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Le Streghe del Monte Ciamoseira
Lunedì, 18 Febbraio 2019 - 01:04 - 1451 Letture
Luoghi Quella che segue è una vera e propria testimonianza che descrive l’apparizione di entità luminose sul Ciamoseira, un monte che sorge ai piedi del torrente Lys, in Val d’Aosta, e che si dice fosse particolarmente caro alle streghe. Per l’autenticità e l’importanza del racconto si è scelto di riportarlo esattamente come l’autrice, Clorinda Vercellin, ha deciso di raccontarlo.




Le Streghe del Monte Ciamoseira

Lo sguardo del turista che per la prima volta percorre la valle del Lys, rimane attratto dalla vista imponente del monte Ciamoseira.
Questo colosso dall’aspetto maestoso, si erge sulla sponda destra del Lys, sui confini dei comuni di Perloz e Lillianes. È un massiccio compatto dell’altezza di circa trecento metri e dalla base di circa un chilometro di lunghezza. La vetta presenta una frattura che lo divide in due parti, quasi eguali, e nel centro una anfrattuosità, ove crescono ginestre, fieno selvatico e sterpaglie. Nel mese di maggio appare tutto trapunto di bianco: sono le sassifraghe dei Pirenei, che crescono rigogliose nelle fessure di quelle rocce. Nelle giornate piovose, mille rigagnoli lo solcano e vanno a cadere a strapiombo sui massi sottostanti, formando spruzzi iridescenti.
A nord è traversato perennemente dal ruscello Foby che, dopo una cascata pittoresca, va a confondere le sue acque con quelle del Lys, nel punto denominato “lama della Pignatta”. È una località prediletta dagli uccelli. Nella buona stagione vi nidificano i rondoni alpini, i passeri solitari, i luì, le lodole, i falchi, le aquile…
Anticamente era abitato dai camosci, onde il suo nome (“camosci vi erano”): Ciamoseira.
Ora nei luoghi accessibili vi pascolano le capre, anche nella stagione invernale, perché in quella località privilegiata, la neve non si ferma mai.
Ma l’importanza di questo monte non è dovuta solo al suo aspetto caratteristico, alla sua posizione geografica, alla sua costituzione geologica, alla sua fauna, alla sua flora… Questo Monte ha un non so che di misterioso, di leggendario, perché in passato vi prendevano dimora le streghe. Anche ai nostri giorni si scorgono talvolta, durante le lunghe notti invernali, dei fuochi fatui che vagano per quei pendii… Ma il fenomeno in passato si verificava più frequentemente e più intensamente.

Una notte di novembre dell’anno 1877 gli abitanti della sponda sinistra del Lys, videro il monte Ciamoseira illuminato a giorno. Sorpresi si misero ad osservare.
Innumerevoli fuocherelli attraversavano la montagna in tutti i sensi, saltellando e occhieggiando con velocità vertiginosa. Questi fuochi talvolta si riunivano in uno o due punti soli, poi riapparivano più lontano in gruppi di due, quattro, cinque, dieci, venti… facendo scorribande inverosimili. Il monte sembrava cosparso di colossali lampiridi, in piena estate.
Lo spettacolo durò dalle dieci di sera fino alle due del mattino. A quell’ora ebbe luogo la “cena”. Si videro i fuochi precipitare dal monte, come attratti da una forza irresistibile, e disporsi in circolo nel prato sottostante, a mo’ di tanti commensali attorno a una enorme tavola imbandita. La “cena” durò circa un’ora, dopo di che si vide la “comitiva” disporsi in fila indiana, attraversare il Lys, in regione Piscine, e incamminarsi, processionalmente sull’altra sponda del torrente, seguendo sempre il vallone. La processione fu osservata e seguita anche dagli abitanti della sponda destra. Si vide che andò a finire nel pianoro di Portola, località sita sui confini del Biellese, e rinominata per le tregende delle streghe.

Al mattino un nerbo di coraggiosi si portò nei pressi del Monte per verificare se fossero stati accesi dei fuochi, per ingannare la gente, ma non videro nemmeno un carbonello né nessuna traccia di orme umane.
Erano effettivamente le streghe?
Erano gli spiriti folletti?
Era elettricità? Erano emanazioni fosforescenti?
Non si sa.
Ma quello che è certo è che il fenomeno si verificò effettivamente, che fu veduto da tutta la popolazione, e che apparizioni del genere si ripetevano assai spesso.
Chi scrive, conobbe varie persone che osservarono de visu lo spettacolo, e sulla veridicità delle quali non è lecito dubitare.

(Tratto da Clorinda Vercellin, Racconti e Proverbi della Valle del Lys (Perloz e Lillianes), Tip. E. Giglio Tos, Ivrea, 1958, pagg. 51-53)

***

Le misteriose Luci notturne
Nota al testo

Fino a tempi relativamente recenti, l'apparizione delle luminose entità descritte nel racconto si verificava piuttosto spesso sulle montagne, nei boschi e nei prati vicini al torrente Lys, e nel suo libro, Clorinda Vercellin, riferisce almeno altre due testimonianze di incontri simili. Una delle due, riportata da Pietro Vercellin – forse un parente stretto dell’autrice – narra di una luminescente processione, composta da una moltitudine di luci simili a fiammelle fluttuanti, che comparve a Chessun Vieux la notte del 15 giugno 1875. L’avvenimento era stato preceduto dall’insistente abbaiare dei cani, i quali si erano poi ammutoliti non appena il lucente corteo era apparso sulla strada antistante. (Cfr. Clorinda Vercellin, Racconti e Proverbi della Valle del Lys, pagg. 62-63)
La seconda, avvenuta in tempi che l’autrice definisce “recentissimi” – ovvero poco prima che il suo libro fosse redatto e pubblicato nel 1958 – era stata invece riportata da una bella fanciulla di circa vent’anni, che una notte d’estate, mentre scendeva dalla chiesetta di Santa Margherita e si recava a casa, aveva fatto un incontro incredibile. Fermatasi qualche istante ad ascoltare il melodioso canto di un usignolo, aveva appena ripreso la via, quando ad un bivio del sentiero aveva visto “due grossi fuochi che si muovevano in tutti i sensi, azionati da una forza misteriosa. Si innalzavano nell’aria, ridiscendevano fino a terra, si spostavano, si trasformavano, facevano scherzi inverosimili.”
E ancora: “I fuochi erano grandi e si vedevano distintamente, nonostante la luna.”
Terrorizzata, la fanciulla era riuscita a trovare il modo di oltrepassarli e si era precipitata a casa, promettendosi che non sarebbe mai più uscita fuori da sola la notte. (Cfr. Clorinda Vercellin, op. cit., pagg. 89-91)
Questi racconti, riferiti da molte persone evidentemente fidate, sulle quali, come ci tiene a precisare l’autrice, “non è lecito dubitare”, rivelano che la zona attraversata dal torrente Lys doveva essere stata, in passato e fino a tempi relativamente recenti, un luogo particolarmente sacro, nel quale le entità sottili si mostravano spesso e senza alcun timore.
Descritte come piccole luci fluttuanti simili a fiammelle, o addirittura come grandi fuochi sospesi nell’aria, che si muovono, si librano verso il cielo e ridiscendono a terra, mutano forma, mandano bagliori più o meno intensi, si avvicinano e si separano, si raccolgono in gruppi, si dispongono in cerchio, e addirittura si fanno gli scherzi, questi spiritelli ricordano molto i Lusuri, che si diceva comparissero sul Monte Baldo, nel veronese, così come i bagliori che comparivano sul Monte Cistella, nel verbanese, e i Cules, noti in diverse zone del Piemonte e in particolare nei boschi e sulle montagne delle province di Novara, Torino e Cuneo.
I Lusuri apparivano come piccole luci simili alle lucciole, oppure come sfere luminose più grandi e mutevoli, talvolta bianche, talaltra di diversi colori, e si muovevano nell’aria, sia in modo dolce e lento, sia sfrenato e imprevedibile. Per quanto riguarda i Culès, si credeva che fossero esseri fiammeggianti di svariate dimensioni, oppure folletti che recavano un lucernino tra le mani, ed era risaputo che amassero fare scherzi a coloro che nottetempo percorrevano i sentieri immersi nella natura. In questi casi, si diceva giocassero con i viandanti terrorizzati, lanciandosi in scatenati inseguimenti, per poi abbandonarli e tornare a divertirsi fra loro. Spesso sostavano, come addormentati, nel sottobosco e al margine dei corsi d’acqua, oppure “intrecciavano danze incantate” sotto le stelle e i raggi di luna. Una leggenda piemontese racconta di una moltitudine di Culès “di ogni tipo e grandezza” che, riuniti sul greto di un torrente, “si rincorrevano, si riunivano, si sparpagliavano nella notte, saltellavano di cespuglio in cespuglio. Si accendevano misteriosamente, e repentinamente svanivano; si nascondevano in qualche ceppo putrefatto, e ne sbucavano più luminosi di prima.”. Inoltre, sembra che fossero soliti apparire a certe fanciulle particolarmente belle e sensibili, alle quali portavano gioia e fortuna. (Cfr. Tersilla Gatto Chanu, Leggende e racconti popolari del Piemonte, pag. 270; e Alberta Dalbosco e Carla Brughi, Entità Fatate della Padania, pagg. 143-146)
La leggenda qui trascritta, tuttavia, si riferisce alle luci che attraversarono il Monte Ciamoseira chiamandole streghe, e ricorda che la montagna e tutta la zona circostante erano proprio frequentate dalle streghe sin da tempi lontanissimi. È dunque possibile che in questi luoghi esse fossero immaginate come presenze sottili, o meglio, che le entità luminose fossero considerate le loro anime liberate dal corpo, che si riunivano nelle notti magiche per celebrare i loro convegni nei boschi, nelle radure e sugli alti pianori dei monti, in atmosfere di gioia, di gioco e di armonia, per poi ritornare silenziosamente ad abitare i propri corpi non appena comparivano le prime luci dell’alba.
È comunque più probabile che le giocose luci che a lungo percorsero i versanti della montagna e le sponde del Lys fossero proprio spiriti della natura, entità libere e armoniose che talvolta scelgono di rendersi visibili agli occhi delle persone per ricordare loro che la magia esiste, anche se spesso non vogliamo vederla.




Il Monte Ciamoseira - Fotografie dell'autrice


Bibliografia

Dalbosco Alberta e Brughi Carla, Entità Fatate della Padania, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 1993
Gatto Chanu Tersilla, Leggende e racconti popolari del Piemonte, Newton & Compton Editori, Roma, 2017
Savi-Lopez Maria, Leggende delle Alpi, Editrice Il Punto, Torino, 2007
Vercellin Clorinda, Racconti e Proverbi della Valle del Lys (Perloz e Lillianes), Tip. E. Giglio Tos, Ivrea, 1958


Note a cura di Laura Violet Rimola. È vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.


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