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Le Dodici Donne Cornute
Martedì, 29 Dicembre 2020 - 02:11 - 491 Letture
Racconti La storia delle dodici donne cornute venne pubblicata da Lady Francesca Speranza Wilde nel 1887 – inizialmente con il titolo The Horned Woman, o “la Donna Cornuta”, e successivamente come The Horned Women, “Le Donne Cornute” – e se da una parte si collega alla sacralità di Slievenamon, la cosiddetta Montagna delle Donne, sede di uno dei più importanti sidhe irlandesi, dall’altra potrebbe rappresentare una delle prime importanti versioni della leggenda che descrive la visita delle enigmatiche Fatae filatrici nelle case delle donne, volta ad ispezionare il loro filato oppure a punirle per aver infranto i divieti di filatura nei giorni sacri.

La leggenda, infatti, venne in seguito narrata numerose volte e in svariate versioni, soprattutto in relazione alle festività invernali, e le streghe cornute vennero sostituite da entità ambivalenti, talvolta benefiche e luminose, talaltra ferine e spietate, oltre che, spesso, ancora dotate di corna. Nella zona alpina in particolare, queste sono rappresentate dalla splendente Berchta con il suo selvaggio corteo e da altre figure simili, legate all’inverno, al destino e alla sacra arte della filatura.

***

Le Donne Cornute
di Lady Francesca Speranza Wilde
Traduzione italiana a cura di Laura Rimola

“Una ricca donna era ancora alzata a tarda notte per cardare e preparare la lana, mentre tutta la famiglia e la servitù dormivano. Improvvisamente ci fu un colpo alla porta, e una voce gridò: “Aprite! Aprite!”
“Chi è là?”, chiese la padrona di casa.
“Sono la Strega da Un Corno”, fu la risposta.
La padrona, supponendo che uno dei suoi vicini stesse chiamando per chiedere aiuto, aprì la porta, ed entrò una donna che in mano teneva un paio di cardini da lana e sulla fronte portava un corno, come se fosse cresciuto proprio lì. Si sedette in silenzio accanto al fuoco e cominciò a cardare la lana con una violenta fretta. Ad un tratto si fermò e disse a gran voce: “Dove sono le donne? Stanno tardando troppo.”
Di lì a poco si udì un secondo colpo alla porta, e una voce gridò come prima: “Aprite! Aprite!”
La padrona sentì che qualcosa la obbligava ad alzarsi e ad aprire, e subito entrò una seconda strega, con due corna sulla fronte e con in mano un arcolaio per filare la lana.
“Fammi posto”, disse, “Sono la Strega dalle Due Corna”, e cominciò a filare veloce come un fulmine.
E così i colpi alla porta continuarono, e le voci vennero udite, e le streghe entrarono, fino a quando dodici donne sedevano attorno al fuoco – la prima con un corno, l’ultima con dodici corna.
E cardavano il filo, facevano girare i loro filatoi, avvolgevano [le matasse] e tessevano, cantando tutte insieme un’antica rima, ma non dissero una sola parola alla padrona di casa. Erano strane da ascoltare e spaventose da vedere, queste dodici donne, con le loro corna e i loro filatoi, e la padrona si sentiva morire. Tentò di alzarsi per chiedere aiuto, ma non poteva muoversi, né poteva pronunciare una parola o gridare, perché era sotto l’incantesimo delle streghe.
Ad un certo punto una di loro le parlò in irlandese, e le disse: “Alzati, donna, e preparaci una torta.”
La donna cercò un recipiente con cui portare l’acqua dalla fonte, per mescolare l’impasto e preparare il dolce, ma non riuscì a trovarne nemmeno uno.
E le streghe le dissero: “Prendi un setaccio e usalo per portare l’acqua.”
La donna prese il setaccio e andò alla fonte; ma l’acqua usciva dai fori e non poteva trattenerne nemmeno un po’ per la torta, così si sedette, e pianse.
Udì allora una voce, che le disse, “Prendi dell’argilla gialla e del muschio, impastali insieme e ricopri il fondo del setaccio, in modo che tenga.”
La donna lo fece, e il setaccio trattenne l’acqua per la torta. La voce disse di nuovo:
“Ora torna, e quando arriverai all’angolo nord della casa, urla per tre volte, dicendo: “La montagna delle donne Feniane e il cielo sopra di essa sono in fiamme!”
E così lei fece.
Quando le streghe la sentirono, un grande e terribile grido eruppe dalle loro labbra, e tutte si precipitarono fuori, con urla e lamenti selvaggi. E fuggirono verso Slievenamon (1), dove era la loro dimora.
Ma lo Spirito della Fonte esortò la padrona ad entrare e a preparare la casa contro gli incantesimi delle streghe, nel caso fossero tornate.
Per prima cosa, per spezzare i loro incantesimi, sprizzò l’acqua nella quale aveva lavato i piedi del suo bambino fuori dalla porta, sulla soglia; in secondo luogo, prese la torta che in sua assenza le streghe avevano preparato con la farina mescolata al sangue prelevato alla sua famiglia addormentata, la ruppe in piccoli bocconi e ne mise uno in bocca a ciascun dormiente, che si ristabilì; quindi prese la stoffa che le streghe avevano tessuto e la mise per metà dentro e per metà fuori da una cassapanca con lucchetto; e infine, bloccò la porta con una grande trave fissata agli stipiti, in modo che le streghe non potessero entrare. Quindi attese.

Non passò molto tempo che le streghe tornarono. Erano furiose e chiedevano vendetta.
“Apri! Apri!”, gridarono, “Apri, acqua dei piedi!”
“Non posso”, disse l’acqua dei piedi, “Sono sparsa per terra e il mio cammino mi porta verso il Lago.” (2)
“Aprite, aprite, legno e alberi e trave!”, urlarono alla porta.
“Non posso”, disse la porta, “perché la trave è fissata agli stipiti e non posso muovermi.”
“Apri, apri, torta che abbiamo preparato e mescolato con il sangue!”, gridarono di nuovo.
“Non posso”, disse la torta, “perché sono tutta rotta e sbriciolata, e il mio sangue è sulle labbra dei bambini addormentati.”
Allora le streghe si involarono fra terribili grida e tornarono a Slievenamon, pronunciando strane maledizioni allo Spirito della Fonte, che aveva desiderato la loro rovina; ma la donna e la casa furono lasciate in pace, e un mantello lasciato cadere da una delle streghe durante il suo volo venne appeso dalla padrona in memoria di quella notte.
Questo mantello viene ancora custodito dalla stessa famiglia, di generazione in generazione, da cinquecento anni.”




Illustrazione Seven Horned Women, di Rebecca Guay

***


Note:

1. Slievenamon, la Montagna delle Donne – dal gaelico irlandese Sliabh-na-mban, ovvero “Tumulo delle Donne o “Collina delle Donne”, e chiamata anche Sidh Femen, “Sidh delle Donne” – è una ampia montagna irlandese che fa parte della contea di Tipperary e confina con Kilkenny. Era considerata uno dei più importanti sidhe, le dimore oltremondane dove abitano fate e divinità, e presenta diversi punti di interesse archeologico e cultuale. Sulla sua sommità si trova un antico tumulo funerario, con una formazione rocciosa che richiama l’aspetto di un portale, mentre sul versante orientale si snoda un sentiero cerimoniale che dalla base del monte conduce alla tomba.
Questa misteriosa montagna è inoltre presente in alcuni racconti che fanno parte del Ciclo dei Fianna, nei quali rappresenta sempre un luogo di passaggio tra un mondo e l’altro, attorno al quale avvengono misteriosi incontri con divinità e donne ultraterrene.

2. Il testo originale inglese mantiene la parola irlandese leigh, ovvero “lago”.


Bibliografia

Massey Eithne, Legendary Ireland: Myths and Legends of Ireland, The O’Brien Press, Dublino, 2013
Rolleston Thomas William, Myths and Legends of the Celtic Race, Cosimo, Inc., New York, 2009
Wilde Lady Francesca Speranza, Ancient Legends, Mystic Charms, and Superstitions of Ireland, Ward and Downey, Londra, 1887
Yeats William Butler, Fiabe irlandesi, a cura di Pietro Meneghelli, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1994

Illustrazione: Seven Horned Women, di Rebecca Guay

Traduzione e note a cura di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.



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