La Porta del Tempio


Se dalla Porticina vuoi passare,
il tuo abitino dovrai abbandonare e molto piccola dovrai diventare...



 

Viandanti online

Ci sono 115 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui o registrarti liberamente cliccando qui.

 

La Via Femminile




Fra queste pagine sono raccolti consigli, ricette, riti semplici e naturali dedicati al femminile, e speciali ricerche e racconti sull'antica Via delle Donne.

 

I Meli di Avalon




Gruppo di studio dedicato alla Tradizione Avaloniana e a Miti, Leggende, e Fiabe Celtici legati alla simbologia di Avalon.

 

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Non hai ancora un account?
Registrati subito.
Come
utente registrato potrai
cambiare tema grafico
e utilizzare tutti i servizi offerti.

 

Messaggi Privati

Solo per gli utenti registrati!
 

Il Libro del Mese




Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

Cerca nel Tempio


 

Il Tempio della Ninfa

Miscela al Mirto di Afrodite
Giovedì, 02 Luglio 2020 - 21:14 - 582 Letture
Ricettario La vita era giovane e delicata, quando Afrodite sorse col respiro del rinnovamento. Nata dai venti gentili sul mare orientale, la Dea discese sull’isola di Cipro. Era così attraente e così seducente, che le Stagioni accorsero ad accoglierla, implorandola di rimanere per sempre. Afrodite sorrise. Il suo soggiorno non avrebbe mai avuto fine e la sua opera non si sarebbe mai completata.

Dopo avere attraversato la riva sassosa, vagò per i colli e per le pianure, alla ricerca di tutti gli esseri viventi. Con il suo tocco magico li accese di desiderio e li lasciò dopo averli uniti in coppie gioiose. Benedisse i ventri femminili, li protesse durante il loro crescere e allontanò le pene d’amore alla nascita. Ovunque Afrodite evocò la promessa nascosta della vita. Ogni giorno donò alla terra il bacio della rugiada mattutina.
I vagabondaggi la condussero lontano, eppure ogni primavera la Dea ritornava a Cipro insieme alle sue colombe per il proprio bagno sacro a Paphos. Là era assistita dalle sue Grazie: Fioritura, Crescita, Bellezza, Gioia e Fulgore, le quali la incoronavano di mirto e tracciavano un sentiero di petali di rosa ai suoi piedi. Afrodite camminava sino al mare e s’immergeva nei pulsanti ritmi lunari della marea. Quando ne emergeva con lo spirito rinnovato, la primavera fioriva pienamente e tutti gli esseri sentivano la sua gioia. Attraverso le stagioni, gli anni e le ere, i misteri di Afrodite rimangono inviolabili, giacché Lei sola comprende l’amore che genera la vita.
” (1)

Originaria dell’Asia occidentale, sorella delle grandi madri Ishtar, Astarte e Inanna, Afrodite giunse dapprima a Cipro e solo in seguito approdò sulle sponde della Grecia, dove venne assimilata dalla religione ellenica patriarcale e dotata non solo di un padre e di un marito, ma anche di caratteristiche frivole, capricciose e gelose che in origine non aveva mai conosciuto. Afrodite era nata infatti come dea primitiva della bellezza, dell’amore, della grazia, della libertà e dell’irresistibile forza attrattiva della natura. Fiera, libera, potente in se stessa e vergine nel senso arcaico del termine, era l’ispiratrice della creazione di tutte le cose naturali, poiché suscitava la forza del sacro magnetismo, ovvero dell’attrazione, della fascinazione e del congiungimento.
Governava l’intima sfera della sessualità, del piacere, dell’estasi, ma anche della fertilità e dell’abbondanza, e proteggeva le donne nel momento del parto.
Figlia delle onde, era la signora dei flutti marini, della rugiada mattutina, e l’epiteto cretese Antheia la rendeva inoltre una dea dei fiori, ovvero di tutte le lussureggianti e profumate fioriture, così come delle erbe selvatiche e dei loro aromi. (2)
Fra queste, le era particolarmente sacro l’odoroso mirto, e secondo il mito ellenico fu proprio un cespuglio di mirto ad accoglierla quando, appena emersa dalla candida spuma marina, volle nascondere le sue sacre nudità da occhi indiscreti. Eppure un tempo la dea non mostrava segni di pudicizia, la sua amorosa sessualità era libera, spontanea e gioiosa, e non conosceva alcuna volgarità che potesse suscitare vergogna. Allora, il mirto non nascondeva il suo corpo, ma le coronava il capo, e le rendeva onore con i suoi effluvi aromatici, crescendo e sbocciando sui caldi litorali del mare. Quello stesso mare che le diede la vita e al quale lei, ciclicamente, ritornava sempre.


Preparazione della miscela e potere simbolico delle piante utilizzate

In luna crescente, cogliere alcuni rametti di mirto ricchi di fiori. Il mirto fiorisce in tarda primavera, e i suoi bellissimi fiori bianchi sono molto profumati e pieni della grazia della dea.
Lasciar essiccare i rametti e i fiori in un luogo fresco e asciutto, e quando sono pronti sbriciolarli con le dita, facendo attenzione a non pungersi con l’estremità appuntita e irrigidita delle foglioline.
Aggiungere una parte di resina di mirra, e se si preferisce una consistenza più fine, pestare il composto nel mortaio.
Se il profumo aggrada, aggiungere una goccia di olio essenziale di mirto rosso; in caso contrario versare subito la miscela in un vasetto di vetro, chiuderlo bene e usarla all’occorrenza.




Il mirto simboleggia sia l’amore naturale, che è espressione di purezza, bellezza, piacere, libertà e sacro magnetismo, sia l’amore divino, che congiunge alle sfere sottili e sopravvive anche alla morte. Apre il cuore, scioglie i blocchi interiori, predispone ad accogliere, ed è particolarmente affine alle donne. In Grecia il suo nome alludeva infatti agli organi intimi femminili. (3)
Offrendo i suoi rametti fioriti alla dea a cui è caro, è possibile richiamare nella propria vita lo stesso amore che lei rappresenta, liberando quella persistente forza attrattiva che accorcia le distanze, sia a livello fisico che animico, fra se stesse e l’esterno, ma anche fra se stesse e il divino.
Insieme al mirto, la mirra, stillata in gocce dorate dall’albero Commiphora myrrha che cresce nei paesi caldi di Sudan, Etiopia, Somalia e Arabia, racchiude in sé il calore del fuoco e le misteriose e profonde energie della terra. Si dice che proprio per questo aiuti a ricongiungersi con la terra, e inoltre aprirebbe alla percezione della dimensione divina, acuendo la vista sottile. Il suo profumo avvolgente e caldo suscita amore e sensualità.
La vicinanza di mirto e mirra, data anche dalla comune origine del loro nome (4), accresce il loro potere di suscitare bellezza, grazia, fascino e un amore avvolgente e sensuale.

Bruciare la miscela in fase di luna crescente o piena per attrarre ed evocare l’amore dentro di sé e intorno a sé, facendosi sfiorare dai fumi profumati fino ad esserne completamente avvolte.
Bruciare la miscela in qualsiasi fase lunare come offerta all’antica Afrodite pre-ellenica e a tutte le buone virtù che incarna e trasmette.

***


Note:

1. Tratto da Charlene Spretnak, Le Dee perdute dell’antica Grecia, pagg. 71-72

2. Cfr. Charlene Spretnak, op. cit., pag. 69

3. Cfr. Erika Maderna, Le mani degli dèi, pag. 137

4. I nomi delle due piante hanno la stessa origine etimologica: il mirto, anticamente detto mirrina, deriva dal greco mýrtos, affine a mýron e a mýrra, col significato di “balsamo, profumo, unguento odoroso”; la mirra viene dal latino mýrra o smýrna ed è collegata all’ebraico mar, “goccia” e all’arabo mar “amaro” – per via del suo sapore. Si è concordi nel riferire la radice comune sma-smar, “spalmare, scorrere” e quindi il verbo comune smà-ô, “ungo, spalmo” e mýr-ô o smýr-ô, “scorro, stillo, lacrimo”.
Entrambe le parole significano dunque “unguento odoroso che stilla”, “balsamo che scorre, che lacrima”, sia per la caratteristica della resina di mirra di colare in gocce profumate dalla corteccia di Commiphora myrrha, sia per il profumo persistente delle foglie e dei fiori del mirto, ovvero dell’olio aromatico che si ricava dalle sue bacche. (Cfr. Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, alle voci Mirto e Mirra; ed Erika Maderna, op. cit., pagg. 135-137).
Per conoscere il triste mito della principessa Mirrha – o Smyrne – nel quale Afrodite appare però nella sua forma ellenica più crudele e spietata, vedi Ovidio, Le Metamorfosi, Libro X, 298-502.


Bibliografia

Berk Susanne, Incensi. Un viaggio tra le antiche tradizioni, BIS Edizioni, Cesena, 2014
Cattabiani Alfredo, Florario, Oscar Saggi Mondadori, Milano, 1996
Lapucci Carlo e Antoni Anna Maria, La simbologia delle piante. Magia, leggende, araldica e curiosità del mondo vegetale, Edizioni Polistampa, Firenze, 2016
Macioti Maria Immacolata, Miti e magie delle erbe. L’aura di piante e fiori tra mitologia e letteratura, DeriveApprodi, Roma, 2019
Maderna Erika, Le mani degli dèi. Mitologie e simboli delle piante officinali nel mito greco, Aboca, Sansepolcro, 2016
Ovidio, Le Metamorfosi, a cura di Piero Bernardini Marzolla, Einaudi, Torino, 2015
Pianigiani Ottorino, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, Albrighi & Segati, Milano, 1907
Spretnak Charlene, Le Dee perdute dell’antica Grecia. Una raccolta di miti pre-ellenici, Editrice Venexia, Roma, 2010


Ricerca e testo di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.


Miscela al Mirto di Afrodite | Login/crea un profilo | 0 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.



© Il Tempio della Ninfa 2006/2021
Sito internet con aggiornamenti aperiodici, non rientrante nella categoria Prodotto Editoriale.
Nessuna parte di questo sito può essere riprodotta senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.
Tutti i lavori pubblicati sono protetti dalla legge n. 633 e s.m.i. in tutela dei diritti d'autore.
Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori.

Questo sito è stato creato con MaxDev e utilizza MD-Pro 1.0.76
Il sito web e il tema grafico sono stati creati da Laura Violet Rimola. Le immagini appartengono ad Alan Lee.

Powered by MD-Pro