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Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Il Tempio della Ninfa

Le Selkie, Fanciulle Foca figlie del mare
Mercoledì, 15 Agosto 2018 - 04:35 - 6433 Letture
Archetipi Giungono dal mare nuotando come foche, e scivolando sulla sabbia tolgono la morbida pelle bruna e la depongono ai piedi degli scogli, mutandosi in bellissime fanciulle dai capelli scuri, la pelle bianca come la spuma, i grandi occhi languidi. La loro voce si confonde con il dolce canto della risacca, mentre danzano insieme sulle spiagge, sotto i pallidi raggi del sole, protette tra le rocce sferzate dalle onde. Sono le selkie, fanciulle dalla pelle di foca che si diceva vivessero nell’oceano Atlantico e nei freddi mari del nord Europa, su lontane isolette solitarie, oppure su grandi scogli circondati dalle acque salmastre.




Le loro leggende appartengono alla Scozia, all’Irlanda, ad alcune parti della Norvegia e dell’Islanda, e in particolare alle Isole Orkney, le Shetland e le danesi Fær Øere o Faroe, dove erano tenute in grande considerazione.
Il loro nome, che ha molte varianti a seconda del luogo in cui si sono sviluppate le leggende, proviene dall’antico termine scozzese selich, che a sua volta deriva dall’antico inglese seolh, a significare semplicemente “foca” (1). In certi rari casi erano chiamate con il sinonimo roan – foca, oppure con la bella combinazione maighdeann-ròin, dove il termine maighdeann o maighdean si traduce con fanciulla, vergine oppure ninfa, e ròin riporta alla foca, a significare “fanciulla-foca” oppure “vergine o ninfa-foca”. (2)
Le specie di foche che si credeva potessero mutarsi in donne erano solitamente quelle più grandi della foca comune, in particolare le foche dal cappuccio, le foche dalla sella o foche della Groenlandia, le foche dagli anelli e le foche grigie (3). Queste erano spesso appellate comunemente come selkie folk, ovvero “popolo delle selkie”, o “popolo delle foche”, sottintendendo sempre la loro natura ultraterrena di creature a metà fra il mondo degli umani e quello degli animali marini.
Tanto era diffusa la credenza che le foche fossero in realtà esseri umani, che gli abitanti delle coste e delle isole scozzesi nutrivano per loro un grande rispetto, si curavano di non fare loro del male e inoltre credevano che ucciderle portasse sfortuna. Al contrario, vederne una era un segno di fortuna e annunciava benessere e abbondanza.

La maggior parte delle leggende sulle selkie sono in realtà versioni lievemente differenti della stessa storia, nella quale un gruppo di fanciulle-foca giunge su una spiaggia solitaria, al chiaro di luna oppure sotto a un sole pallido e velato, e sfilando la morbida pelle come se fosse un abito, la nasconde accanto agli scogli. Nude, con la pelle bianca e perlacea, le bellissime donne danzano allora tutte insieme, gioendo dell’aria fredda che scompiglia loro i lunghi capelli bruni, ridendo e cantando finché non sopraggiunge il momento di tornare in mare. Nelle loro libere e spensierate danze, non si accorgono però di essere spiate da un pescatore solitario, che ammaliato dalla loro bellezza non riesce a levarne gli occhi. Con un rapido gesto, egli allunga la mano e sottrae una delle preziose pelli, affrettandosi a nasconderla.
Una per una, le selkie recuperano la propria pelle, la indossano, e mutandosi subito in foche si rituffano in mare, ma una di loro rimane indietro. Non potendo trovare la sua preziosa pelle viene presa dall’angoscia e dalla disperazione, e non può fare altro che guardare le sue sorelle sparire lentamente fra le onde.
Il pescatore allora, uscendo dal suo nascondiglio, si mostra alla dolce fanciulla e, incurante delle sue lacrime, le dichiara il suo amore e le chiede di sposarlo.
Prigioniera della terraferma, ignara del furto e rincuorata dalla gentilezza dell’uomo, la selkie acconsente a seguirlo nella sua casa e diventa sua moglie, vivendo con lui per qualche tempo e dando alla luce i suoi figli.
Un giorno accade che il pescatore dimentica di portare con sé la chiave del baule nel quale giace nascosta la pelle di foca, e la donna, spinta dall’istinto e dalla curiosità, lo apre e la ritrova – in alcune versioni è invece uno dei suoi bambini a trovarla e a consegnargliela.
Fuori si sé dalla gioia, la selkie abbraccia allora i suoi figli, li bacia amorevolmente più e più volte, e subito corre verso la spiaggia, dove finalmente può indossare di nuovo la sua pelle e rituffarsi nelle fredde acque rigeneranti, ricongiungendosi con il mare e con il suo popolo natio.
Il pescatore, accortosi della chiave mancante, si precipita a casa per recuperarla, ma arriva troppo tardi. I suoi figli gli raccontano l’accaduto, ed egli fa solo in tempo a vedere una grande e bellissima foca grigia che, voltandosi indietro per l’ultima volta, lo guarda con gentilezza e scompare fra le onde spumeggianti.
L’amore e il senso di appartenenza che la selkie prova per il mare sono più forti di qualsiasi affetto terreno, e niente può separarla da ciò che rappresenta la sua vera natura.

Le leggende più popolari che raccontano – con qualche piccola differenza – queste vicende, finiscono quasi sempre con una separazione pacifica e benevola tra la selkie e la sua famiglia terrestre, e in particolar modo fra lei e i suoi bambini. Questi tornano infatti più volte in riva al mare a giocare con una bella foca grigia che viene spesso a trovarli, e che non è altri che la loro madre. Nella versione islandese SelshamurinnPelle di Foca – la foca segue addirittura il marito pescatore durante le sue battute di pesca, nuotando accanto alla sua barca e assicurandogli sempre abbondanza di pesce. Inoltre, la creatura marina fa giungere a riva piccoli tesori, pesciolini colorati e bellissime conchiglie, come doni affettuosi per i suoi figli.
Nella versione faroese proveniente dall’isola di Kalsoy, e in particolare dal paese di Mikladalur, invece, la conclusione della storia è decisamente funesta, poiché in seguito al ritorno nell’oceano della selkie Kopakonan, il marito terrestre uccide tutte le foche che abitano una profonda grotta bagnata dal mare, le quali si rivelano essere il compagno e i figli della donna. La selkie torna allora sulla terraferma nelle vesti di un terrificante troll e maledice il pescatore e tutti gli abitanti di Mikladalur, che da quel momento sono condannati a morire annegati in mare oppure cadendo dalle scogliere, fino a quando i loro corpi saranno talmente tanti che, se si prendessero per mano, circonderebbero l’intera isola. (4)

Oltre alle leggende più conosciute, esistono altri frammenti di tradizioni legati alle selkie e al loro regno marino. Nelle isole Faroe si credeva le belle creature fossero in origine persone che si erano tolte la vita gettandosi in mare. Mutate in foche, potevano fare ritorno sulla terra soltanto una volta all’anno, la tredicesima notte, durante la quale toglievano le umide pelli e danzavano gioiose sulle spiagge.
Nelle Shetland, invece, si pensava che gruppi di bellissime fanciulle-foca emergessero dalle acque del mare nel giorno di mezz’estate, attirando a sé gli abitanti delle isole. Coloro che, ammaliati, le seguivano, scomparivano fra le onde senza più fare ritorno sulla terraferma.
Sempre nelle isole scozzesi si diceva che le meduse, chiamate sealchie’s bubble – le “bolle delle selkie” – nascessero dalla bava delle foche.

Sebbene siano più conosciute le selkie in forma di affascinanti fanciulle, il popolo marino era formato anche dai silkie men, i maschi selkie o uomini-foca, i quali si diceva avessero il potere di scatenare furiose tempeste che facevano naufragare le navi e i pescherecci.
Spesso fratelli o amanti delle fanciulle-foca, anche loro potevano rimuovere la pelle e diventare uomini dall’aspetto vigoroso e tanto attraente da far innamorare le donne che li vedevano camminare sulle coste sabbiose. A tal proposito, si diceva che si intrattenessero volentieri con alcune di loro, scelte perché dotate di una bellezza pura e semplice e per la loro insoddisfazione nei confronti della vita che conducevano. Inappagate dalla banale quotidianità, oppure lasciate sole dai mariti pescatori, che rimanevano assenti per lungo tempo durante le battute di pesca, le donne accettavano infatti la compagnia dei seducenti uomini marini, e si dice che per chiamarli versassero sette lacrime in mare durante l’alta marea. (5)
Dagli incontri amorosi fra le donne mortali e gli uomini-foca, così come da quelli delle fanciulle-foca e dei loro mariti, nascevano spesso dei figli che si distinguevano dagli altri per la presenza di una particolare caratteristica, una sottile membrana – o strato corneo – che univa le dita delle mani e talvolta dei piedi, e che nonostante venisse tagliato e rimosso, ricresceva.
Questi tratti erano considerati ereditari, e sebbene col tempo tendessero a diminuire, non scomparivano mai del tutto. La loro presenza in alcuni componenti della famiglia rivelava pertanto la sua originaria appartenenza al popolo delle selkie.
Ancora agli inizi del 1900 – e forse persino oggi – alcuni antichi clan scozzesi credevano di discendere dalle bellissime fanciulle-foca, come il clan dei MacCodrum. Conosciuto in gaelico scozzese come il Clann Mhic Codruim nan Ròn – il Clan MacCodrum delle Foche – si diceva che i suoi componenti vivessero come foche durante il giorno e si mutassero in donne e uomini durante la notte.
Anche in Irlanda questa tradizione era piuttosto diffusa. La leggenda del contadino Tom Moore, che rubò il prezioso cappuccio di pelle a una selkie per costringerla a sposarlo (6), narra infatti che i figli che nacquero dalla donna marina, così come i figli dei loro figli, avevano le mani e i piedi palmati, e per questo motivo vennero ritenuti per lungo tempo discendenti del popolo del mare.

Il motivo iniziale e al contempo principale che accomuna le molte versioni della leggenda delle selkie è il furto della loro pelle. La pelle di ogni selkie è unica e insostituibile, e rappresenta non solo il mezzo per trasformarsi in foca e tornare in mare, ma anche una parte essenziale e irrinunciabile del suo essere. Togliere la pelle a una selkie, infatti, ha il significato di privarla della sua essenza, imprigionando una creatura che per natura è libera e selvatica e costringendola a una condizione per lei innaturale, limitante e forzata; una condizione che non le appartiene e dalla quale tenterà di sottrarsi non appena ne avrà occasione.
Anche quando è la selkie stessa – o più frequentemente i silkie men – a scegliere di trascorrere del tempo sulla terraferma, assaporando la gioia del corpo umano e intrattenendosi amorevolmente con uomini particolarmente buoni, belli e gentili, lo fa solo per brevi periodi, poiché non è adatta a condurre una vita normale. Il richiamo del mare è sempre più potente di qualsiasi amore terreno, fosse anche quello che prova per i suoi figli.

La selkie appartiene soltanto alle acque salmastre, alla candida e soffice spuma, agli scogli sferzati dalle onde, alle grotte marine dai turchini riflessi e ai misteriosi fondali. E nel momento in cui finalmente ritrova la propria pelle e riconosce se stessa, nel momento in cui sente forte il richiamo echeggiante delle onde, o il possente ruggito del suo sposo marino, non può fare altro che precipitarsi sulla spiaggia, con il cuore che scoppia di gioia, e tornando ad essere una foca, riappropriarsi della sua selvatica e indomabile natura e ricongiungersi con la vastità del mare.
Allora, un grande gruppo di foche emerge dall’acqua per accoglierla e condividere con lei l’ebbrezza del ritorno. Sono le sue sorelle, i suoi fratelli, il suo sposo, talvolta i suoi figli, e tutto il grande popolo del mare: la sua vera famiglia.
L’ultimo sguardo che la selkie rivolge verso la terra, voltandosi indietro per l’ultima volta, è il suo addio. Un addio benevolo e privo di risentimento, talvolta persino malinconico, eppure sempre privo di rimpianto.
Così, la donna-foca che appartiene al mare torna al suo mare, dal quale non si separerà mai più.

Sulla costa deserta, con i piedi immersi nell’acqua, le braccia abbandonate lungo i fianchi e lo sguardo triste, resta solo il pescatore. Lui, che volle trattenere accanto a sé ciò che non poteva restare, e che lo rimpiangerà per tutta la vita, imparando, col tempo, a comprendere l’ineluttabilità del distacco, ad accettare l’assenza, e forse a sorridere al ricordo dell’amore più puro che a un essere umano sia dato conoscere.



Note:

1. Fra le numerose varianti della parola selkie, provenienti dalle diverse lingue e dai dialetti dei paesi in cui sono presenti e ben conosciute le leggende delle fanciulle-foca, vi sono silkie, sealchie, selch, selchie, selche, sele, selcht, selghe, sealghe, selquh, saylche, sealch, selich, selyh, selck, seall, seleich, seleché, seilché e selké, e ancora silch, sulch, seilkie, sejlki, sylkie, shelky e sulky. Tutti i termini hanno comune origine etimologica e significano semplicemente “foca”. Vedi DSL – Dictionary of the Scots Language.

2. Maighdeann o maighdean, plurale maighdeannan, deriva dall’antico irlandese maigden, dall’antico inglese mægden e dal proto-germanico megadina, e significa fanciulla, vergine, ma anche ancella e ninfa. Vedi Cirsty Mary Fleming, A' mhaighdeann-ròin a chaidh air ais dhan mhuir, School of Scottish Studies (in Scottish Gaelic), 1973, Tobar an Dualchais.

3. Si tratta delle specie Cystophora cristata o foca dal cappuccio, Pagophilus groenlandicus, foca dalla sella o foca della Groenlandia, Pusa hispida, foca dagli anelli e Halichoerus grypus, foca grigia. Queste foche erano più grandi della foca comune, la Phoca vitulina, e nelle isole Orkney erano considerate tutte selkie. Vedi Walter Traill Dennison, Orkney Folk-Lore, in The Scottish Antiquary or Northern Notes and Queries, Vol. 7, pag. 172.




4. In onore della bellissima selkie Kopakonan, il 1 Agosto 2014 è stata eretta a Mikladalur una statua a lei dedicata. La scultura è fatta di bronzo e acciaio inossidabile, è alta 2,6 metri e pesa 450 kg. Fissata a uno scoglio, la grandiosa Kopakonan è circondata dall’oceano, e talvolta, quando il mare è burrascoso, le onde sommergono lo scoglio e la fanno apparire come se emergesse dalle acque, proprio come narra la leggenda.



Nel 2015 una violenta tempesta ha sollevato onde altissime che si sono abbattute su di essa, senza danneggiarla e creando uno spettacolo impressionante e magnifico: Tempesta a Mikladalur



Una serie di francobolli delle isole Fær Øere riproduce in serie le vicende della storia di Kopakonan.

5. Uno dei componimenti più famosi a proposito dei silkie men è la ballata The Great Silkie of Sule Skerrie, che racconta di un giovane e bellissimo uomo-foca che sedusse una donna mortale e generò con lei alcuni figli. Tornato in mare, si ripresentò alcuni anni dopo, reclamando i figli per portarli via con sé, e in cambio regalò alla donna una borsa piena d’oro. Prima di andarsene, tuttavia, predisse il triste destino che avrebbe colpito lui e i piccoli. Disse infatti che la donna avrebbe sposato un abile cacciatore di foche, e che questi avrebbe ucciso sia lui che i suoi figli. E così avvenne. Vedi The Great Silkie of Sule Skerrie.

6. In questa unica versione della leggenda, Tom Moore e la Donna Foca, le selkie non tolgono la pelle ma una sorta di cappuccio fatto di pelle, che indossato sulla testa o rimosso ha lo stesso potere di mutarle in foche oppure in donne.


Bibliografia

Bruford Alan and MacDonald Donald A. (a cura di), Scottish Traditional Tales, Birlinn Limited, Edinburgh, 2003
Carrara Lorenzo (a cura di), Elfi e streghe di Scozia, Franco Muzzio Editore, Roma, 2002
Curtin Jeremiah, Tales of Fairies and of the Ghost World Collected from Oral Tradition in South-West Munster, Little, Brown, and Company, Boston, 1895
Dennison Walter Traill, Orkney Folk-Lore, in The Scottish Antiquary or Northern Notes and Queries, Vol. 7, Edited by The Rev. A.W. Cornelius Hallen, Printed by T. and A. Constable, Printers to Her Majesty at the University Press, Edinburgh, 1893
Glassie Henry (a cura di), Fate e spiriti d’Irlanda, Franzo Muzzio Editore, Roma, 2002
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Ker Wilson Barbara (retold by), Fairy Tales from Scotland, Oxford University Press, Oxford, 1999
Mackenzie Donald Alexander, Scottish Folk-Lore and Folk Life. Studies In Race, Culture and Tradition, Blackie, London and Glasgow, 1935
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Sherman Josepha, World Folklore for Storytellers: Tales of Wonder, Wisdom, Fools, and Heroes, Routledge, London and New York, 2009
Skye Alexander, Mermaids. The Myths, Legends, and Lore, Adams Media, Avon, Massachusetts, 2012
Sikes Wirt, British Goblins: Welsh Folk-lore, Fairy Mythology, Legends, and Traditions, Sampson Low, Marston, Searle, and Rivington, London, 1880
Simpson Jacqueline, Icelandic Folktales and Legends, The History Press, Stroud, Gloucestershire, 2009
Proceedings of the Society of Antiquaries of Scotland, Volume 1, Society of Antiquaries of Scotland, Printed of the Society by Neill and Company, Edinburgo, 1851-1854
Westwood Jennifer, Kingshill Sophia, The Lore of Scotland: A guide to Scottish legends, Random House Books, London, 2009


Sitografia

Herman Perk and the Seal - A Tale from Shetland Islands -
Kopakonan - A Tale from the Faroe Islands
SurlaLune Fairytales
The Great Silkie of Sule Skerrie
The Mermaid Wife - A Tale from the Shetland Islands
The Sealskin - A Tale from Iceland
The Silkie Wife - A Tale from Shetland and Orkney Islands
Tom Moore and the Seal Woman - A Tale from Ireland


Testo e ricerca di Laura Violet Rimola. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.


Le Selkie, Fanciulle Foca figlie del mare | Login/crea un profilo | 1 Commento
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Re: Le Selkie, Fanciulle Foca figlie del mare (Punti: 1)
da miryam 01 Set 2018 - 15:59
(Info utente | Invia il messaggio)
Se posso dare un piccolo contributo musicale, consiglio l'ascolto della bellissima "The Maiden and the Selkie" di Heather Dale! La canzone narra di un Selkie innamorato di una giovane ragazza che scopriamo essere nipote di una Selkie. Ricambiandone l'amore, deciderà infine di seguirlo per diventare la sua sposa indossando la vecchia pelle di foca che la nonna, che ha custodito con cura durante gli anni, decide di donarle.

Di seguito il testo:

Once a fair and handsome Seal Lord
Lay his foot upon the sand
For to woo the Fisher's daughter
And to claim her marriage hand
'I have come in from the ocean
I have come in from the sea
And I'll not go to the waves, love
Lest ye come along with me.'

'Lord, long have I loved you
As a Selkie on the foam
I would gladly go and wed ye
And be lady of your home
But I cannot go into the ocean
I cannot go into the sea
I would drown beneath the waves, love
If I went along with thee.'

'Lady, long have I loved you
I would have you for my wife
I will stay upon your shoreland
Though it robs me of my life
I will stay one night beside you
Never go back to the sea
I will stay and be thy husband
Though it be the death of me.'

'Lord, I cannot go and wed thee
All to watch my lover die
Since I'll not be left a widow
I have a plan for us to try
Let us speak with my grandmother
Who has ever dwelt beside the sea
She may know some trick or treasure
That I may wed my fair Selkie.'

So they've gone to her grandmother's
Little cottage by the sea
To inquire how a maiden
Can be wed to her Selkie
For the Selkie's watery kingdom
Would surely rob her of her breath
But to stay on land past midnight
It would surely be his death

'Lord, I know not how to aid you
You may never live on shore
For your kind to live 'til dawning
It has ne'er been seen before
But my mother had a seal coat
That she buried 'neath the tree
And she told me that its wearer
Would become a fair Selkie'

So they've journeyed farther inland
Though the Seal Lord's getting weak
And she's shouldering the shovel
To unearth the thing they seek
At the rising of the fullmoon
Underneath the elfen oak
She has unearthed that faery treasure
Of which her grandmother spoke

Just before the stroke of midnight
They have made it back to sea
And she has donned the magic seal coat
And become a maid Selkie
Now they've gone into the ocean
Hand in hand into the sea
She has gone along
A fair seal bride for a Selkie



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