Il Tempio della Ninfa

Eostre, l'Alba della Primavera

Articoli / Archetipi
Inviato da Violet 13 Apr 2014 - 04:19

Fra gli antichi popoli anglosassoni la primavera era onorata nelle sembianze della soave fanciulla Eostre, Dea solare di origine germanica che si manifestava nel sorgere del sole primaverile e donava alla terra germinazione, fioritura e gioiosa rinascita.



Del suo aspetto originario, purtroppo, non è rimasta alcuna traccia e tutto ciò che si conosce di lei è il nome, sopravvissuto all’interno di un antico calendario anglosassone che indicava il mese di aprile con le parole Eostur-monath, ovvero “mese di Eostre”. Ciò nonostante, il grande studioso Jacob Grimm, durante le sue ricerche mitologiche, scoprì che il ricordo della giovane Dea era rimasto profondamente radicato nella tradizione orale tedesca, e intuì che originariamente Eostre – così come la sua variante germanica Ostara – doveva essere “la divinità dell’alba raggiante, della luce zampillante, uno spettacolo che infonde gioia e benedizione (…)”. (1)
Il nome “Eostre” deriva infatti da aus o aes, termini che mutarono nel tedesco ost e nell’inglese east e che significano semplicemente “est”. Per questo la divina fanciulla incarna il luminoso sorgere del sole, la luce radiosa dell’alba, il brillare dei primi raggi dorati che si levano a oriente e, zampillando come una sorgente luminosa, avvolgono la terra nella gioia del loro tiepido abbraccio.

Come fresca e verginea divinità delle luci mattutine, Eostre venne associata per estensione all’alba dell’anno, ovvero alla primavera, e a tutto ciò che sorge, che nasce, che germoglia o si schiude.
Lei è la Dea della fertilità della terra e del grembo materno, della vita rinnovata e dell’eterna giovinezza. La sua lieta presenza si manifesta nei vivaci giochi dei cuccioli e dei bambini, nelle gemme lucide e carnose, nella delicatezza di un fiore che sboccia.
Sebbene non esistano, o non si conoscano, miti di origine antica che raccontino la sua storia, nel tempo sono nate alcune dolcissime fiabe, nelle quali emerge il suo spirito amorevole, delicato e al contempo giocoso.
Uno di questi racconti narra che un leprotto era così teneramente innamorato di Eostre, e desiderava così tanto di piacerle, che saltellando per i prati e i sentieri fioriti lasciava dietro di sé delle uova dipinte con tutti i colori dell’arcobaleno. Quando infine si presentò davanti a lei, e timidamente le offrì il suo regalo, la divina fanciulla ne fu così entusiasta e commossa che volle condividere la sua gioia con tutto il mondo. Così affidò al timido leprotto l’importante compito di donare le uova colorate a chiunque incontrasse, spargendo con esse luce, colori e felicità.
Una delle caratteristiche di Eostre è la grande amicizia che prova per tutti i cuccioli e i bambini. A questo proposito si racconta che un giorno, mentre era intenta a far giocare un gruppetto di bimbi, decise di trasformare un uccellino in un coniglio. La bestiolina, emozionata per l’esuberante divertimento dei fanciulli, depose saltellando delle bellissime uova colorate, che la Dea raccolse e donò a tutti i suoi piccoli amici.
Una seconda versione della storia, narra che alla fine del freddo inverno, mentre passeggiava per i boschi ancora gelati, la bella Eostre trovò per terra un uccellino ferito, che per quanto ci provasse non riusciva più a volare. Provando amore e compassione per la sorte del piccolo animale, la Dea decise di trasformarlo in un leprotto dalla calda pelliccia, così che potesse superare gli ultimi giorni invernali e trovare rifugio in una tana tiepida e riparata dal vento. La sua magia però non mutò la natura originaria dell’animaletto, e questi, pur avendo l’aspetto di un coniglio, continuò a deporre le uova, donandole alla luminosa fanciulla come ringraziamento per avergli salvato la vita.

Da ognuna di queste storie emerge il forte legame che unisce Eostre, le lepri e le uova. Le lepri, così come i conigli, rappresentano la fertilità della terra, l’esuberante creatività che si esprime gioiosamente durante il tempo primaverile. Per via dei loro salti vivaci e della loro scattante velocità, richiamano lo scatto vitale, la reazione attiva all’immobilità invernale, l’incalzare della nuova vita che preme per emergere, per sbocciare e fiorire, e dunque il risveglio repentino di tutta la natura e l’istinto immediato ad agire e a creare. Tutte virtù che portano al cambiamento e a una vivifica trasformazione.
L’uovo, a sua volta, racchiude in sé la potenzialità di tutto ciò che in natura esiste, l’origine da cui scaturisce tutto il creato, ed è quindi simbolo della creazione visibile, della nascita e della vita pienamente manifestate.
Uova e leprotti rimandano immediatamente alla primavera e stanno all’origine delle più diffuse tradizioni primaverili, nonché delle più moderne festività pasquali. In moltissimi paesi si usa infatti decorare e colorare le uova per regalarle alle persone amate come augurio di fertilità e rinascita, e il tenero leprotto di Eostre, che diffonde intorno a sé la colorata luce del risveglio, si è mutato nel classico coniglio pasquale che porta in dono deliziose uova di cioccolato.
Uno dei giochi preferiti dei bambini tedeschi è quello di perlustrare i giardini delle loro case alla ricerca delle magiche uova decorate, nascoste dal coniglio pasquale, mentre in Inghilterra si usa far rotolare giù per le strade uova sode colorate fino a quando il guscio non si sia rotto completamente, usanza che potrebbe richiamare la schiusa dell’uovo primigenio dal quale emerge la vita rinnovata.
Profondamente radicata agli antichi culti primaverili pre-cristiani è invece la tradizione che in alcune zone della Germania si svolgeva ancora alla fine del 1800, nella quale la mattina di Pasqua bellissime fanciulle vestite di bianco si mostravano nelle cavità delle rocce, fra i crepacci o in cima alle montagne, a evocare la radiosa presenza della Dea. A tal proposito, sembra che in tempi remoti la germanica Ostara venisse onorata al sopraggiungere della luna piena che seguiva l’equinozio di primavera, forse da un corteo di fanciulle bianche, e che in dono le venissero offerti mazzi di profumatissimi mughetti. (2)

Gioiosa ed eternamente giovane, vestita di leggerissimi abitini dai tenui colori e adornata di fiori di campo fra i capelli, Eostre sorge ogni mattina di primavera, quando il cielo si tinge di rosa e arancio, e ad est i raggi solari inondano la terra addormentata.
Nella sua luce benedetta le uova si schiudono, gli occhietti dei cuccioli appena nati si aprono, le foglioline ancora arrotolate sui rami degli alberi si distendono e ogni fiore spiega dolcemente i suoi petali, immerso nel calore luminoso che la gioiosa fanciulla emana intorno a sé.
Lei è la sacra lepre, il cui spirito vivace e incalzante stimola in modo irresistibile la terra a fiorire, a germinare, a esplodere nella sua prorompente vitalità.
Il suo respiro soffia gentile nella brezza mattutina, il suo profumo inebriante esala dai dolci meli in fiore, dalle primule selvatiche e da tutti i fiori appena sbocciati. Nelle sue risa cristalline vibra il melodioso cinguettio degli uccellini, nel suo sguardo vive la disarmante purezza dei bambini. E nell’incedere della primavera, la splendida fanciulla cammina sulla scia rosata dell’aurora, spargendo intorno a sé brillanti arcobaleni e cantando il felice risveglio di tutta la natura.



Note:

1. Jacob Grimm, Teutonic Mythology, Vol. I, p. 291. L’antico calendario anglosassone a cui ci si riferisce è quello trascritto dal monaco e storico inglese Bede il Venerabile (679-735 d.C.) nella sua opera De Temporum Ratione. Accanto al nome del mese di aprile, Eostur-monath, lo studioso afferma: “a dea illorum quae Eostre vocabatur et cui in illo festa celebrabant nomen habuit” (“chiamato così in riferimento a una Dea da loro chiamata Eostre nel cui onore le feste erano celebrate in questo mese”).
Dato che il nome di Eostre compare solo ed esclusivamente in questo antico documento, diversi accademici hanno ritenuto che questa Dea non sia mai esistita, ipotizzando che Bede avesse interpretato male il nome del mese. Tuttavia, se da una parte è molto improbabile che un monaco cristiano avesse avuto interesse a inventare una nuova divinità pagana, dall’altra queste concezioni sono state ampiamente smentite da Jacob Grimm e dalle sue preziose ricerche, nelle quali si dimostra l’esistenza di Ostara/Eostre come divinità adorata se non da tutta la popolazione germanica, da alcuni popoli tribali isolati.
Dice ancora Grimm che la germanica Ostara, e dunque l’anglosassone Eostre, “nella religione pagana doveva essere stata un’entità divina, il cui culto era così fermamente radicato che i maestri del Cristianesimo tollerarono il suo nome e lo applicarono a una delle loro più grandi festività.” (Grimm, p. 290)
Il nome della Dea dà infatti origine al tedesco Oster e all’inglese Easter, che indicano entrambi la Pasqua.

2. Ibidem p. 291.


Fonti

Teutonic Mythology, III voll., Jacob Grimm, George Bell and Sons, London, 1882
Pagan Goddesses in the Early Germanic World. Eostre, Rheda and the Cult of Matrons, Philip A. Shaw, Bristol Classical Press, London, 2011
The Isles of the Many Gods: An A-Z of the Pagan Gods & Goddesses Worshipped in Ancient Britain During the First Millenium CE Through to the Middle Ages, David Rankine, Sorita d’Este, Avalonia, London, 2007
The Easter Hare, Charles J. Billson, in Folk-Lore, Vol. III, December 1892, David Nutt, London 1892
Easter-Eggs and the Hare, H. Krebs, in The Folk-Lore Journal, Vol. I, January-December 1883, Elliot Stock, London 1883
Aryan Religion, Otto Schrader, in Encyclopaedia of Religion and Ethics, Vol. II, a cura di James Hastings, Charles Scribner’s Sons, New York, 1908
Figure di donna nei miti e nelle leggende. Dizionario delle Dee e delle eroine, Patricia Monaghan, Red Edizioni, Milano, 2004
Ostara [1]
Le Dee della Primavera [2]
Le tradizioni Pasquali. Tra antiche divinità nordiche e simbologie pagane [3], articolo di Andrea Romanazzi
Immagine: Eostre at Spring Equinox, Wendy Andrew [4]


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  [2] http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_primav.htm
  [3] http://www.acam.it/le-tradizioni-pasquali/
  [4] http://www.paintingdreams.co.uk