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Fra queste pagine sono raccolti consigli, ricette, riti semplici e naturali dedicati al femminile, e speciali ricerche e racconti sull'antica Via delle Donne.

 

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Il Libro del Mese




Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Il Tempio della Ninfa

Tre Foglie di Betulla
Domenica, 26 Luglio 2020 - 18:17 - 602 Letture
Luoghi “Alle spalle si hanno le pendici prative di Viezzena, e forse la natura le ha così composte con linee comuni per non distrarre lo sguardo da quello che si ha davanti, e cioè una vasta, vellutata pianura in lento declino, dove qua e là si erge un larice isolato od una fila di larici, tanto per rompere la monotonia. Sono le praterie della Bellamonte, limitate in fondo dalla punta degli abeti che coprono l’incassato letto del Travignolo.



L’occhio però non si accorge di quel fossato profondo e senza fatica passa oltre attaccandosi all’immenso Bosco di Cece che si interna folto ed imperscrutabile per valli e dossi, greti scavati e promontori, tutto eguagliando con un manto verde scuro sino alla catena porfidica che va dal Colbricon al Colrotondo, ed è una rossa immane sega che scardassa le nubi.
Si dice la Bellamonte a ragion veduta, perché per quanto si percorrano le montagne, non si trova balcone solivo che regga il paragone. Ed è per questo che le canzoni della val di Fiemme la celebrano.
La ragazza era sola, la fiamma mandava gli ultimi guizzi sul focolare vuoto. Finita da tempo la fienagione e con essa le danze ed i canti, gli uomini erano saliti a Carigole a tagliar l’erba e vi sarebbero rimasti sino a lavoro compiuto. La giovane sedeva all’ombra di un faggio fuori della casa, alcune galline razzolavano beccuzzando avide, vicino ad una carretta il gallo sorvegliava, una nube si sforzava per passar sopra la cima di Cece e portarsi sul bosco.
La fanciulla staccò un filo d’erba e se lo pose tra le labbra; stette un momento assorta poi si alzò, entrò a prendere la rocca ed il fuso e tornò presso l’uscio.
Filava da un bel po’, attenta all’opera, e solo alzando gli occhi vide la Donna Selvatica dinanzi a sé. Vestiva di bianco e sui capelli portava una corona di fiori di campo. Apparivano ogni tanto queste Donne Selvatiche, scendevano da Giuribrutto, dal Lastei del Predazzo e destavano sempre stupore e diffidenza per il loro modo di comportarsi e di vestire.
“Non ti stanchi?”, le chiese.
“Anche se mi stancassi, un giorno o l’altro devo pur filarla questa lana.”
“Dunque non hai fretta”, e senza darle tempo di rispondere: “Perché non balli per me?”
Era noto che le Donne Selvatiche fossero assai bizzarre e la ragazza annuì, per nulla sorpresa.
“Dietro quei larici l’erba è fresca e morbida…”
Senza pensarci troppo, poiché ballare le piaceva, depose la rocca ed il fuso sulla soglia, seguì la Donna Selvatica sino ai larici e danzò a piedi nudi finché il sole si coricò. E per tre giorni ballò spensierata dall’alba al tramonto senza stancarsi mai, agile e leggera da non piegare uno stelo.
La sera del terzo giorno la Donna Selvatica raccattò da terra tre foglie di betulla: “Questo è il regalo che ti faccio.”
La ragazza era pur tentata di riderle in faccia ma non volle offendere la povertà. Entrò in casa, buttò con noncuranza le tre foglie di betulla sulla tavola e gettò un grido di gioiosa meraviglia: si erano mutate in oro.”

***

La leggenda è liberamente tratta da Aurelio Garobbio, Montagne e valli incantate, Cappelli Editore, Rocca San Casciano, 1963, pagg. 183-185.

***


Nota al testo:

La località di Bellamonte, frazione di Predazzo in provincia di Trento, è una delle più amabili della Val di Fiemme. Viene anche chiamata la Monta del Fieno per l’antica tradizione della fienagione, alla quale partecipavano numerose genti provenienti da diversi paesi del Trentino. Il periodo della falciatura aveva inizio al principio di luglio e proseguiva fino a settembre, ed è possibile che il suo termine potesse rappresentare un tempo liminale nel quale gli incontri con certe entità della natura erano più frequenti.

La leggenda si riferisce probabilmente a una sorta di rito iniziatico femminile, che attraverso la danza estatica richiesta dalla Donna Selvatica, e dedicata a lei e a ciò che rappresenta a livello sottile, porta la fanciulla, simile per semplicità e naturalezza alle tre foglie di betulla, a una condizione interiore equiparabile alla ricchezza, alla luminosità e alla purezza dell’oro.

***


I Luoghi della Leggenda

Verso la Cima Viezzena




I larici di Viezzena
Fotografia di Fino in Cima




La frazione di Bellamonte





Bibliografia

Garobbio Aurelio, Montagne e valli incantate, Cappelli Editore, Rocca San Casciano, 1963

Illustrazione The Changelings Journey di Leesha Hannigan



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