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Sorbo
Domenica, 28 Maggio 2006 - 13:32 - 14115 Letture
Erbario SORBO
Sorbus acuparia

Gallese: criafol; Gaelico- scozzese: caorann; Gaelico: caorthann; Antico irlandese: luis.




Riconoscimento e proprietà terapeutiche

Il sorbo fa parte della famiglia delle Rosolacee ed è un albero che cresce nelle zone montane e alle pendici collinari, fino ai 2000 metri. La sua altezza varia dai 2 agli 8 metri, ma in rari casi può anche superare i 13 metri. La sua forma e il fogliame non troppo folto permettono alla luce di filtrare attraverso i suoi rami, consentendo all’erba e ad altre piante più piccole di crescere liberamente ai suoi piedi, mentre le sue bacche, delle quali sono molto ghiotti gli uccelli, gli hanno fornito l’appellativo di “sorbo degli uccellatori” (sorbus aucuparia, dal verbo aucupor, “dar la caccia agli uccelli”) dato che questi, proprio per attirare e catturare i volatili, specialmente i tordi, lo piantavano nei roccoli e attendevano che le piccole creature cadessero nelle loro reti.
La corteccia dell’albero è grigia e liscia, le foglie alterne, grandi e pennate e i fiori, che sbocciano tra maggio e luglio, sono bianchi, dal profumo dolce e molto simili a quelli del sambuco. Le bacche, a forma di piccole mele, si formano in autunno e, crescendo, assumono lentamente un color rosso acceso.
L’ampia diffusione del sorbo è dovuta principalmente proprio agli uccelli, che inghiottendo le bacche e lasciando cadere il nocciolo a terra, ne inseminano il terreno.

Grazie alla ricchezza di acidi (acido sorbico, malico, citrico e tartarico), uniti a pectina, zuccheri, carotene, provitamina A e molta vitamina C, le bacche del sorbo costituiscono un ottimo rimedio contro gli attacchi al sistema immunitario e sono adatte sia per purificare il sangue che come antireumatico. Inoltre, se mangiate crude, oltre a purificare i reni, grazie alle loro proprietà diuretiche, e a calmare tosse e infiammazioni della gola, hanno un leggero effetto lassativo, mentre essiccate e lasciate in infusione insieme alle foglie, curano gastrite e dissenteria.
Le stesse bacche sono spesso adoperate per fare ottime marmellate, gelatine, vino, una particolare acquavite e un liquore; mangiate crude calmano la sete.


Ricette curative (e golose!)
(in caso di allergie consultare sempre il medico)

Consumare non più di 8 bacche crude al giorno per calmare tosse e infiammazione della gola o dissenteria.

Infuso di foglie per calmare la tosse: lasciare in infusione in un litro di acqua 20g di foglie essiccate di sorbo. Zuccherare con del miele.

Marmellata di bacche di sorbo: lavare bene un kilo di bacche e porle in una pentola a bollire. Aiutarsi con una forchetta per schiacciare i frutti, per velocizzare i tempi di cottura, e trascorsi cinque minuti abbondanti dopo l’ebollizione aggiungere un kilo di zucchero di canna, mescolando bene e facendo sciogliere lo zucchero. Aggiungere della pectina e, se richiesto dalle indicazioni della pectina, lasciar bollire ancora il tempo necessario. Versare la marmellata in vasetti a chiusura ermetica e lasciarla raffreddare.


Miti, tradizioni e usi magici

Il sorbo è l’albero dell’ispirazione, dell’etereo canto che proviene dal profondo del cuore.
Il suo nome celtico, Luis, significa “fiamma” e racchiude in una sola parola il suo spirito tiepido e luminoso, fremente eppure delicato quanto una carezza che desta le percezioni più nascoste.
In Irlanda era sacro alla Dea Brigid, ed in particolare al suo aspetto di Custode della Fiamma Eterna, donatrice dell’ispirazione divina che dà vita all’arte poetica. E coloro che l’arte poetica la tessevano amabilmente, avevano molto caro questo albero, fonte perenne ed inesauribile di preziosi insegnamenti.
Sedendosi con la schiena appoggiata al suo fusto sottile, sulle sue radici sotterranee, i bardi riuscivano ad attingere gli echi dei mondi sottili che l’albero intonava con voce non udibile da orecchio umano, e li trasmettevano alla realtà comune, dando loro una forma che gli uomini potessero ascoltare, vedere, intuire.
Infuso della fiamma che illumina l’oscurità, il sorbo era quindi l’albero del risveglio dei sensi, della consapevolezza, ma anche della rigenerazione che segue il buio dell’inverno, così come la morte. Esso viveva tra un mondo e l’altro e presiedeva all’aurora della vita, ovvero alla rinascita dopo il lungo viaggio nelle brune terre dell’oltretomba.
In Scozia, esso simboleggiava il ritorno alla vita dopo la morte e per questo se ne bruciava il legno nelle cerimonie funebri, aiutando in questo modo l’anima del defunto ad incamminarsi verso la rinascita.
I druidi irlandesi lo usavano per costruire delle stuoie sulle quali si sedevano e si concentravano alla ricerca di ispirazione e veggenza, questo perché il sorbo stimolava la Seconda Vista e favoriva la divinazione. Ancora oggi in Irlanda è sopravvissuto un detto che, riferendosi al passeggiare sopra ai rami del sorbo, dice “camminare sui rametti della Conoscenza”.
Come il suo legno, anche le sue bacche erano usate per trarre risposte e presagi. Con le sue fronde private delle foglie, invece, si facevano le bacchette di potere, oppure, in tempi più antichi, si confezionavano quelle dei rabdomanti, le cosiddette “mani di strega”, utili per trovare i metalli nascosti.
Sempre tra i celti, quando due clan nemici dovevano scontrarsi, i Druidi delle due diverse schiere bruciavano rami di sorbo per far sì che gli spiriti e le divinità li ascoltassero e aiutassero l’esercito in battaglia. Si narra che grazie a questi fuochi magici essi riuscissero a creare una nebbia fittissima, calda e rossastra, ricoprendo una vasta landa e creando un forte disorientamento.
Le bacche dell’albero erano considerate, insieme alle mele,il nutrimento degli Dei e si diceva avessero il potere di far ringiovanire, di allungare la vita, di saziare e di curare le ferite più gravi.
Secondo alcune leggende, inoltre, a protezione del sorbo vegliava un gigante terribile, brutto, con un occhio solo, i denti gialli e rotti e la clava in mano. Esso difendeva l’albero e la natura circostante da qualsiasi intrusione indesiderata, incitando alla fuga qualsiasi malaugurato viandante ignaro della sua presenza.
Questa leggenda rivela un’altra caratteristica del sorbo. Esso è molto caro alle fate e alle creature selvatiche, che lo difendono accuratamente, ma è anche un albero legato alla protezione e all’allontanamento di qualsiasi presenza abominevole.

Con l’avvento del Cristianesimo, a differenza di molti altri alberi, il sorbo non assunse caratteristiche oscure e nemmeno perse le sue antiche proprietà magiche: esse vennero invece adattate al nuovo modo di concepire la realtà e il Divino.
I suoi poteri sottili si riteneva proteggessero dalle streghe, dagli spiriti, dalla magia e dagli incantesimi, e si credeva che l’albero difendesse non solo gli uomini e le loro abitazioni, ma anche il bestiame. Per questo uno o più esemplari cresciuti nei pressi delle case erano considerati un dono di buona fortuna.
Per allontanare le fate dispettose gli uomini confezionavano dei cerchi di rametti di sorbo e li mettevano contenitori del latte, così che le belle creature boschive non riuscissero a rubarlo; e con gli stessi rametti creavano delle croci che venivano appese all’interno o all’esterno di stalle, granai e ovili, per preservarli dalla cattiva sorte, nonché dalla caduta dei fulmini. Questa è un’usanza diffusa ancora oggi e le croci di sorbo sono tuttora molto conosciute nella magia popolare.
Nelle Highlands scozzesi, infine, le bacche del sorbo sono ancora usate dalle donne per creare delle collane protettive dalle stregonerie, mentre in altri paesi europei, esse ne appuntano un grappolo al seno per difendersi dai cattivi incontri.

Lo spirito del sorbo avvolge e lambisce dolcemente come una calda fiamma, donando vista acuta e ispirazione. Queste virtù brillano nel cuore e nella testa di coloro che ascoltano la voce dell’albero, la quale colma di luminosi semi di creazione e di perenne meraviglia dinnanzi alla bellezza e al mistero della vita, della Terra, della Divinità Madre.
La protezione che esso fornisce non è limitativa, non costruisce una barriera intorno a noi privandoci della nitidezza di percezioni, ma al contrario apre le porte dei sensi, della mente e dell’anima, rendendoci capaci di vedere con chiarezza la vera natura delle cose, di cogliere con occhio attento la Visione del magico e dell’apparentemente irreale, di Sentire con lo spirito di fuoco.
Soltanto da questa apertura, che porta alla conoscenza dell’Essenza segreta, scaturisce la capacità di discernimento tanto sacra agli Antichi, perché in grado di annullare le realtà false, illusorie ed oscure, ovvero generate dall’ignoranza.
Il sorbo ci aiuta a vedere e a distinguere, e mantenendoci aperti al Divino ci aiuta a tessere l’Arte, racchiudendo nelle nostre mani le vive note del suo canto.


Magia del Sorbo



Fonti:

“Lo spirito degli alberi” , Fred Hageneder, Ed. Crisalide
“Il Vischio e la Quercia”, Riccardo Taraglio, Ed. dell’Età dell’Acquario
“Le erbe officinali, antica medicina dei celti”, Plinio il Vecchio, Diancecht, Ed. Keltia
“Segreti e Virtù delle piante medicinali”, Selezione dal Riders Digest
“Florario”, Alfredo Cattabiani, Ed. Oscar Saggi Mondadori


Articolo scritto da Violet. E' vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.
Sorbo | Login/crea un profilo | 2 Commenti
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Re: Sorbo (Punti: 1)
da Alessandro (jbcox@iol.it) 29 Gen 2008 - 01:49
(Info utente | Invia il messaggio) http://creviceweeds.over-blog.net)


Molto bello!

Ciò che mi ha colpito di più, fra tutte le caratteristiche affascinanti del sorbo, è la sua connessione con l'ispirazione poetica, la divinazione, il mondo liminare, l'aiuto a Vedere...

Bellissimo!


Re: Sorbo (Punti: 1)
da LaZiaArtemisia 14 Set 2009 - 22:41
(Info utente | Invia il messaggio)
Accecata dalle fiamme di bacche rosse che si alzano dai sorbi in questo periodo in Scozia, ho ritrovato questo articolo che non avevo mai letto. Come sempre, Violet hai scritto parole che colpiscono veramente nel profondo. Grazie, perchè ho trovato qui risposta a molte domande e intuizioni che avevano accompagnato il viaggio, così come i sorbi d'autunno in quelle terre lontane.
un abbraccio, la Zia



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