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Il Libro del Mese




Hedera
di Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Eugenio Belgrado e Irene Bruno

 

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Il Tempio della Ninfa

Gwynn ap Nudd
Domenica, 18 Novembre 2007 - 04:04 - 9774 Letture
Avalon Volteggiano sul sacro Tor foglie rosse d’autunno stagliandosi nel cielo come spirali di fuoco.
Si innalzano in aria ultraterreni canti.
Prendono forma dalla bruma bianchi cani dai rossi occhi, bianchi cavalli dalle orecchie iniettate di sangue. E col vento si fondono.
E tra loro, lunari spettri del sacro regno, fiero si erge il loro condottiero, il sacro guardiano, il signore dell’Annwn.

Il bianco figlio della notte più nera.
Risuona alto il suo grido regale. In fremiti si scatena la caccia selvaggia.
Anime verranno prese nel vento che impetuoso risuona dell’arcaico latrare. È autunno, il velo si è alzato, da Avalon il cacciatore è giunto tra noi.
È Samhain e forte soffia sul Tor il vento degli spiriti.



È Gwynn ap Nudd ed il suo nome risuona lungo le terre britanniche.
In Galles è il re dei Tylwyth Teg, la bella tribù delle fate, ed i suoi domini sotterranei si possono raggiungere attraverso i laghi della regione. Guida la caccia selvaggia che durante la magica notte di Samhain prende con sé le anime dei morti per portarle nel regno dell’Annwn. Suoi compagni sono cani spettrali completamente bianchi con gli occhi, la lingua, e le punte delle orecchie tinte di rosso carminio.
Sono chiamati Cwn Annwn (i cani dell’Annwn) ed anche Cwn Bendith y mamau (i cani delle madri/delle fate), e ciò dimostra la loro appartenenza al reame della Dea. Sono sacri a Modron, la Grande Madre.
Nelle leggende scozzesi Gwynn è assimilato alla figura di Re Artù. Entrambi percorrono il sentiero di caccia con le loro ultraterrene schiere, ed entrambi giacciono addormentati sotto un sacro colle in attesa di risvegliarsi e di tornare a regnare nel mondo.
Gwynn ed Artù si fondono in un’unica nobile e potente figura.
Questo legame si fortifica leggendo i racconti Gallesi dei Mabinogion.
Nel romanzo “Culhwch e Olwen” ci viene infatti narrato che Gwynn fu uno dei compagni del Sommo Re e che aiutò quest’ultimo nella caccia del cinghiale Twrch Trwyth:
Non si può cacciare il cinghiale Trwyth senza Gwynn ap Nudd cui Dio ha conferito la forza dei diavoli dell’Annwn perché impedisca loro di distruggere le genti di questo mondo: è troppo indispensabile perché sia lasciato andar via.
[…]
Non vi è altro cavallo che possa portare Gwynn alla caccia del cinghiale Trwyth che Nero, il cavallo di Moro, conduttore di battaglie
”.
Gwynn è quindi essenziale per la caccia ad un cinghiale ultraterreno.
Possiede una forza preclusa a qualsiasi altro. Il fatto che sia Dio a conferirgli tale forza dimostra che nemmeno la nascente religione cristiana che contaminò gli antichi racconti aveva il potere di togliere al signore dell’Annwn la sua sacralità. Veniva considerato un demonio, ma la sua forza era divina.
Dal romanzo tuttavia apprendiamo non solo questo, ma ciò che di più importante è giunto di Gwynn sino a noi.
Il mito parla di Creidyladd, figlia di Llud mano d’argento, fanciulla più regale dell’isola dei forti e delle tre isole limitrofe. A causa sua, ogni primo maggio e sino al giorno del giudizio, Gwynn ap Nudd ed il suo gemello Gwythyr ap Greidawl combattono senza sosta.
Creidyladd, la figlia di Lludd mano d’argento, era andata in sposa a Gwythyr ap Greidawl. Prima che egli si fosse coricato con lei era giunto Gwynn ap Nudd, che l’aveva rapita con la forza. Gwythyr aveva riunito un’armata ed era andato a battersi con Gwynn. Quest’ultimo ne era uscito vittorioso e aveva preso prigionieri Greit figlio di Eri, Glinneu figlio di Taran, Gwrgwst il mezzonudo e Dyvanarth suo figlio; aveva preso anche Penn figlio di Nethawc, Nwython e Kyledyr il selvaggio, suo figlio.
Ucciso Nwython, ne aveva messo a nudo il cuore e costretto Kyledyr a mangiare il cuore del padre: in seguito a ciò Kyledyr fu preso da follia.
A tali notizie Artù andò nel Nord, fece venire Gwynn ap Nudd , gli fece liberare i nobili prigionieri e riportò la pace tra lui e Gwythyr ap Greidawl, a condizione che Creidyladd restasse nella casa di suo padre senza che alcuno dei due rivali ne abusasse: ogni Calendimaggio e fino al giorno del giudizio vi sarebbe stata battaglia tra Gwynn e Gwythyr, e colui che in tal giorno fosse risultato vincitore avrebbe preso la fanciulla.

Questo racconto sembra narrarci l’alternarsi delle stagioni durante l’anno, la perpetua danza cosmica tra la luce e l’oscurità, dove Gwynn rappresenta il buio e la morte e Gwythyr la luminescenza e la vita.
Creidyladd diviene quindi una sorta di Persefone che vaga per il ciclo solare annuo, ed i due uomini dividono esso in due metà.
Entrambi sono necessari per la concezione della divinità maschile che, così coma la Dea, è tenebre e chiarore, vita e morte. Essi si completano a vicenda e quindi non vi può essere vincitore e non può esistere vinto. Poiché le forze opposte non si annientano. L’equilibrio infatti è dato proprio dal loro perenne e dinamico susseguirsi.
La battaglia si ripeterà rinnovata ogni anno, di era in era.
Gwynn e Gwythyr sono i draghi bianco e rosso della Terra, gli stessi draghi scorti da Vortimer nelle fondamenta della sua fortezza, rappresentanti il duplice potere della creazione.

Un’altra narrazione, di stampo prettamente cattolico, ci riferisce di Gwynn e della sua dimora.
Tutto ebbe inizio sul sacro Tor di Glastonbury, con un venerando eremita e con un castello incantato.
San Collin viveva infatti ai piedi della collina, sulla sommità della quale apparve un giorno un castello. In molti chiesero a Collin di visitarlo ma egli sempre oppose rifiuti finchè un giorno si decise, e vi si recò.
Entrato nel palazzo vide splendide fanciulle e bei giovani, soldati e servitori, tutti vestiti di bianco e scarlatto. Sul trono sedeva Gwynn, il sire delle fate. Egli offrì a Collin da bere e da mangiare, ma il santo, per tutta risposta asserì di non mangiare volentieri le foglie degli alberi.
Gwynn allora domandò cosa ne pensasse delle livree dei servitori e Collin rispose dicendo che lo scarlatto era il colore delle imperiture fiamme ed il bianco dell’eterno ghiaccio infero, quindi ben si addicevano alla demoniaca natura di tutti loro.
Detto questo si mise a spruzzare ovunque dell’acqua benedetta che aveva portato con sé ed il castello sparì, lasciando Collin solo sulla cima del Tor.

Questa storia è interessante sotto diversi punti di vista.
Sotto il tentativo di demonizzare le creature del regno fatato, si possono scorgere tracce dell’antica sapienza.
Il Tor di Glastonbury è da molti considerato l’ingresso ad Avalon, dove Artù morente fu condotto per essere guarito dalle sue ferite, il paradiso delle mele, dove il re riposa per rigenerarsi e tornare al momento opportuno ad operare nel mondo.
I colori rosso e bianco sono i colori dei Cwn Annwn, e sono i colori tipici dell’Aldilà celtico. Contengono in loro i misteri della morte e della generazione. Il bianco è il seme maschile che feconda e genera, il rosso è il sangue mestruale che rende fertile la donna. Rosso e bianco sono uniti insieme nella placenta che ricopre il feto appena nato.
Il rosso è il sangue del sacrificio, versato perché la vita si perpetui.
Gwynn ci appare quindi come un custode dell’ingresso ad Avalon, un signore dei suoi misteri.
Se uniamo questo racconto a quello che vede protagonisti Gwynn e Gwythyr potremo forse riportare alla memoria antichi riti di iniziazione maschile legati ad Avalon dove l’eroe imparava a dominare le proprie paure e testava la propria capacità di prendere la vita altrui in ambito non solo guerresco ma rituale. L’eroe prendeva coscienza dello scambio reciproco da affrontare davanti alla morte, e la responsabilità che questo atto comportava.
L’energia dell’uomo doveva essere canalizzata in modo che quest’ultimo divenisse un degno protettore della Terra e della Dea.

Gwynn emerge da questi racconti come una divinità ctonia di origine molto antica.
È un cacciatore ed un eroe semidivino, uno psicopompo che conduce nell’altromondo e da esso riconduce indietro.
Per penetrare i misteri di Avalon ed alzare il velo del magico reame della Dea è necessario trovarsi prima faccia a faccia con l’oscurità di Gwynn. Tenebra in cui sempre brilla, e mai invano, il candore della luna.



Fonti

Mabinogion, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini. Mondatori
Fate, Brian Froud e Alan Lee. Bur
Avalon, Nicholas R. Mann. Edizioni L'Età dell’Acquario
La Dea Bianca, Robert Graves. Adelphi
Taliesin. The last celtic Shaman, John Matthews. Inner Traditions
Le Chiavi di Avalon, Blake e Lloyd. Edizioni Newton e Compton
Il mondo dei celti, Rob Curran. Armenia
Immagine di Iain Lowe


Articolo scritto da ValerieLeFay. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.


Gwynn ap Nudd | Login/crea un profilo | 3 Commenti
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Re: Gwynn ap Nudd (Punti: 1)
da Violet 18 Nov 2007 - 04:09
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
E' un articolo davvero splendido.... mi è piaciuto davvero tanto... poi per Gwyn ap Nudd ho un debole immenso... lo adoro... *.*

Re: Gwynn ap Nudd (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 29 Nov 2007 - 12:56
(Info utente | Invia il messaggio)
bellissimo, letto d'un fiato! mi piace il modo in cui scrivi, Valery, davvero!

Re: Gwynn ap Nudd (Punti: 1)
da Danae 03 Nov 2009 - 22:21
(Info utente | Invia il messaggio)
Mi manca una conoscenza più appropriata del Dio nelle sue manifestazioni.. quindi non posso che ringraziarti Valerie! *.*
Mi sto dedicando quasi esclusivamente a nostra Madre, e ogni tanto sento che manca qualcosa ^^



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