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LA DAMA DEL LAGO
Martedì, 08 Aprile 2008 - 01:53 - 11984 Letture
Avalon Breve introduzione alle Dame del Lago

La Dama del Lago, Bianca Signora delle Acque

Il mio nome riposa, immobile, nelle profondità del lago.
Lo lasciai scivolare verso i preziosi fondali, abbandonando, con esso, le memorie del tempo trascorso.
Sciolti i lunghi capelli, scrutai la superficie acquorea e scoprii l’immagine di un volto che più non possedeva sguardo di donna.
La dolce trappola umana era svanita dagli occhi. Al suo posto, un bagliore smeraldino illuminava debolmente lo specchio d’acqua.


Carezzai il mio amato lago ed esso fu la mia Dimora.
Nell’approssimarsi dell’alba mi donai al suo Spirito
trascinando con me la lunga veste bianca,
discendendo verso i reami lontani…

Nella quiete della sera, la luna chiama ancora la mia Anima ad emergere…

Porgete l’orecchio alle acque…
vi recheranno
le dolci eco
del mio Canto eterno.




Esiste un luogo, oltre la bianca coltre di nebbia, in cui lo Spirito d’Argento vive d’un perenne respiro…
Ornata del sacro Velo, Colei che lo reca in sé si cela agli occhi degli uomini, eppure vive da sempre, osservando segretamente il lento mutare del Tempo.
Ne conserva il Centro luminoso. Il Fuoco che brilla d’oro nelle scure profondità del lago.
Dalle sue dita i fili del Destino si dipanano e, intrecciandosi, disegnano le storie di antichi Cavalieri…

Ella è la Dama del Lago, misteriosa creatura partorita dall’unione della Donna con la Dea delle acque. La sua storia è narrata, o solamente accennata, in diverse opere arturiane, prima fra tutte il Lanzelet di Ulrich von Zatzikhoven, composto in lingua tedesca sul finire del XII secolo.
Tra queste pagine si delineano le vicende del bel Lanzelet (Lancillotto), le sue avventure, la ricerca del Graal, gli amori, nonché il suo misterioso rapimento, in tenera età, da parte della bellissima Dama acquatica.
Il romanzo narra che Re Pant di Genewis, si trovava nel suo castello, circondato dai nemici e gravemente ferito. Il cibo venne a mancare e il Re dovette decidersi a fuggire, insieme alla sua regina, Clarine, e al loro bimbo, di un solo anno d’età.
Per il gran dolore d’aver perduto il castello ed i suoi possedimenti, il re non riusciva a reagire e Clarine, per alleviare un poco la sua sofferenza, gli offrì una coppa riempita dell’acqua che sgorgava da una vicina fonte. Ma non appena il re la bevve, morì, lasciando Clarine e il bambino soli e spaventati nella foresta.
Non lontano da lì, un lago incantato bagnava la terra e la regina si nascose vicino ad esso, tra le radici di un grosso albero. Allora successe che una splendida Donna, simile ad una sirena, emerse dalla nebbia leggera sospinta dal vento, e prese il bimbo dalle braccia della regina, stringendolo teneramente fra le proprie.
A nulla valsero le preghiere disperate della donna… la Dama non proferì parola e portò Lanzelet via con sé, sparendo misteriosamente nel luogo da cui era venuta.

La Dama che proviene dalle acque è qui descritta come una fata molto saggia, una sirena dalla bellezza indicibile a cui nulla può essere negato. È la Regina del Regno delle Fanciulle, un luogo in cui la primavera non lascia mai spazio all’inverno e la dolcezza non è mai sostituita dalla malinconia. Il suo ineffabile castello, interamente dorato tanto da brillare come un’immensa costellazione di stelle, sorge su un monte di puro cristallo ed è circondato dall’acqua e da una muraglia talmente imponente che nessuno avrebbe mai potuto penetrare al di là di essa, se non da un unico cancello oltre un magnifico ponte di diamante.
La Regina vive con ben diecimila dame altrettanto belle e cortesi, nessuna delle quali ha mai veduto un uomo terrestre. Le loro dimore sono tanto grandi e belle da non avere eguali ed esse non hanno mai alcun motivo per essere arrabbiate, oppure tristi o invidiose l’una dell’altra, perché la pienezza e la luminosa felicità le colma costantemente e non le abbandona mai.
Secondo le leggende, chiunque fosse entrato nel Regno della Fanciulle e vi avesse trascorso un intero giorno, non avrebbe patito più alcuna sofferenza e sarebbe vissuto nella gioia perenne sino alla fine dei suoi giorni.
Trascorrendo la sua infanzia in questo regno incantato, Lanzelet viene allevato dalla Regina e dalle altre dame, le quali lo istruiscono su tutte le arti cortesi, come l’amore e la gentilezza da riservare alle donne, le buone maniere, la musica ed il canto. Gli viene insegnato a suonare l’arpa, il violino (“fiddle”, l’antico violino celtico) e diversi strumenti musicali, per allietare l’orecchio e il cuore; poi la Dama assegna al ragazzo altri maestri perché apprenda le arti maschili: il combattimento con la spada, il tiro con l’arco, la corsa, il salto, la falconeria e la caccia. Tuttavia non gli viene insegnato a cavalcare, né egli ha mai visto un’armatura. La Dama desidera, infatti, che egli non lasci il suo regno prima del giusto tempo.
Il giovane cresce molto in fretta e giunge per lui l’età di affrontare il mondo esterno, con le sue sfide e le sua grandi avventure. Inoltre, egli desidera fortemente di conoscere il proprio nome, sino ad allora sconosciuto e per questi motivi chiede gentilmente alla Fata di lasciarlo partire per iniziare la sua vita da cavaliere.

Abbandonando per un attimo il Lanzelet di von Zatzikhoven e proseguendo col Prose Lancelot, leggiamo dell’immensa sofferenza della fata per la richiesta di colui che ama come fosse figlio suo, nonostante la quale ella lo lascia partire. Le calde lacrime rigano le sue guance, eppure sa che l’allontanamento del ragazzo è necessario per il completamento della sua realizzazione personale.
Prima di lasciarlo andare, la Dama gli dona ancora un grande insegnamento riguardante lo spirito della cavalleria e gli spiega accuratamente l’utilità e il significato di tutte le armi, dallo scudo al giaco, dall’elmo alla lancia e alla spada, che è l’arma più nobile. Anche il cavallo ha un suo sacro scopo, poiché esso rappresenta il popolo e come il popolo va rispettato e guidato con onore.
Il novello Cavaliere riceve finalmente e con grande commozione le sue prime armi, tutte, dalla prima all’ultima, candide come la neve e argentate come i raggi della luna. Anche il suo cavallo è del colore del latte, come i suoi splendidi ornamenti.

Tornando al Lanzelet, è la Dama ad assegnare al ragazzo la sua prima avventura: egli dovrà sconfiggere in battaglia il terribile Iweret di Dodona per liberare Mabuz, il giovane figlio della Donna che lo ha allevato (Mabuz, figlio della Dama del Lago potrebbe forse essere una trasposizione del gallese Mabon ap Modron). Soltanto al termine di questa terribile battaglia il cavaliere verrà a conoscenza del proprio nome e del proprio lignaggio e potrà entrare a far parte della corte da eroe, il più grande che sia mai esistito in terra.
Così Lancillotto sorge splendido dalle acque insieme alla Dama e al suo Bianco Corteo, e lo fa come Cavaliere del Lago, figlio delle acque dolci e della Donna/Dea.

L’immagine della Dama del Lago appare molto simile a quella delle bellissime fate delle leggende celtiche, note per la loro abitudine di rubare i bambini alle donne mortali. Ella, infatti, non solo rapisce Lancillotto, ma possiede anche tutte le caratteristiche magiche delle Donne fatate, ovvero di coloro che conoscono ogni tipo d’incantamento, così come il potere delle pietre, delle erbe e della parola, grazie al quale si mantengono belle e giovani oppure si tramutano in orribili vecchie, a seconda del proprio volere.
Il ruolo principale incarnato dalla Dama del Lago, tuttavia, non è quello di Fata incantatrice, seducente, irresistibile ed inesorabilmente fatale (a differenza di Morgana o Viviana/Nimue), ma quello decisamente opposto di affettuosa madre adottiva.
Animata da un amore e da una tenerezza infiniti, ella raccoglie il bimbo tra le braccia, lo accarezza dolcemente, gli imprime piccoli baci sul visino e sugli occhi e, portandolo via con sé, lo salva da un destino di pene e dolori; si occupa di lui come se fosse il tenero frutto del suo stesso grembo e, piano piano, lo istruisce in ogni abilità perché possa divenire un grande Cavaliere al servizio non solo del Re, e quindi degli uomini, ma anche del misterioso luogo nascosto in cui egli ha trovato rifugio.
Questo fascinoso regno è protetto da una potente magia, come affermano diverse versioni della storia. Nel Prose Lancelot il lago bagna le terre ai piedi di una collina, ma non è altro che un’illusione magica. In realtà, dove l’acqua appare più scura e profonda si ergono sontuose dimore e si nasconde una foresta incantata, colma di alberi secolari e di ruscelli serpentini che cantano il dolce gorgoglio della Natura libera e inviolata.
La Morte D’Artur di Malory, invece, disegna il mondo della Dama con le parole di Merlino:
E’ la Dama del Lago; sul fondo di questo specchio d’acqua si trova una caverna che ha l’interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo”.(1)
Castello, foresta o caverna che sia, la dimora della Dama Bianca non è mai visibile ad occhio mortale. L’illusione dell’acqua la nasconde ai profani e la rende apparentemente inarrivabile, per questo essa ritrae una delle manifestazioni dell’Altromondo. Il lago stesso che la circonda simboleggia i reami sottili, nonché il tramite, il passaggio che permette di raggiungerli.

La Signora del Lago, dunque, vive nell’Altromondo e Lancillotto è proprio nell’Altromondo che viene addestrato. Le sue armi bianche ed argento (nel Lanzelet l’argento è sostituito dall’oro) dimostrano la sua appartenenza a tale dimensione, poiché rivelano i colori dello spirito.
Il bianco, la tinta di ciò che nasconde una origine fatata, soprannaturale, è la purezza della Verità annidata oltre l’illusione, la chiara luce dell’alta conoscenza. L’argento/oro è il colore dell’anima, dell’essenza dotata di un brillio sublime, delle acque che riflettono come in uno specchio la Avalon spirituale.
I due colori uniti sono legati alla Dea lucente, alla Luna, fonte muliebre da cui si attingono perpetue influenze. E se Lancillotto li porta con sé è perché egli è una creatura che, nata da madre umana e istruita da Donna divina, appartiene ai due mondi: porta le effigi di Avalon pur mantenendo la sua sembianza umana, sperimenta le due dimensioni e per esse combatte, sia a livello materiale che sottile.
Bianco ed argento, il suo cuore ama in modi diversi dagli uomini comuni. I suoi affetti non sono oscurati da colpe, poiché nell’Altromondo non esiste alcuna colpa in amore. Per questo la sua devozione amorosa per la regina Ginevra non solo non è ostacolata dalla Dama del Lago, ma è pienamente assecondata ed incoraggiata. I limiti della vita terrena non intaccano lo spirito del Cavaliere, ed egli cavalca libero dentro e fuori le nebbie, mantenendo in sé la loro stessa natura.
Così alcuni lo descrivono come un dono dell’Aldilà per il mondo degli uomini.

Lo spirito della nebbia non vela soltanto il cuore di Lancillotto, ma anche il volto della Dama del Lago. Infatti, sebbene ella esca molto di rado dal suo regno acquatico, le poche volte che lo fa porta un delicato velo bianco sul viso, come leggiamo nel Prose Lancelot:
The Lady lowered her wimple from before her face, when she came before the king” (la Dama depose il suo velo dal volto, quando giunse dinnanzi al re).(2)
Come la nebbia stessa, il velo simboleggia l’occultamento dell’Essenza misteriosa.
Anticamente con “velum” si intendevano i tendaggi che separavano i luoghi sacri da quelli mondani; velate erano le statue che raffiguravano le divinità e le elevate sacerdotesse, per la loro prossimità al Divino. Il velo manteneva il giusto distacco per coloro che non potevano accedere al Mistero che esso proteggeva, un Mistero attingibile solamente trascendendo l’Io personale e varcando le sue pesanti porte per abbracciare la totalità della Natura interiore.
Il desiderio di “svelare”, per abbeverarsi a questa Natura sottile comporta una lenta e delicata Svestizione; un duro percorso in cui è insita la ricerca del Nume silenzioso, attraverso meandri dell’essere terreno.
Colei che porta il velo, perciò, è colei il cui viso, che ha contemplato tale Nume, rivela la sua luce divina. È l’immortale Donna Misteriosa che possiede il potere della rivelazione e conserva tutti i segreti delle lande spirituali.
Distante, lontana, sottilmente impercettibile… la sua figura è circondata da un alone divino che inibisce ogni volontà ed esige la muta contemplazione.
Così è la Dama del Lago, bianco riflesso della Dea. Ella si vela di bruma innanzi agli uomini, svolge i suoi brevi compiti nella realtà comune e poi si ritira nuovamente nell’Altromondo, spogliandosi del velo ed affidandolo alle Custodi del Confine.

Signora del biancore lunare, la dolce Signora acquatica è prodiga di doni che possiedono il suo stesso potere di svelare la realtà. A Lancillotto regala molti oggetti incantati, eppure uno in particolare sembra degno di nota: un anello magicamente intriso della virtù di dissolvere qualsiasi incantamento illusorio. Ne Le Chevalier de la Charrette, di Chrétien de Troyes, al Cavaliere basta posare lo sguardo sulla pietra incastonata nell’anello per sapere se ciò che vede dinnanzi a sé è reale oppure fittizio, e allo stesso modo egli riceve l’aiuto della sua Signora.
L’anello rappresenta per lui il prezioso mezzo per conoscere la Verità nascosta dietro l’apparente inganno. Poiché proviene dall’Altromondo, il luogo per eccellenza in cui ogni verità è dotata di assoluta limpidezza, esso ne conserva la magia e scava in profondità la superficie delle cose per mostrarne l’interno luminoso, oppure il vuoto implacabile e la loro effettiva inesistenza.
Ma l’anello richiama anche il legame perenne che Lancillotto mantiene con il regno del Lago e, quindi, con la natura sottile.
Infilato al suo dito, esso evoca la promessa di fedeltà alla dimensione fatata e alle sue sacre leggi.

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Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da Alessandro 08 Apr 2008 - 02:03
(Info utente | Invia il messaggio) http://creviceweeds.over-blog.net)
Attraverso il velo intessuto di simboli che raffigura la Dama del Lago, traspare il fuoco d'argento di Violet:non fugace divampare, bensì ardere durevole, come la dolce incandescenza che pulsa nelle frasi …

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da ValerieLeFay 08 Apr 2008 - 10:57
(Info utente | Invia il messaggio) http://gelidaluce.splinder.com)
Davvero bellissimo il tuo articolo Violetta!
La dama del lago emerge in tutto il suo fulgore.
Brava brava brava, non c'è altro da dire!
:-*

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da Elke 08 Apr 2008 - 13:00
(Info utente | Invia il messaggio)
Questo è davvero un articolo Ispirato;non so come esprimere i miei complimenti per questo capolavoro...la tua Musa mi sebra più desta che mai.QUest'argomento intricato e "scivoloso" è stato reso con bellezza e chiarezza...
Grazie per questa ennesima perla...
:*

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da fabiola (favola61@libero.it) 08 Apr 2008 - 15:28
(Info utente | Invia il messaggio) http://.....)
Ognuno ha un dono e tu dolce Violet ne hai più di uno. Grazie per la poesia che metti nel tuo lavoro che permette di veder sorgere maestosa la Donna/Dea per eccellenza.
L'articolo che ci hai regalato ci fa una ricostruzione sulle informazioni che abbiamo riguardo alla Dama del Lago, ma solo la tua sensibilita ce la fa sentire viva e presente dalla notte dei tempi:
L'attesa non è stata vana. Grazie

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da hathor 08 Apr 2008 - 20:55
(Info utente | Invia il messaggio)
Cara Violet,
complimenti per questo prezioso e approfondito studio!
Benché la tradizione arturiana sia una letteratura che conosco poco, nella tua minuziosa ricerca ho trovato spunti di vivo interesse:
-il tema della “madre adottiva”, madre spirituale dell’eroe, che lo “inizia” alla Vita;
-il colore bianco, l’acqua, la luna associati alla ri-inascita che avviene in una dimensione “sottile”
(penso anche alla figura divina buddista della “Tara bianca”, divinità che personifica la forma suprema della trasformazione spirituale attraverso il Femminile);
-la Donna che rappresenta la Saggezza che tutto abbraccia, contiene e nutre (nel Libro della Sapienza dell’Antico Testamento si legge che la Sapienza è spirito che riempie l’universo e abbraccia ogni cosa)
-la simbologia legata alla spada, “fuoco” che nasce dal “femminile”, ecc.
Davvero brava e appassionata!

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da LaZiaArtemisia 08 Apr 2008 - 22:13
(Info utente | Invia il messaggio)
Resto sempre un pò scioccata dagli articoli di Violet.
Complimenti bambina mia, è un piccolo capolavoro. Lo spirito della dama del lago, osservato. descritto e vissuto, si direbbe quasi da 'dentro'. Grazie Violetta^^

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da Selendir 12 Apr 2008 - 10:30
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Grazia, leggiadria, incanto e profondità!
Stupendo articolo, ricco, denso, pieno di contenuto e, per di più, scritto in modo imareggiabile. Grazie per l'ennesima, piacevolissima e preziosa lettura, Violettina mia.

Re: LA DAMA DEL LAGO (Punti: 1)
da Danae 13 Ago 2009 - 16:40
(Info utente | Invia il messaggio)
Sempre più estasiata, ringrazio te Violet, e anche il nostro cavaliere Alessandro.. La Dama del Lago è la prima figura con la quale sono entrata in contatto anni fa nelle mie letture, e conoscerla nella sua pienezza non può che ricompensare la mia sensibilità..



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