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La vita segreta dell'alveare
Giovedì, 25 Agosto 2016 - 21:01 - 3109 Letture
Racconti Nella cavità ombrosa di un antico castagno l’Ape Regina cammina sul suo dorato alveare, circondata da uno stuolo di Api Damigelle che dedicano la loro vita a proteggerla e a prendersi cura di lei. Cammina lentamente, ispeziona ogni piccola celletta esagonale, e trovandola vuota e ben pulita, vi depone un minuscolo uovo. Il suo compito è sacro, la vita dell’intero alveare dipende da lei soltanto, poiché lei è la Madre, colei che dà vita a tutte le api.



L’Ape Regina è il principio della vita, e allo stesso tempo è colei che è stata creata dalla Regina precedente e dalle sue ancelle. Senza di lei, che continuamente partorisce nuove figlie e le tiene armoniosamente unite, il delicato equilibrio dell’alveare collassa. Per questo la Regina va protetta ad ogni costo. Lei è il grembo sempre gravido di vita, il centro materno, luminoso e vivo che rende l’alveare immortale.
Il suo ruolo si realizza sin dalla sua prima covata. Dentro le cellette esagonali, le uova si dischiudono e le premurose Api Nutrici cominciano subito a nutrire le larve. Miele e polline, e qualche goccia di pappa reale, dà loro la forza di crescere nei primi tre giorni della loro vita, e non appena cominciano a trasformarsi in pupe, le Nutrici forniscono loro il miele e il polline necessario per completare la loro crescita e sigillano le cellette con la cera. La loro misteriosa mutazione deve infatti avvenire nel buio, nel silenzio, nell’isolamento completo.
Dopo una ventina di giorni le pupe si sono mutate in giovani api, che con le piccole mandibole rosicchiano la copertura di cera della loro celletta e, aprendola, emergono per la prima volta, già consapevoli del loro compito nel mondo.
I primi giorni della loro vita sono riservati al nutrimento e all’esplorazione dell’alveare. Le nuove venute chiedono alle sorelle nutrici il delizioso miele che permetterà loro di vivere molti giorni. Allungando la lingua al loro passaggio, sperano che qualcuna di loro interrompa le sue indaffarate faccende per versarne qualche dolcissima goccia nella loro bocca, e pian piano cominciano a prendere confidenza con la brulicante vita del favo, ascoltando con le antenne e percependo la forte e materna presenza della Regina.
Poco a poco, le giovani api imparano a ripulire le cellette nelle quali sono nate per renderle pronte alle nuove covate, così come a mantenere pulito l’intero alveare. Spingono fuori la sporcizia o le api anziane che hanno terminato il loro ciclo di vita, e se trovano larve che per qualche motivo sono morte, le mangiano e puliscono di nuovo la loro celletta. Così sperimentano il primo ruolo di Api Domestiche, o Api Pulitrici, e presto cominciano ad accogliere le Api Bottinatrici. Queste, infatti, tornando dai loro gioiosi voli nei prati fioriti, rigurgitano il nettare raccolto nella bocca delle Domestiche, perché siano loro a terminare la sua trasformazione in miele (1), e poi gettano disordinatamente il polline vicino ai depositi di polline, così che loro lo riordinino accuratamente.
Dopo la trasformazione del nettare in miele, le giovani api cominciano a distribuirlo insieme al polline alle piccole larve, e aggiungono al loro ruolo di semplici domestiche quello di Api Nutrici.
Durante il periodo in cui le giovani api restano a lavorare alacremente all’interno dell’alveare, si dedicano anche alla costruzione o al rinforzamento del favo e alla chiusura delle cellette in cui stanno crescendo le pupe, grazie alla speciale cera che producono dalle ghiandole sotto l’addome; diventano così Api Muratrici.
Inoltre, possono decidere di dedicarsi alla protezione dell’alveare come Api Guardiane, posizionandosi alla sua entrata e controllando attentamente che entrino solo le legittime abitatrici. Nel caso in cui l’alveare fosse minacciato – da animali affamati e golosi di api, da api saccheggiatrici, vespe o altri insetti in cerca di miele, o dalla mano dell’uomo – le Api Guardiane attaccano e cercando in ogni modo di pungere gli intrusi, sacrificando la loro vita per la difesa del favo. Nel momento in cui il loro pungiglione seghettato penetra la carne, infatti, vi rimane ancorato in profondità, e quando l’ape tenta di rimuoverlo, tirandolo con tutte le sue forze, ne viene letteralmente sviscerata, morendo in pochi minuti.
La vita sacra dell’alveare e della Regina che lo governa è più importante di qualsiasi cosa, e poche vite sacrificate per preservare l’intera sorellanza di migliaia di api, sono un prezzo accettabile per le coraggiose Guardiane.

Trascorse due o tre settimane dalla loro nascita, quando le giovani api hanno svolto tutti i compiti richiesti all’interno dell’alveare, arriva il momento del loro primo volo. Per la prima volta emergono alla luce e cominciano a percepire i profumi dei fiori, il calore del sole, il gorgogliare delle acque e il fresco soffio del vento. Inizialmente compiono voli brevi intorno all’alveare, per non rischiare di perdersi. Hanno ancora molto da imparare dalle loro sorelle più anziane, e preferiscono non allontanarsi troppo dalla loro casa. Così prendono confidenza con l’ambiente circostante e con i primi fiori, vicini e comodi da raggiungere.
Poco a poco, però, la loro intraprendenza cresce naturalmente, il richiamo del volo e dei fiori si fa più chiaro, forte, irresistibile, e in breve tempo le giovani api diventano finalmente Bottinatrici. In questo nuovo ruolo cominciano anche a imparare a decifrare la complicata danza con la quale le api esperte descrivono accuratamente i luoghi in cui hanno trovato i fiori più ricchi e nutrienti.
La Danza delle Api è infatti uno dei mezzi di comunicazione più particolari e affascinanti delle Api Esploratrici, ed è eseguita con massima precisione e accuratezza. Talvolta è una danza circolare semplice, se i fiori da visitare si trovano nelle immediate vicinanze dell’alveare; talaltra è una danza a vibrazione (2) più complessa, nella quale l’ape compie due semicerchi uniti da una linea retta, che viene percorsa vibrando vivacemente. In base alla direzione della linea retta, alla sua lunghezza, all’angolatura con i due semicerchi e alla vibrazione compiuta, la danzatrice riesce a comunicare la direzione in cui le sorelle devono dirigersi, la lunghezza del percorso, la sua angolatura in base al sole e anche la quantità di fiori che troveranno: più l’ape vibra con fervore ed eccitazione, più sono i fiori e più è la ricchezza del nettare a cui attingere. Inoltre, prima di tornare all’alveare, l’Ape Esploratrice ha già raccolto nettare e polline dalla nuova fonte di nutrimento, si è strofinata fra i petali e ha impresso il loro profumo sul suo corpicino, così è in grado di comunicare alle sorelle anche il tipo di fiori che troveranno, poiché loro ne riconoscono immediatamente la fragranza. Così, una volta abbandonato l’alveare, le Bottinatrici hanno tutte le informazioni necessarie per raggiungere esattamente il luogo segnalato.
Le giovani api che da poco hanno cominciato a uscire dall’alveare, impiegano parecchie ore, o anche alcuni giorni a decifrare la danza delle veterane, ovvero la parte più difficile del loro apprendimento, e nel frattempo si dedicano ad attingere nettare e polline dai fiori che circondano l’alveare. La loro formazione però è prossima al termine, e presto non solo diventano perfettamente in grado di comprendere la danza delle compagne, ma anche di eseguirla. Diventano anche loro Api Esploratrici, esperte dell’alveare e conoscitrici di tutti i suoi segreti. Da quel momento in poi, sono in grado di svolgere tutti i ruoli richiesti, a seconda delle diverse necessità e del periodo stagionale.

Durante i loro lunghi viaggi tra i fiori illuminati dal sole, le Api Bottinatrici (3) hanno anche il compito di raccogliere due sostanze che servono per il buon funzionamento del favo. La prima è la propoli, una preziosa resina balsamica che si forma in goccioline sul tronco e sulle gemme di pini, abeti, salici, pioppi, betulle e altre piante, e che viene utilizzata principalmente per riparare e rinforzare la struttura in cera dell’arnia (4); la seconda è l’acqua, attinta da laghetti, sorgenti o piccole pozze. Specialmente durante l’estate, quando il calore tende a crescere e rischia di far sciogliere e collassare la cera di cui è costituito il favo, le api stendono un sottile strato di acqua fresca sulla sua superficie e, facendo vibrare forte le alette, la vaporizzano, rinfrescandolo e ristabilendo la giusta temperatura.
E quando i gradi termici calano rapidamente e arrivano le rigide gelate dell’inverno? Le api si posizionano tutte insieme nel centro esatto dell’alveare e si raccolgono strette strette intorno alla loro Regina, facendo vibrare i muscoli del dorso senza muovere le ali, e provocando col loro corpo un calore stabile che le manterrà in vita fino alla primavera successiva.
Durante tutto l’anno, le api che all’interno dell’arnia si preoccupano di mantenerne sempre costante la temperatura, scaldandola con la vibrazione, oppure rinfrescandola con l’acqua vaporizzata, svolgono il ruolo di Api Termoregolatrici.

Un ultimo compito sacro svolto dalle api all’interno dell’alveare, è quello di Damigelle della Regina. Restando sempre a stretto contatto con la loro fertile sovrana, esse la nutrono di pappa reale (5), la mantengono pulita e leccando continuamente il suo corpo ne controllano la salute. La Regina emette infatti uno speciale ferormone che in quantità minori o maggiori ne rivela lo stato fisico.
Nel momento in cui la Regina diventa troppo anziana, si ammala, oppure si mostra inadatta a compiere il suo ruolo – magari perdendo una zampa anteriore, necessaria a misurare le cellette, oppure terminando la riserva di seme maschile immagazzinato nel ventre e atto a fecondare le uova – le Api Damigelle portano il messaggio alle loro sorelle che è giunto il momento di preparare le speciali cellette regali, più lunghe e ampie di quelle comuni, per allevare la nuova Regina che dovrà prendere il posto della vecchia.
La Regina anziana depone allora le uova di coloro che la succederanno, e le Api Nutrici cominciano ad allevare le nuove sovrane. Per i primi giorni il nutrimento delle predestinate è lo stesso delle semplici api operaie, che ricevono miele, polline e pappa reale in piccole quantità; ma in seguito, mentre le larve delle operaie vengono nutrite solo di miele e polline, le aspiranti Regine continuano a ricevere grandi quantità di pappa reale, grazie alla quale raddoppiano le loro dimensioni e ricevono anche la preziosa fertilità che alle api operaie manca, in quanto tutte le api dell’alveare fuorché la Regina sono completamente sterili. Sono dunque principalmente le Api Nutrici a decidere o meno di creare una Regina, e la sua stessa vita dipende da loro.
Una volta che le pupe reali si sono trasformate in Regine arriva il momento dell’ascesa al trono. La prima Regina che, rosicchiando la copertura di cera della sua celletta, riesce a uscire, va immediatamente a rompere le cellette delle altre Regine e, pungendole con il suo pungiglione corto e liscio, le uccide. Se una di esse esce dalla celletta insieme a lei, dal loro incontro nasce un feroce combattimento che ha termine solo quando una delle due sovrane viene uccisa dall’altra.
Una sola Ape Regina può governare l'alveare, poiché questa è la sua legge naturale.
Durante la formazione delle nuove Regine, la sovrana anziana continua a svolgere il suo lavoro, ma quando la nuova reggente è pronta a governare al suo posto, essa accetta il suo destino e sacrifica la sua vita. Le Api Damigelle la coprono col loro corpo e, lentamente, la soffocano.
Il suo ruolo si è compiuto, la vita immortale dell’alveare continua.

In certe particolari occasioni, il passaggio da una Regina all’altra è più dolce, e la prima Regina non viene uccisa quando subentra la seconda. Questo accade quando l’alveare e il numero di api che lo abitano si ingrandisce talmente tanto da non poter più essere gestito. Anche in questo caso è la Regina a comunicare alle Damigelle e a tutte le altre figlie, che è arrivato il momento di operare un cambiamento. Lo speciale ferormone prodotto dal suo corpo, infatti, è emesso anche dai suoi piedini, e rimane impresso nell’alveare attraverso i suoi passi. Nel momento in cui il favo è divenuto troppo grande e la Regina non riesce a percorrerlo tutto, le api che lo abitano non percepiscono più le impronte del suo passaggio, e per istinto capiscono che devono cominciare a costruire le speciali cellette allungate nelle quali allevare le nuove Regine.
Pochi giorni prima della nascita della nuova Regina, l’altra raccoglie un gruppo di alcune migliaia di api – così che nel favo ne rimanga un numero molto inferiore, più semplice da gestire – forma insieme a loro uno sciame e vola via, alla ricerca di un luogo in cui costruire un nuovo alveare (6). In queste occasioni, le Api Esploratrici partono per prime, e dopo aver percorso lunghe distanze per trovare la meta ambita, tornano indietro e si posizionano in testa allo sciame, guidando le sorelle e la Regina verso la loro nuova casa.
In questo modo la dorata famiglia, divenuta troppo numerosa, si divide, e allo stesso tempo si moltiplica e continua a crescere nel grembo della terra.

Ma cosa accade alla Regina Vergine, che da poco è emersa dal suo nido ambrato e ha conquistato la sovranità dell’alveare? Il suo primo compito è quello di spiccare il volo, il suo primo e unico volo fuori dal favo, durante il quale incontrerà i fuchi. I maschi delle api, nati dalle uova che la precedente Regina ha deciso di non fecondare, e cresciuti in cellette leggermente più grandi di quelle delle femmine, attendono la loro nuova sovrana raccolti in gruppi sui rami più alti degli alberi, ed emettendo un particolare ferormone le segnalano la loro presenza. La Regina Vergine vola verso di loro insieme ad alcune ancelle, si mostra in tutta la sua giovane bellezza, e non appena i fuchi la vedono si lanciano al suo inseguimento, tentando di unirsi a lei durante il suo volo nuziale.
La Regina lo sa, vola lentamente, li attende, e lascia che loro la fecondino e riempiano il suo ventre di una grande quantità di seme, a cui lei saprà attingere, volta per volta, per fecondare le sue uova. Un solo e unico volo per dare alla luce tutte le sue figlie, poiché il seme donato dai fuchi nel volo nuziale le basterà per tutta la vita.
Quanto ai maschi che si sono congiunti a lei, essi muoiono poco dopo l’accoppiamento, che costituisce al contempo la loro ragione di vita e il loro sacrificio. (7)
Rientrati nell’alveare, la Regina e il suo seguito vengono accolti dalle altre Api Damigelle, che in trepidante attesa circondano premurose la sovrana, la ripuliscono e la rifocillano. Già pronta a deporre le prime uova, lei è la nuova Madre, e incarna come la precedente il grembo gravido di vita, il centro luminoso e vivo che rende l’alveare immortale.
Con lei il cerchio si chiude, e allo stesso tempo il ciclo della vita dell’alveare ricomincia, sempre uguale a se stesso, armonioso, perfetto. (8)

Nella cavità ombrosa di un antico castagno l’Ape Regina cammina sul suo dorato alveare, circondata da uno stuolo di Api Damigelle che dedicano la loro vita a proteggerla e a prendersi cura di lei. Cammina lentamente, ispezionando ogni piccola celletta esagonale, e trovandola vuota e ben pulita, vi depone un minuscolo uovo. Il suo compito è sacro, la vita dell’intero alveare dipende da lei soltanto, poiché lei è la Madre, colei che dà vita a tutte le api.

***




Note:

1. Il nettare viene inizialmente bevuto e raccolto nella sacca melaria, una parte dello stomaco dell’ape. Poco a poco viene poi rigurgitato in bocca e mescolato: il contatto con l’aria ne fa evaporare l’acqua fino a quando raggiunge una certa densità ed è pronto per essere distribuito nelle cellette delle larve.

2. Viene chiamata anche danza dell’addome perché, nell’eseguire la vibrazione, l’ape fa oscillare il ventre ad una velocità elevatissima, mentre con le zampette si mantiene saldamente aggrappata alla superficie del favo.

3. Il lavoro delle Bottinatrici è molto faticoso e riduce drasticamente la loro vita. Se in un periodo stagionale che non richiede la bottinatura – come può essere l’autunno o l’inverno – l’ape vive anche diversi mesi, e sopravvive fino alla primavera successiva, durante la stagione primaverile ed estiva vive al massimo cinque settimane. Questo compito così stancante fa anche sì che le Bottinatrici dormano molto di più delle api che lavorano all’interno del favo. Se queste ultime si concedono brevi sonnellini, senza fare distinzione fra le ore notturne e quelle diurne, le prime dormono tutta la notte, raccolte fianco a fianco alle estremità del favo, con le antenne appoggiate a terra e le zampette rannicchiate sotto l’addome. Talvolta è addirittura possibile trovarle addormentate fra i petali di un fiore.

4. La propoli è anche utilizzata per preservare l’alveare dalle malattie. Nei rari casi in cui un animale di piccola taglia riesce a penetrare all’interno del favo, e rimane ucciso, le api non riescono a trasportarlo fuori dal nido, e per evitare che la sua decomposizione arrechi danni, il suo corpo viene completamente imbalsamato in uno spesso strato di propoli, che lo isola completamente dall’ambiente esterno.

5. La pappa reale è una secrezione gelatinosa, molto ricca e proteica, prodotta apposta per la Regina dalle ghiandole ipofaringee e mandibolari delle nutrici adulte. Viene usata anche dalle donne e dagli uomini come concentrato energetico naturale.

6. Prima di sciamare, le api operaie raccolgono una quantità di miele che le nutrirà per una decina di giorni, durante i quali non solo dovranno trovare una nuova dimora, ma dovranno anche cominciare a costruire il favo e riprendere il lavoro di bottinatura. A lavoro ultimato, il nuovo alveare ricomincia a funzionare in perfetta armonia.

7. Nell’atto dell’accoppiamento, il fuco penetra la Regina con il proprio organo riproduttore, il quale rimane però ancorato nel suo ventre. Nel momento in cui il maschio, avvenuto l’amplesso, tenta di estrarlo, ne viene sviscerato, e cadendo a terra muore in pochi minuti. Nonostante questo, la Regina può continuare ad accoppiarsi con altri fuchi, che nell’atto sessuale estraggono l’organo riproduttore del maschio precedente e lasciano il proprio. Tornata all’alveare, la sovrana sarà aiutata dalle sue ancelle, che si occuperanno come prima cosa di estrarre l’endofallo dal suo organo genitale.

8. Riflettendo sul rapporto che le api mellifere hanno con la loro Regina, alcuni studiosi hanno affermato che, più che essere governate da lei, le api si servano di lei come di uno strumento, pronte a sostituirla o a ucciderla nel momento in cui dovesse rivelarsi non più adatta a svolgere il proprio ruolo. Tuttavia, l’immensa cura che le riservano suggerisce piuttosto quanto la Regina sia sacra ed essenziale per loro. Il loro è un comportamento dettato dalla necessità di sopravvivenza dell’intero alveare, una sopravvivenza generale che è molto più importante della singola vita di coloro che lo abitano, e che dipende solo e soltanto da colei che continuamente lo genera e lo rigenera, partorendo costantemente la vita delle sue api. Nelle rarissime occasioni in cui la vecchia sovrana muore prima di aver deposto l’uovo di colei che la succederà, tutta la vita del favo si spegne con la morte delle sue figlie, e un intero ecosistema viene semplicemente dissolto.
Più che servirsi della Regina, le api tengono dunque talmente a cuore il suo ruolo di sacra genitrice da non poter permettere in alcun modo che fallisca, e sono le prime pronte a sacrificarsi per preservare la sua vita e quella dell’alveare.



Bibliografia

The Beekeeper’s Bible. Bees, honey, recipes and other home uses, Stewart, Tabori & Chang, New York, 2011
Il ronzio delle api, Jürgen Tautz, con fotografie di Helga R. Heilmann, Springer-Verlag Italia, Milano, 2016
Parlando con le api, Peggy Hesketh, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2013
Mondo Api


Testo e ricerca di Laura Violet R. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.


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Re: La vita segreta dell'alveare (Punti: 1)
da fairymoon 23 Mag 2017 - 11:34
(Info utente | Invia il messaggio) http://ladimoradellasignoradelbosco.blogspot.com/)
Ho imparato ad amare queste creaturine meravigliose e cerco di avere sempre fiori che possano fornire polline. Grazie per questo lavoro, splendido.



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