Il Tempio della Ninfa

Maggiorana

Articoli / Erbario
Inviato da Violet 07 Giu 2020 - 15:46

MAGGIORANA
Origanum majorana

Riconoscimento e proprietà terapeutiche

La maggiorana è una pianta erbacea perenne, aromatica, che fa parte della famiglia delle Lamiaceae. Originaria dei paesi nordafricani e asiatici, in Europa è difficile trovarla allo stato spontaneo, mentre è molto diffusa coltivata in vaso oppure negli orti. Quando nasce spontaneamente preferisce terreni soleggiati e secchi, come il margine delle strade e i campi incolti.

Può raggiungere i 60 centimetri di altezza, il suo rizoma è ricco di radichette che si sviluppano vicine alla superficie del terreno, e il fusto è eretto, piuttosto rigido e legnoso alla base.
Le foglie, picciolate, sono piccole e ovali, coperte di una leggera peluria e di colore verde pallido, mentre i fiori, raccolti in spighette che compaiono da giugno a settembre, sono di colore bianco rosato. I frutti consistono in quattro piccoli acheni di forma ovoidale, scuri e lisci.




Utilizzata soprattutto per insaporire ogni genere di ricetta, come sostituta più raffinata dell’origano comune, la maggiorana possiede anche diverse proprietà medicinali.
È antidepressiva, calma l’ansia e la tristezza – in dosi elevate è considerata uno stupefacente – e rilassa il sistema nervoso e le tensioni muscolari; può essere utilizzata come espettorante, per curare il raffreddore, l’influenza o la bronchite, è antireumatica, specialmente se utilizzata in impacchi caldi, antisettica, stimolante per il sistema nervoso e vascolare e tonica per l’intero organismo.
Inoltre stimola l’appetito, favorisce una buona digestione, allevia i disturbi dello stomaco e dell’intestino, e regola il flusso mestruale. Le sue foglioline fresche curano l’emicrania.
Per liberare e preservare la voce, si usava bere un infuso di maggiorana tiepido, dolcificato con un cucchiaio di miele.

L’olio essenziale è utilizzato per rasserenare l’animo, è lenitivo e confortante. Rilassa il cuore, armonizza le emozioni, rassicura e al contempo stimola e fortifica, permettendo al coraggio e alla resistenza di emergere. La sua azione lievemente anestetica allevia, per estensione, la sofferenza interiore.


Miti, tradizioni e usi magici

Favorita dall’amorosa dea greca Afrodite, che l’aveva creata per donarla al mondo, la maggiorana è una piantina che secondo la tradizione attirerebbe l’amore, suscitando bellezza e buoni sentimenti.
Il suo nome venne utilizzato per la prima volta da Teofrasto e potrebbe dunque derivare dal greco. Origanum, composto da oros, ovvero “monte” e ganos, “diletto, compiacimento”, potrebbe significare “diletto della montagna”, “gioia dei monti”, oppure anche “ornamento montano”, “delizia, bellezza, lucentezza delle montagne”; mentre la parola majorana, in tardo latino amaracum, potrebbe venire dal greco amaracos, che significa “dotata di [buon] odore”, “profumata”. In tal senso, origanum majorana sarebbe la “profumata delizia dei monti”, o la “gioia della montagna dal buon odore”. (1)
In epoca romana, le spose usavano riporre nel loro corredo qualche rametto di maggiorana, per ricevere la benedizione della dea dell’amore, e nel giorno del loro matrimonio ne portavano sulla fronte una coroncina, così da propiziarsi una vita amorosa felice. Ma la piantina era legata anche all’aldilà: coltivata accanto alle tombe si diceva che portasse pace e serenità ai defunti.
Era risaputo che i porci temono e fuggono la maggiorana, disturbati dal suo intenso e raffinato profumo, poiché lo percepiscono come un fetore insopportabile. Scriveva infatti Lucrezio nel suo De rerum natura: “Denique amaracinum fugitat sus et timet omne unguentum: nam saetigeris subus acre venenumst, quod nos interdum tamquam ricreare videtur.” – “L’amaracino – la maggiorana – è evitato dal maiale, che teme gli unguenti tutti; e infatti ai setolosi maiali questo è acre veleno, ciò che noi, alle volte, sembra come chiamare alla vita.” (2)
Questa differenziazione della natura, in origine priva di interpretazioni, ha suggerito metaforicamente che “coloro che trovano piacere nelle cose immonde, avvertono quelle belle, pure e oneste come insopportabili e nauseabonde” (3), e in tal senso la maggiorana è stata considerata la benefica pianta che respinge e dissipa volgarità, rozzezza e ignoranza col potere della bellezza.
Inoltre, per via delle sue radici striscianti, che attecchiscono appena al terreno senza mai spingersi in profondità, si diceva che la piantina “telluri leviter haeret”, ovvero “si attacca lievemente alla terra”, e che simboleggiasse quindi l’attitudine delle persone mistiche e contemplative, che cercando di elevarsi verso i reami sottili tendono a ridurre gli attaccamenti mondani e ad alleggerirsi, restando attaccate alla terra solo lo stretto necessario per viverci.

Vicina alle energie femminili, la si ritiene particolarmente adatta a curare i malesseri delle donne, poiché ne allevierebbe le sofferenze emotive e fisiche, rasserenando l’animo e donando calore e conforto. Per questo è chiamata la grande consolatrice.
Si credeva che fra la piantina e la donna che la coltivava con cura si stabilisse un forte legame sottile, e che le preparazioni magiche fatte da una donna e dalla sua maggiorana fossero molto potenti. A tal proposito, per utilizzare l’erba a scopo magico occorrerebbe cogliere i rametti a mezzanotte, senza utilizzare lame di ferro, acciaio o di qualsiasi altro metallo.
Per proteggersi da negatività e malattie, le donne potevano cucire a mano un sacchettino di cotone bianco, nel quale avrebbero inserito un rametto di maggiorana insieme a uno di rosmarino e a uno di ruta, e si credeva anche che tenere un vaso di maggiorana sul davanzale della finestra avrebbe impedito agli influssi malefici e agli spiriti ostili di entrare in casa.
Un suo ramoscello posto da una giovane sotto il cuscino prima di dormire, la avrebbe aiutata a sognare il volto del futuro sposo, mentre un sacchettino di stoffa riempito delle sue foglie e nascosto sotto il materasso, avrebbe garantito una vita coniugale lieta, duratura e piena di amore.
Coltivata accanto alla porta di casa o posta davanti alla finestra, avrebbe agito da nume tutelare delle fanciulle innamorate, attirando la loro anima gemella. (4)
La benefica piantina è molto ricercata dalle api per il suo nettare, ed era amata anche dalle entità fatate, in particolar modo dagli elfi, che erano soliti camminare nei boschi con coroncine di rametti di maggiorana e timo intrecciati insieme.
Ancora oggi le foglioline essiccate di maggiorana possono essere bruciate sulle braci del focolare, oppure come incenso, per proteggersi dalla sfortuna, e soprattutto per favorire l’amore, la guarigione interiore e la felicità.

***


Note:

1. Cfr. Botanical Names [1]; e Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Volume 2, pag. 162

2. Cfr. Lucrezio, De rerum natura, Libro VI, 973-975, a cura di Guido Milanese, pagg. 492-493.
La citazione completa dice: “Denique amaracinum fugitat sus et timet omne unguentum: nam saetigeris subus acre venenumst, quod nos interdum tamquam recreare videtur. At contra nobis caenum taeterrima ***** sit spurcities, eadem subus haec iucunda videtur, insatiabiliter toti ut volvantur ibidem.” – “L’amaracino – la maggiorana – è evitato dal maiale, che teme gli unguenti tutti; e infatti ai setolosi maiali questo è acre veleno, ciò che noi, alle volte, sembra come chiamare alla vita. Al contrario, mentre il fango è per noi la più orrenda sporcizia, questo stesso appar bello ai maiali, così che si rigirano proprio lì, senza mai averne abbastanza.” (Cfr. Lucrezio, op. cit., Libro VI, 973-978)

3. Cfr. Carlo Lapucci e Anna Maria Antoni, La simbologia delle piante, pagg. 251-252.

4. Ibidem, pag. 251


Bibliografia

Cattabiani Alfredo, Florario, Oscar Saggi Mondadori, Milano, 1996
Da Legnano L. P., Il libro completo delle erbe e piante aromatiche. Il loro uso in erboristeria, cucina e profumeria, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996
Erbe che curano. La Farmacia di Gaia, Demetra Editrice, Verona, 2002
Farrer-Halls Gill, Oli Essensiali. Guida completa per salute, bellezza e benessere, Logos Edizioni, Modena, 2018
Hollis Sarah, The Country Diary Herbal, Claremont Books, London, 1995
Hopman Ellen Evert, A Druid’s Herbal for the sacred earth year, Destiny Books, Rochester, Vermont, 1995
Lapucci Carlo e Antoni Anna Maria, La simbologia delle piante. Magia, leggende, araldica e curiosità del mondo vegetale, Edizioni Polistampa, Firenze, 2016
Lucrezio, La natura delle cose, Libro VI, 973-975, a cura di Guido Milanese, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1992
Macioti Maria Immacolata, Miti e magie delle erbe. L’aura di piante e fiori tra mitologia e letteratura, DeriveApprodi, Roma, 2019
Maderna Erika, Le mani degli dèi. Mitologie e simboli delle piante officinali nel mito greco, Aboca, Sansepolcro, 2016
Mancini Paola e Polettini Barbara (a cura di), Nuova enciclopedia delle Erbe. Riconoscimento e uso medicinale, alimentare, aromatico, cosmetico, Edizioni del Baldo, Verona, 2012
Nicolini Giacomo, Enciclopedia Botanica Motta, Volume 2, Federico Motta Editore, Milano, 1960
Rangoni Laura, Il grande libro delle piante magiche, Xenia, Milano, 2005
Scott Devon, I giardini incantati. Le piante e la magia lunare, Venexia Editrice, Roma, 2006
Suozzi Roberto Michele, Il grande libro delle piante medicinali, Newton & Compton, Roma, 1998
Valnet Jean, Aromaterapia, Giunti Editore, Firenze – Milano, 2006

Botanical Names [2]
Etimo [3]



Testo e ricerca di Laura Violet Rimola. Nessuna parte di questo testo può essere riprodotta o utilizzata in alcun modo e con alcun mezzo senza il permesso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.




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