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Il Tempio della Ninfa

Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea
Mercoledì, 11 Aprile 2007 - 06:29 - 1682 Letture
Storia Dalle fertili coste della Fenicia giunge nelle terre di Israele, portando con sé la bellezza degli antichi culti pagani.
La Bibbia dell’Antico Testamento la definisce una meretrice, una donna maledetta, idolatra e cattiva, una personificazione del Diavolo stesso. Il suo potere e la sua grandezza, propri di una donna nata per essere una grande regina, spaventano coloro che temono il Dio ebraico.
Ma nulla di diabolico scorre nel sangue della principessa Jezebel, amorevole eppure temibile seguace della splendida Dea Madre Asherah e del Dio della natura fertile, Baal.

Come la Dea che ella venera, Jezebel riassume in sé la sensualità e la forza vitale di Colei che non si piega agli Dei, né tanto meno agli uomini. Abbraccia l’amore libero da ogni vergogna, come la sessualità sacra e la guerra, parti diverse di una stessa energia creatrice e distruttrice al contempo, e non teme la morte, ma la brandisce con estrema abilità per portare a compimento i suoi piani, mostrandosi poi pronta ad essere colpita dalla stessa falce, con coraggio e nobile dignità.

Figlia di EthBaal, Re di Sidonia e sacerdote di Baal, Jezebel lascia la sua terra, bagnata dalle tiepide acque del Mediterraneo, e va in sposa ad Acab, Re d’Israele. Il suo nuovo regno accoglie la sua presenza e i culti che ella porta con sé, i quali vengono accettati e fusi armoniosamente con quelli già instaurati, come era accaduto in precedenza per mano delle principesse e delle bellissime fanciulle straniere, mogli e concubine del grande Salomone.
Sotto la sua guida, che sembra essere assai più carismatica e incisiva di quella dello stesso Re Acab, vengono eretti altari ed effigi ad Asherah e a Baal (come le massebhah, pietre appuntite con chiara connotazione fallica e esaltatrice della fertilità, e le ashera, alberi sfrondati o pali innalzati come simboli della Dea).
Con il suo favore, le inebrianti volute d’incenso e mirra si librano dai “luoghi alti”, le sacre alture di Canaan, seguendo le spire del vento caldo per giungere all’attenzione degli Dei.
Per sua compiacenza, i riti legati all’amore e alla sessualità vengono celebrati liberamente e le sacerdotesse prostitute di Asherah, tra danze sinuose e magici canti, si “sostituiscono” alla Dea unendosi agli uomini, e donando loro quella sacra essenza divina che scorre in esse.
A coloro che minacciano il perpetrarsi di queste usanze Jezebel offre implacabilmente la morte, assumendo le forme di quella regina violenta e spietata che viene descritta con odio e timore nelle pagine bibliche.
Moltissimi furono i profeti ebraici che ella uccise e perseguitò durante il suo regno, tanto che uno dei servitori della casa del Re, Abdia, per timore del Dio Jahvè nel quale credeva, dovette nasconderne cento in una caverna e nutrirli a lungo con pane e acqua, rischiando la sua stessa morte se Jezebel lo avesse scoperto.
Tra le sue grazie e i suoi favori, invece, vivevano i sacerdoti di Baal e di Asherah (quattrocentocinquanta di Baal e quattrocento di Asherah) che ella manteneva personalmente.

L’aggressività e la forza furente che animavano Jezebel erano pressoché inesistenti nel suo consorte Acab, il quale, spesso, appare nelle vicende bibliche come una facile preda del timore e della mancanza di coraggio, al contrario della Regina, che sembra stringere ella stessa, con forza e decisione, le redini del potere e la sorte dell’intero Regno.
Combattendo come una guerriera per far stabilire la sua religione e il culto della Dea, Jezebel attirò l’attenzione del profeta ebraico Elijah, che per porre fine alla sua furia distruttrice, colpì il Regno di Acab con una maledizione, e in seguito sfidò i sacerdoti di Baal a dimostrare la verità del loro Dio. Dopo aver fatto accatastare due pire sul monte Carmelo, infatti, egli ordinò ai sacerdoti di Baal di invocare la propria divinità perché incendiasse una delle due pire, e quando questi, pur pregando e chiedendo a gran voce a Baal di soddisfare la loro richiesta, fallirono nell’impresa, Elijah chiese a Jahvè di compiere lo stesso prodigio, e questi, secondo quanto dice la Bibbia, ascoltò la preghiera e mandò un fulmine dal cielo, carbonizzando immediatamente l’altra pira.
In seguito al fallimento, i seguaci di Baal furono tutti uccisi dai servitori di Elijah, e quando Jezebel fu informata dell’accaduto, fu tale la sua ira che il profeta, terrorizzato da lei, dovette fuggire di corsa a nascondersi a Bersabea, nel Regno di Giudea.
Tali erano state, infatti, le parole che Jezebel aveva a lui rivolto, dopo essere venuta a conoscenza della morte per spada dei suoi sacerdoti: “gli Dei mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli”.

Il suo carattere inflessibile e la sua volontà indomabile vengono ritrovati anche nell’episodio della vigna di Naboth, tanto desiderata dal Re ma negata dal suo proprietario. Questi infatti, rifiutando grandi ricchezze, aveva giurato ad Acab che mai avrebbe ceduto la vigna dei suoi padri e tale fatto aveva reso il Re simile ad un relitto. Quando Jezebel vide che Acab rifiutava di mangiare e di alzarsi dal suo letto si fece raccontare il motivo di tale malessere e in seguito risolse la questione facendo uccidere, con uno stratagemma, il proprietario della vigna, che regalò poi al suo consorte per fargli riacquistare la gioia di vivere.
Ma proprio questo episodio segnò il destino di Jezebel.
Elijah, infatti, fu informato da Jahvè stesso di ciò che Jezebel aveva fatto e raggiunse Acab nella vigna che aveva appena ricevuto in dono. Qui il profeta maledì il Re e la Regina, vaticinando che l’intera famiglia di Acab sarebbe stata sterminata e che Jezebel sarebbe stata divorata dai cani, tanto che di ciò che fosse rimasto di lei non si sarebbe potuto dire “questa è Jezebel”.
Negli anni che seguirono questo episodio Acab morì infine sul campo di battaglia e Jezebel continuò a regnare per altri dieci anni, al fianco dei suoi due figli, Acazia e Joram.
Accanto ai suoi fratelli cresceva anche Athalia, figlia della Regina e già piena del suo carattere e della sua furente forza vitale.
Ella andò in sposa al Re del Regno di Giudea, Joram (da non confondersi con Joram fratello di Athalia), e portò anche al sud le antiche tradizioni legate alla religione della Dea Asherah e del Dio Baal. Probabilmente tale parentela avrebbe potuto ricucire i due Regni sotto il dominio delle due donne e dei loro Dei, sennonché il successore di Elijah, Elisha, dopo aver distrutto molti templi pagani, consacrò il comandante militare Jehu come Re d’Israele, con il favore e la guida di Jahvè stesso, e lo inviò da Jezebel per ucciderla e far sì che la sua profezia di morte si avverasse, vanificando anche le probabili intenzioni delle due potenti Regine.
Racconta la Bibbia che Jezebel, udendo giungere Jehu, il quale aveva appena eliminato il suo secondo figlio che era a capo di Israele, Joram, si truccò e si acconciò i capelli per incontrarlo, sapendo che incontrando lui incontrava anche la propria morte.
Ella si affacciò alla finestra delle sue stanze e, con estremo orgoglio e dignità usò parole taglienti verso il nuovo Re, paragonandolo ad un antico usurpatore famoso per i suoi crimini.
Questi ordinò a due eunuchi che erano nelle stanze della regina di afferrarla e lasciarla cadere giù dalla finestra, e questi obbedirono.
Così Jezebel morì e, mentre Jehu, che l’aveva vista morire, entrò a palazzo a mangiare e bere, i cani divorarono il suo corpo.
Venuto a conoscenza del fatto egli dichiarò che la profezia si era avverata e che, come predetto, il cadavere di Jezebel sarebbe stato come letame, perché nessuno potesse dire di esso “questa è Jezebel”.

La fine del regno di Jezebel e la sua brutale morte, però, non segnarono la fine dei suoi progetti.
Athalia, infatti, stava proseguendo con ciò che sua madre aveva iniziato, nel sud della Giudea, e alla morte di suo figlio, che era divenuto Re dopo il suo consorte Joram, prese ella stessa il controllo del Regno, guidandolo da sola per sette anni durante i quali si propose di sterminare tutta la discendenza regale.
Fu però sua figlia Ioseba a nascondere uno dei suoi nipoti, Ioas, e a mantenerlo, insieme alla nutrice, per i sette anni del regno della Regina.
Per regnare è chiaro che Athalia avesse il consenso e l’appoggio dei politici e di tutti coloro che desideravano l’alleanza tra il Regno d’Israele e quello di Giudea, per far sì che si ritornasse all’antica unità, ma non quello dei giudei, che sostenendo la religione ebraica aborrivano i culti pagani e lo stesso potere regale della donna.
Fu così che, al termine dei sette anni, Ioas, ormai cresciuto, fu incoronato da un sacerdote ebraico e fu eletto Re di Giudea.
Sentendo le urla e il clamore della folla che si accalcava intorno a Re Ioas, Athalia si diresse nel tempio per vedere cosa stesse accadendo e lì, rendendosi conto della congiura organizzata contro di lei, gridò “Tradimento!” e fuggì fuori dal tempio, dove fu brutalmente uccisa.

Così si conclusero i regni delle due grandi Regine che in tutto e per tutto avevano tentato di far riaffermare gli antichi culti della Dea, ma che il tempo del patriarcato e della nuova religione monoteista e misogina aveva condannato sin dall’inizio.
Le loro vicende sono raccontate tra le pagine dell’Antico Testamento con estremo odio e disprezzo, ma ciò che le due donne rappresentano, Jezebel in particolare, può essere scorto al di là di quello che della loro storia viene infamato.
Chiare ed evidenti, infatti, appaiono in esse le caratteristiche delle Donne che conservavano in se stesse l’antico potere della Dea. Ed era proprio la Dea amorevole, sensuale, materna e al contempo furente, selvaggia, indomita e spietata, che le due Regine adoravano e seguivano.
Per Lei combattevano, e per far sì che le antiche credenze legate alla ciclicità della Vita-Morte-Vita, rappresentata dal Dio Baal, non andassero perse in una nuova religione che non contemplava più la sacralità della Terra e la gioia dell’Amore e della Libertà.
La forza indomita di Jezebel e il coraggio di Athalia rimangono impressi nelle pagine antiche, e se non vengono ammirati è perché sono temuti e rifuggiti come si rifugge, cercando di guardare altrove, ciò che appare diabolico ed estremamente pericoloso, ma pur sempre terribilmente affascinante.
Eppure è anche grazie a loro se oggi si hanno più notizie riguardo agli antichi culti della splendida Ashera, Dea così affine alla grande Anat, a Qedesh, sua sorella, e persino ad Ashtartu, che furono in tempi lontanissimi fuse insieme in un'unica Divinità immensa, la meravigliosa Potnia mediterranea.
E proprio grazie a ciò che si sa dell’antica Potnia si possono trarre i lineamenti di coloro che ne erano fedeli seguaci. Perché si tratta di un abbraccio e una rivelazione reciproci.
Sotto questa luce si potrebbe forse azzardare un nuovo aspetto, un nuovo volto di Jezebel, e di Athalia dopo di lei, probabilmente meno incentrati sulla sorda e illimitata spietatezza e più rivolti alle motivazioni che spingevano queste due Regine ad agire a proprio modo. Motivazioni che forse conservavano le loro radici nei tempi in cui le Donne erano piccole Dee, e le Regine, per la loro posizione privilegiata, erano coloro che governavano secondo le leggi armoniose delle Antiche Madri, e che come queste incarnavano, senza preferenze di sorta, gli aspetti luminosi quanto quelli oscuri, cinti insieme in una comunione perfetta.



Fonti:

La Sacra Bibbia. CEI – UECI
I miti della donna giardino, Uberto Pestalozza. Edizioni Medusa, Milano, 2001
Figure di Donna. Dizionario delle Dee e delle Eroine, Matricia Monaghan. Edizioni Red, Milano 2004
Encyclopedia Britannica. Volumi I e V.
The Jewish Encyclopedia e The Catholic Encyclopedia, testi di pubblico dominio su http://www.religion-encyclopedia.com/J/jezabel.htm
http://www.viottoli.it/gdonne/interventi/interventi6.html
http://www.wikipedia.it/


Articolo scritto da Violet. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea | Login/crea un profilo | 4 Commenti
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Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Twilight 14 Apr 2007 - 23:52
(Info utente | Invia il messaggio) http://crepuscolooscuro.splinder.com)
Complimenti Violet, è davvero un bellissimo articolo.
La figura di Jezebel è veramente affascinante... l'avevo sentita nominare, ma purtroppo solo con aspetti puramente negativi...
Sono felice di poterla osservare anche sotto altri punti di vista.

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Elke (elke.janas@libero.it) 17 Apr 2007 - 15:36
(Info utente | Invia il messaggio)
Pur avendo sentito parlare di Jezabel non avrei mai pensato che fra le pagine della Bibbia si potesse trovare una donna così indomita e forte.
Grazie per l'ennesima perla di conoscienza!

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da fairymoon (alphazulu@interfree.it) 31 Ago 2007 - 11:11
(Info utente | Invia il messaggio)
un articolo ricolmo del vigore e della bellezza e della indommita fierezza di queste due donne meravigliose! grazie, Violet, perché finora conoscevo Jezabel solo nella sua accezione negativa.

Re: Jezebel e Athalia. Regine bibliche e seguaci dell'antica Dea (Punti: 1)
da Danae 01 Ago 2009 - 14:53
(Info utente | Invia il messaggio)
Cara Violet,
non ho mai letto l'Antico Testamento, ma scoprire certi avvenimenti legati indissolubilmente alla Dea nell'intimo di quelle pagine, oltre la superficie, è una gioia immensa..
Grazie per i tuoi doni.. *.*

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