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Il Tempio della Ninfa

Il Tempio della Ninfa FAQ (le domande Frequenti)
Categoria.: Principale  

Domanda

Risposta
Cos'è la stregoneria?

In origine la stregoneria non esisteva. Esistevano donne e uomini che praticavano gli antichi culti della Grande Madre, danzando nei boschi e nelle radure, invocando la luna e le stelle, celebrando i cicli stagionali, onorando la vita e la morte, mantenendo acceso il sacro fuoco e coltivando la gioia estatica che nasceva dalla profonda comunione con la Natura.
Il termine “stregoneria” comparve con l’avvento del Cristianesimo, il quale, dopo una iniziale convivenza con i precedenti culti pagani, vi si oppose poiché, così aveva deciso, appartenevano alla sfera satanica, diabolica, malvagia, ed erano quindi profondamente dannosi per tutta la comunità.
In epoca medioevale, la stregoneria assunse quindi un carattere ben preciso, riunendo in sé sia le autentiche reminiscenze dell’antica spiritualità legata alla natura, sia le pratiche magiche – come fatture, sortilegi e scongiuri – che poco avevano a che vedere con il divino naturale, e che venivano svolte perlopiù per ottenere qualcosa, ovvero per realizzare i propri desideri.
Coloro che, nonostante gli avvertimenti, continuavano a seguire i culti pre-cristiani, ma anche coloro che pur credendo fermamente nella nuova religione ufficiale, si dedicavano a piccoli rituali e incantesimi, furono isolate/i, disprezzate/i e perseguitate/i. Il nome con cui più comunemente furono chiamate/i fu “streghe”, termine che deriva dal latino strix – plurale strigis – usato inizialmente per indicare un rapace notturno simile alla civetta che si credeva solesse stridere orrendamente di notte e succhiare il sangue dei bambini.
Con l’odio crescente e l’intolleranza sempre più ossessiva la Chiesa si mosse con tutte le sue forze per eliminare fisicamente le streghe, che però molte volte non erano altro che persone, prevalentemente donne, che conoscevano l’arte delle erbe, che erano levatrici o curatrici, che aiutavano le altre donne ad abortire bambini indesiderati, o che semplicemente erano considerate troppo intelligenti per l’idea che allora si aveva della donna. Talvolta venivano considerate streghe donne molto brutte, magari fisicamente storpiate da qualche malattia, oppure al contrario troppo belle e affascinanti. Queste ultime erano spesso vittime di feroci gelosie, e coloro che ne provavano invidia e di conseguenza le odiavano, spesso le accusavano pubblicamente di essere streghe con il solo scopo di annientarle, in un crescendo di isterismo, paura, fanatismo, cieca autosuggestione fino ad arrivare alla pazzia più pericolosa, incontrollabile e contagiosa.

Al giorno d’oggi si può assistere ad una considerevole diffusione della cosiddetta “stregoneria” neo-pagana dalle moltissime diramazioni. Neo-pagana perché, come gli stessi neo-pagani la descrivono, nata dopo il Cristianesimo, nonostante attinga alcune credenze e usanze dagli antichi culti pre-cristiani. Questo tentativo di attingere dall’antico, tuttavia, rimane il più delle volte ad un livello superficiale e apparente, e questo non può che essere normale, dato che molti dei culti pre-cristiani sono sconosciuti poiché erano rigorosamente segreti, e quindi non potrebbero in alcun modo – e si potrebbe dire per fortuna – essere ripetuti oggi.
Purtroppo è invece più frequente assistere a esibizioni, inscenate da sedicenti streghe, sciamane/i, sacerdotesse o druidi, che si atteggiano a donne e uomini sapienti, vantando importanti esperienze e conoscenze e celebrando rituali complessi e di dubbio gusto, nei quali credono di potersi connettere con qualche divinità che si pone al loro servizio, mentre invece ciò che fanno è soltanto celebrare il proprio ego. Quando queste chiassose recite vengono svolte in boschi e radure, inoltre, non fanno altro che provocare il più che lecito fastidio dei piccoli abitanti dei luoghi, che vengono inutilmente disturbati.

È tuttavia possibile che qualche tradizione antica autentica sia segretamente sopravvissuta al tempo, rendendosi depositaria dello spirito e delle radici dei culti primitivi, ovvero di quelle pratiche misteriche che conducevano ad una conoscenza vera e profonda della gioiosa e luminosa anima del mondo, ovvero a una autentica e intima sintonia con la Grande Madre e alla ri-acquisizione della più limpida naturalità. Se questo fosse vero, vorrebbe dire che sulla terra esistono ancora portatrici e portatori delle antiche saggezze naturali, della vera stregoneria, se vogliamo, tramandata oralmente nei secoli e custodita con amore e dedizione.

Chi è la strega?

La visione della strega descritta di seguito, che è quella che propone e alla quale si attiene rigorosamente Il Tempio della Ninfa, è una visione che pochi sentiranno di condividere a propria volta. E poco ci importa.

Considerando la vera stregoneria come la sopravvivenza degli antichi culti pre-cristiani, in particolare femminili, in un’epoca dominata dal Cristianesimo, la vera strega è in tal senso la seguace e praticante dei suddetti culti.
La parola strega richiama una iniziata ai misteri sacri della Grande Madre, una donna sapiente che conosce lo spirito segreto delle cose, così come di se stessa; una donna che vede, ovvero che sa scrutare attraverso ciò che per gli altri è buio. Una donna e che è in totale sintonia con la natura libera e selvatica.
In italiano, la parola “strega” deriva, come precedentemente accennato, dal latino strix, a indicare un uccello che appartiene al reame della notte, e quindi dell'ignoto.
Soprattutto in epoca medioevale, la notte era vista come il momento in cui tutto ciò che è sconosciuto e invisibile, e quindi spaventoso e pericoloso, esce allo scoperto e popola i sentieri, le campagne e i boschi silenziosi. Gli uccelli notturni stridono, contrariamente a quelli diurni che cinguettano; le ombre creano figure inquietanti e ogni regola che durante il giorno dirige ordinatamente la vita comune, di notte scompare.
La notte sovverte gli schemi razionali/diurni degli uomini, ed essi la immaginano popolata da diavoli e raccapriccianti streghe, ovvero da coloro che la notte non solo non la temono, ma la amano, perché la percepiscono come loro alleata. Nemica delle regole e amica dell'istintualità selvatica, nemica degli abiti stretti e costrittivi e amica della naturale nudità, nemica della compostezza e amica delle danze sfrenate, la notte è la sposa di quelle anime che, segretamente, non aspettano altro che lei, per rovesciare il mondo umano e vivere liberi in quello divino.
La strega è dunque un’anima notturna, intesa come avversaria dell’estremo ordine razionale, dei doveri, delle maschere di compostezza, rigore e pudore, e alleata della libertà senza limiti e senza regole.
Non solo. Tornando al termine strix, ricordiamo che esso richiama ciò che vive nella notte e quindi possiede la capacità magica e misteriosa di vedere nel buio, ovvero di saper scorgere la realtà delle cose al di là dell’oscurità, dell'illusione, di ciò che disorienta i sensi e impedisce di vedere.
La strega pertanto colei che perforando il buio con gli occhi del cuore e dell’anima coglie la verità che esso nasconde, e come la civetta è in grado di volare oltre i veli illusori di ciò che appare, librandosi con lo spirito e viaggiando da un mondo all’altro, ebbra di sconfinata libertà.
La strega è colei che avendo fatto esperienza diretta dei mondi sottili, li conosce e attinge da essi gioia, luce e armonia, per se stessa e per gli altri. È colei che custodisce la misteriosa fiamma magica che arde nel grembo e insegna l’amore assoluto; è colei che sa distinguere la verità dietro alle maschere che la nascondono, e colei che ha ritrovato la vera sintonia e comunione con la Grande Madre primigenia, coltivandole giorno dopo giorno fino a divenire una cosa sola con Lei.

Il termine “strega”, infine, “ha in realtà il senso originario di ‘Donna di Conoscenza’, cioè indicava ogni donna che si mette, per vie ad essa adatte e peculiari, alla ricerca della Verità e dell'Armonia”.*
Una ricerca che se svolta in modo umile e sincero, abbandonando una dopo l’altra tutte le artificialità di cui si piace rivestirci e accettando di rinunciare ad auto-definirci con nomi che non ci appartengono, può portare realmente – e non solo mentalmente, ovvero egoisticamente – a raggiungere la preziosa percezione che abita in quelle donne e in quei rari uomini che sono tornate in armonia con la Grande Madre, e che per questo motivo possono essere considerate, a buona ragione, sue/suoi figlie/i.

***

* Citazione da Davide Melzi, La Via dello Sciamanesimo boreale, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 1996, pag. 68

La strega può essere definita pagana?

La parola “pagano” deriva dal latino paganus, a indicare un abitatore di un pagus, ovvero di un villaggio. “Sopravvenuto il Cristianesimo si chiamarono pagani gli idolatri, perché gli abitatori dei villaggi – lontani dal centro delle città – furono i più restii alle nuove credenze e gli ultimi ad abbandonare il culto dei falsi Dei, ovvero perché, divenuti cristiani gli imperatori e chiusi per ordine loro i templi degli idoli, molti individui ancora attaccati alla religione degli avi si ritirarono nei villaggi per ivi offrire i loro sacrifici clandestini agli antichi Dei” (Tratto dal Dizionario Etimologico di Ottorino Pianigiani).
Secondo questa visione la strega, che onora e ama la Grande Madre come divinità dalle mille sfaccettature, dai mille volti e dagli infiniti nomi, dovrebbe essere considerata pagana. Ciò nonostante, questa parola venne attribuita alle seguaci e ai seguaci degli antichi culti naturali in senso dispregiativo da coloro che si consideravano loro nemici, pertanto dovrebbe essere rifiutata da chiunque voglia intraprendere il sentiero della Grande Madre senza accollarsi il significato di individuo che, vivendo nelle campagne, era considerato miscredente poiché non aveva ricevuto la conversione cristiana.
Esistono in tal senso termini più adatti e armoniosi, e dal momento che la Grande Madre è una amorevole divinità che vive nella natura rigogliosa e selvatica, ovvero nelle sue manifestazioni visibili e invisibili, negli animali, nella vegetazione, nelle rocce, nella luna, nel sole, nelle stelle, nelle entità luminose e nello spirito sottile che anima e dà la vita a tutte queste meravigliose creazioni, la strega potrebbe piuttosto essere considerata animista.

Sono cristiana, posso essere una strega?

In base a quanto sinora descritto, appare evidente che la figura della strega come seguace dell’antica spiritualità pre-cristiana, figlia e amante della Dea Madre e di tutte le piccole e grandi divinità sottili che abitano la natura, non è compatibile con il credo cristiano, e anzi per certi versi ne è la vera e propria negazione.
La strega è libera da colpe e peccati, nei quali non crede; è sapiente, istintuale, selvatica, talvolta spregiudicata e ribelle, nemica dell’ordine e del dogma, e non accetta intermediari fra se stessa e il divino che abita nella natura, come anche nel profondo di se stessa. Al contrario la religione cristiana, e in particolare il cattolicesimo, pretende di porre la natura in una condizione di inferiorità rispetto all’uomo, non la ritiene animata, ovvero abitata da un’anima pura e divina; disapprova la donna libera e autonoma, con la sua prorompente e sensuale bellezza, ricerca e celebra la sofferenza, popola la vita dei suoi fedeli con il timore della colpa, del peccato e della punizione, e soprattutto proclama: “tutto ciò che non è Dio è Satana”.
Inoltre, è basato sul mistero della fede, che esalta la fede cieca in ciò che non si può vedere o conoscere, mentre al contrario la strega fa esperienza diretta della Dea Madre, riconoscendola in ogni espressione naturale, e talvolta incontrando la sua immensa anima di amore e gioia durante le estasi e il volo estatico al di là del corpo e della materia.
La strega, pertanto, non necessita della fede, perché conosce.

Essere una brava cristiana ed essere una strega, dunque, non è possibile.
Ma è possibile iniziare a muoversi su un sentiero di ricerca e di risveglio alla natura e all’anima, un sentiero che probabilmente porterà poco per volta ad abbandonare pregiudizi, sensi di colpa, vergogna, limiti e false credenze, riaprendosi alla consapevolezza delle verità che la natura offre a coloro che sanno ascoltarla.
Liberandosi del peso di ciò che non appartiene alla propria anima, ricercando la piena espressione della propria natura interiore, armonizzandola con quella esteriore, si può iniziare a comprendere cosa significhi essere una strega, e se proseguendo lungo questo cammino si vorrà continuare a rivolgersi alla Grande Madre, chiamandola Dio, non avrà alcuna importanza, poiché la comprensione dell’amorevole anima del mondo avverrà in un luogo profondo di se stesse nel quale i nomi non esistono, e al contempo sono tutti racchiusi.

La strega è satanista?

L’ignoranza su questo tema è assai diffusa e davvero sconcertante. Si potrebbe pensare che questa convinzione si basi sul detto precedentemente accennato, secondo il quale “ciò che non è di Dio è di Satana”, a significare che tutte/i coloro che non credono e non onorano Dio, e in particolar modo coloro che seguono i culti pre-cristiani, sarebbero votate/i al demonio.
Questa tuttavia è una credenza prettamente cristiana, e dunque assolutamente priva di significato per coloro che cristiane/i non sono.

La strega è armoniosa, luminosa, e le piccole e grandi divinità che ama e onora gioiosamente, le quali fanno tutte parte dell’immenso corpo d’amore della Grande Madre, sono le entità pure della natura.
Al contrario, coloro che volontariamente si definiscono satanisti sono votati al caos, alla disarmonia, al dolore, alla violenza e alla crudeltà, e onorano una divinità inventata da loro – poiché assolutamente inesistente in natura – che incarna tutto questo, ovvero tutte le peggiori e più basse pulsioni che appartengono all’essere umano.
Per questo la strega qui descritta e il satanista non solo non sono identificabili, ma sono l’una la negazione dell’altro: la prima dedicata all’armonia, all’amore e alla bellezza divina, il secondo votato all’oscurità caotica che nasce dalla malattia umana.

Strega si nasce?

Questa domanda è molto discussa e trova spesso risposte contrastanti. Secondo la visione proposta da questo portale, strega non si nasce, ma forse si nasce con una predisposizione a diventarlo. Questo significa che si può nascere con una innata inclinazione alla spiritualità naturale, alla ricerca dell’armonia e della verità, e talvolta, con una innata capacità di intuizione e di saggezza che permette di andare oltre le illusioni proposte – e spesso imposte – dalla vita ordinaria, senza lasciarsi ingannare dal labirinto di false vie che spesso portano a perdersi.

Sin dalla nascita, l’anima di ognuna/o può rivelarsi incline a un percorso piuttosto che a un altro, e questa predisposizione potrebbe essere ereditata da vite precedenti, nelle quali le donne e/o gli uomini che l’anima stessa ha abitato, hanno vissuto esperienze particolari, accrescendo oppure riducendo la preziosa consapevolezza del divino interiore ed esteriore e preparando il terreno alla vita successiva.
La crescita della consapevolezza dell’anima e del divino naturale, può rendere inclini a proseguire lungo la stessa strada, la strada della strega, imparando da ogni passo e integrando le piccole e grandi saggezze che la vita stessa offre. Al contrario, l’accrescimento del proprio ego e la scelta di vivere nell’artificialità, nella materialità e nella disarmonia, allontanano dalla propria anima e dal divino, rendendo molto più arduo il percorso e richiamando ostacoli e limitazioni che, lungi dall’essere vere e proprie punizioni, sono forse occasioni per imparare a comportarsi diversamente. Un percorso di questo tipo è molto lontano da quello che contraddistingue la strega, sebbene esistano molte persone che si definiscono tali – magari sostenendo addirittura di essere streghe per nascita – percorrendo proprio la via dell’ego e della materia.
A tal proposito è bene ricordare il detto secondo il quale “chi dice di essere non è mai, chi dice di non essere o non dice di essere, potrebbe essere”.

Forse è vero che solo le streghe possono rinascere streghe. E quando questo succede si potrebbe pensare che queste anime risvegliate dedichino la propria vita a portare luce, armonia e bellezza intorno a sé, in modo discreto e senza alcun bisogno di definizioni, come fiaccole coraggiose che brillano nel buio e, a discapito di tutte le brutture del mondo, non si spengono mai.

Le streghe compiono sacrifici di sangue?

Dipende da cosa si intende per sacrifici di sangue. Se si intende il sacrificio cruento degli animali, ovvero l’offerta di sangue e viscere per ottenere l’attenzione delle divinità e ricevere qualcosa in cambio, come purtroppo successe per molti secoli anche nelle religioni pagane, la strega non potrebbe mai farlo. Gli animali appartengono già alla Grande Madre, per questo togliere loro la vita per offrirla a lei non ha alcun senso, e questo gesto probabilmente denotava già in epoca pre-cristiana una certa decadenza delle antiche Armonie.
La strega vive in modo più intimo e semplice la natura e lo spirito divino che la abita, in uno scambio di amore e rispetto che non potrebbe mai comprendere atti di violenza.
Quanto ad altri tipi di sacrifici di sangue, intesi come rituali legati a particolari momenti di passaggio che vedono il sangue come elemento centrale, come il primo ciclo mestruale, la prima unione sessuale o l’incorrere della menopausa per quanto riguarda la donna, e pratiche di coraggio e forza per quanto concerne l’uomo, oppure ancora giuramenti di sangue alla terra, allora non è escluso che la strega possa compierne.
In ogni caso, è bene specificare che in questi rari casi il sangue offerto è sempre e solo quello della strega stessa, mai quello di altri esseri viventi.

Vorrei intraprendere il cammino della Grande Madre. Da che parte posso iniziare?

Il cammino che porta a conoscere lo stato d’essere della strega è il cammino che porta a coltivare in sé la naturalità più pura, limpida e spontanea, così da potersi armonizzare e avvicinare sempre di più allo spirito della Grande Madre. Ricominciando ad ascoltare l’istinto, la voce dell’anima, è possibile sentirla vivere dentro di sé, percependo la sua luce, la sua gioia e il suo amore sconfinato, e questa preziosa consapevolezza interiore permette di entrare in comunione con la grande anima della natura, scoprendo che è fatta della stessa sostanza della nostra e condividendo con essa la stessa luce, la stessa gioia e lo stesso amore.
Per muovere i primi passi su questo sentiero si potrebbe cominciare ad abbandonare, poco per volta, tutte le artificialità, tutti i pensieri e i limiti che contrastano con la propria verità profonda, ovvero si potrebbe ricercare la propria spontaneità, ritrovando la bambina o il bambino interiore e provando ad ascoltare ciò che ha da dirci.

Facendo ciò che l’anima interiore ama fare, ciò che rende davvero felici e che fa percepire quegli impulsi gioiosi e immotivati che nascono dentro spontaneamente, facendo venire voglia di ridere, di danzare, di giocare, si può capire cosa significhi vivere con l’anima e vivere di anima, uno stato d’essere caro alla Grande Madre, poiché a lei molto vicino.
Inoltre, può essere utile passare del tempo nella natura. Il bosco, il mare, i giardini fioriti, le montagne, le valli innevate agiscono da medicina perché richiamano l’anima ad emergere e a specchiarsi nella bellezza che la circonda, trasmettendo benessere e guarigione a tutto il corpo.
Ciò che importa è vivere la natura come essere vivente sacro e meraviglioso, sentendosi non più una parte distaccata da essa, ma integrante, come spiega il bel libro di Ada d’Ariès, L’antico Fuoco delle Donne:

‘E allora come faremo a trovare ciò che stiamo cercando?’ le chiese Viola, guardandola intensamente con i suoi grandi occhi neri.
(...)
“ ‘Forse dovremmo - disse allora Margherita - cercare di cambiare dentro. Magari potremmo ritrovare il modo di porci nei confronti della natura che conoscevano le antiche sacerdotesse.
Imparare ad amarla e contemplarla come se fosse un tempio.
Ho letto in alcuni libri che per esse i boschi ed i prati, i fiumi, il mare, le stelle, la luna ed ogni cosa che sia naturale era una manifestazione divina, il corpo sacro della Grande Madre.
Forse se riuscissimo ad amare la natura fino a sentirci parte di lei, fino ad essere semplici e naturali come gli animali del bosco, potremo meritarci quell'amore che la Grande Madre dona ai suoi figli. (...)’
”.*

In questo senso, meritarsi l’amore della Grande Madre significa aprirsi ad esso e accoglierlo dentro di sé con gratitudine, lasciandosi nutrire da esso e diventando, giorno dopo giorno, una sua espressione.
Tornare a vivere nell’amore della Grande Madre significa tornare a vivere nella Grande Madre, in modo risvegliato e consapevole, ed è questo il modo in cui dovevano sentirsi le antiche sacerdotesse, e le vere streghe che, seppur rare e sconosciute, vivono forse ancora oggi.

***

* Ada d’Ariès, L’antico Fuoco delle Donne, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 2003, pp. 156-157

Esiste un rituale per diventare strega?

Sembra incredibile, ma in molti contesti pseudo-spirituali questa è una credenza diffusa, nonostante la risposta sia ovviamente no.
Non può né potrà mai essere un semplice rituale, magari complicato e pieno di formule da ripetere a memoria, a trasformare una donna normale in una strega. Questo perché non è eseguendo una cerimonia, ovvero un sorta di rappresentazione teatrale che coinvolge solo la mente e l’ego, impegnati a recitare e ad auto-suggestionarsi, che è possibile provocare un reale cambiamento interiore in una persona.
Forse per diventare una strega bisogna invece dimenticare la testa e ricominciare a sentire con il cuore, con l’istinto, con l’anima, accettando di sacrificare, una dopo l’altra, le proprie maschere egoistiche e mentali, ovvero tutto ciò che non appartiene alla propria anima e dunque alla propria vera natura.
Le uniche pratiche magiche che possono aiutare questo lento, difficoltoso, ma bellissimo processo sono quelle che mirano a provocare delle piccole morti iniziatiche, ovvero dei temporanei annullamenti dell’ego e della frenetica attività cerebrale, permettendo all’anima profonda di emergere, di far sentire la sua voce, la sua armonia, la sua gioia, la sua saggezza, e quindi di risvegliarsi, di prendere consapevolezza di se stessa e restare poi vigile nonostante il ritorno dell’inizianda/o allo stato di veglia e di coscienza razionale.
Queste pratiche magiche, però, appartengono a un tempo passato e si potrebbe dire che oggi non esistano più, così come non esistono più maestre e maestri in grado di insegnarle e di aiutare coloro che lo desiderano a realizzarle. Talvolta però può capitare a certe/i fortunate/i di viverle naturalmente, attraverso il sogno, il dormiveglia, oppure grazie a particolari estasi che possono nascere spontaneamente in modi diversi. Essendo accadimenti molto importanti e soprattutto rari, è bene che queste persone ne facciano tesoro, continuando a coltivare gli stati d’essere che li hanno provocati, così come la gioiosa e luminosa coscienza sottile che ne è emersa.

Chiunque invece ritenga che per diventare strega, oppure sacerdotessa, druido, sciamana/o e così via, basti compiere un rituale, oppure frequentare uno o più corsi a pagamento, con tanto di rilascio di attestati e diplomi da inserire nel proprio “curriculum pseudo spiritual-professionale”, evidentemente non farà altro che proseguire lungo la strada dell’ego, allontanandosi sempre di più da una vera realizzazione di ciò che cerca. Anche se spesso queste persone cercano proprio ciò che trovano, perché amano molto di più credere di essere qualcosa, esibendosi e vantandosene, piuttosto che diventare realmente ciò che potrebbero essere.
Questo atteggiamento è spiegato perfettamente nel testo di Ada D’Ariès La casa delle Donne dagli occhi luminosi, nel quale una Guardiana delle Antiche Tradizioni racconta che ormai nelle donne e negli uomini moderni “la superbia, l’orgoglio e soprattutto la necessità di essere sempre padroni della situazione in cui si trovano, la difficoltà a lasciarsi veramente andare, fanno in modo che si creino pseudo iniziazioni. Delle messe in scena intellettuali e formali, dove l’io pensante non viene affatto leso allo scopo di far emergere la parte più reale e nascosta. Viene anzi rinforzato e reso ancor più dominante, dato che esso crede di essere la manifestazione più reale, il risultato del sacrificio, che non c’è stato, l’anima immortale purificata.
In queste pseudo iniziazioni si ottiene solo un super io, simile ad un pallone gonfiato, destinato a scomparire con la morte fisica, per il motivo che l’esistenza dell’io pensante si basa sulla funzionalità cerebrale ovvero sulla materia corporea destinata a sicura fine
.”*

E ancora, dal libro di Irina Naceo Delle antiche danze femminili:
È ovvio che chi si vanta di fare cose magiche non le fa, dato che la magia inizia dove inizia il segreto e la tendenza al compiacimento di poter parlare di questo genere di cose ad estranei vantandosi è, probabilmente, una delle caratteristiche che impediscono di accedere alla vera conoscenza.”**

Come si suol dire, A ognuno il suo.
Per ognuna/o esiste la strada adatta da seguire ed è giusto che ognuna/o faccia le proprie esperienze per raggiungere ciò che cerca, nella speranza che non ci si fermi troppo a lungo nelle illusioni e che si senta il desiderio di procedere oltre, verso quella luminosa, semplice e armoniosa verità che, al di là di tutto, appartiene a tutte/i.

***

* Ada D’Ariès, La casa delle Donne dagli occhi luminosi, Edizioni della Terra di Mezzo, 2006, Milano, pagg. 203-204
** Irina Naceo, Delle antiche danze femminili, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano, 2003, pagg. 138-139

La stregoneria è una religione?

Il termine “religione” deriva da religare, ovvero “riunire, riavvicinare, riunificare”, da intendersi come riavvicinamento di due parti originariamente unite e successivamente separate, quali sono l’umano e il divino. In tal senso la parola può significare la ricerca di un profondo e completo ricongiungimento con la Grande Madre che tutto genera da se stessa.
Se intendiamo la stregoneria, che nasce dagli antichi culti, come una via di riunificazione fra la donna, o l’uomo, e il divino – come del resto è intesa in questo portale – la risposta è molto semplice: essa è senza dubbio una religione. Una religione però molto diversa da quelle moderne patriarcali, che comprendono dogmi, norme di comportamento, obblighi e divieti.
Paradossalmente si potrebbe dire che le cosiddette religioni moderne, non siano affatto delle vere e proprie religioni, in quanto non mirano a ri-legare l’umano al divino, ma si preoccupano piuttosto di mantenerli ben separati e distinti, l’uno sempre sottomesso, inferiore e sottoposto al giudizio dell’altro.
In questo contesto è assolutamente impensabile che la donna e l’uomo possano diventare manifestazioni del divino sulla terra, come invece può avvenire quando la comunione con la Grande Madre diventa assoluta, e la vera religione si realizza e si completa
A questo forse si riferiva il saggio Plotino, quando affermava:
Agli Dèi bisogna farsi simili: non già agli uomini da bene. Non l’essere esenti dal peccato, ma l’essere un Dio – è il fine.”

***

Per approfondire questi temi si consiglia la lettura del libro All’origine delle parole, di Mario Negri, Edizioni della Terra di Mezzo, e in particolare la voce “Religione”.

La stregoneria è una via esoterica?

La parola “esoterico” significa “riservato ai discepoli o agli iniziati” e la parola “esoterismo” si riferisce ad un atteggiamento “ossequioso al principio che vieta di rivelare ai non iniziati alcune parti di un rito o di una dottrina religiosa”.
Premesso questo, si può affermare che la stregoneria, ovvero quell’insieme di pratiche magiche, di culti e tradizioni che la strega conosce e onora, rientri nel concetto di esoterismo, ricordando sempre che la magia inizia dove inizia il segreto.



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