La Porta del Tempio


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Radici di Strega




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Il Libro del Mese




Le grandi madri del Brasile
di Marcella Punzo

 

Il Tempio della Ninfa

Il doppio ratto di Hylas
Martedì, 19 Maggio 2009 - 02:19 - 172124 Letture
Archetipi Si narra che anticamente alcuni tiasi di Dioniso si addentrassero, di notte, nelle selve inargentate dalla Luna piena, riflessa dallo sfavillio incantatore dei rivi e delle fonti un tempo abitati dalle Ninfe, alla ricerca di un ragazzo il cui nome, Hylas, equivaleva a «bosco». In risposta ad un richiamo ripetuto, se ne udiva talvolta la voce, remota e inafferrabile come eco, risonante fra le fosche pendici dei colli come l’enigmatica voce oracolare di Fauno.




Forse nel fanciullo rapito dall’eroe si può scorgere un’immagine dell’anima, o meglio di ciò che nell’Anima è connesso a Natura, che è Terra e Sogno, aspetti della Madre, e che il Mondo Vuoto del Nulla rapisce a ciascuno, per poi distruggerlo, rimodellandolo a propria somiglianza. Spesso, infatti, Herakles si oppone alle manifestazioni più antiche della Madre, che è Natura. Stupra e assassina per annientare il matriarcato. Uccide un figlio di Gea e un nipote di Medusa. È acerrimo nemico delle Amazzoni, sacerdotesse della Dèa e protette di Hera. Combatte contro Ilio, cara ad Afrodite. Devasta il mondo infero, regno di Persefone. Rappresenta e prefigura l’ego patriarcale e la sua visione della realtà, avversa alla Madre ed estranea al suo Sogno.

Sono reali, per Herakles, soltanto l’ego, il corpo, la forza e la violenza. Incapace d’immaginare, egli vede come irreale tutto ciò che esiste nell’immaginazione, di cui è nemico. Per lui è reale soltanto ciò che è soggetto o reagisce alla sua forza fisica, soltanto ciò che può essere sottomesso attraverso la violenza. Mediante l’azione per l’azione, ovvero l’aggressività, la distruzione, il massacro, egli pretende di dominare la vita e di negare la morte, e dunque la rinascita, nonché di abolire il confine fra mondo supero e mondo infero, fra veglia e sogno, fra qui e Altrove, per invadere e conquistare il mondo infero, il mondo onirico e l’Aldilà, assoggettandoli al suo principio di realtà, distruggendo l’anima, e con essa ogni possibilità di iniziazione, di modificazione della coscienza, di morte e di rinascita. Con il ratto, l’eroe strappa Hylas al Sogno della Madre, e con l’educazione alla propria visione, alla propria concezione di ciò che un vero uomo deve essere, lo profana e lo insozza, lo contamina con la propria oscurità, lo priva della sua naturalità e gli preclude la possibilità della rinascita.

Nella tradizione greca, vedersi allo specchio in sogno annuncia la morte, e specchiarsi nell’acqua causa un deperimento che conduce al trapasso, oppure al suicidio equoreo. Come Hylas, dopo essersi smarrito ad ammirare i fiori, rimane a contemplare affascinato le immagini bellissime che appaiono alla superficie dello specchio d’acqua, fra i luccicanti riflessi di Luna, così Narciso, concupito dalla ninfa Eco, non rimira se stesso, bensì l’immagine seducente di quello che gli appare come un altro essere, e s’innamora di «una visione che è insieme corpo, immagine e riflesso» (Hillman, 280). Rimane incantato da tutto ciò di cui Herakles non riconosce la realtà, né tantomeno la bellezza, e così si appresta ad apprendere ciò che l’eroe medesimo gli ha sempre negato, ovvero le immagini del mondo infero, dell’Altrove, del Numinoso, capaci di appagare e d’istruire l’anima, di modificare la coscienza. Si appresta ad evadere dalla prigione in cui Herakles lo ha rinchiuso e a liberare la propria anima. Si accinge ad intraprendere un processo d’iniziazione.

Il Bosco, la Luna, la Luce d’Argento, l’Acqua, rappresentano il Mondo Infero e l’Altrove, dimora delle Ninfe, ovvero il Numinoso, mentre la fonte è simile ad uno specchio, ossia ad una porta per accedervi. Le Ninfe sono circondate dal loto bianco, fiore ad esse sacro, e ne hanno le capigliature adorne. Incarnano le sorgenti della vita, e il loro abbraccio equoreo è mortale, perché implica la morte dell’ego, della volontà e del desiderio. Sono simili a loro le Damigelle del Graal, rappresentazioni della Musa e sacerdotesse di Lilith, di Artemide e di Persefone, manifestazioni della Madre.

Immerso nella fonte, ovvero in se stesso e nell’Altrove, Hylas si purifica dell’oscurità da cui è stato contaminato attraverso l’iniziazione da parte dell’eroe rapitore, ossia la virilità oscura, mortifera e misogina dell’uomo patriarcale, prefigurazione e preannuncio del Mondo Vuoto e del Nulla. Con la morte, grazie alle potenzialità luminose che custodisce in se stesso, il fanciullo evade dalla prigione di tenebra e di sterilità, di violenza e di schiavitù, in cui Herakles lo ha rinchiuso.

Cedendo all’abbraccio delle Ninfe, si sacrifica e si affida alla loro guida, imparando ad abbandonarsi. Conosce quell’amore che è annullamento dell’ego nella fusione voluttuosa e colma di rispetto che conduce all’estasi e allo scioglimento nel Sogno radioso della Madre: quell’amore che non è possesso né dominio, bensì gioioso e languido abbandono reciproco.

Così, l’amplesso delle Ninfe, o quello delle Damigelle del Graal, implica la cessazione di ogni desiderio. Il loro spirito e la loro energia rinvigoriscono l’anima affaticata del prescelto, mentre la loro bellezza e la loro completezza, il loro silenzio e il loro equilibrio, compendiano tutto ciò che si può cercare attraverso l’iniziazione. Con la loro calma e con la loro accettazione, infondono la quiete della fine del viaggio al pellegrino, il quale non deve fare altro che essere, per ottenere il loro amore trascendente e rigeneratore, e dunque, con l’abbraccio, scioglie il proprio essere nel loro.

Nella ierogamia con le Ninfe, l’essere finito e isolato muore, la mente tace. Così si può giungere alla consapevolezza e alla fusione con l’Altrove. In questo senso l’amore divino è morte, passaggio all’Aldilà, all’Unità, alla consapevolezza eterna e silente. In tal modo è possibile rinascere, senza attaccamenti e senza desideri, immersi nella vita e nell’amore eterni.

Mediante l’Estasi, attraverso l’amore sacro delle Ninfe, Hylas muore e si purifica, si libera di tutto ciò che è stato e di tutte le macchie che l’hanno insudiciato. È accolto nell’amore e nel Sogno della Madre, accede all’Altrove, impara a «conoscere tutte le cose belle» (Platone, «Cratilo», 404a, in Hillman,152). Ne riconosce la verità e la bellezza, che appagano il suo istinto e la sua anima, trasformandola, e rinasce a nuova vita nella Dèa e nella Luce, diventa uomo diverso dall’eroe patriarcale: un vero uomo, forte e dolce, che conosce l’amore languido e luminoso.

Se Hylas è il Bosco, allora il Bosco, simbolo della Natura selvaggia, del mondo interiore, del Mondo Ctonio, sprofonda nello specchio della fonte che riflette la Luna e scompare nelle Acque infere del Numinoso, in cui tutto è immerso, diventando così luogo sacro da ritrovare nell’interiorità, ovvero l’Altrove fatato e il Sogno della Madre presenti anche in lui, la vera naturalità del suo essere e la sua naturale armonia, precedentemente occultate dall’oscurità profana. Forse è possibile vedere in questa immagine che Hylas, il Bosco, s’immerge in se stesso e diviene Bosco sul fondo del Lago, ritrovando se stesso o divenendo se stesso: l’essere selvaggio, libero e naturale nelle profondità del mondo interiore, capace di riemergere e di liberarsi attraverso l’estasi e l’annientamento dell’ego.

Tale immagine potrebbe forse rappresentare una ricerca che consiste nello scrutare instancabilmente in se stessi, sprofondare in se stessi, nel proprio riflesso, per smarrirsi, seguire la voce di colui che, cercato, riflette quella di chi lo chiama: la voce di Hylas, il Bosco, vicinissimo, eppure arduo e faticoso da raggiungere; e scomparire dal mondo umano, incontrare le Ninfe, essere rapiti nella loro dimora, Altrove, e attraverso il loro amore annullare la propria identità, morire, incontrare il Numinoso, la Dèa, e ritrovarsi, o trovarsi finalmente nella propria verità, rinascere, trasformarsi attraverso una nuova consapevolezza.

La catabasi all’interno di se stessi, la quale comporta la rimozione delle incrostazioni oscure, la dissoluzione dell’ego, del tempo e dello spazio, la morte e la rinascita, non è soltanto ardua, bensì anche pericolosa. L’ego e l’io pensante debbono essere dominati, spenti e poi riaccesi, non distrutti, altrimenti sarebbe annullamento senza ritorno, non rinascita. Il rischio è appunto quello di sprofondare per sempre nella tenebra folta di demoni, anziché giungere alla luce della rinascita. Forse proprio per questo Hylas è rapito da un gruppo di Ninfe. È rischioso intraprendere la catabasi in solitudine. Occorrono guide e alleati, compagni di ricerca e di cammino con cui imparare a vivere nel Sogno, condividere, alimentare e custodire il Sogno, come pure quelle gioie che conducono all’Estasi e la preservano.

Sacrificato alle Ninfe, che sono divinità, Hylas diviene a sua volta divino. Forse ciò può significare che non tutti i compagni possono essere adatti. Bisogna avere la fortuna d’incontrarli, come Hylas ebbe la fortuna di essere scelto dalle Ninfe per la sua bellezza, evidentemente non soltanto esteriore, in virtù della quale apparteneva al Sogno della Madre. Anzi, fu Hera, una Dèa, a sceglierlo e a guidarlo sul sentiero che lo avrebbe condotto alle Ninfe. Una volta incontrati i compagni, occorre saperli riconoscere e sapersi abbandonare ad essi, come Hylas, dopo l’iniziale terrore, si abbandona all’abbraccio delle Ninfe e alle profondità delle acque, annegando per rinascere.

Tuttavia è soltanto a divinità come le Ninfe che ci si può abbandonare senza essere sfruttati e annientati, come lo si è dai presunti o sedicenti, e falsi, iniziatori o maestri, dominatori e stupratori come Herakles. Soltanto chi veramente conosce e vive l’Armonia può essere guida e compagno, sebbene oggi questo sia raro, se non impossibile. Può essere compagno soltanto chi sa vivere le gioie dell’amore senza possesso, come le Ninfe, le quali rapiscono Altrove, eppure non possiedono e non imprigionano, anzi, liberano da ogni prigione.

Se all’immagine di chi è rapito dalle Ninfe, cioè sprofonda in se stesso alla ricerca della Natura (il Bosco) e del Numinoso (l’Acqua, la Luna e la Dèa), si attribuisce il significato simbolico della ricerca dell’Armonia attraverso l’amore divino, ossia l’Estasi, allora restare Altrove con le Ninfe, cioè non ritornare più nel mondo, significa forse avere compiuto tale ricerca, essere sempre fuori del mondo, o meglio essere sempre contemporaneamente qui e Altrove grazie all’amore della Dèa.

In altre parole, la destinazione del viaggio di chi sprofonda in se stesso, ossia compie la catabasi alla ricerca del Bosco e delle Fate, potrebbe essere quella di trovare Avalon, l’Armonia, l’Estasi che non si dissolve, e di restarvi per sempre.

Quantunque non si sappia se qualcuno abbia mai ritrovato il misterioso bosco interiore per vivere perennemente nel suo incanto, si può forse immaginare che chi abbia eventualmente avuto la fortuna di trovarlo abbia deciso di non tornare dal mondo delle Ninfe…

Nota

Del mito di Hylas esistono due versioni. Teocrito, Apollonio Rodio, le «Argonautiche Orfiche» e Apollodoro narrano di come il giovinetto giunse alla fonte smarrendosi nel bosco in cerca d’acqua. Properzio riferisce la medesima versione, aggiungendo però che furono i figli di Borea ad indurre il ragazzo a perdersi nella selva. Invece, Valerio Flacco narra che Hylas fu condotto alla sorgente delle Ninfe da un cervo oltremondano inviato da Hera. Il tema del cervo psicopompo è molto antico, nonché attestato da numerose tradizioni, come illustra Carlo Donà nel suo documentatissimo «Per le vie dell’altro mondo», e trovarlo connesso al mito di Hylas mi sembra molto significativo, sia che provenga da una tradizione antica riemersa attraverso Valerio Flacco, sia che si tratti di un’aggiunta tardiva non appartenente al materiale originario. Anziché non considerare la seconda versione del mito, o riassumerla in un’apposita appendice, ho tentato di articolare narrativamente l’una all’altra le due versioni, pensando, o illudendomi, di non deformare il mito, bensì di raccogliere gli elementi che lo compongono in una costellazione che solleciti l’immaginazione e l’intuizione dei lettori, i quali potranno giudicare autonomamente della eventuale validità del tentativo e dell’interpretazione che esso ha suggerito.


Fonti

Apollodoro, Biblioteca, I.9 (19), in Apollodoro, I miti greci (Biblioteca), a cura di Paolo Scarpi, traduzione di Maria Grazia Ciani, Milano, Fondazione Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori Editore, 2004.
Apollonio Rodio, Argonautiche, a cura di Alberto Borgogno, Milano, Mondadori, 2007, I, 1207-1239, 1324-1329.
Argonautiche orfiche», 636 ss., in Argonautiche orfiche (a cura di Luciano Migotto), Pordenone, Studio Tesi, 1994.
Bearné, Leda, Dioniso e le donne, Milano, Edizioni della Terra di Mezzo, 2008.
d’Ariès, Ada, Alla ricerca della Luna, Milano, Edizioni della Terra di Mezzo, 2001.
d’Ariès, Ada, La voce dell’antica Madre, Milano, Edizioni della Terra di Mezzo, 2006.
d’Ariès, Ada, La La casa delle Donne dagli occhi luminosi», Milano, Edizioni della Terra di Mezzo, 2006.
Delatte, A. La catoptromancie grecque et ses dérivés, Paris, Droz, 1932.
de Vere, Nicholas, The Wheel of Fate, in From Transylvania to Tunbridge Wells http://www.bibliotecapleyades.net/dragons/esp_sociopol_dragoncourt02_09.htm
Donà, Carlo, Per le vie dell’altro mondo: l’animale guida e il mito del viaggio, Soveria Mannelli [Catanzaro], Rubbettino, 2003.
Gimbutas, Marija, The Language of the Goddess, New York, Thames & Hudson, 2001.
Goodrich, Norma Lorre, Priestesses, New York & Toronto, Franklin Watts, 1989.
Grimal, Pierre, Enciclopedia dei miti, Milano, Garzanti, 1997, p. 235.
Hillman, James, Il sogno e il mondo infero, Milano, Adelphi, 2003.
Jesi, Furio, Il linguaggio delle pietre: Alla scoperta dell’Italia megalitica, Milano, Rizzoli, 1978.
Otto, Walter, Le Muse e l’origine divina della parola e del canto, Roma, Fazi, 2005.
Properzio, Elegie, (traduzione di Luca Canali), Milano, Rizzoli, I, 20, 17-50.
Teocrito, Idilli, XIII, http://www.theoi.com/Text/TheocritusIdylls1.html
Valerio Flacco (Le Argonautiche, Milano, Rizzoli, 1999.
Valerius Flaccus, Argonautica (traduzione di J. H. Mozley), III.481-564; IV.22-37, http://www.theoi.com/Text/ValeriusFlaccus3.html, http://www.theoi.com/Text/ValeriusFlaccus4.html
Immagine 1: John William Waterhouse, Hylas and the Nymphs (1896).
Immagine 2: Henrietta Rae, Hylas and the Water Nymphs (1910)

Ringrazio Elke per i suggerimenti, i commenti, le fonti, e come sempre, infinitamente, Violet, per l’ispirazione, la collaborazione, la condivisione.


Articolo scritto da Alessandro Zabini. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autore e senza citare la fonte.




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Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
da Violet 19 Mag 2009 - 13:17
(Info utente | Invia il messaggio) http://www.tempiodellaninfa.net)
...dal primo momento in cui ho letto la tua propensione per questo argomento, ciò che eri riuscito a tirarne fuori quando lo studiavamo insieme, ho desiderato che ne scrivessi, perchè ne sarebbe venuto fuori qualcosa di sublime...
Ed ecco che infatti questa piccola immensa magia è nata...
ci si può quasi perdere, fra riflessi d'acqua e luna, fra prati fioriti, fra echi lontani... ci si può quasi perdere e percepire cosa potrebbe voler dire perdersi davvero al mondo e ritrovarsi in un regno incantato... dove la meraviglia alita in ogni luogo e dove il Bosco è dentro di sè, raggiungibile in ogni momento, Sacro, Vergine, Inviolato.
Grazie Alessandro... grazie davvero... *.*

  • Re: Il doppio ratto di Hylas da Morgana_LaFata 19 Mag 2009 - 21:25
    Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
    da Elke 20 Mag 2009 - 09:33
    (Info utente | Invia il messaggio) http://)
    Come sai il rapimento di Hylas ed il tema delle ninfe mi sono molto cari, e li hai espressi con semplicità e grazia.
    Complimenti e grazie per aver messo per iscritto cose che altrimenti sarebbero rimaste inchiarite! :)

    Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
    da Acqua 20 Mag 2009 - 18:38
    (Info utente | Invia il messaggio)
    Grazie per la delicatezza di questa piccola perla!
    E' bellissimo! Stampato e inserito nella mia grotta dei tesori!
    *.*

    Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
    da fabiola (favola61@libero.it) 21 Mag 2009 - 22:42
    (Info utente | Invia il messaggio) http://.....)
    Caro Alessandro che dire... poetico, perfetto ed esauriente come sempre. Hai saputo scavare nel mito per trovare la strada che conduce al Bosco ed alla Dea. Il mito di Hylas si ripete ogni giorno nel mondo e come hai detto cosi giustamente bisogna saper trovare compagni e guide sincere. Questo scritto è sicuramente una guida. Grazie

    Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
    da Danae 26 Mag 2009 - 23:34
    (Info utente | Invia il messaggio)
    Scoperta. Questa è la parola che userei per tali letture.. E il ratto di Hylas non mi era noto.. Grazie Alessandro, lo dico con l'anima! Ritrovo sempre qualcosina in più di me stessa..!

    Re: Il doppio ratto di Hylas (Punti: 1)
    da Faej 16 Lug 2009 - 13:29
    (Info utente | Invia il messaggio) http://faej.livejournal.com)
    Meraviglioso.
    Non ci sono altre parole per definirlo.
    Grazie per questo gioiello.



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