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Il Tempio della Ninfa

Le Vivane e la Figliastra
Martedì, 24 Marzo 2020 - 01:34 - 843 Letture
Racconti LE VIVANE E LA FIGLIASTRA
Fiaba della Val di Fassa


Una matrigna crudele mandava tutti i giorni la figliastra, una giovane brava e laboriosa, sul ponte dell’Avisio con il fuso e lì la ragazza doveva filare tutto il giorno. Se per un momento si riposava subito le sue sorellastre, pigre e brutte, che la sorvegliavano dalla finestra, andavano a riferirlo alla madre e questa andava subito a dare uno schiaffo a Lena – questo era il nome della ragazza.

Un giorno, proprio mentre la matrigna la schiaffeggiava, Lena lasciò cadere il fuso che andò direttamente a finire nelle acque dell’Avisio. La matrigna si arrabbiò tanto che disse a Lena di non tornare a casa prima di aver recuperato il fuso.
La povera ragazza cercò nel fiume fino a tarda notte, ma inutilmente; poi, stanca, si sedette piangendo sulla sponda dell’Avisio per riposare un po’.
Guardava l’acqua scorrere, e pensava cosa poteva ancora fare quando improvvisamente vide una piccola luce brillare in mezzo al fiume e contemporaneamente sentì una voce che chiamava dolcemente il suo nome e la invitava ad andarsi a riprendere lì il suo fuso. Senza paura Lena andò fino a quella luce e, giunta in quel punto, sparì sott’acqua e si ritrovò in una splendida sala con le pareti ricoperte di pietre preziose. Nella sala si libravano silenziose donne bellissime dai corpi quasi trasparenti: erano le vivane. La più bella di loro si avvicinò a Lena e le disse:
“Sappiamo che sei sempre stata buona e laboriosa e vogliamo aiutarti. Qui ci sono centinaia di fusi: scegline uno e portatelo via in sostituzione di quello che hai perso.”
Lena, nella sua modestia ne scelse uno molto semplice di legno, come quello che aveva avuto precedentemente e ringraziò del regalo. Ma la vivana le disse:
“Dato che sei stata così modesta e non hai approfittato della mia fiducia voglio regalarti anche questa scatola che aprirai davanti alla tua matrigna.”
Poi accompagnò la ragazza fino a riva e la salutò.
Lena andò subito dalla matrigna, le raccontò la sua avventura e le diede la scatola perché l’aprisse: dentro c’erano un meraviglioso gioiello d’oro puro, riccamente ornato di perle, e cento ducati. Sul fondo della scatola c’era scritto che quella doveva essere la dote della buona Lena e chi avesse tentato di portargliela via sarebbe morto entro ventiquattro ore.
La matrigna era furiosa per la fortuna toccata alla figliastra e decise allora di mandare anche le sue due figlie nel castello sotterraneo a prendersi un così bel regalo. Per prima mandò sul ponte la più vecchia delle due sorelle, Krìstele, e al pomeriggio la ragazza fece cadere il suo fuso in acqua. Anche Krìstele vide la fiammella in mezzo all’Avisio, si avvicinò, cadde nella sala di cui abbiamo detto e poté scegliersi un fuso.
Naturalmente Krìstele, avida e malvagia com’era, scelse un fuso d’oro e prima di andarsene ricevette una scatola da aprire in presenza della madre. Ma quando la scatola fu aperta, vi trovarono dentro tre palle di sterco di cavallo e Krìstele teneva in mano escrementi umani.
Si può facilmente capire che la cattiva matrigna si guardò bene dal mandare anche la seconda figlia nel castello sotterraneo a prendersi un regalo.


Fiaba tratta da Hugo De Rossi di S. Giuliana, Fiabe e Leggende della Val di Fassa, I Parte – Innsbruck 1912, a cura di Ulrike Kindl, Istitut Cultural Ladin “majon di fasegn”, Vigo di Fassa, 1984, pagg. 58-59

***


Nota:

Raccolta e trascritta dal ricercatore fassano Hugo de Rossi tra il 1904 e il 1910, la fiaba appartiene alla categoria The Spinning Woman by the Spring o Kind and Unkind Girls – “La Filatrice alla Fonte” o “Ragazze Gentili e Scortesi” – secondo la classificazione di Aarne-Thompson (AT 0480), e richiama in particolare il motivo di Frau Holle.
Questa tipologia di racconto è piuttosto diffusa, ma la particolarità della versione proveniente dalla Val di Fassa è data da alcuni suoi elementi rari, o addirittura unici. Innanzitutto, a sostituire la figura della saggia e vecchia Holle sono presenti le bellissime Vivane, donne semi-divine eternamente giovani, che si diceva vivessero vicino alle acque limpide di sorgenti, laghi e fiumi, in boschi vergini e grotte segrete. Qui descritte come entità quasi trasparenti, talmente leggiadre e sottili da “aleggiare” nella sala cosparsa di pietre preziose, abitano tutte insieme nel loro castello oltremondano, sotto la superficie increspata dell’Avisio.
Il sinuoso fiume che nasconde il castello – chiamato anche la Véis in fassano, la Ves in fiemmese, la Vís in cembrano, la Veisc in lingua ladina, ma anche Eveys o Efeis in tedesco – nasce dal ghiacciaio della Marmolada, la cosiddetta Regina delle Dolomiti, e scorre attraverso le valli di Fassa, Fiemme e Cembra, fino a immettersi nel grande Adige. Attorniato da una ricchissima vegetazione, durante i gelidi mesi invernali emette una sorta di nuvola fumosa che fa sembrare ribollenti le sue acque, e doveva essere ritenuto sacro in tempi passati.
Tornando alle Vivane della storia, esse dispongono di “centinaia di fusi”, che offrono a chi, fatalmente – ovvero per intercessione del fato – riesce a raggiungere la loro dimora. I fusi sono fatti di materiali diversi, alcuni d’oro prezioso e luccicante, altri modesti, semplici, fatti di legno, e da ciò che traspare dal racconto sembra che ognuno di essi possa rappresentare, e forse trasformare, il destino di coloro che lo scelgono: un destino luminoso, ricco e gioioso, oppure miserabile e oscuro a seconda dei casi, e dei meriti.
Come la stessa Frau Holle, le Vivane di questa fiaba incarnano dunque le antiche Fatae, entità divine che presiedono al fato e assegnano a ciascuno ciò che ha realmente meritato. “La più bella di loro”, che accoglie le fanciulle e le invita a scegliere il proprio fuso-destino, potrebbe inoltre rappresentare la loro regina, come spesso accade in numerose leggende simili, nelle quali la più bella delle entità semi-divine riunite in consorterie femminili, è anche la loro sovrana.
Un’altra particolarità del racconto, assente nelle versioni che ripercorrono lo stesso motivo fiabesco, è l’apparire notturno della piccola luce che brilla sull’acqua. Il fluttuante lumicino ricorda infatti le misteriose presenze luminose di cui si narra in molte leggende delle Alpi, che si dice comparissero in luoghi particolarmente sacri e fossero di guardia a grandi tesori, indicandone al contempo la precisa collocazione. Il fatto che la lucina appaia proprio nel punto in cui si cela il passaggio nel regno ultraterreno delle Vivane – che rappresenta sia un luogo sacro, sia un tesoro nascosto – non è casuale, ed anzi conferma la sua funzione di custode della soglia che si apre sulla dimensione magica.

La presenza di questo racconto nella tradizione dell’arco alpino è oltremodo importante, poiché al di là della sua bellezza e del suo significativo messaggio, attraverso le sue particolari caratteristiche dimostra ancora una volta il già riscontrato legame fra le donne selvatiche alpine, chiamate Vivane nella zona fassana, e la grande dea Holla – Holda, Hulda, Berchta – che altri non è se non la Regina delle Fate e la Filatrice del Destino di tutti gli esseri viventi.

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I Luoghi della Fiaba

Il fiume Avisio
Fotografie di B&B Segonzano







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Bibliografia

Dalbosco Alberta e Brughi Carla, Entità Fatate della Padania, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 2002
De Rossi Hugo di S. Giuliana, Fiabe e Leggende della Val di Fassa, I Parte – Innsbruck 1912, a cura di Ulrike Kindl, Istitut Cultural Ladin “majon di fasegn”, Vigo di Fassa, 1984
Enciclopedia Treccani
Grimm Jacob e Wilhelm, Le fiabe del focolare, Mondolibri, Milano, 2005
Rimola Laura Violet, Madama Holle. Studio e simbologia della fiaba, Articolo pubblicato su Il Tempio della Ninfa il 5 Novembre 2006
Veramontagna.it


Ricerca e annotazione a cura di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.


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