Il Libro del Tempio


Il Tempio della Ninfa

Raccolta di articoli, racconti, canti dal profondo del bosco - Vol. I

 

La Bottega Magica del Tempio della Ninfa




Oltre la Porticina si nascondono i piccoli Tesori del Tempio della Ninfa.

 

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Il Tempio della Ninfa

Bianca e Andrea
Sabato, 29 Maggio 2010 - 01:41 - 416 Letture
Racconti Vi racconto una storia meravigliosa,
che parla di una sorellanza di donne incantate,
di rituali notturni e danze silvane alla luce della Luna,
della femmina Sacra, e del suo Re Cervo,
ma che più di tutto svela l'amore più speciale,
quello tra chi non si conosce, ma si riconosce,
come compagno di mille vite differenti,
attraverso il tempo, la storia, le morti e le rinascite.

L'amore Sacro che corre infinito sulla via del Tempo ciclico non ammette altro che se stesso, perchè dal momento in cui due persone si incontrano per l'ennesima volta dopo molte vite, riconoscendosi come parte viva l'uno dell’altra, non possono fare altro che stare insieme, nonostante le malelingue, le avversità, il destino, la logica stessa.
Nient'altro che stare insieme.

Questa storia è stata scritta da una Signora che si chiama Pier Isa della Rupe, ed è riportata qui con il suo consenso.

La Zia Artemisia

***

Bianca e Andrea
Tratto da Le Streghe di Montecchio, di Pier Isa della Rupe, Fefè Editore, Roma, 2007, pp. 58-75.

“Viveva in una caverna sotto una rupe di peperino a ridosso della macchia solitaria di Montecchio; per la sua pelle trasparente come alabastro e la veste di lino candida come la neve, quelli che avevano avuto la ventura di incontrarla la chiamavano Bianca.
Teneva i lunghi capelli neri e lisci acconciati in un unica treccia che le ricadeva sulla schiena, il taglio degli occhi leggermente obliqui ricordava le donne dell’antica Grecia con un velo fiero e tragico sul volto. Misteriosa, solitaria, inquietante figura di donna, difficile d'avvicinare, incuteva timore, rispetto e soggezione.
Era, Bianca, una creatura bellissima, una figlia della Luna e come le sue sorelle era tabù.
Selvatica, scontrosa, d'umore mutevole, se era triste o allegra raccontava solo al vento i suoi pensieri. Certe sere, vestita di bianco, aspettava che nascesse la Luna seduta sulle rocce e, mentre intrecciava i lunghi capelli, cantava come una sirena struggenti melodie d'amore. Cantava così bene che nella lunga curva del borgo tutti ascoltavano estasiati le risonanze di quella voce che penetrava nel profondo dell'anima.
La sera che precedeva la notte magica di San Giovanni, sulla bocca del tramonto, un pastore che scendeva la china del monte con pecore e agnelli candidi e neri sentì un canto arcano.
Bianca, bellissima, splendeva come una statua di marmo: aveva acceso un gran fuoco sopra la rupe e, sfiorando appena con i piedi umidi di rugiada la terra rossa del Montecchio, cantava danzando attorno alle fiamme. Mentre contemplava il cielo con le vesti che ondeggiavano al vento, sembrava un cigno pronto per spiccare il volo. Durante il suo rito magico, pure la foresta, come sotto un incantesimo straordinario, cambiò di colpo: gli uccelli notturni che volavano bassi sul capo del pastore parevano uomini coperti di piume e gli alberi che circondavano la rupe al chiarore di quel fuoco parevano persone che, a braccia spalancate, danzavano coperti di rami e foglie. L'uomo, attonito, rimase nascosto dietro il tronco di un albero ad osservare per tutta la notte. Bianca, prima del giorno, dopo aver raccolto un canestro d'erbe e una coppa di preziose gocce di rugiada, avvolta in una nuvola di fumo, scomparve nel grembo profondo della sua caverna; lui disperato cercò di seguirla, ma non riuscì a trovare l'ingresso della grotta, così girò all’infinito attorno ad essa, ritornando sempre allo stesso identico punto.
Alle prime luci, tra la nebbia rosata dell’alba, mentre l'odore del muschio bagnato avvolgeva la terra, la giovane moglie del pastore , dopo averlo cercato inutilmente tutta la notte con la lanterna accesa, ritrovò sopra le rocce della caverna di Bianca solo le pecore, che ritte sul dirupo come sfingi volgevano i grandi occhi foschi a oriente. Cosa avevano visto nella notte stregata gli occhi di quelle bestie? Chi aspettavano ritte sul dirupo? Dove era finito il pastore? Nessuno lo sapeva e per quanto la moglie e gli amici continuassero a cercarlo, sopra il monte e sopra il piano, l'uomo era sparito come una piuma nell'aria e più nulla si seppe di lui e dei suoi agnelli.
I vecchi raccontano che ancora oggi nella notte di San Giovanni è possibile vedere il pastore seguito dai suoi agnelli neri e bianchi che continua a girare attorno alla caverna cercando l'imboccatura d'accesso nascosta dal fumo.


Una mattina di una caldo giorno di settembre, Bianca era all’ingresso della sua caverna: aveva appena finito di pestare nel mortaio di pietra una poltiglia di salsa di noci e mentre si avvicinava con la mestola di legno al paiolo fumante, vide salire sul viottolo serpeggiante un giovane bello come il sole che andava per funghi; teneva sulle spalle un bastone dal quale pendeva un grande fazzoletto a quadri blu e bianchi.
Lui non la vide, fischiava allegro intanto che saliva. I lunghi capelli castani leggermente ondulati, mentre camminava con un andatura tutta speciale quasi dondolandosi, brillavano nella fitta macchia. Quell’incedere e il suo portamento elegante stupirono Bianca che restò a guardarlo a lungo incuriosita, finché lo vide scomparire inghiottito nel selvaggio mare verde del bosco di Montecchio.
Lo sentiva ancora fischiare, quando improvvisamente decide che voleva rivederlo. Non sapeva perchè, ma era certa che voleva rivederlo presto, anzi prestissimo. Lesta si piantò sul sentiero guardando a nord-est dove lo aveva visto scomparire, sollevò la mano bianca come neve e puntandola all’orizzonte, ordinò con occhi fiammeggianti: “Abitatori di rocce e d'alberi, ninfe e folletti della macchia, dispensatrici di vita, voi che nutrite i nuovi frutti nati senza seme ascoltatemi. Ascoltate la vergine che canta i vostri doni: voglio che nel bosco non si trovi nessun fungo”.
Poi entrò nella grotta, prese un canestro grande, lo riempì velocemente dei funghi migliori, ci mise anche un cespuglio d'ovoli. Nel mettere bene in vista quei funghi rari dai bellissimi colori aranciati, sorrideva pensando alla faccia che avrebbe fatto il giovane vedendoli.
Nell'attesa che lui scendesse, intrecciò una corona d'alloro con ciclamini e bacche rosse. Bianca aveva una forte sensibilità per i colori, sapeva che il rosso sul verde delle foglie d'alloro incanta, così come incanta il rosa dei ciclamini sopra il nero dei suoi capelli. Quando ebbe finito di creare la corona, felice la poggiò sul capo, prese un grappolo d'uva dalla sua bisaccia appesa ad un ramo e nell’attesa di lui sedette sulla sua roccia preferita piluccando quegli acini d'oro che splendevano come il sole.
Presto il giovane ridiscese il viottolo, era assorto, come inseguisse i suoi pensieri dietro ad una ragnatela invisibile. Non fischiava più e il suo fazzoletto infilato nel bastone ciondolava ancora vuoto. Bianca nel chiedersi cosa pensasse mise il canestro bene in vista al centro del sentiero. Lui continuò a scendere con la sua aria sognante, quando la vide apparire bella come una Dea tra il verde del bosco, con le foglie della fratta che lottavano tra loro per baciare un lembo della sua veste immacolata, per lo stupore quasi inciampò nel cesto di funghi e risvegliatosi domandò incantato guardandola negli occhi: “E' tuo questo canestro? Dove hai trovato questi funghi?”
Bianca, con il suo grappolo d'oro in mano stava per rispondere, ma lui senza aspettare risposte continuò a guardarla affascinato e navigando nei suoi grandi occhi scuri dal taglio obliquo chiese ancora: “Chi sei? Come ti chiami? Perchè, se non ti ho mai visto, il sangue nelle mie vene sembra riconoscerti?”
La figlia della Luna con il suo arco infallibile poteva uccidere chiunque: cacciatori, guerrieri o pastori che nascosti nel verde osassero spiare il suo corpo sacro, adesso avanti al primo sguardo di lui, avanti a quegli occhi brucianti capaci di svelare qualsiasi segreto in un solo attimo magico separando per sempre la vita dal sogno, è commossa. Dimentica i suoi poteri, le guance in fiamme come una vergine al primo appuntamento, con le ginocchia che le tremano, si appoggia ad un albero senza rispondere.
Continuano a guardarsi a lungo bucandosi gli occhi e, mentre il mana con la sua forza sacra li avvolge, immobili ascoltano le proprie emozioni.
Finalmente a fatica e con un filo di voce lei sussurra: “Mi chiamo Bianca, vivo in questo monte, quando ti ho visto salire ho raccolto per te questi funghi, domani se vuoi potrai riportarmi il canestro. Ma adesso raccontami di te, sei forse forestiero?”
“No! Vivo nel paese”.
“Chi sei dunque, come ti chiami, dove lavori?”
“Posso vantare una discendenza nobile e antica. Un mio antenato veniva dalla lontana Spagna, per arrivare qui ha attraversato impervie montagne, umide valli, fresche radure, fertili campagne, cavalcando un cavallo di razza. Io, Andrea, figlio d'Angelica la cantastorie, sono l'ultimo di quella nobile stirpe. Il nonno di mia madre era Eligio, il famoso poeta dei Sette Colli: le sue canzoni erano poesie appassionate, parlavano di un giardino dell’amore ed erano così belle che mia madre durante la festa della mietitura ancora le canta, anche io conosco a memoria alcun sue poesie. Mio nonno paterno invece campava la vita vendendo miele e formaggio, era sempre in giro per la Tuscia con il suo carro scassato. Il figlio, Davide Maria Mordecchi, mio padre, è tuttora il mastro bottaio del castello, io lavoro con lui: costruiamo botti, scale, bigonci per il duca Lante della Rovere”.
E senza aggiungere altro la afferra con un braccio per la vita sollevandola da terra, chiude gli occhi e la bacia sulle labbra che scottano.

Così si incontrarono Andrea e Bianca e subito iniziò la leggenda che è arrivata fino a noi. Il loro grande amore eguale ad una catena con le maglie forgiate a fuoco vivo è riuscito a superare i limiti del tempo e persino quelli della morte.
Andrea quel meriggio ritornò al paese saltellando felice come una capriolo quasi che avesse dischiuso le porte del paradiso. La sera a casa, mentre avanti al fuoco mangiavano polenta e cacio, lui, ancora tutto euforico, raccontò alla madre e al padre dell'incontro con Bianca avvenuto sopra Montecchio. Il padre, un vecchio alto, curvo, sdentato, con gli occhi un po’ fuori dalle orbite, nell’ascoltarlo rischiò di morire soffocato: un grosso boccone di polenta gli restò appiccicato alla gola togliendogli il respiro. Appena si riprese lo afferrò per un braccio e scuotendolo tutto, inferocito, lo minacciò urlando: “Per Dio Andrea, che io sia impiccato se ti lascio fare una sciocchezza del genere. Bada a te! Si può sapere che grilli andavi cercando sopra quel monte malefico? non sai che quella femmina e le sue sorelle vanno estirpate come la malerba dal seminato? Dimentica d'averla incontrata, non potrai mai prenderla per moglie, la sua anima è come una palude infetta nel cui fango dormono mostri che solo un sospiro può risvegliare. Se non stai attento scivolerai in quella palude di sabbie mobili”.
La madre, i vecchi e soprattutto le comari confermarono le parole del padre: quella donna selvatica, pure se bellissima, quella donna in realtà altro non era che una strega… Una strega capace di fare sortilegi e persino di volare nelle notti di Luna.
Lui non ci voleva credere. Pazzo d'amore, al colmo della felicità, ridendo e battendosi il pugno sul petto rispondeva: “Vorreste farmi intendere che lei, con una semplice formula magica, potrebbe cambiare il corso del fiumi, asciugare il mare, fermare il sole e la Luna? Potrebbe rendere buio il giorno ed eterna la notte e magari trasformare in schiuma ogni nuvola del cielo? La vostra non è forse solo invidia? Solo cattiveria pura? Nessuno di voi riuscirà a mettere zizzania tra me e la mia Bianca. Se lei è una strega vera, allora io sono il diavolo e la sposo lo stesso. Le sere sotto la Luna balleremo il sabba e nel nostro orto, invece dei pomodori, rape e patate, pianteremo solo alberi di noci”.
Angelica, la madre, cercava di persuaderlo in tutti i modi a non tornare più sul Montecchio: “Non fare orecchie sorde, figlio mio, ascolta quel sant'uomo di tuo padre, ti ostini a non voler sentire né capire cose che possono benissimo essere vere, cose grandi che vanno al di là della nostra comprensione. Quelle donne non sono creature semplici come noi, hanno sette anime come i gatti e...”
“Sette anime come i gatti, madre? Voi credete veramente che la mia Bianca sia una maga, un indovina, una strega così potente, capace di tirare giù il cielo, di far sprofondare la terra nelle profondità del Tartaro riportando tutto al caos primitivo come racconta Creola, mia sorella di latte? Secondo voi madre, una fanciulla da sola può far diventare di pietra le fonti? Può spegnere le stelle? Può trasformare in porci gli uomini? Vi scongiuro, madre mia, per quanto vi amo, almeno voi smettetela con questa storia ridicola”.
“Ti ripeto per l'ultima volta, figlio mio, non andare sopra quel monte, non ascoltare il cuore”.
“Madre, dovete rassegnarvi. Nessuna donna m'interessa più di lei, nessuna al mondo. Pure se scendesse un angelo dal cielo, se la stessa Venere in persona uscisse dalle nebbie con i capelli sciolti in morbide onde sul corpo nudo, implorandomi amore con la mano tesa, io mi libererei di quella mano come fosse una catena e di gran fretta volerei alla grotta di Bianca, la mia Bianca!”
Ad Angelica, dopo aver tentato invano di spiegare al suo unico figlio che quella stupenda creatura possedeva la malefica potenza di far perdere il senno a chiunque avesse la ventura di avvicinarla, non restò altro da fare che strapparsi i capelli dalla disperazione. Da quel giorno accese in perpetuo ai piedi del letto un lume per le anime sante del purgatorio affinché le facessero la grazia di scacciare dalla testa del figlio quel diavolo di strega. Davide, il padre, nel tentativo di distrarlo, arrivò persino a regalargli la mula baia che Andrea desiderava da tanto tempo. Le comari del vicinato istituirono una sorta di consorzio di preghiere: da quel giorno fino a quando Andrea non fosse rinsavito, sia andassero ai campi, al lavatoio, nelle stalle ad accudire le bestie o al fosso con le brocche e le conche sul fianco, portavano sempre sul petto un sacchetto con le immagini benedette di S. Saturnino e di S. Rocco, protettori di Bagnaia. E al tramonto, al suono dell'Ave Maria, le comari tutte assieme, giovani, vecchie, vergini, zitelle, sposate, vedove, gravide o partorienti, al suono di quella campana si buttavano in ginocchio a terra e battendosi il petto pregavano in coro che quella malia finisse al più presto.
Ma non servì a niente, Andrea non “guariva”. Stava così bene con Bianca e solo voleva restare con lei a dispetto di tutto e di tutti. Erano sempre assieme, alla grotta, sui monti: felici giocavano come fanciulli, saltavano i fossati, correvano nella macchia coperta di bacche rosse, sotto i rami verdi dei lecci raccoglievano funghi, orchidee, finocchio selvatico, castagne. Bianca gli insegnò ad accendere il fuoco con la pietra focaia, ad intrecciar canestri, a riconoscere le erbe da pestare per gli unguenti medicamentosi, a cogliere i fiori di campo da essiccare per fare potenti talismani da portare appesi al collo, amuleti magici capaci di curare qualsiasi male. Andrea era molto intelligente e imparava in fretta, ormai sapeva persino preparare misture con semplici frutti di bosco.
Un giorno, mentre erano abbracciati e contemplavano il sole riflesso dentro una goccia di rugiada, Bianca pensò che era arrivato il momento di svelargli i segreti più arcani: i riti magici, i misteriosi canti sacri. Regalandogli il suo sapere e la sua energia, piano piano gli fece scoprire la forza nascosta nella mente umana.

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Re: Bianca e Andrea (Punti: 1)
da Violet 29 Mag 2010 - 02:42
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
Zia, come già ti ho detto, questa storia è magnifica... è splendida da non potersi dire... certo, come sai, il finale mi lascia un pochino "così"... perchè un uomo che tenta di redimere una Strega e per la sua stupidità la uccide, non può passarla liscia... ma diciamo che il suo sacrificio lo riscatta un pochino...
Ma a parte questo, tutto il racconto, dall'inizio alla fine, è pieno di magia, di bellezza, di meraviglia... è di una ricchezza immensa... ogni immagine, ogni parola, ogni momento della storia, è magico e meraviglioso...
Sono felice che l'autrice ti abbia permesso di pubblicarlo e sono felice che lo abbiamo anche qui sul Tempio, per leggerlo e rileggerlo, incantarci e perderci sotto la luna con Bianca, tutte le volte che vogliamo... *.* :)
Splendido... non ci sono altre parole... :-*

Re: Bianca e Andrea (Punti: 1)
da Alessandro 29 Mag 2010 - 05:33
(Info utente | Invia il messaggio) http://creviceweeds.over-blog.net)
È un bellissimo racconto… Anch’io resto perplesso al cedimento di Andrea, alla sua sfiducia… Mi sembra inconcepibile che non abbia compreso subito… Ma il racconto segue la sua necessità, ed è, come ha scritto Violet, colmo d’incanti, e rapisce lontano… Grazie per averlo portato al Tempio, Zia, e grazie a Pier Isa della Rupe per avercelo donato… *.*

Re: Bianca e Andrea (Punti: 1)
da fabiola (favola61@libero.it) 30 Mag 2010 - 18:08
(Info utente | Invia il messaggio) http://.....)
Bellissimo racconto che non conoscevo, come non ne conosco tanti altri, (ma a poco a poco...) Grazie Zia.
Volevo condividere una mia interpretazione:
Andrea prende il barattolo di creta rossa, quello che aveva sostituito, cioè quello contenente la magica sostanza di Bianca e capisce che l'unico modo per salvare il suo Amore è entrare con lei nella Magia della Luna.
Per me Andrea non si redime con la morte ma con l'accettare l'essenza della sua Amata e diventare come lei.
Che dite?... troppo romantica? :))

Re: Bianca e Andrea (Punti: 1)
da Danae 09 Giu 2010 - 23:32
(Info utente | Invia il messaggio)
Ho un nodo alla gola che stringe forte.. dirti grazie per averlo pubblicato è poco.. è un racconto tanto vero che mi ha tolto il fiato, e non sono riuscita a trattenere qualche lacrimuccia..

Fabiola cara, secondo me è entrambe le cose :)
l'unico sacrificio che Andrea potesse fare, poteva esser compiuto solo con la magia di Bianca..

Re: Bianca e Andrea (Punti: 1)
da Tana81 07 Lug 2010 - 16:59
(Info utente | Invia il messaggio)
Zia...è un racconto davvero bello. C'ho il magone! e la prima cosa a cui ho pensato è a quanto sia stata la razionalità di Andrea ad uccidere Bianca. intrappoloato da stereotipi e superstizioni, o forse da una ceca razionalità, ha strappato con la forza l'anima di colei che amava. Togliendogli quella boccetta e sostituendola credendo di salvarla ha ucciso la donna più Donna e Vera che abbia saputo amare.
Udite udite uomini di poca fede.... avrei giusto un paio di persone a cui sottoporre questo racconto come esempio!

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