ci siano comodità per una Dama come te.”
“Dov’è il grande gioiello verde?”, chiese la fata. Taketori raccolse le due metà. “Ma è pieno di pezzi d’oro!”, esclamò.
“Ti farà andare avanti”, disse la fata; “ma adesso, Taketori, torniamo a casa.” E si avviarono verso casa.
“Moglie! Moglie!”, urlò Taketori, “Ecco una fata che viene a vivere con noi, e ci ha portato un gioiello splendente, grande come un cachi e pieno di pezzi d’oro.”
La buona moglie corse alla porta. Non poteva credere ai suoi occhi.
“Che cosa?”, disse la donna, “Un cachi pieno di pezzi d’oro? Ho visto spesso i cachi, è stagione, ma i pezzi d’oro sono difficili da trovare”.
“Lascia stare, donna”, disse Taketori, “sei ottusa.” E portò in casa la fata.
Questa crebbe ad una velocità meravigliante. Prima che molti giorni fossero passati, era già diventata una fanciulla alta e graziosa, fresca e bella come il mattino, luminosa come il mezzogiorno, dolce e tranquilla come la sera, e profonda come la notte. Taketori la chiamava Radiosa Dama Splendente, perché era uscita dalla sfera brillante.
Ogni giorno, il vecchio prendeva i pezzi d’oro dal gioiello. Era diventato ricco e, per quanto spendesse i soldi come voleva, ne rimanevano sempre molti da risparmiare. Così costruì una bella casa, e assunse la servitù perché si prendesse cura di lui e della sua famiglia.




La Radiosa Dama Splendente era trattata come un’imperatrice. La sua bellezza era nota sia nei paesi vicini che lontani, e decine di innamorati venivano a cercarla. Ma lei non voleva nessuno di loro. “Taketori e la cara buona moglie sono i miei veri innamorati,” diceva; “vivrò con loro e sarò sempre la loro figlia.”
Così passarono tre anni felici, e il terzo anno il Mikado (3) stesso venne a corteggiare la Radiosa Dama Splendente. Era davvero l’innamorato più coraggioso di tutti.
“Signora,” le disse, “mi inchino davanti a te, la mia anima ti saluta. Dolce Signora, sii la mia Regina.”
La Radiosa Dama Splendente sospirò, grandi lacrime le salirono agli occhi e si nascose il viso con la manica.
“Mio signore, non posso farlo,” gli disse.
“Non puoi farlo?”, chiese il Mikado; “E perché no, mia amata Radiosa Dama Splendente?”
“Se aspetterai, lo vedrai tu stesso.”
Quando sopraggiunse il settimo mese, la fanciulla divenne molto triste, e non ebbe più voglia di uscire; ma rimaneva a lungo nel giardino della casa di Taketori. Là sedeva di giorno, e rifletteva. Là sedeva di notte, e guardava la luna e le stelle. Là sedeva una bella notte in cui la luna era piena. Le sue ancelle erano con lei, e anche Taketori con la buona moglie e il Mikado, suo coraggioso amante.
“Come brilla la luna!”, disse Taketori.
“Davvero”, disse la buona moglie, “è come una pentola d’ottone lucidata.”
“Guardate com’è pallida e chiara,” disse il Mikado, “è come un amante triste e disperato.”
“Quanto è lungo e luminoso il suo raggio!”, disse Taketori, “È come una strada maestra che dalla luna giunge a questo giardino.”
“Oh caro padre adottivo”, esclamò la Radiosa Dama Splendente, “dici il vero. È davvero una strada maestra. E lungo questa strada giungono innumerevoli entità celesti per portarmi a casa. Mio padre è il Re della Luna. Ho disobbedito a un suo ordine, e per punirmi mi ha mandata sulla terra per tre anni a dimorare in esilio. I tre anni sono passati, e ora devo tornare nel mio paese natio. Oh, sono così triste nel dovermi separare da voi.”
“Scende la nebbia”, disse Taketori.
“No,” disse il Mikado, “sono le coorti del Re della Luna”.
Ed esse scesero, erano centinaia di migliaia, e recavano torce nelle loro mani. Vennero in silenzio e illuminarono il giardino. Il loro capo portava una tunica di piume celesti, e sollevando la Radiosa Dama Splendente le fece indossare la sua veste.
“Addio, Taketori,” disse la fanciulla, “addio, cara madre adottiva, ti lascio il mio gioiello per ricordo. Quanto a te, mio signore, vorrei che venissi con me – ma non c’è una veste di piume anche per te. Ti lascio una fiala di puro elisir d’immortalità. Bevilo, mio signore, e sii uguale agli Immortali.”
Poi spiegò le sue ali luminose e le coorti del Cielo si chiusero attorno a lei. Insieme percorsero la strada maestra fino alla luna e sparirono per sempre.
Il Mikado prese in mano l’elisir d’immortalità e raggiunse la cima della montagna più alta di quelle vaste terre. E accese un grande fuoco per bruciarlo, poiché disse: “Quale vantaggio potrei avere nel vivere per sempre, se devo stare separato dalla Radiosa Dama Splendente?”
Così l’elisir d’immortalità venne consumato e il suo vapore azzurro salì voluttuoso fino al Cielo.
E il Mikado disse: “Che il mio messaggio voli insieme a queste volute e raggiunga le orecchie della Radiosa Dama Splendente.”.”

Da quel giorno la montagna sulla quale l’elisir d’immortalità venne bruciato, e il cui sottile fumo azzurro continuò a salire verso il cielo per molti secoli, venne chiamata col suo nome. La parola giapponese che indica l’immortalità è infatti fuji, e la montagna divenne il Monte Fuji.


***

La storia, dal titolo The Moon Maiden, è tratta da Grace James, Green Willow and Other Japanese Fairy Tales, Calla Editions, Mineola, New York, 2014, pagg. 264 e ss. La sua prima pubblicazione è del 1910, per conto di Macmillan and Co., Limited, London.
La traduzione italiana è a cura di Laura Violet Rimola.

***


La Radiosa Dama Splendente, ovvero la storia di Kaguya-hime
Breve nota al testo


La fiaba qui proposta è la versione ridotta dell’antica storia, ben più ampia e dettagliata, che racconta della bellissima principessa Kaguya, donna semi-divina che proviene dalla Luna ma è costretta a vivere sulla terra come una mortale per alcuni anni, a causa della sua disobbedienza al padre o di un misterioso crimine che avrebbe commesso nel regno lunare.
La versione originale, conosciuta col titolo Taketori Monogatari, “La Storia del Tagliatore di Bambù”, oppure Kaguya-hime no Monogatari, “La Storia della principessa Kaguya”, è considerata la più antica prosa narrativa in lingua giapponese. Composta da un autore sconosciuto nel periodo Heian, ovvero tra il 794 e il 1185 d.C. (4), contiene alcune vicende ulteriori che la versione ridotta omette. La principessa Kaguya, di gran lunga più bella di tutte le donne normali, viene corteggiata dai più aitanti e coraggiosi uomini del regno, ma cinque di loro sono a tal punto innamorati di lei da non volersi arrendere ai sui rifiuti, trascorrendo giorni e notti davanti alla sua casa in attesa di poterla almeno vedere. Kaguya decide allora di sfidarli, mettendo alla prova il loro amore, e assegna a ciascuno di loro un compito pressoché impossibile: dovrà trovare e consegnarle un particolare oggetto dotato di virtù magiche ed eccezionali, viaggiando a lungo per il mondo alla sua ricerca. Tutti e cinque i pretendenti, reputando impossibile il conseguimento del compito, si procurano oggetti che pur essendo simili a quelli richiesti dalla principessa, non sono dotati di alcun potere. In tal modo, tentano di raggirarla nella speranza che lei non si accorga dell’inganno.
Ma la principessa della Luna, che è tutto fuorché una donna comune, e tanto meno una sprovveduta, riconosce immediatamente i falsi oggetti e fa cacciare gli impostori, senza permettere ad alcuno di loro di vederla e di parlarle. Solo l’imperatore in persona, dotato di animo nobile e sincero, avrà la sua attenzione, e pur senza incontrarla scambierà con lei numerose lettere amorevoli e raffinate.
Sarà sempre lui a ricevere, con l’ultima lettera di Kaguya, il filtro dell’immortalità, che tuttavia verrà bruciato dai suoi emissari sulla cima della montagna più alta – la più vicina al cielo, dove la principessa vive – generando la fine voluta di fumo azzurro che per lungo tempo salirà dal Monte Fuji, il Monte dell’Immortalità. (5)
Questa altissima montagna giapponese è infatti un vulcano ormai inattivo, ma al tempo della scrittura della storia doveva essere ancora fumante. (6)
Presenza centrale della storia è la bellissima Kaguya-hime, ovvero la “principessa-Kaguya”, dove la parola kaguya viene tradotta con “splendente, luminosa, luce”. Chiamata anche Nayotake no Kaguya-hime, ovvero “Radiante principessa del Flessuoso bambù” (7), viene successivamente appellata in svariati modi a seconda delle versioni della storia, come Raggio di Luna, Luce di Luna, Fanciulla della Luna, Bambina della Luna, Principessa Splendente, Radiosa Dama Splendente, a richiamare la luminosità, la bellezza, la chiarità tipiche di una divina creatura lunare, nonché la grazia e la flessuosità delle giovani piante di bambù, attributo vegetale della sua temporanea incarnazione terrestre.
Kaguya sembra infatti incarnare ciò che rimane nel folklore giapponese di una antichissima dea lunare, forse onorata sulla cima delle montagne e legata in particolare al Monte Fuji.
La sua disobbedienza al Re della Luna, motivo per cui viene mandata a vivere sulla Terra, potrebbe del resto richiamare la sua ribellione al potere patriarcale, dettata dalla sua originaria autonomia, insofferente a obblighi e ordini impartiti da entità maschili, e dalla sua indipendenza da qualsivoglia re-padre in un regno lunare armonioso che in origine era stato tutto suo.
A lei appartengono inoltre i segreti dell’immortalità, nella forma di un prezioso elisir che può offrire a coloro che ritiene meritevoli di assurgere allo stato semi-divino, mentre la sua magica veste alata, dotata di una miriade di piume celesti, rivela la sua capacità di mutarsi in uccello, e la collega al regno del cielo e ai grandi volatili, che in tale regno dimorano e nel quale agiscono la loro piena e indomita libertà.


Note:

1. Sebbene in questa versione della fiaba il termine Taketori – o Také Tori – sia utilizzato come nome proprio, il suo significato letterale è “Tagliatore di Bambù”, e in origine non si tratta di un nome personale ma si riferisce al ruolo, o meglio, al mestiere, che l’uomo svolge nella sua vita e che lo identifica nel contesto della comunità. Nella traduzione italiana si è tuttavia scelto di mantenere la storia inalterata e fedele all’originale.

2. Il tenugui è il tradizionale fazzoletto o asciugamano giapponese realizzato in fibre di cotone e utilizzato in svariati modi, soprattutto per proteggere la testa dal calore cocente del sole, per assorbire il sudore della fronte, oppure come protezione durante i venti di sabbia, quando viene legato davanti al naso e alla bocca. Può essere in tinta unita, oppure dipinto – o stampato – con motivi floreali, geometrici, o con particolari ideogrammi, ed era considerato un accessorio irrinunciabile. In Giappone esistono anche oggi botteghe artigianali specializzate nella produzione di tenugui, che possono essere semplici e a basso costo, oppure di grande valore e realizzati con le sete più fini e pregiate.

3. Mikado era l’appellativo con cui venivano chiamati gli imperatori del Giappone. Nella storia, il Mikado è infatti l’imperatore stesso, considerato l’uomo più illustre, saggio, coraggioso e onesto del Paese.

4. Sembra che una datazione più precisa faccia risalire la prima composizione della storia fra il 781 e l’881 d.C. (Cfr. Donald Keene, Seeds in the Heart: Japanese Literature from Earliest Times to the Late Sixteenth Century, pagg. 434-441)

5. Vedi la versione completa della storia: The Tale of the Bamboo Cutter and the Moon Child

6. L’arresto dell’attività del vulcano Fuji sembra risalire al 905 d.C. (Cfr. Donald Keene, op. cit. )



Il Monte Fuji in una fotografia di Life of Wu.

7. Cfr. Kiyoshi Hiraizumi, The Story of Japan: History from the founding of the nation to the height of Fujiwara prosperity, pag. 165; e Murasaki Shikibu, The Tale of Genji.


Bibliografia

Hiraizumi Kiyoshi, The Story of Japan: History from the founding of the nation to the height of Fujiwara prosperity, Sekai Shuppan Incorporated, Tokyo, 1997
James Grace, Green Willow and Other Japanese Fairy Tales, Illustrated by Warwick Goble, Calla Editions, Mineola, New York, 2014
James Grace, The Moon Maiden and Other Japanese Fairy Tales, Dover Publications, Inc., Mineola, New York, 2005
Keene Donald, Seeds in the Heart: Japanese Literature from Earliest Times to the Late Sixteenth Century, Columbia University Press, 1999
MacDonald Caroline (a cura di), The Tale of the Bamboo Cutter and the Moon Child
Murasaki Shikibu, The Tale of Genji, Penguin UK, London, 2001
Torres Hortelano Lorenzo J. (a cura di), Dialectics of the Goddess in Japanese Audiovisual Culture, Lexington Books, Lanham, Maryland, 2018

Illustrazione di Takato Yamamoto.


Traduzione italiana, commento e note a cura di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso scritto dell’autrice e senza citare la fonte.


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