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La tradizione dei Giorni della Merla
Lunedì, 01 Febbraio 2021 - 02:35 - 351 Letture
Tradizioni Narra la leggenda che un tempo i merli avevano le piume candide e soffici come la neve. Durante l’inverno volavano alla ricerca di cibo da riporre nei loro tiepidi nidi, così da potersi rintanare per tutto il mese di gennaio e sopravvivere alle gelate, e soltanto i primi giorni di febbraio avevano il coraggio di uscire, quando il sole diventava tiepido, la neve iniziava a sciogliersi, e i giorni più freddi erano ormai passati.

Un anno accadde che poco prima della fine di gennaio, una giovane merla uscì dal suo nido e, credendo di aver ingannato l’inverno, standosene ben nascosta durante tutti i suoi giorni più rigidi, prese a svolazzare, cantando e fischiando per prenderlo in giro.
L’inverno permaloso si arrabbiò, e decise di raccogliere le sue ultime forze per scatenare una terribile tormenta. I venti gelidi e implacabili sferzarono gli alberi, il ghiaccio immobilizzò ogni cosa nella sua presa glaciale, e i nidi degli uccelli vennero spazzati via.
La merla tremava e rabbrividiva, e per resistere a quel freddo impietoso si rifugiò in un comignolo, dal quale usciva il fumo tiepido di un camino acceso.
Rimase rintanata al calduccio per tre giorni e tre notti, e quando la bufera si esaurì e venne l’alba del 1 febbraio, la merla fece capolino fuori dal comignolo e, timidamente, riprese a volare. La fuliggine, però, aveva annerito le sue penne, che ora non erano più bianche ma di un colore nero lucido e brillante. (1)
Da quel giorno i merli sono tutti neri, e gli ultimi tre giorni di gennaio, che per tradizione sono i più freddi e tormentosi dell’anno, sono chiamati i Giorni della Merla.

***

La leggenda dei giorni della merla ha origini antiche e sembra richiamare il passaggio dal calendario gregoriano a quello giuliano. Si dice che per svolgere questo compito Giulio Cesare, da poco rientrato dalle Gallie, avesse chiesto la collaborazione di un sapiente astronomo e sacerdote di Giove di nome Cornelio Merula, il quale aggiunse tre giorni al mese di gennaio – che inizialmente ne aveva solo ventotto – sottraendoli al mese di febbraio – che ne aveva trentuno e da allora ne ebbe appunto ventotto, più uno durante gli anni bisestili. Così gli ultimi tre giorni di gennaio vennero chiamati dies merulae – i “giorni di Merula” – e successivamente diventarono i giorni della merla. (2)
La storia della merla bianca, che gli ultimi giorni di gennaio cercò rifugio in un camino e divenne tutta nera, nacque successivamente, e potrebbe richiamare la fine del candido inverno, con la sua neve e i suoi ghiacci, e l’approssimarsi della prima germinazione che avviene sotto la superficie della terra nera e fertile. Questo passaggio nella leggenda avviene tramite il fuoco trasformativo di cui è simbolo il comignolo, ovvero attraverso l’immersione nella fuliggine e nella cenere, che sono fertilizzanti naturali con i quali in agricoltura vengono cosparsi i campi al termine del raccolto o poco prima della semina.
In tal senso, la merla rappresenta il mutamento dal sonno al risveglio, dalla morte alla vita, dal bianco al nero – in una sorta di processo alchemico inverso – passando attraverso il potere purificante e vivificante della rossa fiamma, e dà inizio a un nuovo ciclo stagionale.

Tradizionalmente i giorni della merla sono il 29, il 30 e il 31 gennaio, ma in alcune città comprendono anche il 1 febbraio. In certe zone del nord Italia, come nel Lodigiano e nel Cremonese, si celebra la festa della merla con canti popolari in costume e con l’accensione di un enorme falò, il cui scopo è quello di purificare ed esorcizzare gli ultimi rigori invernali.
Secondo un’usanza diffusa, durante questo breve arco di tempo si possono anche trarre previsioni sulla primavera: se i giorni della merla sono molto freddi, la primavera sarà mite e soleggiata, ma se dovessero essere tiepidi, allora la primavera arriverà in ritardo.

***


Note:

1. In realtà solo il merlo maschio ha le penne color nero brillante, e il caratteristico becco arancione, mentre le femmine sono di colore bruno, con il becco marrone scuro.

2. Cfr. Giuseppe Lando Passerini, Giornale dantesco, pagg. 96-97; Mauro Limiti, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle feste popolari in Italia, pag. 64.
Inoltre, la parola latina merula significa precisamente “merla”.




Il merlo bianco o albino - Fotografia di Jamie MacArthur


Bibliografia

Albè Marta, Giorni della merla: storia, leggende e curiosità, GreenMe, 28 gennaio 2021
Casini Nadia, Compendio di luce, Gruppo Albatros Il Filo, Roma, 2020
Cibotto Gian Antonio, I giorni della merla, Neri Pozza, Vicenza, 2000
Limiti Mauro, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle feste popolari in Italia, Newton & Compton Editori, Roma, 2000
Passerini Giuseppe Lando, Giornale dantesco, Anno II, Quaderno I, Leo S. Olschki, Roma-Venezia, 1894


Testo e note di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso scritto dell’autrice e senza citare la fonte.


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