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L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma
Lunedì, 29 Marzo 2010 - 02:53 - 11877 Letture
Rituali Come cerbiatte o giovenche, nel tempo della primavera, sazie di cibo balzano attraverso il prato, così esse, sollevando i lembi delle belle vesti, correvano lungo la strada avvallata e le chiome giù per le spalle ondeggiavano, simili al fiore del croco.”
(Inni omerici, a cura di Filippo Cassola)

Nell’antico mondo femminile, le donne coltivavano e custodivano in loro stesse la consapevolezza dell’amorosa presenza del divino muliebre, che ardeva dentro di loro come un piccolo e luminoso fuoco perpetuo, colmandole di dolce voluttà. Il loro corpo dalle rosee e morbide curve, era concepito come una sua sacra manifestazione, che ne ritraeva l’armoniosa e languida bellezza, ma soprattutto la loro segreta intimità, avvolta in calde penombre e velata per proteggerne il mistero, era il ricettacolo nel quale la sua energia numinosa si concentrava e si propagava.

Ricolma della tenera eco d’amore della Dea androgina, essa era venerata e sentita proprio come un centro divino trascendente, come un tiepido covo in cui veniva percepito “un tenue e costante languore erotico” (1) e in cui la coscienza silenziosa della comunione fra la Dea e la donna pulsava amabilmente, generando e rigenerando la splendida magia femminile.



Spesso paragonata alle espressioni più belle e gentili della vergine natura, l’intimità era vista come uno specchio d’acqua purissima, come una sorgente fluente dalle scure rocce ricoperte di soffice muschio e piccoli fiorellini bianchi, che ammaliava col suo sottile canto cristallino, profondendo la sua infinita armonia che addormenta i pensieri…
Assomigliava a un delicato fiore purpureo dai languidi e umidi petali, poiché dei fiori aveva “la bellezza, la grazia e la capacità generativa” (2), ed emanava profumi e soavi influssi in grado di trasportare oltre la percezione di veglia, e di richiamare la parte più vera e naturale di coloro che ne venivano invasi. Era altresì simile ad un succoso frutto dal dolce sapore, come una melagrana dallo spacco vermiglio o un tenero fico dalla polpa rosata, che portava nutrimento profondo e tratteneva nelle sue cavità i ricchi semi fecondi (3).
E ancora, era sentita come un bosco misterioso e vibrante di vita nascosta, come un giardino incantato, dai verdissimi prati bagnati di rugiada mattutina e rischiarati da un sole che lumeggiava e scaldava dall’interno, o come una piccola grotta sacra, accogliente, ombrosa e umida, in cui brillavano cristalli dai mille riflessi e scorrevano fiumi sotterranei di liquidi umori e flusso sanguigno.
Come la grotta – che deve l’origine del suo nome al greco kryptos, ovvero “celato” – l’intimità era un materno rifugio segreto e protetto, che poteva essere trovato solo da coloro che erano portatori di un’anima nobile e luminosa, i quali avrebbero potuto accedervi ed incantarsi nella voluttuosa bellezza e nella gioia dell’amore che le donne avrebbero piacevolmente concesso. Ma se coloro che lo cercavano e lo desideravano avessero posseduto un animo volgare e meschino, esso sarebbe rimasto inaccessibile, nascosto e precluso in eterno, poiché l’intrusione di simili oscure influenze e il congiungimento intimo con un maschio che ne fosse stato portatore, avrebbe avuto il senso di una gravissima profanazione, e colei che le avesse subite, o che avesse volontariamente acconsentito ad accoglierle, avrebbe potuto perdere la sua magia femminile e la consapevolezza della presenza divina in se stessa. Per questo le donne che erano fedeli sacerdotesse della Dea proteggevano e preservavano con estrema dedizione la loro piccola grotta porporina vibrante di buone energie, come fossero inesorabili guardiane che sapevano scrutare dall’interno la verità delle cose, per avvicinarle e richiamarle, o al contrario, per allontanarle e combatterle. Ed è possibile che sia a questa loro attenta difesa che si riferiscano certi antichi racconti “di grotte e di caverne, abitate da fate e custodite da draghi e da altre entità guardiane che impediscono ai profani l’accesso” (4).

Pervase dalla divina essenza amorosa che raccoglievano nel loro intimo, le donne cercavano di concentrarsi, di identificarsi e di riconoscersi in essa, lasciandosi avvolgere dal suo tiepido languore che aveva il potere di allontanare e far svanire qualsiasi pensiero, preoccupazione o stato d’animo negativo, ristabilendo l’armonia interiore e rendendo la mente limpida come le acque di un ruscello di montagna (5). Immerse nel silenzio interiore, esse potevano così udire l’antica Madre che mormorava e cantava dentro di loro e intorno a loro, e forse vivevano momenti d’estasi e commozione nell’ascoltarla, nel sentirla parte di sé così come loro erano parte di Lei e del suo amore infinito, lo stesso amore che permeava la natura e che esse potevano intuire nel cinguettare degli uccellini sui rami d’un pesco fiorito, nel timido spuntare di una stella alpina fra le rocce, o nella pallida luna che si vela di nubi leggere nella quiete della notte.
Proprio come un magico fuoco che brucia e dissolve le ombre, l’energia erotica e armonizzante dell’intimità femminile poteva infatti purificare profondamente dalle disarmonie, dalle pesantezze e dalle oscurità, giungendo anche ad alleviare malesseri fisici e a guarire da certe malattie (6); e irradiava non solo nella donna, che ne era l’origine e la luminosa portatrice, ma anche intorno a lei, diffondendosi in sottili onde benefiche foriere d’amore, fortuna, gioia, fecondità, prosperità, e di ogni altra buona virtù.
Spargendo la loro sacra essenza sulla terra, le donne propiziavano il germogliare gentile dei fiori e degli alberi, e danzando e saltellando gioiose, con l’intimità priva di veli, sui campi arati e sui solchi che attendevano di ricevere la preziosa semenza, esse conciliavano la crescita di un ricco raccolto, che avrebbe nutrito in abbondanza l’intera tribù.
Ma il potere armonizzante e fecondante femminile si concentrava soprattutto in un gesto rituale arcaico che i greci chiamarono anasyrma, nel quale le donne, afferrati i lembi delle gonne, le alzavano repentinamente, e mostravano la loro sacra vulva.
Questo piccolo rito magico, considerato di ottimo augurio, scacciava le oscurità e gli influssi negativi, e proiettava tutta l’armonia, la fortuna e l’amore racchiusi nell’intimo femmineo, insieme alla felicità, alla bellezza e a tutte le più buone e dolci benedizioni (8).

Sembra che in ogni parte del mondo le donne, ispirate dall’amabile Dea e unite nell’anima da un luminoso filamento d’argento, svolgessero gli stessi riti e gli stessi gesti sacri. L’anasyrma, con la sua energia voluttuosa e benefica, era uno di questi, e molti racconti mitologici, nonché rituali la cui conoscenza è sopravvissuta sino a noi, ne conservano tuttora la memoria.
Seppur di origini arcaiche, e dunque di molto precedenti alla cultura ellenica, in Grecia questa sacra gestualità era stata attribuita alla gaia Baubo, che attraverso la sua storia l’aveva insegnata alle donne. Racconta la leggenda che dopo il rapimento dell’amatissima figlia Persefone, Demetra vagasse desolata per i campi aridi, le strade polverose e le città, mentre la natura aveva smesso di fiorire, il grano aveva smesso di crescere, e sulla terra era calato un lungo e sterile inverno. Giunta a Eleusi, la Dea sedeva stancamente accanto a un pozzo, in preda alla disperazione e allo sconforto, quando le si avvicinò una donna per attingere dell’acqua fresca. Vedendo la bella Demetra con gli occhi umidi di lacrime e pieni di tristezza, ella con vivacità si sollevò il chitone e le mostrò l’intimità ignuda, danzando e dimenando allegramente i fianchi. A quella vista Demetra, dapprima attonita, non poté fare a meno di ridere, e con quel sorriso, il primo che aveva illuminato il suo viso dopo la scomparsa della figlia, la malinconia si alleviò ed ella ritrovò il coraggio di proseguire il suo cammino. Di lì a poco Persefone venne ritrovata e con il suo gioioso ritorno la terra ricominciò a germogliare, le foglioline spuntarono sui rami, i fiori si schiusero e la primavera esplose in tutta la sua floridezza.
Eppure anche Demetra doveva conoscere bene quel magico gesto, se lei stessa era solita compierlo per propiziare la crescita del grano dorato e per benedire la terra. Sollevando la leggera veste e offrendo alla vista “il biondo efebeion in cui celavasi la divina sorgente di vita”, ella “lasciava che da questa liberamente emanassero gli influssi fecondi sulla famiglia, sugli animali, sui campi” (7). E le sue sacerdotesse anasyràmenai, consacrate a lei e dunque depositarie della sua benefica magia, la imitavano, preparando in tal modo il terreno arato alla semina e scongiurando l’attacco infestante degli insetti nocivi (9).

Proprio ricordando il sacro anasyrma compiuto dalla saggia Baubo, e dalla radiosa Demetra, le donne di Licia lo ripetevano in loro onore, e con la sua energia apotropaica riuscivano a placare le più violente manifestazioni naturali. Si racconta che, una accanto all’altra, così che la loro magia femminile fosse più forte e immediata, esse mostrarono la loro intimità al mare furente che sbatteva le sue altissime onde ad infrangersi sugli scogli e ad invadere violentemente le spiagge. E il grande mare, dinnanzi a quella visione inattesa, si ritirò, e con lui si ritirarono i flutti in tempesta (10).
Forse era anche per questo motivo se fra i greci e i latini si credeva che le donne, svelando la loro intimità e mostrandola al cielo plumbeo e minaccioso, avessero il misterioso potere di rasserenarlo, di calmare le bufere e di dissolvere le grigie nuvole riportando il brillare del sole.

Anche in Egitto, le donne compivano l’anasyrma in onore della Dea gatta Bubastis, che vegliava soprattutto sulla sfera sessuale e sull’intimità femminili.
Narra Erodoto che quando le donne, navigando il grande Nilo, si recavano numerose alla festa annuale dedicata alla Dea, esse si fermavano in ogni città che incontravano sul loro cammino e la attraversavano in rituale processione, suonando gioiosamente crotali e flauti, battendo le mani per tenere il ritmo, cantando, danzando in modo dolce e sensuale, gridando liberi motti alle altre donne egiziane che vivevano nella città, e alzando, fra allegre risa, le loro tuniche fin sopra alle cosce.
Anche qui, questo atto sacro aveva lo scopo di lasciar diffondere le magiche e amorose effusioni femminee; non solo, esso serviva anche come potente amuleto contro gli influssi maligni e profananti, che dal mondo esterno avrebbero potuto insinuarsi e rovinare quella delicata e splendida realtà muliebre. Così l’anasyrma apportava beneficio e fortuna alle città nelle quali veniva compiuto, e proteggeva tutte le donne e il loro piccolo mondo segreto.
Sempre in Egitto, anche la grande Iside era ritenuta maestra dell’anasyrma, ella che “nuda e divaricata”, lasciava “agli influssi benefici emananti dal segreto muliebre libertà di diffondersi per ogni dove” (11). E la mitologia egizia narra che la stessa Hathor, Dea bovina teneramente materna, aveva compiuto il sacro gesto dinnanzi al paredro Ra, per tranquillizzarlo e per riportare il sorriso sul suo volto.

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L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma | Login/crea un profilo | 9 Commenti
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Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da Alessandro 29 Mar 2010 - 03:28
(Info utente | Invia il messaggio) http://creviceweeds.over-blog.net)
Violetta… Non ho parole per commentare… È Bellezza perfetta, meravigliosa, a cui nessun commento può rendere giustizia… Rimango commosso a contemplare, ascoltare, rileggere, e ti ringrazio infinitamente… Un abbraccio… *.*


Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da fairymoon 29 Mar 2010 - 09:07
(Info utente | Invia il messaggio) http://ladimoradellasignoradelbosco.blogspot.com/)
Son rimasta senza fiato dallo stupore gioioso che mi ha pervaso, leggendolo... e non so esprimerti la mia gioia per questa infinita bellezza, seguendo e amando ogni giorno di più questa antica via, trovare questa strada disegnata nel presente con le radici affondate nel passato, mi ha resa felice come non so dire!
grazie!!!!

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da hex 29 Mar 2010 - 11:03
(Info utente | Invia il messaggio) http://Tumulosegreto.blogspot.com)
....Armonia, bellezza, spirito libero..
Violetta, non ho parole, un tema delicato come questo, messo nelle tue sensibili mani e con la dolcezza
che ti caratterizza, non può che essere meraviglioso *.*
Quanta sensibilità e armonia...
Meraviglioso!!!
Lascia senza fiato, per le sensazioni provate nel leggere...
Grazie di cuore dolcissima Violetta, per la tua sensibilità nel raccontare, per la bellezza che sai donare :-***
hex

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da LaZiaArtemisia 29 Mar 2010 - 23:38
(Info utente | Invia il messaggio) http://laziaartemisia.blogspot.com/)
Mi ha davvero lasciato senza parole, per l'argomento che viene raramente trattato, e soprattutto per come è stato sognato e raccontato. E per come le parole sono riuscite ad evocare antichi rituali fino a farli sentire così vicini da essere immaginati e esperiti. Una perla rarissima!
un abbraccio Violetta
la Zia

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da Tana81 30 Mar 2010 - 11:31
(Info utente | Invia il messaggio)
Violet ottimo lavoro!!! E' interessantissimo e rigenerante. La scena della signora di fronte a Demetra la ricordavo ma mai avrei pensato ad un gesto rituale tanto potente, usato e amato.

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da fabiola (favola61@libero.it) 31 Mar 2010 - 12:48
(Info utente | Invia il messaggio) http://.....)
Grazie Violetta! Ancora una volta nel Sentiero un tuo scritto è di guida ed aiuto. Un abbraccio!

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da Elke 31 Mar 2010 - 17:10
(Info utente | Invia il messaggio) http://danzanelbosco.splinder.com)
Quanta dolcezza nelle tue parole, lucina splendente. Questo rito antichissimo è da sentire e riscoprire al giorno d'oggi in tutta la sua semplicità, naturalezza e bellezza. Un gioco magico fra fanciulle incantate...
Grazie come sempre, lo rileggerò; sai sempre donare emozioni e dolci moti dell'animo :***

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da Danae 31 Mar 2010 - 23:55
(Info utente | Invia il messaggio)
Sono senza fiato.. è davvero la prima volta che mi sento tanto commossa e scossa dentro...
Grazie infinite Violetta.. *.*

Re: L'Intimità femminea arcaica e il sacro rito dell'Anasyrma (Punti: 1)
da Flora 17 Ago 2011 - 00:08
(Info utente | Invia il messaggio)
Cara Violet

finalmente questa sera capisco il perchè amo stare sempre nuda e vestirmi provoca nel mio essere una dissonanza notevole a tal punto da rattristarmi il cuore.

E la storie delle mutande che odio tanto e del reggiseno che odio altrettanto, le scarpe, le borse cosi' pesanti; quante minacce a noi Donne.

I tuoi scritti meravigliosi mi confermano a rigor di logica, le mie predisposizioni e la mia originalità, non mi sento cosi' sola e comprendo che il mio stesso Essere è arcaico quanto le catene che mi hanno afflitta per cinquantanni.

Ora vivo la mia libertà di donna. esprimendo la femminilità in piena felicità nel mio
amore e nell'Amore di Madre Terra.

Concordo pienamente nei tuoi pensieri.

Un mio Caro Amico "Arcangelo Miranda" dice sempre: "Siamo nati per essere felici perchè aspettare".

Ed io non aspetto oltre ed il sorriso imperia sulla mia Bocca, nel mio Animo e nel mio Spirito:

E' l'Augurio che faccio a te ed a tutte le mie sorelline amate.

*Un bacio stellare Donna Cosmica*

Flora




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