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La Via Femminile




Fra queste pagine sono raccolti consigli, ricette, riti semplici e naturali dedicati al femminile, e speciali ricerche e racconti sull'antica Via delle Donne.

 

I Meli di Avalon




Gruppo di studio dedicato alla Tradizione Avaloniana e a Miti, Leggende, e Fiabe Celtici legati alla simbologia di Avalon.

 

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Il Libro del Mese




Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Il Tempio della Ninfa

Melo
Mercoledì, 21 Novembre 2007 - 03:51 - 5978 Letture
Erbario MELO
Malus sylvestris, Malus domestica

Antico inglese: aeppel; Antico alto tedesco: aphol, apfal; Bretone: avalenn; Gallese: afallon, afallach; Gaelico scozzese: abhall.




Riconoscimento e proprietà terapeutiche

Il melo è un piccolo albero che fa parte della famiglia delle Rosacee. Generalmente non supera i 10 metri di altezza, cresce formando dei cespugli dai lunghi rami e lo si trova spontaneo in radure e boschetti molto soleggiati. Si coltiva molto facilmente ed esistono numerose testimonianze archeologiche che ne attestano l’uso e la coltura sin dai tempi del Neolitico.
La sua corteccia è ruvida e tendente al grigio, il legno è duro e mostra delle belle venature caratteristiche che lo rendono molto amato dagli artigiani del legno.
Sia le foglie che i fiori, formati da cinque petali dalle sfumature bianco rosate, spuntano in primavera, tra aprile e maggio, mentre i frutti maturano per tutta l’estate e sono pronti per la raccolta nel tardo autunno. Questi si differenziano a seconda della specie di melo: nel melo selvatico sono abbastanza piccoli, duri, verdognoli e dal sapore acidulo; in quello coltivato – del quale esistono più di mille qualità diverse – sono più grandi, di vari colori, teneri e molto dolci.

La parte dell’albero più usata in medicina e fitoterapia è il suo frutto. La mela è considerata il frutto della guarigione e della salute per eccellenza, date le sue innumerevoli proprietà curative.
Innanzitutto è stimolante e rinforza il metabolismo, fornendo un aiuto nell’eliminazione dei grassi. Purifica l’intero organismo liberandolo dalle tossine, e allontana i malanni di stagione, fungendo da febbrifugo e donando al corpo le vitamine – A, B1, B2, C, PP ed E – di cui ha bisogno per rigenerarsi e mantenersi in piene forze.
La mela incoraggia la produzione di sangue e favorisce la digestione, è calmante per il sistema nervoso ma sarebbe meglio non consumarla di sera, perché potrebbe fermentare nello stomaco durante la notte e dare qualche disturbo.
L’intero frutto è rinfrescante e dissetante; la buccia, soprattutto, nella quale sono contenute le buone essenze che donano alla mela il suo profumo intenso e dolcissimo, fa bene in caso di problemi alla vescica e ai reni, in quanto è purificante e diuretica.
Consumate crude, le mele sono astringenti e toniche: attenuano la diarrea e rendono pelle e seni avvizziti più sodi e belli; consumate cotte, invece, aiutano in caso di stitichezza e calmano il mal di gola. In entrambi i casi sono diuretiche e purificanti, stimolano l’attività dei reni, del fegato e della vescica.
Nonostante le infinite buone proprietà della mela occorre invece fare attenzione con i suoi semi, che sono tossici e consumati in grandi quantità – una tazza piena – possono addirittura portare alla morte.

Oltre al frutto, l’intera pianta è ricca di proprietà curative. La corteccia è tonica, astringente dei vasi sanguigni e dei tessuti, stimolante e febbrifuga; le gemme, i fiori e le foglie sono diuretici e costituiscono un’ottima cura in caso di cistite o calcoli renali.


Ricette curative e golose

Cura rigenerante con le mele
Scegliere delle mele molto mature, se possibile appena colte dall’albero, e grattugiarle finemente in una ciotola capiente. Lasciarle imbrunire leggermente a contatto con l’aria e per uno, o due giorni, mangiare solamente queste, senza aggiungere zucchero né altri alimenti e bevendo molta acqua. Il terzo giorno si potranno integrare altri alimenti leggeri, genuini e possibilmente non grassi e dal quarto giorno si potrà ricominciare a mangiare normalmente e in modo sano. Grazie a questa cura, che andrebbe fatta almeno una volta all’anno, stomaco, reni, fegato e sangue saranno profondamente rigenerati.

Infuso di melo per depurare l’organismo
In un litro d’acqua bollente lasciare in infusione una manciata o due di fiori e foglie di melo –oppure di corteccia, o di gemme o di tutte queste parti miscelate insieme. Bere due o tre tazze al giorno. In alternativa preparare un decotto, mettendo le suddette parti di melo in un litro d’acqua fredda che verrà portato ad ebollizione e lasciato bollire per 10 minuti.

Succo di mela per stimolare e tonificare il corpo
Frullare mele a volontà aggiungendo un pochino di zucchero o miele a piacere. Bere durante l’arco della giornata, senza esagerare, oppure spalmare seno e corpo per ottenere una pelle elastica e rassodata.

Con le mele viene preparato, sin dai tempi antichi, il sidro, una bevanda a bassa gradazione alcolica ottenuta dalla fermentazione del succo di mela. Il sidro, insieme all’idromele – che nonostante il nome non è preparato con le mele ma esclusivamente col miele – e la bevanda sacra dei popoli celtici e nordici, ed era considerata un vero e proprio nettare divino.

Torta di mele

Ingredienti:

*150g di farina
*100g di zucchero
* 2 uova
* 1/2 bicchiere di latte
* la scorza grattugiata di 1 limone
* una bustina di lievito
* 1kg di mele.

Preparazione:

In una ciotola capiente sbattere le uova con lo zucchero, setacciare e unire la farina, il limone e il lievito diluito nel latte. Lavorare bene fino ad ottenere un composto vellutato e morbido, senza grumi, quindi versarlo in una teglia imburrata – o ricoperta con della carta da forno.
Tagliare le mele a fettine e ricoprire tutta la superficie dell’impasto, poi pennellare con burro fuso e spargere un lieve strato di zucchero. Per dare un tocco in più, spolverare si cannella.
Infornare a 200° per 50 minuti.


Miti, tradizioni e usi magici

Il melo è considerato sin dai tempi più antichi l’albero della Grande Madre, l’immagine arborea che custodisce i misteri della donna e della dea.
Presso i Celti era ritenuto l’albero della conoscenza e della magia per eccellenza, ed era il simbolo della beatitudine e della saggezza che provengono dall’altromondo, al quale il melo, e soprattutto il suo frutto, sono inestricabilmente legati.
Numerosi sono i racconti mitologici e le leggende locali nei quali la mela appare come magico emblema delle dimensioni fatate, sempre offerta da una donna ultraterrena, proveniente da isole lontanissime eppure tanto vicine da poter essere raggiunte in un battito di ciglia. Soprattutto la tradizione celtica è ricca di racconti nei quali il protagonista, di solito un uomo d’animo nobile e coraggioso, deve affrontare un lungo e fantastico viaggio per mare – il cosiddetto immram – alla ricerca di un’isola abitata da donne e costellata di gentili meleti dai poteri miracolosi.
E proprio la mela costituiva l’unico e il più delizioso nutrimento di questo reame sottile, aveva il potere di richiamare verso di esso, e una volta assaggiata, elevava lo spirito a tal punto da guarire ogni dolore e ogni ferita del corpo e dell’anima, permettendo di sperimentare l’incanto – il canto interiore – di ascoltare la musica delle alte sfere, di smettere di invecchiare e di acquisire la capacità di vedere oltre il visibile, favorendo particolari stati di ebbrezza e di estasi nei quali si poteva percepire la presenza del divino in sé e intorno a sé. La mela era considerata per questo il frutto dell’eterna giovinezza e dell’immortalità.

La vicinanza tra la mela e l’altromondo risulta ancora più chiara nella letteratura arturiana, in cui si narra la regale dipartita di Re Artù. Questi, adagiato su una barca scura, viene condotto dal traghettatore Barinthus ad Avalon, l’isola sacra di Morgana e delle sue otto sorelle, nella quale le ferite mortali vengono sanate e lo spirito viene rigenerato. Qui, il sovrano verrà accudito, curato e rimesso in forze da Morgana stessa, affinché possa tornare tra gli uomini quando di lui vi sarà bisogno.
Le donne di Avalon sono fate, incantatrici e sacerdotesse del sacro femminino, e Morgana, la loro sorella maggiore e fra tutte la più sapiente, è considerata la dama della mela. Come la mela, lei cura ma può anche avvelenare e conosce i segreti della vita e della morte, condividendo ognuno dei poteri del sacro frutto.
Il nome stesso dell’Isola di Avalon deriva sia dal gaelico Emhain Abhlach, sia dal gallese Ynis Afallach o Afallon, come anche dal bretone Avalenn e dallo scozzese Fallach o Abhall; tutti termini che letteralmente significano “Isola delle Mele”, “Isola del Meleto”, “Terra delle Mele”, “Luogo dove crescono i Meli”, o semplicemente “Mela”. Nel contesto delle leggende avaloniane, la mela è infatti ciò che ispira l’inizio del viaggio alla ricerca dell’isola fatata, la forza sostenitrice che permette di raggiungerla, e anche il suo completamento e la realizzazione della conoscenza che, ancora una volta, solo la mela divina può infondere.
Questo viaggio assume sempre la forma di una navigazione, in quanto viene sempre compiuto solcando mari, oceani o laghi; acque che il navigante deve attraversare fino a quando, superato un certo confine – il punto liminale che separa il mondo comune da quello fatato – approda alle sacre sponde e si immerge nei suoi misteri.
La connessione fra l’altromondo e l’acqua si ripete anche fra l’acqua e la mela: i due elementi, uniti insieme, sono in grado di produrre onde di energia armonizzanti e sembra che possano influire positivamente sulle emozioni, sulla psiche e sull’organismo, provocando stati d’essere particolari, piacevoli e riequilibranti. Per questo motivo, i meli che crescono nei pressi di corsi d’acqua sono considerati particolarmente magici e si pensa che si debba passarci accanto, o trascorrervi del tempo, con rispetto e apertura, prestando attenzione a ciò che potrebbe accadere o agli incontri sottili che inaspettatamente potrebbero verificarsi.

Particolari caratteristici della mela sono i simboli sacri che compaiono quando la si taglia in due metà. Tagliata orizzontalmente, mostra nel suo centro una stella a cinque punte – o un fiore a cinque petali – formata dai suoi semi neri; tagliata invece verticalmente, il cuore del frutto svela la sacra aidoion femminile, la forma distinta della vulva che simboleggia il segreto fiore delle donne.
Come altri frutti, fiori o come l’involucro di certi semi, che riproducono questa forma delicata dalle ampie labbra, socchiuse a lasciar intendere il loro fecondo contenuto, la mela racchiude l’essenza stessa della femminilità. È il frutto della dea in quanto donna e della donna in quanto riflesso della dea. E questo potrebbe essere il motivo per cui a offrire la mela – o a coglierla – è sempre una donna.
La sua superficie lucida e scarlatta, la polpa dolce come miele, la forma rotonda e bella, erano inoltre un antico invito all’amore, un dono voluttuoso che la donna rivolgeva all’amato per richiamarlo a unirsi a lei. E non a caso, nel mondo greco la mela era il frutto della dea Afrodite, e rappresentava la bellezza eterna muliebre, la sacra voluttà, la calda fiamma che si anima nel ventre femminile.

Fra le varie qualità di mela, quella rossa in particolare porta in sé la simbologia cromatica dei diversi aspetti della divinità e della vita, così come del processo di trasmutazione alchemica. Il bianco, il rosso e il nero – la dolce polpa, la buccia resistente e i semi tossici – richiamano le fasi della bambina innocente e pura, della donna matura e sessualmente attiva, ovvero della madre potenziale, e della vecchia saggia che conosce il segreto della morte. Posti in ordine diverso, ovvero nella sequenza nero, rosso e bianco, i colori richiamano il processo alchemico volto al raggiungimento della conoscenza: il nero è la fase del riconoscimento della materia prima su cui iniziare l’opera, o la nigredo, il rosso è la fase di trasformazione attiva, la rubedo, mentre il completamento dell’opera è la liberazione nel candore spirituale, ovvero l’albedo.
Tra i Celti questi colori simboleggiavano la dea della sovranità, la quale non a caso teneva tra le mani una bacchetta o un ramo a cui erano appese tre mele. Era lei a donare questo prezioso oggetto a colui che aveva scelto per ricoprire il ruolo temporale di re sacro: l’uomo che, per purezza d’animo, senso della giustizia e nobiltà d’intenti, era considerato adatto a guidare il regno nel rispetto e nel mantenimento delle antiche tradizioni.
Una mela d’oro era anche il dono che la dea, nella forma di una bellissima fanciulla in groppa ad un cavallo nero corvino, offriva ai poeti. Il frutto era per loro fonte di eterna ispirazione, di profondo rapimento e di incantamento, gli elementi necessari per la composizione delle opere poetiche.

Il legame del melo con l’altromondo, il suo potere di facilitare il contatto fra i due mondi, così come il periodo della piena maturazione dei suoi frutti, lo rendevano particolarmente vicino alla festività celtica di Samhain, il momento in cui il velo che separa il visibile dall’invisibile si fa più sottile e impalpabile. La mela era considerata una soglia magica attraverso la quale si poteva passare per incontrare le entità fatate e ascoltare i loro messaggi; ed era altresì il frutto della morte e della rigenerazione, per via del suo potere di avvelenare e di guarire.
Durante la notte di Samhain, era tradizione tagliare delle mele a metà e porle in un calderone riempito d’acqua, per rievocare il passaggio acquatico tra le due dimensioni, onorare entrambe e favorire la rigenerazione.

In Scozia, durante il tempo della raccolta delle mele alcune di esse venivano lasciate sugli alberi, o venivano sepolte, perché si credeva che i bambini non ancora nati se ne sarebbero nutriti durante il viaggio che dal mondo sottile li avrebbe portati al ventre materno. E per uno scopo simile venivano poste delle mele sulle tombe dei defunti; si pensava infatti che questi ne avrebbero avuto bisogno per sostentarsi nel lungo viaggio verso l’aldilà.
Sempre nella tradizione celtica, il melo era talmente sacro che abbatterne uno era ritenuto un gesto gravissimo che comportava l’uccisione del responsabile. In rare occasioni, tuttavia, se ne utilizzavano i rami per ottenere bacchette divinatorie, oppure il legno, che faceva parte dei nove legni sacri, bruciati insieme in occasione di grandi festività.
In Bretagna si credeva che due mele potessero placare le tempeste più violente: bastava contemplarle all’interno di una scatola, intonando canti e litanie per ammaliare il vento, e in seguito le si passava di mano in mano tra i presenti all’incantesimo.
Per i suoi poteri legati all’amore, alla seduzione femminile e al desiderio erotico, la mela era utilizzata anche dalle streghe nei loro riti amorosi, o per confezionare amuleti che avrebbero propiziato la lunga vita e la giovinezza interiore.

Se anticamente l’offerta della mela a un uomo da parte di una donna significava sia un messaggio amoroso, sia soprattutto l’invito a seguirla nell’altromondo, ovvero ad assaporarne la gioia, a conoscerne l’ebbrezza e ad acquisirne la conoscenza, con la venuta del cristianesimo questa assunse un significato estremamente negativo, poiché fu proprio questo gesto, compiuto da Eva, a causare il peccato originale, e quindi la caduta dal paradiso terrestre e l’avvento di tutti i mali dell’umanità.
Anche se la Bibbia non parla esplicitamente della mela, ma solo del frutto proibito, è infatti noto che il frutto legato più di ogni altro, tanto alla donna quanto alla conoscenza, è proprio la mela.
È anche interessante notare che l’origine latina della parola “mela”, ovvero pomum, letteralmente significa semplicemente “frutto”, motivo per cui potrebbe essere vera la sua identificazione col biblico il frutto dei frutti.

Il melo è l’albero della conoscenza, dell’iniziazione e della pienezza interiore che ne consegue. Il viaggio della mela passa attraverso la sperimentazione della morte iniziatica provocata dai suoi semi neri, la quale produce una rottura da una condizione precedente vincolata alla materia e alla vita normale, e attraverso un lungo e arduo processo di trasformazione, svolto nella forma di un viaggio interiore – un vero e proprio immram che attraversa le acque dell’inconscio verso la contemplazione della purezza dell’anima – porta ad accedere a una condizione di candore e beatitudine divini paragonabili al raggiungimento dell’isola sacra delle antiche leggende. Proprio quel luogo intimo, segreto e magico che altro non è se non il sacro Meleto, la Terra delle Donne.
La mela è dunque la chiave che permette di conoscere i misteri della donna e della dea, e custodisce al contempo la soglia a forma di mandorla attraverso la quale è possibile sperimentare il regressus ad uterum, il ritorno al grembo originario, e approdare alle luminose sponde dell’altromondo.
Accettando il dono della mela la ricerca della sorgente ha inizio. Nel morso del succoso e dolcissimo frutto, i misteri della vita, della morte e della rinascita, sono finalmente rivelati.

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Piccole Magie con il Melo

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Bibliografia

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Cattabiani Alfredo, Florario, Oscar Saggi Mondadori, Milano, 1996
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Evert Hopman Ellen, A Druid’s Herbal, for the sacred earth year, Destiny Books, Rochester, Vermonyt, 1995
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Hageneder Fred, Lo spirito degli alberi, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia, 2001
Lapucci Carlo e Antoni Anna Maria, La simbologia delle piante. Magia, leggende, araldica e curiosità del mondo vegetale, Edizioni Polistampa, Firenze, 2016
Le Erbe Officinali: antica medicina dei Celti. Da Plinio a Diancecht, a cura di Giorgio Maria Miramonti, Keltia Editrice, Aosta, 1999
Matthews Caitlin e John, Ladies of the Lake, Thorsons, London, 1992
Mességué Maurice, Il mio Erbario, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1976
Of Monmouth Geoffrey, La follia del Mago Merlino (Vita Merlini), a cura di Alberto Magnani, Sellerio Editore Palermo, 1993
Pestalozza Uberto, Eterno Femminino mediterraneo, Neri Pozza, Vicenza, 1996
Pestalozza Uberto, I miti della Donna Giardino, da Iside alla Sulamita, Edizioni Medusa, 2001
Rangoni Laura, Il grande libro delle piante magiche, Xenia, Milano, 2005
Segreti e Virtù delle piante medicinali, Selezione dal Riders Digest, Milano, 1979
Suozzi Roberto Michele, Il grande libro delle erbe medicinali, Newton & Compton Editori, Roma, 1998
Taraglio Riccardo, Il Vischio e la Quercia, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino, 2001
Telyndru Jhenah, Avalon Within: Inner Sovereignty and Personal Transformation Through the Avalonian Mysteries, The Ninth Wave, BookSurge Publishing, 2005
Valnet Jean, Fitoterapia, Giunti Editore, Firenze – Milano, 2005


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Re: Melo (Punti: 1)
da LaZiaArt 23 Nov 2007 - 10:41
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Articolo bellissimo, pieno di spunti di rilessione e di conoscenze a me ignote, fino ad ora. Complimenti a Violetta e alle intuizioni delle Isolane^^.

la zia

Re: Melo (Punti: 1)
da Acqua (waterdepth@yahoo.it) 24 Nov 2007 - 18:07
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Bellissimo davvero Violetta.. Grazie di cuore per averlo postato! :-***

Re: Melo (Punti: 1)
da niviene 25 Nov 2007 - 23:21
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Un articolo davvero splendido sul frutto simbolo della nostra tradizione..... :*

Re: Melo (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 29 Nov 2007 - 12:57
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bellissimo articolo e quante informazioni, una miniera di meraviglie, grazie!

Re: Melo (Punti: 1)
da Danae 12 Ott 2009 - 23:18
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Dopo la favola di Biancaneve, perchè non immergersi nella lettura del simbolo che più la rappresenta e rappresenta tutte noi?! :))
Incredibile come il Cristianesimo sia riuscito a mascherare le feste, il sacro, il contatto col divino.. e perfino il significato dei frutti! Grrr..
Grazie per questa lettura incantevole :*



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